di
Luciano Martinoli
E se la causa del malessere del mondo occidentale, che sta portando all'emergere dei populismi, fosse invece dovuta alla sempre maggiore insoddisfazione verso il modello industriale, arrivato alla versione 4.0?
Sul sole24ore del 16 novembre è stato pubblicato un editoriale del prof. Toniolo della Luiss a commento delle motivazioni di voto che hanno portato Trump a vincere le recenti elezioni presidenziali USA. La tesi è che il suo successo sia giunto grazie a "l’onda della frustrazione di milioni di cittadini dell’ “America di mezzo” che soffrono la precarietà e la dequalificazione dei propri posti di lavoro" e che "la globalizzazione è vista, sia dagli elettori sia da molti analisti, come la causa, di questo degrado".
Il prof. Toniolo ritiene, giustamente, che questa sia solo una parte del problema, l'altra è la "tecnologia tipica della quarta rivoluzione industriale che caratterizza la nostra epoca, quella dell’informazione, della comunicazione, del big data, dell’automazione, dell’intelligenza artificiale" che sta "polarizzando l’occupazione sui due segmenti estremi: da un lato quello ad altissima qualificazione, ben remunerato sia economicamente sia con la soddisfazione e il prestigio sociale, e all’altro estremo le mansioni manuali più umili, dequalificate, sottopagate".
Si passa poi ad una breve descrizione delle precedenti tre rivoluzioni industriali che hanno prodotto, col tempo, quella ricchezza e benessere di cui oggi noi tutti (prevalentemente occidentali) godiamo. Più in dettaglio viene proposto un parallelo tra la prima rivoluzione e quella attuale che avrebbero in comune la concentrazione di potere in mano di pochi lasciando la gran massa fuori dal godimento delle ricchezze.
La prima lettura diversa che voglio proporre riguarda il tema dell'imprenditorialità intesa come capacità di creare "nuovi mondi" a partire dalle tecnologie esistenti.
