di
Luciano Martinoli
I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono degli strumenti finanziari composti da titoli di aziende italiane medio piccole che, mantenuti per 5 anni, consentono di essere totalmente detassati. Grazie a questo vincolo, finalmente una parte del risparmio italiano potrà arrivare alle piccole e medie imprese nazionali per finanziare, si spera, i loro progetti di sviluppo. Dal lancio di questo strumento sono stati raccolti svariate centinaia di milioni di euro, dando soddisfazione al Ministero delle Finanze, che l’ha promosso, e agli intermediari finanziari che stanno effettuando la raccolta.
Gli indici azionari dove sono quotate le aziende minori, AIM ma anche STAR, già stanno beneficiando di questo afflusso di risorse registrando un aumento percentuale importante da inizio anno. Già si intravede addirittura la possibilità di una scarsità di “materia prima”, alla quale gli operatori progettano di porre rimedio invitando ed aiutando le aziende non quotate ad andare in borsa.
E’ l’impegno, ad esempio, di Mediolanum che in un recente evento di presentazione della sua proposta PIR ha annunciato, tramite il suo AD Massimo Doris, che le molte aziende ed imprenditori loro clienti verranno messi “in contatto con strutture specializzate che organizzeranno la loro quotazione”.
Anche Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del Ministero delle Finanze, ha auspicato la possibilità di “trovare degli strumenti affinché tutta questa liquidità arrivi anche alle società meritevoli non quotate” e, in un'altra occasione, aggiunge “devono arrivare capitali non a tutte le pmi, ma a quelle brave”.
Dunque tutti a caccia di pmi “brave” e “meritevoli”, ma...chi lo decide? E come?
