"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 10 giugno 2016

La "dannosa" ostinazione della finanza nel non voler guardare oltre (il suo naso)

di
Luciano Martinoli


Da ieri la BCE può acquistare anche Corporate Bond, cioè obbligazioni aziendali. Essi devono essere emessi in euro, da aziende con investment grade (sopra la tripla B emessa da un'agenzia di rating, cioè la BCE fa quello che giudicano gli altri... ma questo discorso merita di essere affrontato in altro momento) e con sede in zona euro. La manovra rientra nell'ampliamento delle attività di quantitative easing pensate per far affluire liquidità al mercato nella speranza che, nonostante tutto quello che si è già fatto in questa direzione, vi sia la "ripresa". 
Servirà?

venerdì 11 marzo 2016

Basta dare alle imprese soldi in abbondanza?

di
Francesco Zanotti

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Mario Draghi ha superato se stesso, riuscendo a vincere anche le resistenze tedesche. Ora le banche saranno pure pagate per dare soldi a famiglie e imprese. E chi se frega se i mercati finanziari mugugnano.
Allora vedremo uno sviluppo straordinario dell’economia? Risposta lapidaria, anche per un post: dipenderà dalla qualità dei progetti delle imprese. Se saranno alti e forti (piantiamola con la metafora miracolistica della innovazione) il flusso di denaro finanzierà la loro realizzazione. Se saranno di conservazione il flusso di denaro andrà a mantenere imprese obsolete.

Chi volesse approfondire questo tema non deve andare lontano: basta che lega il post dell’8 marzo.

martedì 16 febbraio 2016

Non basta dire: investimenti!

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per investimenti

Ieri Mario Draghi ha riproposto il binomio: meno tasse, più investimenti. Credo sia un binomio, così come è stato esposto, nefasto. E spiego il perché.
Cominciamo dagli investimenti. Non è che gli investimenti siano negativi di per sé. Lo diventano quando li assolutizza. Intendo dire: il richiamo agli investimenti è negativo se non ci si chiede quali investimenti. Non vanno bene tutti. Ad esempio, vi sono investimenti che non fanno che aumentare debiti e, in seguito, sofferenze. Sono gli investimenti in capacità produttiva in imprese i cui prodotti interessano sempre meno. Andrebbe bene un investimento in capacità produttiva per imprese come la Ferrari. Ma, guarda caso, li fa con il contagocce.
Non sono andati bene gli investimenti “delocalizzativi” per imprese che hanno cercato una pura riduzione dei costi.
In sintesi, vanno bene certo gli investimenti, ma se hanno un senso strategico che non può essere quello di seguire le mode, come fanno la maggior parte delle imprese. Anche quelle grandi come le banche con la loro insensata mania di diventare grandi.

Arriviamo alle tasse. Anche qui, non è negativo in assoluto abbassare le tasse. Lo è quando diventa un assecondare le imprese nel considerare sempre più e soltanto i costi. Li si spinge ancora di più a considerare solo e soltanto i costi. E a cercare tutte le scappatoie per continuare a produrre cose che non interessano più.
Io credo che occorra aumentare il gettito fiscale, ma abbassare le aliquote. Per ottenere questa magia occorre che le imprese “guadagnino” molto di più. Domanda: lo Stato incassa di più seviziando imprese che non riescono a pagare gli stipendi o agendo perché esistano moltissime imprese “Ferrari o Apple like” che producono molti utili?
Ma cosa dovrebbe fare lo Stato per fare emergere imprese “Ferrari o Apple like”? La nostra proposta è apparsa in mille forme in questo blog.


mercoledì 3 febbraio 2016

Interrogativi irrituali sugli NPL

di
Luciano Martinoli


Sul sole24ore del primo febbraio vi è un interessante articolo sugli NPL, bad bank e quant'altro sull'argomento che è balzato recentemente agli onori della cronaca in merito ai dissesti del mondo bancario.
L'autore è Fabrizio Galimberti che, con il suo stile didascalico, aiuta a comprendere con parole facili cosa siano le entità di cui si parla e le circostanze che le hanno generate.
Proprio questa chiarezza e semplictà di linguaggio consente di proporre un punto di vista radicalmente diverso che, sorprendentemente, non viene considerato da nessuno, nonostante la gravità della situazione suggerirebbe (imporrebbe?) di guardare al problema in modo diverso.

sabato 5 dicembre 2015

Ma serviranno a qualcosa gli "stimoli" della BCE?

Colonne d'Ercole

Oltre lo stretto di Gibilterra alla ricerca di "fondamentali"
dell'economia e della finanza migliori (o uguali?).

di
Luciano Martinoli



E' di oggi la notizia del prolungamento e allargamento delle misure di quantitative easing, orientate allo stimolo dell'economia reale, da parte della BCE. Al proseguire di tali misure, che neppure negli Usa che hanno iniziato tali pratiche ben prima di noi hanno totalmente raggiunto l'obiettivo, c'è da chiedersi se saranno realmente efficaci. In termini più generali la domanda che sorge legittima è: la BCE sta indirizzando il vero problema all'origine del mancato sviluppo o causa, inconsapevolmente, altro (ad esempio l'ipertrofia della finanza la quale ormai è fortemente disaccoppiata dall'economia reale, come il suo sviluppo, coincidente con la crisi di quest'ultima, sembra dimostrare)? 

giovedì 29 ottobre 2015

I consulenti per la strategia: il caso delle banche...grande è la confusione!

di
Luciano Martinoli


In un recente articolo apparso sulla rivista Forbes, gli autori, della società di consulenza Bain, sostengono una tesi che mostra tutta l'approssimazione e la confusione che regna nel mondo della consulenza strategica. La tesi, riassunta nel titolo, è la seguente: "Dopo anni di subbuglio è tempo per le Banche di re-imparare la Strategia d'Impresa".
Perchè e dove i signori di una delle leader della consulenza strategica fanno confusione?

venerdì 26 settembre 2014

Una "povera" idea di sviluppo (II ricerca sui Minibond)

di
Luciano Martinoli
luciano.martinoli@gmail.com
l.martinoli@cse-crescendo.com



Stiamo continuando a farci la stessa domanda: ma i Minibond sono strumenti di sopravvivenza o di sviluppo? 
Dalla nostra precedente ricerca la risposta che emerse fu chiara: sopravvivenza. Allora abbiamo indagato sui titoli ExtraMOT PRO quotati successivamente, dal 14 febbraio al 30 agosto, definendo in maniera più precisa cosa si dovrebbe intendere per “sviluppo”.
Le risorse finanziarie a debito fornite a una impresa genereranno sviluppo se permetteranno all'impresa stessa di aumentare, grazie alla realizzazione del Progetto Strategico che giustifica la richiesta di risorse finanziarie, e nei tempi previsti, la sua capacità di generare cassa in modo da:

  1. pagare il servizio del debito,
  2. restituire la somma presa in prestito,
  3. generare risorse libere come segnale di una sua acquisita indipendenza strategica.

venerdì 5 settembre 2014

Draghi e la voglia di costruire nuovi mondi

di
Francesco Zanotti


Draghi … sembra davvero … il drago della liquidità.
Beh, la mia è, forse, una battutaccia, ma è un fatto che Draghi sta dando davvero un contributo per rendere disponibile liquidità all'economia. Ma, come tutti sanno e dicono, è una condizione necessaria, ma non sufficiente.
Alessandro Plateroti sul Sole 24 Ore di oggi fa notare che, perché questa liquidità arrivi alle imprese, occorre che le stesse imprese la chiedano. Immagino sottintenda: la chiedano per investire e costruire sviluppo. Perché di imprese che la chiedono solo per spostare di qualche tempo l’evidenziarsi della loro inconsistenza imprenditoriale ce ne sarebbero ad abundantiam.
Ma cosa fa venire alle imprese la voglia di investire? La risposta che dà Plateroti va al cuore della crisi. Indica come non si vuole capire la vera origine della crisi e cosa occorra fare per trasformarla in sviluppo. Egli scrive “solo un miglioramento delle aspettative economiche  può rimettere in moto la domanda di credito”. Egli così scrive, ma si sbaglia profondamente.
Quello che fa venire la voglia di investire è la voglia di costruire nuovi mondi. Tutte le imprese che oggi o nel passato producono o hanno prodotto cassa sono partite da una specifica voglia di costruire nuovi mondi. Tutti i loro prodotti o servizi sono, o sono stati, ologrammi di una nuova società.
E’ la voglia di costruire nuovi mondi che migliora l’economia e non solo le aspettative economiche.
Ci sono, però, due problemi che ostacolano il formarsi e il concretizzarsi della voglia di costruire nuovi mondi.
Il primo vero problema è che la finanza non è in grado di valutare le potenzialità di sviluppo, la qualità dei nuovi mondi che le imprese dovrebbero progettare.
Il secondo vero problema è speculare: manca la capacità di una progettualità imprenditoriale capace di immaginare nuovi mondi.
Soluzione? Fornire alla istituzioni finanziarie ed alle imprese le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa che permettano di aumentare la intensità della progettualità imprenditoriale e la capacità di valutare questa progettualità.
Certo le azioni di Draghi sono solo necessarie, ma quello che le completa, che ne sviluppa le potenzialità sono solo nuove risorse cognitive: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa che permettano alle imprese di disegnare Business Plan alti e forti ed alle istituzioni finanziarie di valutare quanto davvero siano alti e forti.


venerdì 6 giugno 2014

Le banche finanzieranno?

di
Francesco Zanotti


Tutti applaudono alla Bce che ha deciso di fornire alle banche soldi per finanziare le imprese. Ma, giustamente, in un articolo sul Sole 24 Ore di oggi Cellino, Franceschi e Longo spiegano che questa è solo una misura necessaria. Perché essa possa funzionare occorre che vi sia la ripresa economica per far sì che i nuovi finanziamenti non si disperdano in ulteriori sofferenze.
D’accordo, ma la domanda è: chi costruisce la ripresa?
La nostra risposta è semplice, ma non ascoltata. Solo le imprese possono superare la crisi e costruire sviluppo. Lo possono fare attraverso progetti di futuro alti e forti che permettano loro di costruire nuovi prodotti ed erogare nuovi servizi che siano ologrammi di una nuova società. Niente di meno-
E come si fa a far si che le imprese possano dotarsi di questi progetti di futuro alti e forti? Occorre che si forniscano loro nuove risorse cognitive (in particolare le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa) per guardare diversamente il mondo e per saper poi progettare un nuovo mondo.
Se le banche non vogliono disperdere in sofferenze le risorse che otterranno, dovranno fornire loro queste risorse cognitive alle imprese. Nessun altro può farlo.
Prima, però, dovranno acquisirle perché oggi non ne dispongono.
Ma come? Non ne dispongono già? No, non ne dispongono già! Sto sostenendo che le banche non dispongono delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa che sono gli strumenti fondamentali non solo per progettare il futuro, ma anche per valutare progetti di futuro.
Ed è questa la causa fondamentale che ha permesso l’aumento delle sofferenze. Ed ha lasciato le imprese senza supporto progettuale.

venerdì 8 novembre 2013

Non ci sarà mai una crescita uniforme

di
Francesco Zanotti


Donato Masciandaro sul Sole di oggi in prima pagina parla dell’abbassamento dei tassi operato dalla BCE. Egli sostiene che la BCE continuerà ad adottare politiche espansive fino a che non vi sarà evidenza di una robusta ed uniforme crescita economica.
Bene, una crescita uniforme non ci sarà mai. Vi sarà una crescita a macchia di leopardo. Molte imprese non potranno sopravvivere (molte di più di quelle che sono già scomparse). Altre si trasformeranno radicalmente. Ne nasceranno di nuove. La discriminante sarà un Progetto Strategico alto e forte. Avrà ”fortuna” chi se ne doterà. Non sopravvivrà chi non se ne doterà. La “somma” delle imprese che sopravvivranno formerà un sistema industriale ed economico radicalmente nuovo.
Il problema di fondo è che oggi domina ancora la cultura della stabilità che sta perdendo sempre più di senso. Vi sono solo processi di evoluzione continua che diventano sempre più veloci e intensi. Governare l’economia non significa cercare di generare stabilità, ma governare processi autonomi di evoluzione.


giovedì 25 luglio 2013

Manifesto degli economisti sgomenti. Ovvero: la conoscenza non conta nulla

di
Francesco Zanotti

E’ uscito in Francia nel 2010. E’ stato firmato da più di settecento economisti.
Sostengono che:
non è vero che i mercati finanziari sono efficienti
 non è vero che i mercati finanziari favoriscono la crescita economica
non è vero che valutano correttamente la solvibilità degli Stati
non è vero che l’aumento del debito pubblico è frutto di una spesa eccessiva
non è vero che è necessario tagliare la spesa pubblica per ridurre il debito
non è vero che il debito pubblico scarica il peso dei nostri eccessi sui nostri nipoti
non è vero che bisogna rassicurare i mercati finanziari per finanziare il debito pubblico
non è vero che l’Unione Europea difende il modello sociale europeo  
non è vero che l’euro è uno scudo contro la crisi
non è vero che la crisi greca ha portato a un più forte governo dell’economia europea

Naturalmente, oltre alle critiche, il manifesto contiene anche proposte.
Ora non è detto che occorra prendere per oro colato quello che dicono. Ma certamente è scandaloso che di queste tesi neanche se ne parli. Da Draghi a Letta, a Saccomanni, a tutti coloro che appoggiano l’attuale Governo fondano, tranquillamente, anzi con enfasi ed afflati etici, la loro azione sul considerare vere le cose che questi settecento “sgomenti” sostengono essere false.

Come si fa a non chiedersi: cui prodest?

martedì 21 maggio 2013

Una BCE che batte moneta e fornisce conoscenza


di
Francesco Zanotti


Sappiamo cosa accadrà a questa proposta: quello che accade a tutte le innovazioni profonde.
Prima derise, poi combattute, poi realizzate.
Eccola la proposta: battere moneta e fornire conoscenza.
La crisi attuale è una crisi di perdita di senso della società industriale. In particolare del suo sistema economico. Non si tratta di diventare neo-liberali o neo-rivoluzionari. Si tratta di riconoscere, da un lato, che una società che ha svolto una grande funzione storica oramai ha fatto il suo tempo.
E’ dall'altro che in mille luoghi della società attuale stanno nascendo milioni di Segni che raccontano pezzi di storia di una diversa società futura.
Limitiamoci all'economico. Le imprese industriali dovranno fornire manufatti radicalmente diversi da quelli attuali costruiti con processi produttivi altrettanto diversi. Le imprese di servizi dovranno fare altrettanto.
Per costruire un nuovo sistema economico occorre fornire alle imprese nuovi schemi concettuali (nuove risorse di conoscenza) per uscire dagli schemi tipici della società industriale e progettare nuove imprese. E fornire loro nuove risorse finanziarie.
La proposta di fornire nuove risorse di conoscenza sembra “indolore”. Lo è meno se si pensa al fatto che tutta una classe dirigente dovrà imparare cose di cui oggi non conosce nemmeno l’esistenza. Ad esempio, le metodologie e le conoscenze di strategia d’impresa.
La proposta di fornire nuove risorse finanziarie ha bisogno di essere dettagliata per mostrare tutta la sua “rivoluzionarietà”. Intendo dire che per finanziare nuovi progetti non bisogna dirottare verso di essi risorse finanziarie esistenti. Occorre battere nuova moneta. Ripeto: ogni nuovo progetto va finanziato col battere nuova moneta.
Fornendo alle imprese nuova moneta e nuova conoscenza si avvia la costruzione di un nuovo sistema economico ed una nuova società.
La moneta la deve battere la BCE. E la nuova conoscenza? Immaginate una BCE che diventa non solo chi crea moneta, ma che crea continuamente nuova conoscenza … Se crediamo che la conoscenza è un valore, ecco che anche gli scrupoli contabili svaniscono …