“Diamo ora la linea al nostro collega da Milano per un aggiornamento sulla partita…”. Se questa fosse una diretta radio-sportiva, di certo, sarei stato introdotto in questo modo.
È di ieri la notizia, riportata sul Sole 24Ore, che dal prossimo anno
tutte le squadre appartenenti alla Lega Pro della Figc in via sperimentale,
quindi non vincolante al momento per il rilascio delle licenze necessarie
all’iscrizione al campionato, saranno valutate da un rating redatto da una
commissione indipendente. Questa è la strategia messa in atto dal presidente
della Lega Pro, Gabriele Gravina, per premiare le società più virtuose. Alcuni
sostengono che questa iniziativa faccia parte di una strategia più ampia atta a
raccogliere consensi tra i grandi club di Serie A, non ancora schierati, in
relazione alle prossime elezioni federali di marzo; ma non è mio interesse
spendere opinioni a riguardo.
Mi voglio soffermare, invece, ad analizzare l’utilità che tale rating
possa avere. Per rating si intende un giudizio esterno riguardante la solidità
finanziaria di una società, ma in questo caso si presenta in modo originale: i
punti vengono assegnati secondo quattro aree di interesse, aventi diversa
pesatura; mentre lo standard minimo da raggiungere, per non pagare conseguenze
negative, è di 80 crediti. Il punto debole di questo sistema riguarda la
valutazione del patrimonio netto, il quale dovrà essere almeno pari al 70% di
tutti i debiti. Il problema risiede nella possibilità che hanno le società di
reintegrare le perdite con l’immissione di nuovi fondi provenienti dai soci. A
mio parere, il problema legato a tale clausola non riguarda la
ricapitalizzazione in sé, ma alla mancanza di una strategia sostenibile futura.
In questo modo, infatti, si permette alle società morose di tamponare in
maniera illusoria una situazione debitoria, destinata a ripresentarsi, e di falsificare
l’oggettività del rating: società con grossi problemi di debito potranno
ottenere comunque il minimo standard per iscriversi annualmente al campionato.
Oltre che per questo importante parametro, il rating può essere
criticato anche a livello strutturale in quanto al suo interno manca un chiaro
riferimento alla strategia che la società intende seguire per risolvere i suoi
problemi ed avviare la crescita. Da sempre nel nostro blog ci siamo battuti per
mettere in risalto le tematiche riguardanti l’importanza del business plan ed anche
in questo caso non è possibile fare altrimenti. Com’è possibile valutare una
società calcistica senza tenere conto degli obiettivi che questa ha intenzione
di raggiungere durante la stagione e, insieme a questi, il modo in cui tali
obiettivi verranno perseguiti? È un vizio diffuso, oltre che pericoloso, quello
di dare un peso maggiore al passato di un’impresa piuttosto che indagarne il
futuro.
Un rating che si rispetti non può sottovalutare la strategia futura
della società che sta analizzando e, neanche, può offrire delle scorciatoie per
tappare momentaneamente dei buchi finanziari. “...da Milano è tutto. Vi
restituisco la linea.”