"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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domenica 1 gennaio 2017

La responsabilità della conoscenza …

di
Francesco Zanotti

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Le fette di salame sono quella cosa che stimola il palato, ma, come si dice, obnubila la vista quando le si mettono davanti agli occhi … Più seriamente, il linguaggio è quella cosa senza la quale né si scrive, né si parla né si fa poesia. Si riesce, al più, a grugnire … 

A tutti coloro che sentono la responsabilità di costruire un nuovo futuro … un invito a riconoscere che senza eliminare le fette di salame davanti agli occhi, senza usare linguaggi molto più potenti, nessuna buona volontà sarà feconda.
L’unica strategia abilitante il futuro è la strategia della conoscenza. Dobbiamo acquisire ed apprendere ad usare nuove risorse cognitive per leggere compiutamente il presente e costruire progetti di futuro alti e forti.

Con le risorse cognitive in uso oggi riusciremo solo a pensare che tutta la colpa debba ricadere su  qualche fato maligno che ci impedisce di vivere beati il presente. Che sia colpa di marziani perversi?

lunedì 26 dicembre 2016

MPS: il Flop degli Advisor

di
Francesco Zanotti

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Si sono messi proprio tutti insieme: tutte le banche più importanti. Ma non hanno cavato un ragno dal buco. Sarà l’alleanza tra Stato e risparmiatori che salveranno MPS. Non è forse l’ora di fare emergere una nuova generazione di advisor che dispongano di altre, più potenti, risorse cognitive?

Gli Advisor più blasonati hanno come competenza chiave una rete di relazioni che permettono loro di fare acquisire ai loro protetti le risorse finanziarie di cui hanno bisogno. E hanno tutte le competenze finanziarie e giuridiche che servono a fare con diligenza queste operazioni di capitale.
Sono come abilissimi gestori di distributori di benzina che sanno fare, anche se a caro prezzo, il pieno alle auto che si rivolgono loro.
Il loro mestiere ha senso, però, se le auto a cui fanno il pieno non hanno il serbatoio bucato. Se le auto hanno il serbatoio bucato (e tanto più l’hanno bucato quanto più questo accade) non riescono neanche a lasciare il distributore, altro che lanciarsi lungo le strade dell’economia per affrontare il loro percorso di servizio.
Il problema è che oggi la auto (MPS, ma anche altre banche e imprese) hanno il serbatoio gravemente bucato. Ed allora la benzina , appena rifornita, si disperde sui piazzali.
Allora servono advisor ed analisti che sappiano occuparsi dei serbatoi. Ma non possono essere quelli che oggi saltabeccano da una banca d’affari ad un altra. Serve gente che disponga di solide ed avanzate conoscenze strategico-organizzative da mettere a disposizione dei manager perché si aggiustino i serbatoi. E già che ci sono si occupino anche del motore e sappiano progettare una loro strada di servizio allo sviluppo di questo nostro Paese.



giovedì 22 settembre 2016

Industry 4.0: e il “socio”?

di
Francesco Zanotti

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Una volta si diceva che un’impresa è un sistema socio-tecnico. Quando si parla di Industry 4.0 si parla della dimensione tecnica, ma e quella “socio”? Oramai dovrebbe essere chiaro che è la dimensione prevalente: sono le persone che, attraverso le loro risorse cognitive “progettano” e “usano” le macchine

Se oggi leggete Il Sole 24 ORE, scoprirete che in fondo all’articolo di Paolo Bricco (pur l’unico a parlarne tra tutti coloro che ne hanno scritto sul Sole 24 ORE e sul Corriere, anche perché di questo tema il Governo non ha fatto cenno) si ammette che la fabbrica, però, ha un’anima. Che essa è costituita dalle persone. E come si gestisce quest’anima? La risposta è: con il salario di produttività. Della serie: usate bene le macchine che verrete pagati di più.
Io credo che vi sia una completa sottovalutazione della dimensione “socio”. Se si prova ad esaminarla, usando le conoscenze disponibili (ma perché non usarle), si scopre che l’impresa è certamente un sistema tecnologico. Ma esso, non può che essere usato dalle persone come ambiente (strumento) per costruire le loro relazioni.
Allora quando si cambia l’ambiente tecnologico, ad esempio proprio quando lo si digitalizza, a meno che non si costruisca un sistema completamente automatizzato, occorre cercare di capire come questo cambiamento tecnologico impatta sul “socio”, sul sistema di relazioni esistente.
Il rischio è che tutte le potenzialità delle tecnologie vengano disperse. Della serie: un grande miglioramento tecnologico, ma un grande peggioramento delle prestazioni organizzative
Non occuparsi del “socio” è almeno imprudente, visto i soldi che pensiamo di investire e le attese sul ritorno. Proviamo, allora, ad immaginare quali conoscenze e metodologie servono per occuparsi di un “socio” spesso capriccioso, qualche volta conflittuale, qualche volta egoista, ma sempre vera fonte delle potenzialità di futuro? Non dimentichiamo che le virgolette ai verbi  “progettano” e “usano” stanno ad indicare che il progettare non è calcolare e l’usare è non si sa a che fini.


sabato 20 agosto 2016

Diminuire la spesa pubblica significa diminuire il PIL

di
Francesco Zanotti

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Sembra che per crescere sia necessario ridurre la spesa pubblica. La ragione è che vi sono risorse per gli investimenti.
Forse è vero, ma occorre ricordare che la spesa pubblica fa parte del PIL. Aumentare la spesa pubblica fa immediatamente diminuire il PIL. Al contrario, aumentare la spesa pubblica fa aumentare il PIL.
Oggi sul Sole 24 Ore Marco Fortis ricorda questa verità e confrontando gli aumenti di PIL dei Paesi che sono cresciuti più dell’Italia. Bene, il differenziale di incremento è dovuto solo ad un incremento della spesa pubblica e non dell’attività economica. Lo dico più esplicitamente: sono cresciuti di più solo perché hanno speso di più.
Riporto i dati di Fortis.
Se si considera l’aumento del PIL dal quarto trimestre del 2014 (fino ai dati più recenti disponibili: secondo trimestre 2016) e lo si depura dalla spesa pubblica, si ottiene che nel periodo considerato è accaduto questo: Spagna + 3,4%, Francia 1,53%, Austria +1,43%,  Olanda e Italia 1,37%, Germania 1,36%, Portogallo 1,22% .
Salvo la Spagna, poi siamo cresciuti come gli altri. Anche un pelo più della Germania.
Il problema è che, come ho cercato di spiegare nel 2014
la ripresa di questa economia è impossibile.
Per riavviare un nuovo cammino di sviluppo è necessario fare emergere una nuova economia ed una nuova società. E’ facile parlare di investimenti. Occorre dire in cosa. Se si investe per migliorare l’attuale economia e per farlo si abbassa la spesa pubblica, si deprime il PIL sul breve, e non si costruisce alcuno sviluppo sul lungo.
Come far emergere una nuova economia ed una nuova società? Come ripetiamo da lungo tempo, è necessario distribuire alle classi dirigenti nuove risorse cognitive.


giovedì 7 luglio 2016

Ha ragione Renzi … un po’

di
Francesco Zanotti

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Ha ragione perché i derivati delle banche europee sono certamente più critici delle sofferenze delle banche italiane. E la ragione è che il sottostante economico dei derivati non si sa bene cosa sia. Mentre il sottostante delle sofferenze è costituito da famiglie e imprese.
Ha ragione solo un po’ perché, come tutti, vede solo le garanzie che hanno messo in campo da famiglie ed imprese. Non vede il potenziale di sviluppo di queste famiglie ed imprese. E non lo vedono neanche le banche altrimenti si darebbero da fare a valorizzare la voglia e la capacità di futuro di famiglie e imprese. Le banche non lo vedono perché non dispongono delle risorse cognitive necessarie per vedere questo potenziale e trasformarlo in futuro: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.


domenica 29 maggio 2016

Luca Ricolfi, Riccardo Sanna e il mantra della produttività

di
Francesco Zanotti
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Leggo sul Sole 24 Ore di oggi un editoriale di Luca Ricolfi dove sostiene (come molti) che è indispensabile aumentare la produttività. E, poi, che non si sa bene perché la produttività in Italia non cresca a differenza di quanto accade in altri Paesi. In realtà aggiunge una sua ipotesi (onestamente dichiarando che non riesce a dimostrarla, ma ne sa dare solo indizi): che dipenda dal mal funzionamento dell’apparato statale
Per commentare queste affermazioni, partiamo da un seria analisi del problema della produttività effettuato da  Riccardo Sanna su http://www.rassegna.it/articoli/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-produttivita.
Ricolfi propone come problema il funzionamento dell’apparato pubblico. Sanna, anche per evitare discorsi da “furbetti della produttività”, sposta il discorso dal denominatore (chi fa le cose) al numeratore (quante cose si fanno). E, in questo modo arriva alla individuazione delle politiche da mette in atto per rilanciare la crescita che sono quasi l’esatto contrario di quello che le politiche di austerità propongono.
Propendo ovviamente per la tesi Sanna e voglio fare un passo avanti.

domenica 28 febbraio 2016

"De’ remi facemmo ali" Ovvero: l’emergenza progettuale

di
Francesco Zanotti

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E’ il motto del Politecnico di Bari.
E descrive (Mariano Maugeri sul Sole 24 Ore di oggi) la realtà di una regione che è straordinaria nella “innovazione puntuale”. Sui singoli progetti: li sa immaginare e sa mobilitare risorse pubbliche e private per realizzarli.
Aerei biposto in fibra di carbonio che stanno nel baule di una macchina, acceleratori lineari di protoni per distruggere cellule tumorali, mani bioniche per mozzarelle e burrate e satelliti chiavi in mano.
Ma oggi servono, fa intendere Maugeri, progetti complessi. E qui casca l’asino. Manca una progettualità sistemica.
“E’ come se il pensiero meridiano (esperto in ibridizzazione) che la Puglia riesce a dispiegare nelle singole imprese si ottenebrasse quando si tratta di far marciare sistemi complessi”, scrive Maugeri.
Allora provo ad accennare ad un contributo.
L’insufficienza di progettualità complessa non vale solo per la puglia. Vale anche ad esempio per le grandi imprese che guidano questo paese.
Tipico è il caso delle banche: se si leggono i loro Business Plan si trovano solo banali tentativi di difendersi da un presente che osa mettere in atto la loro intoccabilità istituzionale.
Come i superare questa vera e proprio emergenza progettuale?
Fornendo alle classi dirigenti nuove risorse cognitive. Quando si costruisce un progetto Strategico (a qualunque livello: dalle imprese, al Paese) si usa il modello di progetto strategico di cui, inconsapevolmente si dispone. Quelli di cui dispongono le attuali classi dirigenti sono troppo poveri per riuscire a generare progetti complessi. Allora la soluzione è semplice: occorre fornire alle classi dirigenti nuovi modelli di Progetti Strategici, capaci di “far loro vedere” mondi nuovi e guidarli a progettarne di ulteriori.
Pe fare un esempio: il miracolo italiano è stato costruito su di un modello di società ideale che costituiva una sorta di prerequisito cognitivo già disponibile. Oggi la progettualità strategica deve ancora ricostruire questo pre-requisito cognitivo.