"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 21 marzo 2014

Quando il legislatore è "avanti": le reti d'impresa

di 
Luciano Martinoli

La "Rete d'Impresa" è un contratto che consente alle imprese di mettere in comune delle attività e delle risorse allo scopo di "accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e competitiva sul mercato". Sono disponibili su vari siti svariati e pregevoli e-book che illustrano, anche nel dettaglio, le modalità operative e le ragioni per costituire una "Rete d'impresa" (a titolo di esempio vi segnalo questo).
L'intento del legislatore dunque non era certo quello di fornire uno strumento per prepararsi al peggio, come evoca la vignetta, ma, viceversa, costituire un contesto, a partire dalla rete, più prospero per le aziende partecipanti e, di conseguenza, per tutto l'indotto esistente o che si andrebbe a costituire. Uno strumento di sviluppo, dunque, non di conservazione. Tale intendimento è espresso chiaramente nella disciplina legislativa che, in uno specifico articolo, specifica chiaramente a proposito dei contenuti minimi del contratto, l'obbligo di:

...esplicitare gli obiettivi strategici di innovazione e dell'innalzamento delle capacità competitive dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi.

Va da se che per scongiurare il rischio che tali obiettivi rimangano mere esortazioni retoriche, essi devono contribuire al miglioramento delle prestazioni economiche finanziarie future (prime fra tutte i flussi di cassa) dei singoli partecipanti, che dunque dovrebbero essere esplicitate.
Cosa accade nella pratica?

sabato 17 novembre 2012

Confusione cognitiva …


di
Francesco Zanotti
f.zanotti@cse-crescendo.com  francesco.zanotti@gmail.com 

Su Plus24 (Sole 24 Ore) a pag. 3 leggo una auto pubblicità ad un prossimo volumetto, allegato allo stesso Sole 24 Ore, dal titolo “Analisi di bilancio”.
Cosa dice lo spottino? Che (cito letteralmente, quindi non mi fate carico di imprecisioni e italiano problematico) “Torna a contare … la competitività strategica loro mercati reali di beni e di servizi; la loro capacità di concepire, studiare e vendere buoni prodotti in concorrenza con altre aziende …” e tornano a contare, sostiene ancora lo spottino, molte altre cose che hanno a che fare con le dimensioni qualitative e future dell’attività di impresa. E fin qui, nulla da eccepire. E’ la conclusione che è sorprendete: poiché occorre fare attenzione alle dimensioni strategiche (che sono qualitative e rivolte al futuro) allora servono gli indici di bilancio.
Beh … ma è poco sensato. Il bilancio parla di dati quantitativi e di passato. Cioè dell’esatto contrario del futuro e del qualitativo.
Io credo che certamente le analisi di bilancio servono, ma solo per comprendere da dove sta partendo il futuro dell’impresa. Per parlare dell’impegno verso il futuro (che è da progettare) occorrono conoscenze e metodologie di strategia d’impresa. Esse sono state sviluppate apposta per analizzare strategicamente il presente e progettare il futuro. Sono i linguaggi per parlare strategicamente del presente e del futuro.
Purtroppo queste metodologie, queste competenze, questi linguaggi sembrano sconosciuti.
Come pensiamo che potrà accadere un futuro diverso dal presente se non disponiamo del linguaggio per parlarne? Se usiamo linguaggi che spostano la nostra attenzione sul passato?