"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

domenica 9 ottobre 2016

Parlar di "effetti" scambiandoli per "cause"

di
Luciano Martinoli


Il dibattito economico-finanziario è concentrato sulla discussione, e le possibili cure, di aspetti della "crisi" che o sono suoi effetti o non hanno nulla a che fare con le cause.

Il tema non è nuovo per queste pagine virtuali, lasciatemelo però affrontare  questa volta con una storiella. 
Ad un ingegnere, a cui l'immaginario collettivo attribuisce estremo senso pratico, a un matematico, teorico per eccellenza, e a un fisico, a metà strada tra i due, viene chiesto di sottoporsi ad un test di sopravvivenza: essere rinchiusi per due settimane in una stanza vuota contenente esclusivamente acqua in bottiglie di plastica e scatolette di tonno.

Scaduto il periodo i ricercatori vanno per primi dall'ingegnere. Trovano un consistente numero di scatolette aperte gettate in un angolo della stanza, lui con le mani tutte graffiate e sanguinanti ma, tutto sommato, con un buon colorito. "Come è andata? Come ha fatto a sopravvivere?" chiedono.
"Bene. Tiravo prima le scatolette contro il muro fin quando si aprivano da un lato, poi utilizzavo qualche altra aperta come apriscatole. Mi sono fatto un po' male ma ho mangiato."
La visita successiva è presso la stanza del fisico. Le scatolette vuote erano di meno, lui, certamente meno florido del precedente, non presentava nessuna ferita alle mani. "Ho iniziato cozzando due scatolette cercando di trovare una frequenza di risonanza che le facesse aprire da sole" rispose alla domanda di rito. "Una volta trovata sono riuscito a mangiare".
Aperta la porta della stanza del matematico, i ricercatori trovano le scatolette intatte, lui dimagritissimo con una scatoletta chiusa in mano che diceva "supponiamo che sia aperta...".

Veniamo ora ai fatti.
Un articolo del sole24ore dell'8 ottobre fa il resoconto della XV Conferenza internazionale tenutasi a Venezia  che si è occupata di soluzioni di credito per l'economia reale. Si parte dalla constatazione che i livelli di credito per le PMI sono ancora a livelli pre-crisi, lasciando intendere che una causa del problema della crisi è quello della liquidità erogata a tali soggetti. Ci si domanda poi se gli "“sconti” sui requisiti di capitale per le Pmi previsti da Basel III sono giustificati", quali possono essere i mercati alternativi del prestito, come stabilire la bontà del credito, quali gli effetti della liquidità della banca centrale nella fornitura del credito alle PMI, ecc.
Il "supponiamo che sia aperta" del matematico della nostra storiella qui è sostituito dalla seguente assunzione "supponiamo che le aziende siano in grado di generare ricchezza"  che in termini pratici significa aumentare i flussi di cassa. Da qui tutti i ragionamenti conseguenti, peccato però che così come la scatoletta di tonno era chiusa, e i ragionamenti successivi dunque sterili, anche la supposizione sulle aziende è falsa, e ragionamenti successivi inutili.
Infatti se a un'azienda che produce qualcosa che interessa sempre meno gli viene dato credito e basta, e lo utilizzerà per sostenere la sua sopravvivenza, come cambierà tutto ciò il decorso della "crisi"? 
A Venezia allora si è tenuto un convegno di matematici travestiti da economisti che hanno deciso di occuparsi di impresa?
Purtroppo il problema non è circoscritto, ahinoi, ai congressi e ai centri di ricerca.

Il governatore Draghi, in una conferenza stampa a conclusione dei lavori del FMI tenutosi a Washington,  ha sottolineato la necessità che i Governi agiscano con "riforme strutturali e politiche dei bilanci" ricordando che la politica monetaria ha "concesso tempo" e che questa stessa sarà più efficace a fronte di tali interventi. Ammette che "Molte riforme non hanno niente a che vedere con i tassi d’interesse, come quelle dell’istruzione, del sistema giudiziario, le riforme politiche e costituzionali" ma anche lui fa il ragionamento del nostro matematico: supponiamo che le aziende siano capaci di creare ricchezza, allora le riforme e le politiche di bilancio, grazie anche alla nostra politica monetaria, creeranno le condizioni affinchè ci riescano. Perchè se non sono le aziende che creano ricchezza (aumentando i propri flussi di cassa), chi lo potrà fare? 
Anche a lui ricordiamo che la scatoletta non è aperta e che bisogna, prioritariamente e urgentemente, occuparsi di come aprirla, solo dopo avrà senso parlare del resto.

La storia, da questo punto di vista, è quasi infinita: dal governo che presenta il piano Industry 4.0, facendo intendere che basta tecnologizzare la produzione per risolvere tutti i problemi, al presidente di Confindustria che ha scoperto il mantra della produttività, qualsiasi cosa si produce va prodotta più efficientemente. E la stampa che non produce una sillaba a evidenziare l'incongruità di tali declamazioni.
Lo facciamo noi, ancora una volta: il problema fondamentale dello sviluppo economico è la capacità delle aziende di offrire prodotti e servizi che interessano i mercati. La prova che ci riescono è la loro capacità di aumentare i flussi di cassa. Se non si forniscono stimoli e capacità valutative, con opportuni strumenti (noi, per inciso abbiamo proposte precise in tal senso) per affrontare e risolvere questo problema di fondo, parlare di credito, riforme, Industry 4,0, produttività e altro è equivalente a dire "supponiamo che sia aperta"... e nel frattempo deperiamo tutti.

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