di
Luciano Martinoli
La "Rete d'Impresa" è un contratto che consente alle imprese di mettere in comune delle attività e delle risorse allo scopo di "accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e competitiva sul mercato". Sono disponibili su vari siti svariati e pregevoli e-book che illustrano, anche nel dettaglio, le modalità operative e le ragioni per costituire una "Rete d'impresa" (a titolo di esempio vi segnalo questo).
L'intento del legislatore dunque non era certo quello di fornire uno strumento per prepararsi al peggio, come evoca la vignetta, ma, viceversa, costituire un contesto, a partire dalla rete, più prospero per le aziende partecipanti e, di conseguenza, per tutto l'indotto esistente o che si andrebbe a costituire. Uno strumento di sviluppo, dunque, non di conservazione. Tale intendimento è espresso chiaramente nella disciplina legislativa che, in uno specifico articolo, specifica chiaramente a proposito dei contenuti minimi del contratto, l'obbligo di:
...esplicitare gli obiettivi strategici di innovazione e dell'innalzamento delle capacità competitive dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi.
Va da se che per scongiurare il rischio che tali obiettivi rimangano mere esortazioni retoriche, essi devono contribuire al miglioramento delle prestazioni economiche finanziarie future (prime fra tutte i flussi di cassa) dei singoli partecipanti, che dunque dovrebbero essere esplicitate.
Cosa accade nella pratica?