"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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sabato 18 luglio 2015

Il Rapporto Impresa-Giustizia (...e Impresa-Finanza, Impresa-Sociale,ecc.)

(Lettera Aperta al Presidente di Confindustria)
di
Luciano Martinoli

Egregio Presidente
Ho letto con molto interesse la sua lettera pubblicata sul Corsera del 17 luglio scorso. Mi consenta, a partire dal commento di alcune sue affermazioni, di presentarle una prospettiva diversa, e forse proprio per questo più "utile", per affrontare il tema della sua: il rapporto dell'impresa con la giustizia e, se posso azzardare una generalizzazione, con il sistema degli stakeholder in generale.

venerdì 18 luglio 2014

Variabili qualitative per la valutazione del merito di credito. Vogliamo usarle davvero?

di
Francesco Zanotti


Quando volete stringere una vite usate il cacciavite, quando dovete piantare un chiodo usate il martello.
Se volete costruire un ponte usate il calcolo strutturale, non chiamate l’amico del cuore.
Giusto, vero?.
Bene, lo stesso occorrerebbe fare per usare le variabili qualitative per valutare il merito del credito. Occorrerebbe usare gli strumenti che servono a questo scopo.
Quali sono questi strumenti? Sono le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Sono gli strumenti e le metodologie di strategia d’impresa che permettono di usare le variabili qualitative per valutare il merito del credito.
Non solo occorrerebbe usare queste conoscenze e metodologie, ma occorrerebbe cercare le più avanzate esistenti perché la valutazione sia la più efficace possibile.
Giusto, vero?
E, invece, no! Oggi le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa sono pressoché sconosciute. E nessuno cerca di colmare questo gap cognitivo. Anzi, se proponete di colmare questo gap, vi rispondono con un silenzio infastidito.
Stamattina ho letto da due articoli diversi sul Sole 24 Ore dove si dice che l’utilizzo delle variabili qualitative per valutare il merito di credito sta diventando una priorità per Confindustria e IntesaSanPaolo. Ne parla esplicitamente il dott. Squinzi. Indirettamente conferma il dott. Messina.
Allora mi sono deciso ascrivere questo post.
Egregi Signori prendete in considerazione l’utilizzo delle metodologie e delle conoscenze di strategia d’impresa per usare le variabili qualitative  per valutare il merito del Credito.
Sappiate che esistono conoscenze e metodologie di strategia d’impresa che sono completamente sconosciute a banche (vale anche per le più blasonate tra quelle internazionali) e imprese (anche le più importanti). Fate in modo che i valutatori (i funzionari di banca) e i valutati (i CEO o gli imprenditori) conoscano queste conoscenze e metodologie.
Per inciso, Dott. Messina, mi permetta un suggerimento: soprattutto faccia in modo che conoscano ed utilizzino queste conoscenze e metodologie coloro che stanno trattando i dossier per voi più delicati.


venerdì 24 maggio 2013

Giorgio Squinzi: un piagnisteo

di
Francesco Zanotti



Una platea che applaude, sindacalisti compresi. Un sistema dei media che fa da cassa di risonanza. Di cosa? Del piagnisteo collettivo di una classe dirigente che non riesce a liberarsi di schemi cognitivi poveri. E cerca la sua sopravvivenza urlando sempre più forte quello che gli schemi cognitivi in uso permettono loro di vedere e di dire. Ma del tutto incapaci di usare nuovi schemi cognitivi che permetterebbero di trasformare velocissimamente la crisi in sviluppo. Anzi, ogni proposta di nuovi schemi cognitivi è considerata la minaccia più subdola e da contrastare. Lesa maestà, cioè: lesa classe dirigente.

Mi spiego. Le proposte che Giorgio Squinzi ha fatto ieri all'Assemblea di Confindustria sono quasi tutte richieste al Governo, direttamente o indirettamente di soldi. Le richieste alle imprese sono quelle di fare ricerca ed aumentare la produttività. Ma sono richieste retoriche perché non si indica cosa e come fare, oltre che tornare sempre al Governo: dagli sgravi fiscali al resto. Ecco perché parlo di piagnisteo.
Si dimentica, insomma, che è l’impresa che deve produrre ricchezza da distribuire secondo norme definite dalla collettività. E non lo Stato che deve puntellare un’impresa che non produce più ricchezza.

Ma veniamo a qualche dettaglio. E i dettagli li propongo in positivo: cosa mi sarebbe piaciuto sentir dire.

Mi sarebbe piaciuto sentire dire non “Difendiamo questa industria”. Ma mi sarebbe piaciuto sentire una visione di quale tipo di industria (e conseguentemente di servizi) egli vuole costruire nel futuro. Perché è oramai acclarato che questo tipo di industria ha fatto il suo tempo. Tanto è vero che troppe (e torno al discorso di prima) riescono a stare in piedi solo con stampelle sempre più robuste fornite dallo Stato.

Ma è possibile un’altra industria?
Leggete ad esempio l’intervista a Chris Bangle su Affari & Finanza del 20 maggio. Cito solo una frase “… l’auto che si guida da sola non esiste, anche se io ci ho lavorato. Oggi abbiamo un’auto normale modificata per andare da sola. Un bel business sarebbe una macchina concepita solo per questo. Ma non è quello che stanno facendo”. E’ un primo spiraglio su di una nuova industria. Pensate, poi, alle stampanti 3D ed alla loro evoluzione possibile. Pensate alle possibilità di generazione locale di energia. Intravvedete subito una nuova modalità di produrre oggetti che manderà in soffitta la gran parte delle grandi fabbriche, delle grandi unità di generazione di energia, le tipologie di materie prime utilizzate, tutto un sistema logistico.

Passiamo alla ricerca scientifica. Non sa Squinzi che è oggi essenziale dire quale scienza si vuole perseguire dopo che la visione della Big Science è caduta in una assurda autoreferenzialità che la porta a costruire visioni del Tutto, scoprendo poi che il tutto di cui parlano questa visioni è solo il 4% della materia energia dell’Universo? Di quale scienza parla e quale ricerca propone?

Mi sarebbe piaciuto sentire non un accenno retorico alla “produttività”. Ma una proposta su come aumentarla effettivamente. Mi sarebbe piaciuto sentirlo dire che è impossibile innovare veramente il modo di lavorare quando l’attuale classe manageriale si rifiuta (letteralmente) anche solo di ascoltare quanto le nuove scienze organizzative hanno scoperto e continua a dirigere ancora come Taylor auspicava. Mi sarebbe piaciuto sentire il Presidente Squinzi auspicare un grande progetto di alfabetizzazione organizzativa e di ricerca sulle organizzazioni.

Ma le imprese non ci pensano? Se lo fanno in antri segreti e poi non mettono in pratica quanto hanno scoperto la risposta è: no! Guardate ai Progetti Strategici resi disponibili dalle società quotate. Lì dovreste trovare le visioni del futuro delle imprese. Bene, invece, spesso non trovate proprio nulla. E quando trovate qualcosa … il foglio Excel come linguaggio prevalente. Numeri per estrapolare il futuro dal passato. Mi sarebbe piaciuto sentire dire al Presidente Squinzi che serviva una nuova progettualità strategica ed era importante diffondere le conoscenze per realizzarla …

In sintesi, mi sarebbe piaciuto sentire il Presidente Squinzi parlar dei Segni del Tempo Futuro, invece di chiedere allo Stato di far sopravvivere i tempi passati.

Non ho sentito nulla di tutto questo. Purtroppo.