"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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mercoledì 4 ottobre 2017

In economia causa ed effetto non esistono


A fronte di recenti segnali positivi sull'economia del nostro paese, è partita una gara di celebrazioni da parte di chi ha realizzato o reclamato interventi i quali, ex post, vengono presentati come la loro causa. Dall'altra parte dell'Atlantico si ragiona invece su evidenze che dimostrano il contrario. 

In una lettera del Presidente di Confindustria, pubblicata sul sole24ore qualche giorno fa, Vincenzo Boccia sottolinea la bontà di "scelte ben precise di politica economica che hanno avviato quello che possiamo chiamare l’inizio di un circolo virtuoso dell’economia: più investimenti privati, più export e quindi più occupazione. Attivando così anche la domanda."

Più avanti il ragionamento è reso più esplicito indicando "la strada da continuare a seguire anche nella capacità di raccontare in termini oggettivi quanto sta accadendo: cause, strumenti di politica economica, effetti, ovvero più investimenti, più export, più occupazione."

Ma è davvero così?

mercoledì 28 giugno 2017

I costruttori di macchine e l’imprenditorialità mancante

di
Luciano Martinoli


Dall'assemblea di un'associazione di industriali, alcune considerazioni sulle strategie perseguite a partire dalle dichiarazioni degli interventi. I mali del tessuto economico nazionale non sono nascosti ma autodichiarati.

C’è stato qualche giorno fa l’assemblea annuale dell’associazione degli industriali costruttori di macchine, non è importante quali in particolare. Ad essa è seguito un convegno sull’argomento del giorno: Industria 4.0. 
E’ stata presentata un’indagine, eseguita presso alcuni associati, sul grado di conoscenza di queste tecnologie e sul loro uso. E’ seguito un dibattito di esperti, professori universitari e un solo imprenditore, coordinato dal giornalista di grido del momento.
Cosa si è detto di tanto importante e indicativo sullo stato generale delle nostre industrie?

venerdì 23 giugno 2017

Lamentarsi non è una strategia

di
Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com

Tre recenti eventi mettono in evidenza un fenomeno che dovrebbe trovarsi al centro delle preoccupazioni di tutti gli stakeholder (e degli imprenditori): l'invecchiamento non dell'imprenditore ma dell'idea imprenditoriale delle aziende.

Su Harvard Business Review di giugno viene ricordato il contributo dell’economista William Baumol, scomparso recentemente all’età di 95 anni. Il titolo dell’articolo è rappresentativo di un timore degli economisti americani: “L’America sta incoraggiando l’imprenditorialità sbagliata?”.

venerdì 16 settembre 2016

Il Rapporto del Centro Studi Confindustria. E se si dovesse guardare da un’altra parte?

di
Francesco Zanotti
Stamattina il Sole 24 Ore parla diffusamente dell’ultimo Rapporto del Centro Studi Confindustria.
Contiene molte osservazioni ragionevoli, ma nell’attuale contingenza rischiano di essere frenanti. Nascondono il problema di fondo.
I cardini della loro proposta sono investimenti, produttività e finanza.
Sembrano ragionevoli, ma …
Se si vuole aumentare la produttività del lavoro diminuendo i costi si scatena solo una gigantesca battaglia di prezzi che non costruisce spesso sviluppo. Se, invece, si vuole giocare sul numeratore (il valore prodotto) allora servono progetti di sviluppo alti e forti che non si vedono. L’industry 4.0 non è un progetto. E solo una proposta di efficienza ed efficacia produttiva che rimane isolata nella dimensione tecnica perché nessuno di quelli che se ne occupano sembrano rilevarne le dimensioni sociologiche e antropologiche. Insomma: immettiamo tecnologie (ovviamente digitali) a iosa. Poi se avremo problemi ad implementarle e continueremo a produrre qualcosa che nessuno vuole più … beh, pazienza. Chiederemo altri sussidi statali. Abbiamo invece bisogno di progetti altri e forti che contengano in nuce (che siano ologrammi) di una nuova società.
La finanza deve aiutare di più le imprese. Il CSC denuncia ad esempio che le banche hanno ridotto i prestiti. Ma torniamo al discorso di prima. Il problema non è trovare soldi. Il problema è rispondere alla domanda: che te ne fai. I guai che nascono dal non chiedere cosa te ne fai o accettare come risposta un Business Plan che non sia solo fogli excel sono dimostrati, in generale, dal crescere delle sofferenze. Più in particolare dal caso Minibond che viene raccontato da Luciano Martinoli.
Se poi parliamo di sgravi fiscali, riduzione del costo del lavoro etc., allora siamo proprio morti. Compito delle imprese è quello di generare risorse per gli azionisti e per la collettività. Prima di ridurre le aliquote che le imprese esibiscano tanti utili da poterlo permettere. Ricordo l’orgoglio di un amico imprenditore: “il Commercialista mi dice che posso tranquillamente usare l’auto intestata all’impresa senza problemi. Ma io ho voluto che quel benefit fosse esibito nella mia dichiarazione dei redditi perché ci voglio pagare le tasse sopra.”. Io credo che molti imprenditori abbiano questo spirito. Ma non sono più in grado di sostenerlo. Non li aiuteremo nascondendo il problema fondamentale: non dobbiamo costruire sopravvivenze sempre più stentate che chiedono sempre più sussidi. Dobbiamo rivitalizzare le imprese con una progettazione strategica alta e forte. 
Cari imprenditori, immaginate un nuovo mondo. Solo così farete soldi per voi e per la collettività.


venerdì 27 maggio 2016

Assemblea Confindustria: ma per produrre cosa?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Assemblea Confindustria 2016

Certo che servono innovazione, uso delle diverse tecnologie … Anche se mi piacerebbe discutere di che scienza e tecnologia vogliamo sviluppare: non c’è un unico percorso di sviluppo scientifico e tecnologico possibile. Certo che sono importanti le tecnologie digitali, fino all’industry 4.0 ... Anche se mi piacerebbe parlare dell’industry 5.0 … Certo che le banche devono rischiare con le imprese, certo che va bene il Private Equity, i minibond  il crowdfunding (che non mi sembra sia stato citato) e tutto il resto …
Ma manca la risposta alla domanda fondamentale: per produrre cosa e come? Quale sistema di prodotti e servizi?
L’attuale sistema di prodotti e servizi diventa sempre meno interessante e sostenibile. E’ fisicamente ed antropologicamente impossibile sviluppare la nostra società partendo da questo sistema di prodotti e servizi.
Perché gli imprenditori riescano a immaginare un nuovo sistema di prodotti e servizi è necessario fornire loro non solo tecnologia e finanza, ma anche conoscenza. Sono gli schemi mentali attualmente in uso che bloccano lo sviluppo. E’ la limitatezza delle conoscenze disponibili che impedisce di immaginare grandi disegni.
E, poi si finisce nelle ingenue speranze o, peggio, nella conservazione inconsapevole.
Le ingenue speranze: immaginare che la tecnologia possa sostituire una carenza di progettualità. La tecnologia è solo una speranza ancora senza nome. Il senso alla tecnologia lo dà la progettualità imprenditoriale che si nutre di conoscenza.

Le tentazioni conservatrici sbagliate: competitività e produttività. Sono battaglie che non si possono vincere, che occorre continuare a combattere che assorbono sempre più energie per riempire il mondo di oggetti che nessuno vuole più ma che finiranno per soffocare l’uomo e la Natura.

lunedì 11 aprile 2016

Il recente convegno Centro Studi Confindustria e la Strategia d'Impresa

Lettera aperta al Dott. Luca Paolazzi
direttore del Centro Studi Confindustria

di
Luciano Martinoli


Gentilissimo Dott. Paolazzi
Desidero congratularmi per il recente convegno dell'8 e 9 aprile a Parma del quale hanno dato ampio spazio i giornali.
Proprio a fronte di alcuni commenti riportati dalla stampa sembra siano stati evidenziati quei temi  che da sempre indichiamo come i fattori primari, insieme agli strumenti necessari, per un ritorno allo sviluppo: la (ri)progettazione strategica delle imprese  e la conseguente rappresentazione in Business Plan pubblici.

sabato 9 aprile 2016

Ma quale nuovo modo di fare d’impresa?

di
Francesco Zanotti
Ieri e oggi il Centro Studi di Confindustria presenta il suo rapporto biennale intitolato “Imprenditori i geni dello sviluppo”.
Guardando le slides di presentazione, leggo che un nuovo paradigma economico chiede agli imprenditori un salto culturale e un nuovo modo di fare impresa.
Mi vengono delle domande che mi sembrano cruciali.
Le distribuisco su due post.
Il presente e quello su http://ettardi.blogspot.it/2016/04/ma-che-processi-cognitivi-mette-in-atto.html 
In questo post: ma in cosa consiste il nuovo paradigma economico? Qual è un nuovo modo di fare impresa?
Purtroppo la risposta non c’è.
Non c’è perché si pensa forse che la risposta sia così evidente e nota che non è il caso di riproporla? Se così fosse allora la maggior parte degli imprenditori già farebbe imprese in modo nuovo. E sarebbe inutile esortarli a fare quello già stanno facendo.

Se invece non è così nota, perché non esplicitarla? Come fa un imprenditore a conoscere quale sia il nuovo paradigma economico e quale è il modello di impresa che deve mette in atto?

domenica 27 marzo 2016

Confindustria prossima ventura

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per confindustria elezioni 2016

Il Corriere di oggi riporta due interviste ai due candidati alla Presidenza di Confindustria.
Le parole chiave sono molto simili: produttività e competitività. Alberto Vacchi ci aggiunge il concetto di “filiera capace di farsi sistema”.
Invece, l’inserto “Domenica” del Sole 24 Ore contiene un pezzo di Paolo Bricco dove l’Autore presenta due lavori che sembrano venire da un altro mondo.
Il primo di Giacomo Beccattini “La coscienza dei luoghi. Il territorio come soggetto corale”, propone una visione dei sistemi di impresa che va molto al di là dei sistemi di filiera. Se ne intuisce la profondità anche solo dal titolo.
Il secondo di Sandro Trento e Flavia Faggioni “Imprenditori cercansi. Innovare per riprendere a crescere” cerca di scoprire i segreti della imprenditorialità che non sono certo produttività e competitività.

Che dire? Lascio al lettore un dilemma: accademia (i libri) contro pragmatismo (i canddati), oppure … Forse non sarebbe male se i due contendenti leggessero questi due libri. E qualcun altro che parli di quel completamente ignorato patrimonio di conoscenze e metodologie che vengono raccolte sotto l’etichetta “strategia d’impresa”.

mercoledì 2 settembre 2015

Stiamo uscendo dalla crisi grazie a uno 0,3%?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Istat

Il Governo afferma che l’aumento evidenziato dall’Istat del PIL sta ad indicare che “L’Italia sta ripartendo”.
E’ vero?
Per rispondere a questa domanda bisognerebbe innanzitutto discutere della precisione dei dati disponibili, della loro coerenza temporale etc. Il poter distinguere tra decimali (cioè affermare che 0,3 è significativamente diverso da zero) richiede strumenti e processi di misurazione molto accurati. Ma lascio questo tema alla discussione degli esperti.

Poi bisogna ricordare cosa contiene il PIL. La formula è PIL = C + G + I +X – M.
Tra le cose che formano il PIL vi è, ad esempio, anche “G” che è la Spesa dello Stato. Proprio quella che vorremmo diminuire. La domanda è: quale di queste voci ha contribuito all’aumento dello 0,3 % del PIL. Fa molta differenza se l’aumento dipende da una voce o dall’altra.

Ancora, bisogna capire se abbiamo qualche merito in questo aumento del PIL. Soprattutto se c’entrano e perché dovrebbero c’entrarci a breve (infatti stiamo parlando di una variazione a breve e discutiamo delle cause di questa variazione a breve) riforme come la riforma istituzionale. Il Presidente di Confindustria Squinzi sostiene esplicitamente che l’aumento del PIL non è merito nostro, ma del calo del prezzo del petrolio, della svalutazione dell’Euro rispetto al Dollaro e dal QE della BCE. Se è vero, cosa accadrà quando questi fattori cambieranno? Mica possiamo giocare il nostro futuro, ad esempio, sul fatto che l’Euro continui a svalutarsi.

Da ultimo, ma secondo me più importante: all’aumento di fatturato delle imprese (se è questa effettivamente la voce del PIL che è aumentata) corrisponde un aumento della capacità di generare cassa delle imprese? Se così non è, ad un aumento del PIL corrisponde un aumento dell’indebitamento. Se guardate alle condizioni di pagamento con le quali vengono vendute, ad esempio, le auto che sembra abbiano dato un grande contributo all’aumento del PIL di cui stiamo discutendo, non si tarda a riconoscere che questo modo di vendere (cioè di generare PIL)  peggiora la generazione di cassa del produttore. Purtroppo non vi sono dati sulla produzione di cassa.
Quindi?
Quindi, proviamo a cercare di capire come sta andando la varabile che, da sempre, ha fatto la differenza: la qualità della progettualità strategica delle nostre imprese. Essa va mediamente malissimo. Una delle più rilevanti conferme di questa affermazione la si ottiene guardando ai rating che abbiamo assegnato alle imprese più importanti del nostro Paese: le Società dell’Indice FTSE Mib di Borsa Italiana. Rating desolanti: invece di progettualità.

Se la progettualità strategica va malissimo, significa che nessuno sta progettando un nuovo futuro, ma si spera di uscire dalla crisi con un ritorno del mondo al passato. Follia, anche non desiderabile. 

sabato 18 luglio 2015

Il Rapporto Impresa-Giustizia (...e Impresa-Finanza, Impresa-Sociale,ecc.)

(Lettera Aperta al Presidente di Confindustria)
di
Luciano Martinoli

Egregio Presidente
Ho letto con molto interesse la sua lettera pubblicata sul Corsera del 17 luglio scorso. Mi consenta, a partire dal commento di alcune sue affermazioni, di presentarle una prospettiva diversa, e forse proprio per questo più "utile", per affrontare il tema della sua: il rapporto dell'impresa con la giustizia e, se posso azzardare una generalizzazione, con il sistema degli stakeholder in generale.

giovedì 29 gennaio 2015

Imprenditore: faber suae quisque fortunae

di
Francesco Zanotti


Confrontiamo qualche titolo e dato.

Ieri il Sole 24 Ore
Il primo “Apple, utile record e primato vi vendite per gli iPhone”.
Cioè: c'è chi fa un sacco di soldi.

Ma in che contesto?
Leggiamo altri titoli.
Grecia:” Non possiamo pagare tutti i debiti. Tensione con la UE. E la borsa crolla (-3.7%).
Russia, rating spazzatura, capitali in fuga: è tempesta perfetta?
Conclusione: c’è chi fa soldi anche in un contesto negativo. La capacità progettuale e realizzativa se ne frega del contesto. Ed alla lunga crea un contesto positivo, come è accaduto anche a casa nostra ai tempi del miracolo economico italiano.

E in Italia che si pensa? Che si fa?
Si gioca sulla propria capacità progettuale e realizzativa?
Leggiamo un titolo e un articolo.
Il titolo, sempre dal Sole 24 Ore: “Confindustria: ripresa più forte del previsto grazie a cambi, Qe e petrolio”.
L’articolo, quello del Sole su FCA.
Il titolo (pag. 25): FCA chiude il 2014 in crescita. Ma guardando all'interno … I fattori positivi sono dichiarati essere, dalla stessa FCA: il dollaro forte che secondo il CFF di FCA gonfierà i ricavi di 5 miliardi e l’EBIT di 200 milioni.
Fattori negativi: i costi dei richiami di vetture negli USA … ovviamente perché costruite male.

Domanda finale: noi italiani siamo come quelli del miracolo economico che costruivano la loro fortuna? O questa capacità convinzione si è spostata altrove, proprio là dove si fanno soldi? E noi siamo in balia di un contesto che costruiscono altri?
Ai posteri l’ardua sentenza … Forse, però, è meglio che la risposta ce la diamo noi subito e torniamo a giocare su capacità progettuale e realizzativa. Già lo diceva, forse, Sallustio: homo est faber suae quisque fortunae.