"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 27 luglio 2017

Produttività e crescita: l'uovo e la gallina.

di
Luciano Martinoli


Il dibattito sui temi economici verte sempre sulle solite macro variabili (produttività, inflazione, crescita, eccetera) finendo nel classico quesito dell'uovo e della gallina e dimenticando la radice di tutti i mali della nostra economia.

Un intrigante articolo del New York Times mette in discussione l'opinione comune e diffusa che la mancata crescita economica sia dovuta alla mancata crescita della produttività. 
Volendola dirle in altro modo: è la bassa produttività che causa una crescita lenta o la crescita lenta è la causa della bassa produttività?

martedì 15 novembre 2016

Rapporto Cerved PMI 2016: uno sguardo sugli effetti (dimenticando le cause)

di 
Luciano Martinoli


E' stato presentato il rapporto sullo stato delle PMI. Appaiono segnali di miglioramento, ma quali sono le loro cause? Lo si può capire dai risultati prescindendo dai comportamenti che li hanno generati (e che se non modificati li rigenereranno) ?

Anche quest'anno Cerved ha presentato, per il terzo anno consecutivo, il suo rapporto sullo stato delle PMI italiane con un approfondimento, questa volta, sugli agenti dell'innovazione: le start-up e le PMI innovative.
Le analisi effettuate grazie all'accesso dell'immenso patrimonio dati di cui dispone l'azienda, in questo caso i bilanci di più di 130.000 PMI, se da un lato offrono strumenti di lettura interessanti, dall'altro sono minati da una "vista" radicata sui luoghi comuni di gestione d'impresa e avulsa da considerazioni strategiche.
Qualche esempio a tal proposito.

giovedì 22 settembre 2016

Industry 4.0: e il “socio”?

di
Francesco Zanotti

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Una volta si diceva che un’impresa è un sistema socio-tecnico. Quando si parla di Industry 4.0 si parla della dimensione tecnica, ma e quella “socio”? Oramai dovrebbe essere chiaro che è la dimensione prevalente: sono le persone che, attraverso le loro risorse cognitive “progettano” e “usano” le macchine

Se oggi leggete Il Sole 24 ORE, scoprirete che in fondo all’articolo di Paolo Bricco (pur l’unico a parlarne tra tutti coloro che ne hanno scritto sul Sole 24 ORE e sul Corriere, anche perché di questo tema il Governo non ha fatto cenno) si ammette che la fabbrica, però, ha un’anima. Che essa è costituita dalle persone. E come si gestisce quest’anima? La risposta è: con il salario di produttività. Della serie: usate bene le macchine che verrete pagati di più.
Io credo che vi sia una completa sottovalutazione della dimensione “socio”. Se si prova ad esaminarla, usando le conoscenze disponibili (ma perché non usarle), si scopre che l’impresa è certamente un sistema tecnologico. Ma esso, non può che essere usato dalle persone come ambiente (strumento) per costruire le loro relazioni.
Allora quando si cambia l’ambiente tecnologico, ad esempio proprio quando lo si digitalizza, a meno che non si costruisca un sistema completamente automatizzato, occorre cercare di capire come questo cambiamento tecnologico impatta sul “socio”, sul sistema di relazioni esistente.
Il rischio è che tutte le potenzialità delle tecnologie vengano disperse. Della serie: un grande miglioramento tecnologico, ma un grande peggioramento delle prestazioni organizzative
Non occuparsi del “socio” è almeno imprudente, visto i soldi che pensiamo di investire e le attese sul ritorno. Proviamo, allora, ad immaginare quali conoscenze e metodologie servono per occuparsi di un “socio” spesso capriccioso, qualche volta conflittuale, qualche volta egoista, ma sempre vera fonte delle potenzialità di futuro? Non dimentichiamo che le virgolette ai verbi  “progettano” e “usano” stanno ad indicare che il progettare non è calcolare e l’usare è non si sa a che fini.


venerdì 16 settembre 2016

Il Rapporto del Centro Studi Confindustria. E se si dovesse guardare da un’altra parte?

di
Francesco Zanotti
Stamattina il Sole 24 Ore parla diffusamente dell’ultimo Rapporto del Centro Studi Confindustria.
Contiene molte osservazioni ragionevoli, ma nell’attuale contingenza rischiano di essere frenanti. Nascondono il problema di fondo.
I cardini della loro proposta sono investimenti, produttività e finanza.
Sembrano ragionevoli, ma …
Se si vuole aumentare la produttività del lavoro diminuendo i costi si scatena solo una gigantesca battaglia di prezzi che non costruisce spesso sviluppo. Se, invece, si vuole giocare sul numeratore (il valore prodotto) allora servono progetti di sviluppo alti e forti che non si vedono. L’industry 4.0 non è un progetto. E solo una proposta di efficienza ed efficacia produttiva che rimane isolata nella dimensione tecnica perché nessuno di quelli che se ne occupano sembrano rilevarne le dimensioni sociologiche e antropologiche. Insomma: immettiamo tecnologie (ovviamente digitali) a iosa. Poi se avremo problemi ad implementarle e continueremo a produrre qualcosa che nessuno vuole più … beh, pazienza. Chiederemo altri sussidi statali. Abbiamo invece bisogno di progetti altri e forti che contengano in nuce (che siano ologrammi) di una nuova società.
La finanza deve aiutare di più le imprese. Il CSC denuncia ad esempio che le banche hanno ridotto i prestiti. Ma torniamo al discorso di prima. Il problema non è trovare soldi. Il problema è rispondere alla domanda: che te ne fai. I guai che nascono dal non chiedere cosa te ne fai o accettare come risposta un Business Plan che non sia solo fogli excel sono dimostrati, in generale, dal crescere delle sofferenze. Più in particolare dal caso Minibond che viene raccontato da Luciano Martinoli.
Se poi parliamo di sgravi fiscali, riduzione del costo del lavoro etc., allora siamo proprio morti. Compito delle imprese è quello di generare risorse per gli azionisti e per la collettività. Prima di ridurre le aliquote che le imprese esibiscano tanti utili da poterlo permettere. Ricordo l’orgoglio di un amico imprenditore: “il Commercialista mi dice che posso tranquillamente usare l’auto intestata all’impresa senza problemi. Ma io ho voluto che quel benefit fosse esibito nella mia dichiarazione dei redditi perché ci voglio pagare le tasse sopra.”. Io credo che molti imprenditori abbiano questo spirito. Ma non sono più in grado di sostenerlo. Non li aiuteremo nascondendo il problema fondamentale: non dobbiamo costruire sopravvivenze sempre più stentate che chiedono sempre più sussidi. Dobbiamo rivitalizzare le imprese con una progettazione strategica alta e forte. 
Cari imprenditori, immaginate un nuovo mondo. Solo così farete soldi per voi e per la collettività.


domenica 7 agosto 2016

La noia è il problema

di
Francesco Zanotti

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Il mio riferimento è ad un intervista rilasciata oggi dal Sottosegretario Tommaso Nannicini al Sole 24 Ore.
Dice le cose che dicono tutti: occorre aumentare la produttività (per ridurre costi e prezzi), distribuire incentivi all’acquisto e favorire gli investimenti.
Ora questo è già di per sé preoccupante perché se tutti dicono le stesse cose e poi non si fanno a non si possono fare è un guaio.
Ma supponiamo si possano fare … Non servirebbe a nulla …
Ma davvero i politici non si accorgono che stanno parlando solo di azioni placebo che nascondo il male. Ed il male è proprio la noia.
Aumentare la produttività … Ma l’aumentano anche gli altri. E, poi, come ogni miglioramento di questo tipo, tende a raggiungere presto valori non ulteriormente migliorabili: si pensa che possa diventare infinità?  E si sa che per renderla infinita occorrerebbero investimenti infiniti?
Distribuire incentivi agli acquisti e fare investimenti? E La noia? Quale noia? Quella che stanno sempre più suscitando prodotti che interessano sempre meno. Che diventano ricchi solo di una stucchevolezza barocca che sempre meno persone vogliono pagare.
Gli investimenti avrebbero senso, ma dovrebbero essere innanzitutto indirizzati ad aumentare la qualità progettuale. Serve riprogettare da capo quanto le imprese producono perché possano emozionare le persone come emozionava la 500 degli anni ’60 Solo in questo modo le imprese potranno tornare a guadagnare, potranno aumentare gli stipendi, le risorse a disposizione dello stato e potranno scomparire le sofferenze.


giovedì 14 luglio 2016

Per costruire sviluppo basta cambiare le parole.

di
Francesco Zanotti

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Se si usano gli stessi modelli cognitivi di riferimento del passato sembra di vivere in un mondo assurdo.
Se, invece, si riesce a guardare da un’altra parte diventa tutto chiaro.
Non crescono inflazioni e acquisti? Certo perché alla gente interessa sempre meno quello che le imprese producono. Non si sa dove investire? Certo perché mancano progetti d’impresa alti e forti: le imprese rimangono troppo ancorate a quello che hanno fatto nel passato. Si continua a produrre moneta e non cresce l’inflazione? Certo per tre ragioni. La prima è che la moneta non rappresenta più nulla di fisico. Le seconda è perché questa moneta non arriva all’economia reale se non attraverso prestiti che si fanno sempre più rari. E si potrebbe continuare a lungo.
La soluzione è ovviamente quella di usare nuovi modelli cognitivi, guardare da un’altra parte. Per riuscirci vi propongo un primo passo: cambiamo le parole che usiamo. Meglio: aboliamo alcune parole: consumo, competitività, produttività e digitale. Provate a riproporre le vostre analisi e le vostre idee senza usare queste parole. E’ difficile che ci riusciate … Ad esse sostituite: acquisto, progettualità, costruzione sociale e analogico …


lunedì 13 giugno 2016

Storia di produttività … assurda.

di
Francesco Zanotti

Giovanni Brambilla aveva una fabbrichetta in un paesino tra Lecco e Como. Ed era tempo di crisi. Giovanni Brambilla cercava in tutti i modi di sopravvivere, quando Giuseppe Bossi gli portò la buona novella: devi aumentare la tua produttività. Giovanni si mise di buona lena, trovò il consenso dei suoi lavoratori, utilizzi le migliori tecniche ed aumentò di molto la produttività.
Ma allora tornò Giuseppe Bossi che gli diede, questa volta, una notizia ferale: hanno inventato le automobili. E la produttività di Giovanni si accorse che la sua maggiore produttività nel costruire carrozze gli faceva solo riempire lo spazio occupato dalle carrozze invendute più velocemente dei suoi concorrenti. Là, tra due rami del lago di Como …

Caro amico imprenditore, se fai scarpe sfigate è unitile che aumenti la produttività o fai rete. Le tue scarpe non te le compreranno lo stesso.

domenica 29 maggio 2016

Luca Ricolfi, Riccardo Sanna e il mantra della produttività

di
Francesco Zanotti
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Leggo sul Sole 24 Ore di oggi un editoriale di Luca Ricolfi dove sostiene (come molti) che è indispensabile aumentare la produttività. E, poi, che non si sa bene perché la produttività in Italia non cresca a differenza di quanto accade in altri Paesi. In realtà aggiunge una sua ipotesi (onestamente dichiarando che non riesce a dimostrarla, ma ne sa dare solo indizi): che dipenda dal mal funzionamento dell’apparato statale
Per commentare queste affermazioni, partiamo da un seria analisi del problema della produttività effettuato da  Riccardo Sanna su http://www.rassegna.it/articoli/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-produttivita.
Ricolfi propone come problema il funzionamento dell’apparato pubblico. Sanna, anche per evitare discorsi da “furbetti della produttività”, sposta il discorso dal denominatore (chi fa le cose) al numeratore (quante cose si fanno). E, in questo modo arriva alla individuazione delle politiche da mette in atto per rilanciare la crescita che sono quasi l’esatto contrario di quello che le politiche di austerità propongono.
Propendo ovviamente per la tesi Sanna e voglio fare un passo avanti.

venerdì 27 maggio 2016

Assemblea Confindustria: ma per produrre cosa?

di
Francesco Zanotti

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Certo che servono innovazione, uso delle diverse tecnologie … Anche se mi piacerebbe discutere di che scienza e tecnologia vogliamo sviluppare: non c’è un unico percorso di sviluppo scientifico e tecnologico possibile. Certo che sono importanti le tecnologie digitali, fino all’industry 4.0 ... Anche se mi piacerebbe parlare dell’industry 5.0 … Certo che le banche devono rischiare con le imprese, certo che va bene il Private Equity, i minibond  il crowdfunding (che non mi sembra sia stato citato) e tutto il resto …
Ma manca la risposta alla domanda fondamentale: per produrre cosa e come? Quale sistema di prodotti e servizi?
L’attuale sistema di prodotti e servizi diventa sempre meno interessante e sostenibile. E’ fisicamente ed antropologicamente impossibile sviluppare la nostra società partendo da questo sistema di prodotti e servizi.
Perché gli imprenditori riescano a immaginare un nuovo sistema di prodotti e servizi è necessario fornire loro non solo tecnologia e finanza, ma anche conoscenza. Sono gli schemi mentali attualmente in uso che bloccano lo sviluppo. E’ la limitatezza delle conoscenze disponibili che impedisce di immaginare grandi disegni.
E, poi si finisce nelle ingenue speranze o, peggio, nella conservazione inconsapevole.
Le ingenue speranze: immaginare che la tecnologia possa sostituire una carenza di progettualità. La tecnologia è solo una speranza ancora senza nome. Il senso alla tecnologia lo dà la progettualità imprenditoriale che si nutre di conoscenza.

Le tentazioni conservatrici sbagliate: competitività e produttività. Sono battaglie che non si possono vincere, che occorre continuare a combattere che assorbono sempre più energie per riempire il mondo di oggetti che nessuno vuole più ma che finiranno per soffocare l’uomo e la Natura.

domenica 27 marzo 2016

Confindustria prossima ventura

di
Francesco Zanotti

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Il Corriere di oggi riporta due interviste ai due candidati alla Presidenza di Confindustria.
Le parole chiave sono molto simili: produttività e competitività. Alberto Vacchi ci aggiunge il concetto di “filiera capace di farsi sistema”.
Invece, l’inserto “Domenica” del Sole 24 Ore contiene un pezzo di Paolo Bricco dove l’Autore presenta due lavori che sembrano venire da un altro mondo.
Il primo di Giacomo Beccattini “La coscienza dei luoghi. Il territorio come soggetto corale”, propone una visione dei sistemi di impresa che va molto al di là dei sistemi di filiera. Se ne intuisce la profondità anche solo dal titolo.
Il secondo di Sandro Trento e Flavia Faggioni “Imprenditori cercansi. Innovare per riprendere a crescere” cerca di scoprire i segreti della imprenditorialità che non sono certo produttività e competitività.

Che dire? Lascio al lettore un dilemma: accademia (i libri) contro pragmatismo (i canddati), oppure … Forse non sarebbe male se i due contendenti leggessero questi due libri. E qualcun altro che parli di quel completamente ignorato patrimonio di conoscenze e metodologie che vengono raccolte sotto l’etichetta “strategia d’impresa”.