"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 17 ottobre 2017

L’Economia: meno “triste” ma sempre presuntuosa.


Il premio Nobel per l’Economia a Richard Thaler rappresenta un ulteriore passo della disciplina verso quelle “scienze umane” dalle quali si allontanò poco dopo il lavoro fondante di Adam Smith (La Ricchezza delle Nazioni). Ciononostante ha ancora strada da percorrere per rinunciare alla presunzione, mica tanto implicita, di conoscere sempre ciò che è meglio per ognuno di noi. 

Il premio a Thaler è l’ultimo colpo, in ordine di tempo, a quell’idea di razionalità, incarnata dalla metafora dell’homo oeconomicus, che è stata finora centrale nell’analisi economica. Tale idea ha mostrato ripetutamente tutti i suoi limiti a causa delle sue deludenti prestazioni in ambito predittivo. Da diverso tempo allora l’economia si è rivolta ad altre discipline, soprattutto psicologia, per trovare modi più efficaci e convincenti di spiegare il comportamento umano nell’ambito delle scelte economiche e, così facendo, cercare di prevederlo.
Se, come è stato detto in un articolo di qualche giorno fa, il premio rallegra la “scienza triste”, come fu definita da Thomas Carlyle, è ancora lunga la strada affinchè rinunci ad essere una “scienza presuntuosa”.