"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 18 novembre 2014

La grande Europa scopre la svalutazione competitiva

di
Francesco Zanotti


Un articolo di Moyra Longo sul Sole 24 Ore di oggi “Il toccasana dei mini euro” parla appunto dei vantaggi che sono derivati dallo svalutarsi dell’Euro rispetto al Dollaro.
Colgo l’occasione per una riflessione. Amara o, forse, profetica. Ma vi rendete conto che la prosopopea della grande Europa del XXI secolo ha finito, dopo pochi anni dall’inizio di questo nuovo secolo, con il copiare la strategia della svalutazione competitiva dell’Italietta della fine del secolo scorso? Tutto qui?
Noi abbiamo bisogno di riprogettare un intero sistema industriale, economico e finanziario e, invece di dotarci delle risorse cognitive per farlo, siamo in balia di una classe dirigente che cerca, ostinatamente, conservazione con le “strategie” che noi già 30 anni fa giudicavamo solo furbette?
“Ce lo chiede l’Europa”, è lo slogan  di tutti. A me sembra che l’Europa (la sua classe dirigete attuale) ci chieda solo banalità burocratiche e strategie fallimentari.
E la profezia? Semplice, l’Italia è la profezia del mondo. Guardate cosa accade qui e vedrete cosa accadrà nel breve altrove.

Ma ne riparleremo...

venerdì 2 maggio 2014

Ricordando Emilio Riva

di
Francesco Zanotti


Sul Sole 24 Ore in edicola il 1° maggio Antonio Gozzi (Presidente di Federacciai) commemora Emilio Riva da poco scomparso. Ne racconta i successi e l’amarezza profonda per come questi successi si sono trasformati in quella che Riva riteneva essere una vera e propria persecuzione.
Ovviamente il massimo rispetto sia per l’uomo che per l’imprenditore. Ma la sua storia (la gloria e la caduta) mi sembra un ologramma della storia del nostro sistema imprenditoriale.
E’ importante capire le ragioni che hanno causato la caduta per eliminarle e tornare a costruire sviluppo. Le ragioni attengono all'insufficienza delle risorse cognitive (degli imprenditori e, generalizzando, di tutta una classe dirigente), la soluzione consiste nel fornire nuove risorse cognitive agli imprenditori e a tutta la classe dirigente.

Mi spiego. Quando una impresa ha successo, significa che l’imprenditore è riuscito a sviluppare un Progetto di Futuro nel quale si sono riconosciuti (e, quindi, hanno accettato di partecipare a realizzarlo) un vasta coalizione di persone ed attori, interni ed esterni all'impresa. Per sviluppare questo progetto l’imprenditore ha usato tutte le risorse cognitive di cui disponeva “spontaneamente”. Un insieme di modelli per leggere e comprendere le persone, i mercati e la società.
Ora, il mondo non si ferma. Le persone, i mercati, la società cambiano. Meglio: evolvono. Purtroppo le risorse cognitive dell’imprenditore, no! E non è colpa sua. Non esistono sforzi né del Pubblico né del privato, per consentirgli di, continuamente, aumentare le armi cognitive di cui dispone per fare evolvere il suo progetto insieme alla società. Di più: per diventare il motore di sviluppo della società. Per far sì che il suo progetto sia costantemente un ologramma “etico ed estetico) della società futura.
Ed allora l’imprenditore non riesce neanche a vedere i cambiamenti delle persone, dei mercati delle società come occasione preziosissima di evoluzione del proprio Progetto di Futuro. Se ne accorge solo quando questi si manifestano come minacce al suo progetto originario di impresa. E la sua reazione è difensiva (qualche volta aggressiva), fino alla disperazione.
E’ un grave delitto perpetrato da tutti coloro che dovrebbero garantire all'imprenditore un continua possibilità di aggiornamento di “modelli di pensiero”. Soprattutto di quei “modelli di pensiero strategico” che sono le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.
Il delitto è perpetrato con una aggravante: si spinge l’imprenditore ad una visione “minimalista” della conoscenza. Non gli si dice che la conoscenza è una miniera di modelli di pensiero che sono la sua arma progettuale fondamentale per costruire il futuro. Gli si dice che la conoscenza nobile proprio perché è esterna all'impresa. Che deve sponsorizzare per farsi perdonare il fatto che guadagna.
Il Cavalier Riva non si è dotato (soprattutto per colpa di coloro che avrebbero dovuto aiutarlo a farlo) delle risorse cognitive adatte a fare evolvere il suo progetto industriale. E così, piano piano, esso è diventato estraneo sia alla natura che alla Società.


Amici, la via dello sviluppo è solo è soltanto la via della conoscenza. La via dello sviluppo delle imprese è nell'utilizzo, a fini progettuali, delle più avanzate conoscenze e metodologie di strategia d’impresa.

domenica 6 aprile 2014

Hober Mallow, strategia d’impresa e sviluppo

di
Francesco Zanotti


Isaac Asimov racconta che Hober Mallow … Ma leggiamo dalla Enciclopedia Galattica. “A volte si dimentica che Hober Mallow iniziò la sua carriera come semplice mercante. Nessuno dimentica che al termine della sua vita era il primo dei Principi Mercanti”.

Principe di Terminus, il Pianeta dove era nata quella Fondazione che avrebbe dovuto contrastare la caduta dell’Impero Galattico costruendo un’isola di conoscenza all'estremità della nostra galassia che stava precipitando nella barbarie.

Prima di prendere il potere Hober Mallow aveva viaggiato tra i quattro regni che confinavano con la Fondazione ed aveva scoperto che continuavano ad usare l’energia nucleare senza sapere come funzionasse un generatore nucleare. La Fondazione aveva concesso loro l’uso dell’energia nucleare, ma aveva ammantato i generatori con il mantello del Sacro: erano gestiti da sacerdoti che conoscevano un insieme di complicati riti per farli funzionare. Ma non sapevano nulla di energia atomica.
La loro convinzione era che non si rompessero mai. E se capitava qualche incidente il generatore veniva abbandonato … La Fondazione controllava l’energia nucleare per mezzo di una Religione …

Ma cosa c’entra questo con le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa?
C’entra perché siamo tutti tecnici che sanno solo celebrare alcuni riti che dovrebbero servire a far funzionare le centrali (le imprese). Cerchiamo di rifornirle di carburante nucleare (i soldi delle banche). E se si guastano (falliscono) allora abbandoniamo i generatori (i capannoni) alla tristezza delle periferie industriali. Ma non sappiamo come funzionano le imprese. E neanche come nascono. Sembra che serva qualcuno che viene dal di fuori (da qualche misteriosa Fondazione cognitiva) del consesso degli uomini normali (un uomo straordinario che chiamiamo imprenditore) che riesce a generare nuove imprese. E ci imbavagli con la Religione della Competitività. Che è un cercare di far funzionare senza capire.

Ma non siamo ancora alle conoscenze ed alle metodologie di strategia d’impresa ...
Ci arrivo subito: sono queste conoscenze e metodologie che costituiscono la nostra Fondazione. Che, per altro, non se ne sta su di un Terminus, ma è tra di noi. Anche su questo blog.
Allora, se vogliamo davvero costruire un nuovo sviluppo, è necessario che andiamo a bussare alle porte di quella Fondazione che si chiama conoscenza. Che, per altro, sono sempre spalancate.
E lasciamo che i Sacerdoti della competitività (l’attuale classe dirigente) strillino al sacrilegio per la nostra voglia di disvelare il Mistero della nascita e del funzionamento delle imprese.



martedì 24 dicembre 2013

Non una parola sulle risorse cognitive

di
Francesco Zanotti


Ancora un commento ad un articolo del Direttore del Sole 24 Ore che, anche questa volta non otterrà risposta. Sono pensieri “trasgressivi”. Che importa che contengono una proposta che potrebbe essere decisiva. Anche il solo contestarla vorrebbe dire ammettere che esiste …
Scrive il Direttore “Le luci in fondo al tunnel si intravvedono, ma si potranno ingrandire sulla base di due fattori.: il traino del resto del mondo, e qui l’America ci aiuta e l’Europa molto meno e la nostra capacità di farci trainare”.
Io credo che in questo modo di pensare stia la ragione profonda della crisi che stiamo vivendo: la classe dirigente che sta guidando i figli del Rinascimento afferma che noi possiamo solo farci trainare. Il massimo che ci è consentito è non opporre resistenza al traino.
Mi ribello: noi dobbiamo cambiare e cambieremo il mondo.
L’articolo stesso si contraddice: inizia elencando mille eccellenze dove trainiamo e non siamo al traino. Mille eccellenze dove facciamo scuola. Che sono il riverbero di un Rinascimento che non abbiamo dimenticato.
Purtroppo il giornale che sta promuovendo la cultura non si accorge che la vera risorsa che manca, perché esplodano ben altre e numerose eccellenze, è costituita proprio da una nuova cultura. Dalle nuove visioni del mondo che stanno emergono in tutte le scienze naturali ed umane; dal patrimonio di nuovi modelli e nuove metafore che da essa promanano; dalle nuove interpretazioni, progettualità, conversazioni e realizzazioni che il rendere disponibile nuove risorse cognitive (parlare di cultura mi sembra troppo generico) scatena. Scatenerebbe sia nei giovani che negli adulti che negli anziani.
Ecco la proposta trasgressiva: invece di “fornire” riforme istituzionali forniamo risorse cognitive. Così facendo emergerà una nuova economia ed una nuova società, nuove istituzioni comprese.

Perché non ascoltare la mia proposta? Dopo tutto sto solo riproponendo il “metodo” del Rinascimento che è nato perché si sono buttate nella società medioevale nuove risorse cognitive: la cultura classica, con l’aiuto della interpretazione ed integrazione dalla cultura araba.

martedì 24 settembre 2013

Cause cognitive della crisi: il pensare in termini di turbolenza ed imprevedibilità

di
Francesco Zanotti


Immaginate un mondo carico di infinite nuove potenzialità di futuro che attendono solo di essere concretizzate.
Immaginate una classe dirigente che non se ne occupi, perché troppo impegnata a contendersi i mercati esistenti (la competizione economica) e il potere sulla società esistente (la competizione politica).
Accade che queste potenzialità si concretizzano per conto loro, ma non sono capaci di coagularsi nel disegno di una nuova società. Allora diventano minacce che bussano, improvvise e sconosciute alla porta delle classi dirigenti.

La  imprevedibilità e la turbolenza sono figlie del disinteresse verso i nuovi mondi che ci stanno sbocciando sotto i piedi e che noi stupidamente calpestiamo. Non sono le cause inevitabili della crisi. Sono solo il risultato del non volere abbandonare il passato. O di cercare futuri che sanno solo di passato: la competitività, l’internazionalizzazione, le rete di banalità.

martedì 9 luglio 2013

Sbloccare … ma cosa?

di
Francesco Zanotti


Oggi tutti parlano di sbloccare … E vi sono certamente sblocchi utili: ad esempio dei pagamenti della PA alle imprese. Squinzi parla di uno status quo complessivo da sbloccare …
Ma nessuno parla della vera origine del blocco che stiamo vivendo: il blocco delle risorse cognitive. Stiamo usando risorse cognitive (modi di pensare, modelli, metafore) che impediscono un vero rinascimento imprenditoriale complessivo e, anche, ma non solo industriale.
Lo sblocco delle risorse cognitive in uso è il vero sblocco da fare.
Un esempio di nuova risorsa cognitiva che sarebbe decisiva. Se andate a leggere il  nostro Rapporto sui Rating di Business Plan delle società quotate alla Borsa Italiana e inserite negli indici FTSE MIB e STAR, vedete che essi sono poveri perché usano un modello di Business Plan povero. Date alle imprese un modello di Business Plan più ricco e vedrete rifiorire la capacità progettuale. Per permetter ad ogni attore umano (personale o organizzativo che sia) una progettualità più intensa è necessario fornirgli un linguaggio più intenso. Per migliore la progettualità imprenditoriale è necessario fornire un linguaggio strategico più intenso: un modello di Business Plan molto più ricco di quelli in uso ed una nuova metodologia per usarlo.
Questo ovviamente se una nuova progettualità imprenditoriale interessa a qualcuno.
Perché io credo che l’unica e vera cosa che interessa ad una classe dirigente sia quella di conservare (e non cambiare) le risorse cognitive in uso. Se esse cambiano, una classe dirigente si sente persa, delegittimata. Poi, se le risorse cognitive in uso portano a formulare progetti conservativi per le imprese, e quindi, a difendere lo status quo imprenditoriale, manco se ne accorgono.


sabato 8 giugno 2013

Giovani imprenditori che dicono le stesse cose dei vecchi …

di
Francesco Zanotti



Ho letto dell’intervento di Jacopo Morelli a Santa Margherita. Giovane brillante, ma che dice le stesse cose dei vecchi: tocca al Governo. Slogan altrettanto brillante “scateniamoci”, ma le cose su cui ci si deve scatenare sono sostanzialmente cercare di svegliare la politica.
Se leggete la sintesi che fa il Sole nel box “I Punti programmatici” trovate: Governo, fisco, legge elettorale.
Le stesse cose che ripete una classe dirigente oramai bolsa.
Oggi su Milano Finanza è uscito un articolo (pag. 24) Ma la strategia dov'è? a firma Stefania Peveraro su un nostro Rapporto dove sono presentati i Rating che abbiamo assegnato ai Business Plan delle Società degli indici FTSE e STAR della borsa italiana. Questi Rating sono la vera misura dello scatenarsi. E il risultato è uno scatenarsi … povero. Soprattutto sembra povero lo scatenarsi delle STAR. Poco più del 10% di esse rende disponibile un Business Plan.
Si tratta di cattiva volontà, di scarsa imprenditorialità? No! Io credo che la voglia di scatenarsi sia in tutti. Ma se non si cambiano gli occhiali ed i linguaggi con i quali si guarda e si parla del mondo, lo scatenarsi sarà solo un velleitario chiedere aiuto sempre più forte allo Stato. Minacciando anche il possibile accadere di una rivoluzione sociale.
Invece di paventare una rivoluziona sociale, attuiamo una rivoluzione della conoscenza.
Io sono certo che, se alle Società che hanno presentano Business Plan poveri o non ne hanno presentato alcuno, si fornissero conoscenze e metodologie avanzate di strategia d’impresa vi sarebbe uno scatenarsi progettuale. E non uno scatenarsi che finisce in un piagnisteo.


venerdì 24 maggio 2013

Giorgio Squinzi: un piagnisteo

di
Francesco Zanotti



Una platea che applaude, sindacalisti compresi. Un sistema dei media che fa da cassa di risonanza. Di cosa? Del piagnisteo collettivo di una classe dirigente che non riesce a liberarsi di schemi cognitivi poveri. E cerca la sua sopravvivenza urlando sempre più forte quello che gli schemi cognitivi in uso permettono loro di vedere e di dire. Ma del tutto incapaci di usare nuovi schemi cognitivi che permetterebbero di trasformare velocissimamente la crisi in sviluppo. Anzi, ogni proposta di nuovi schemi cognitivi è considerata la minaccia più subdola e da contrastare. Lesa maestà, cioè: lesa classe dirigente.

Mi spiego. Le proposte che Giorgio Squinzi ha fatto ieri all'Assemblea di Confindustria sono quasi tutte richieste al Governo, direttamente o indirettamente di soldi. Le richieste alle imprese sono quelle di fare ricerca ed aumentare la produttività. Ma sono richieste retoriche perché non si indica cosa e come fare, oltre che tornare sempre al Governo: dagli sgravi fiscali al resto. Ecco perché parlo di piagnisteo.
Si dimentica, insomma, che è l’impresa che deve produrre ricchezza da distribuire secondo norme definite dalla collettività. E non lo Stato che deve puntellare un’impresa che non produce più ricchezza.

Ma veniamo a qualche dettaglio. E i dettagli li propongo in positivo: cosa mi sarebbe piaciuto sentir dire.

Mi sarebbe piaciuto sentire dire non “Difendiamo questa industria”. Ma mi sarebbe piaciuto sentire una visione di quale tipo di industria (e conseguentemente di servizi) egli vuole costruire nel futuro. Perché è oramai acclarato che questo tipo di industria ha fatto il suo tempo. Tanto è vero che troppe (e torno al discorso di prima) riescono a stare in piedi solo con stampelle sempre più robuste fornite dallo Stato.

Ma è possibile un’altra industria?
Leggete ad esempio l’intervista a Chris Bangle su Affari & Finanza del 20 maggio. Cito solo una frase “… l’auto che si guida da sola non esiste, anche se io ci ho lavorato. Oggi abbiamo un’auto normale modificata per andare da sola. Un bel business sarebbe una macchina concepita solo per questo. Ma non è quello che stanno facendo”. E’ un primo spiraglio su di una nuova industria. Pensate, poi, alle stampanti 3D ed alla loro evoluzione possibile. Pensate alle possibilità di generazione locale di energia. Intravvedete subito una nuova modalità di produrre oggetti che manderà in soffitta la gran parte delle grandi fabbriche, delle grandi unità di generazione di energia, le tipologie di materie prime utilizzate, tutto un sistema logistico.

Passiamo alla ricerca scientifica. Non sa Squinzi che è oggi essenziale dire quale scienza si vuole perseguire dopo che la visione della Big Science è caduta in una assurda autoreferenzialità che la porta a costruire visioni del Tutto, scoprendo poi che il tutto di cui parlano questa visioni è solo il 4% della materia energia dell’Universo? Di quale scienza parla e quale ricerca propone?

Mi sarebbe piaciuto sentire non un accenno retorico alla “produttività”. Ma una proposta su come aumentarla effettivamente. Mi sarebbe piaciuto sentirlo dire che è impossibile innovare veramente il modo di lavorare quando l’attuale classe manageriale si rifiuta (letteralmente) anche solo di ascoltare quanto le nuove scienze organizzative hanno scoperto e continua a dirigere ancora come Taylor auspicava. Mi sarebbe piaciuto sentire il Presidente Squinzi auspicare un grande progetto di alfabetizzazione organizzativa e di ricerca sulle organizzazioni.

Ma le imprese non ci pensano? Se lo fanno in antri segreti e poi non mettono in pratica quanto hanno scoperto la risposta è: no! Guardate ai Progetti Strategici resi disponibili dalle società quotate. Lì dovreste trovare le visioni del futuro delle imprese. Bene, invece, spesso non trovate proprio nulla. E quando trovate qualcosa … il foglio Excel come linguaggio prevalente. Numeri per estrapolare il futuro dal passato. Mi sarebbe piaciuto sentire dire al Presidente Squinzi che serviva una nuova progettualità strategica ed era importante diffondere le conoscenze per realizzarla …

In sintesi, mi sarebbe piaciuto sentire il Presidente Squinzi parlar dei Segni del Tempo Futuro, invece di chiedere allo Stato di far sopravvivere i tempi passati.

Non ho sentito nulla di tutto questo. Purtroppo.


martedì 21 maggio 2013

Una BCE che batte moneta e fornisce conoscenza


di
Francesco Zanotti


Sappiamo cosa accadrà a questa proposta: quello che accade a tutte le innovazioni profonde.
Prima derise, poi combattute, poi realizzate.
Eccola la proposta: battere moneta e fornire conoscenza.
La crisi attuale è una crisi di perdita di senso della società industriale. In particolare del suo sistema economico. Non si tratta di diventare neo-liberali o neo-rivoluzionari. Si tratta di riconoscere, da un lato, che una società che ha svolto una grande funzione storica oramai ha fatto il suo tempo.
E’ dall'altro che in mille luoghi della società attuale stanno nascendo milioni di Segni che raccontano pezzi di storia di una diversa società futura.
Limitiamoci all'economico. Le imprese industriali dovranno fornire manufatti radicalmente diversi da quelli attuali costruiti con processi produttivi altrettanto diversi. Le imprese di servizi dovranno fare altrettanto.
Per costruire un nuovo sistema economico occorre fornire alle imprese nuovi schemi concettuali (nuove risorse di conoscenza) per uscire dagli schemi tipici della società industriale e progettare nuove imprese. E fornire loro nuove risorse finanziarie.
La proposta di fornire nuove risorse di conoscenza sembra “indolore”. Lo è meno se si pensa al fatto che tutta una classe dirigente dovrà imparare cose di cui oggi non conosce nemmeno l’esistenza. Ad esempio, le metodologie e le conoscenze di strategia d’impresa.
La proposta di fornire nuove risorse finanziarie ha bisogno di essere dettagliata per mostrare tutta la sua “rivoluzionarietà”. Intendo dire che per finanziare nuovi progetti non bisogna dirottare verso di essi risorse finanziarie esistenti. Occorre battere nuova moneta. Ripeto: ogni nuovo progetto va finanziato col battere nuova moneta.
Fornendo alle imprese nuova moneta e nuova conoscenza si avvia la costruzione di un nuovo sistema economico ed una nuova società.
La moneta la deve battere la BCE. E la nuova conoscenza? Immaginate una BCE che diventa non solo chi crea moneta, ma che crea continuamente nuova conoscenza … Se crediamo che la conoscenza è un valore, ecco che anche gli scrupoli contabili svaniscono …

martedì 13 novembre 2012

Caro Professore, le proposte esistono, ma sono “irricevibili” …


di
Francesco Zanotti
f.zanotti@cse-crescendo.com   francesco.zanotti@gmail.com 

Il Corriere della Sera di lunedì 12 novembre 2012 pubblica un articolo del Prof. Sartori che, pessimisticamente, sostiene che, con le proposte per costruire sviluppo attualmente sul tavolo, il problema della disoccupazione tenderà ad aggravarsi nei prossimi anni.
Sostiene, quindi, che servono nuove proposte e chiede idee migliori …

Professore, esiste una strada di sviluppo completamente nuova, immediatamente efficace e a investimenti bassissimi. Ma, come dice il titolo, essa è del tutto irricevibile dall'attuale classe dirigente.
Provo a dettagliarla brevemente, anche perché nei nostri blog abbiamo proposto questa nuova via allo sviluppo in mille modi e mille forme.

Stiamo vivendo dentro una vera e propria ecologia di crisi che si manifesta in ogni “dimensione” della società industriale ed è generata dalla sua perdita di senso.
Contemporaneamente, stanno emergendo, all'interno della stessa società industriale, quasi infiniti Segni di Mondi Futuri possibili e il desiderio di perseguirli. Solo per fare qualche esempio: il desiderio e la necessità di un’intera generazione di nuovi prodotti, di nuove modalità di produzione e di un nuovo patto con la Natura; nuovi materiali e nuove tecnologie; un nuovo sistema finanziario ed un nuovo senso del fare impresa; nuove città e nuovi modi di abitare, nuovi movimenti politici e  sociali.

Purtroppo, le nostre classi dirigenti non riescono a vedere i Segni dei Mondi Futuri possibili, leggono la crisi come “malfunzionamento” della società industriale e cercano, quindi, di “aggiustarla”. Nella dimensione finanziaria con nuove regole, nella dimensione economica con strategie di competitività e nella dimensione politico-sociale con le riforme. Ma il cercare di conservare il presente e rifiutare in blocco il desiderio di mondi futuri possibili non può che accelerare, moltiplicare in intensità ed invasività, una crisi da perdita si senso.

Che fare? La risposta riguarda gli “occhiali”.
L’intera nostra classe dirigente imprenditoriale, manageriale, finanziaria, politica e istituzionale condivide un’unica visione del mondo: una versione “povera” del riduzionismo della fisica classica. E’ questa visione del mondo (questi occhiali) che sta a fondamento della società industriale, porta a considerarla come l’unica possibile, impedisce di vedere i Segni dei potenziali Mondi Futuri e lascia come unica strategia pensabile e possibile la conservazione.

Per uscire dall'attuale opprimente ecologia di crisi, occorre, allora, dotare le classi dirigenti (ma anche noi tutti) di nuovi occhiali, di una nuova visione del mondo. Essa sta emergendo, seppur ancora in forme disperse, in tutte le scienze naturali ed umane. Forse l’archetipo di questa nuova visione del mondo è la fisica quantistica. Occorre, però, accelerare questo emergere spontaneo. In concreto: occorre raccogliere questi Segni di una nuova visione del mondo possibile, costruirne una sintesi, diffonderla e attivare, usandola come risorsa chiave, nuove progettualità sociali che sappiano far emergere una nuova società. L’Expo della Conoscenza è un Progetto per fare tutte queste cose. Esso è descritto nella bozza di un libro che è scaricabile qui.
Ma basta diffondere nuova conoscenza per costruire un nuovo sviluppo? La Storia dice di sì: il Rinascimento è “emerso” perché si è buttata nella società medioevale la cultura classica.
I frammenti della nuova visione del mondo emergente confermano.
Allora L’Expo della Conoscenza è la strategia attraverso la quale sarà possibile generare un nuovo Rinascimento per arrivare ad una nuova società.

Cercando di fare un esempio concreto: la strategia d’impresa. Usando due nuovi schemi cognitivi - la stessa fisica quantistica e la teoria dei sistemi autopoietici-, è possibile sviluppare una nuova metodologia di progettualità strategica che potrebbe essere usata da banche ed imprenditori anche senza approfondirne le radici teoriche. Essa potrebbe diventare la risorsa fondamentale per far emergere un radicalmente nuovo sistema economico …

Ho finito … Caro Professore, vede che si tratta di una proposta “folle”? La classe dirigente attuale non è neppure in grado di discuterla. Essa, però, sta emergendo dal basso in mille interstizi della società industriale. Dobbiamo fare in modo che questo emergere diventi sempre più veloce. Noi siamo impegnati sia a realizzare l’Expo della Conoscenza sia a diffondere le nuove conoscenze e metodologie di strategia d’impresa.


giovedì 13 settembre 2012

Ora sì che sto tranquillo …


di
Francesco Zanotti

Con un coraggio degno del più audace Cavaliere, la nostra classe dirigente ha stabilizzato l’Euro, anzi l’ha rafforzato. Domato lo spread (un po’ e per ora) …
Ora sì che posso stare tranquillo … scendo subito tra la mia gente nel capannone e comunico la buona nuova … E così o mi prendono per pazzo o organizzano seduta stante un “vaffa day” con me come bersaglio.
Chi sono io? Un piccolo imprenditore … non ha importanza che sia del nord o del sud.
Se dico alla mia gente che può stare tranquilla per le “novità” suddette mi prende veramente per pazzo.
Sanno benissimo che i nostri prodotti subiscono una concorrenza sempre più agguerrita. E, poiché subiamo una concorrenza di prezzo, se parlo loro del rafforzamento dell’Euro capiscono benissimo che è un’altra tegola in testa perché il nostro commerciale farà sempre più fatica a vendere. Forse non lo sanno, ma lo so io, che le banche non si faranno impressionare dal fondo “Salva stati”. E certamente non ci concederanno quel fido che ci hanno negato non più tardi di tre giorni fa. Non mi chiedono certo di investire perché sanno che tutte le mie proprietà sono in mano alle banche. Non ce lo siamo mai detti esplicitamente, ma siamo consapevoli che, se anche potessimo investire, non sapremmo neanche bene dove: sembra che sia proprio il “mestiere” che facciamo che non serve più. Ah … perché noi siamo gente che sa fare bene un certo mestiere. Che aveva clienti affezionati che ora sono in crisi anche loro. Sì lo so che esiste una élite industriale che addirittura sfavilla, ma noi non ne facciamo parte. Come non ne fanno parte tutti gli imprenditori che conosco.
Ma allora saliamo sui tetti, facciamo la rivoluzione … Eh no! Noi non siamo una grande azienda: se saliamo sul tetto del nostro capannone non gliene frega niente a nessuno. Finiremo solo per fare pena a noi ed agli altri …
Che fare? Amici che governate, noi abbiamo bisogno di individuare ed imparare un altro “mestiere”. Sapete aiutarci in questo? Non vi costerebbe quasi nulla e salvereste tutti noi. Siete in grado di farlo? No! Non siete neanche in grado di immaginare che sia la cosa da fare. Anzi mi chiedete di insistere in questo mestiere, di lavorare di più! Per produrre più cose che poi non venderò.
Ed allora finisce che mi metto anch’io ad organizzare un “vaffa day”. Ma non accusandovi di essere ladri o inquisiti. Accusandoci di inconsistenza culturale ed operativa.

lunedì 10 settembre 2012

Risorse cognitive povere


di
Francesco Zanotti


Traduco da “The New Univers and the Human future” di Nancy Ellen Abrams e Joel R. Primack, pag. 119.
“ … noi non abbiamo un convincente, condiviso contesto per i problemi che dobbiamo affrontare. Perseveriamo nel pensare localmente, attraverso le noiose metafore dei nostri vecchi sistemi politici ed economici … mentre gli effetti delle nostre azioni collettive si propagano in tutto il pianeta ed oltre, lontano nel futuro ben al di là della nostra attuale capacità di concettualizzare, comprendere e farci carico.”.

In questi giorni stiamo assistendo a puerili tentativi di disegnare scenari, davvero con schemi concettuali poverissimi. Ad esempio, con lo schema della competitività che porta ad affermazioni (si dice il peccato non il peccatore) del tipo: “la priorità assoluta è aumentare il prodotto, cioè le ore lavorate”. Altro che scenari planetari, siamo così accecati da schemi cognitivi banali che non pensiamo neanche alle obiezioni più semplici: ma se poi il prodotto non si vende o inquina irragionevolmente? E chi garantisce il circolante necessario a produrre oggetti che stanno in magazzino? E molte altre.

Ci aspettiamo che le nostre classi dirigenti rinsaviscano e si dotino di nuove risorse cognitive che esistono abbondanti e diffuse? Impossibile: sono obnubilati da una competizione (anche loro) che non lascia loro alcuno spazio per studiare.

lunedì 9 luglio 2012

Nessun dorma


di
Francesco Zanotti

... sui pregiudizi insensati! Accidenti sembra che i pregiudizi servano come strumento di autorealizzazione di una classe dirigente che ha paura di costruire nuovi giudizi.
A cosa mi riferisco? Al mito della nostra competitività calante.
Se leggete l’articolo pubblicato oggi su Corriere Economia su di uno studio della Fondazione Edison sull’Export di Germania e Italia capirete.
Vi riporto solo qualche opinione di Marco Fortis, Presidente della Fondazione Edison.
“… dire che le nostre imprese perdono di competitività con i tedeschi è completamente sbagliato”.
“le imprese che esportano la competitività ce l’hanno”
“la crescita (la non crescita) non c’entra niente con la competitività”. Infatti a generare la non crescita sono le imprese che lavorano per il mercato italiano. E non è colpa loro. Le imprese che operano nell’edilizia non possono crescere se lo Stato non investe. Le imprese che non vengono pagate dallo Stato non muoiono certo per colpa loro.

Ed allora .. nessun dorma … Sia nostra l’invocazione “Dilegua, o notte!... Tramontate, stelle!...
All'alba vincerò!” … Se sapremo buttare i pregiudizi e costruire nuovi giudizi.

martedì 19 gennaio 2010

Due parole sul Progetto NEXT

Il Progetto NEXT è un progetto di ricerca, senza soluzione di continuità.
Stiamo censendo, raccontando, sintetizzando tutte le nuove conoscenze cha appaiono in ogni dove, nelle scienze naturali e nelle scienze umane, e che permettono di comprendere meglio l’evoluzione dei sistemi umani (dalla persona, all’impresa, alle istituzioni).
Stiamo immaginando come potrebbe essere una Governance (un management strategico, una guida politica etc.) che riesca a governare queste dinamiche autonome di sviluppo senza farle spegnere in circuiti autoreferenziali di perdita di significato.
La manifestazione concreta di questo progetto di ricerca è l’organizzazione di un vero e proprio Expo della Conoscenza.

Il Progetto NEXT è un insieme di servizi (di analisi e progettazione strategica, a supporto del cambiamento organizzativo e personale, a supporto di una nuova responsabilità sociale del fare impresa) che hanno l’obiettivo di formare e guidare una nuova classe dirigente manageriale, sociale, politica, culturale e istituzionale a mettere in pratica questa nuova Governance del futuro.

Il Progetto NEXT è … un aggettivo che ricerca nomi al futuro. Crediamo che il Progetto NEXT (il nostro progetto di ricerca, il nostro sforzo di proposta di un nuovo sistema di servizi) non possa che essere un primo stimolo perché diverse persone, organizzazioni, movimenti possano partecipare a farlo crescere e lo possano declinare nella loro concreta realtà professionale, sociale, politica e culturale. Perché diverse persone, organizzazioni, movimenti diano al Progetto NEXT il nome del proprio futuro.