"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 22 agosto 2014

Sfide non percepite, per non parlare di auto

di
Francesco Zanotti



Leggo sul Sole24Ore di oggi un articolo di Carlo Bastasin che, almeno, ci prova.
Parla dei problemi delle banche centrali, ma poi ammette: sullo sfondo ci sono problemi che sovrastano la politica monetaria. E, secondo Bastasin sono: l’invecchiamento della popolazione, i dubbi sulla portata delle future innovazioni tecnologiche, la minore capacità di inclusione delle economie aperte.
Ci prova, ma spara basso. Spara conservatore.
L’invecchiamento della popolazione potrebbe essere non un problema, ma una grande ricchezza se solo si capisse che le persone più anziane non hanno solo esperienza (che potrebbe essere un limite), ma anche una capacità cognitiva che ai giovani fisiologicamente manca: la capacità di elaborare immagini e progetti complessivi. E, in un mondo sempre più complesso, si tratta di una capacità decisiva.
Le future innovazioni tecnologiche. Dipende da quali sono le innovazioni tecnologiche a cui si riferisce. Se sono le solite e noiose “tecnologie digitali”, allora il dubbio è legittimissimo. Ma il vero progresso sarà costituito dalle tecnologie che deriveranno da quella nuova scienza che sta emergendo e che è profondamente non digitale. E’ topologica, quantistica.
La capacità di inclusione. Io credo che occorra attivare capacità di inclusione reciproca (di esistenzialità, di culture, di etiche), in modo da creare non solo una nuova economia, ma anche una nuova società.
E’ ovvio che se si rimane nella visione di Bastasin, la soluzione è nella crescita economica (la crescita di questa economia) e le “politiche sociali” per aumentare una capacità di inclusione che sa molto di voglia di clonazione del nostro modello economico e sociale.

Ma il nostro modello economico e sociale ha perso di significato esistenziale e di funzionalità. Non lo possiamo rivitalizzare.
Un solo esempio: i prodotti proposti dalle nostre industrie interessano sempre meno. Un esempio nell’esempio: l’auto. Si dice che il mercato dell’auto cresce negli USA. Certo: si concedono mutui per comprare auto, quasi a tutti. E poi si cartolarizza. L’auto non è un bene appetibile, ma una occasione per fare finanza drogata.


venerdì 8 novembre 2013

Non ci sarà mai una crescita uniforme

di
Francesco Zanotti


Donato Masciandaro sul Sole di oggi in prima pagina parla dell’abbassamento dei tassi operato dalla BCE. Egli sostiene che la BCE continuerà ad adottare politiche espansive fino a che non vi sarà evidenza di una robusta ed uniforme crescita economica.
Bene, una crescita uniforme non ci sarà mai. Vi sarà una crescita a macchia di leopardo. Molte imprese non potranno sopravvivere (molte di più di quelle che sono già scomparse). Altre si trasformeranno radicalmente. Ne nasceranno di nuove. La discriminante sarà un Progetto Strategico alto e forte. Avrà ”fortuna” chi se ne doterà. Non sopravvivrà chi non se ne doterà. La “somma” delle imprese che sopravvivranno formerà un sistema industriale ed economico radicalmente nuovo.
Il problema di fondo è che oggi domina ancora la cultura della stabilità che sta perdendo sempre più di senso. Vi sono solo processi di evoluzione continua che diventano sempre più veloci e intensi. Governare l’economia non significa cercare di generare stabilità, ma governare processi autonomi di evoluzione.


giovedì 25 luglio 2013

Manifesto degli economisti sgomenti. Ovvero: la conoscenza non conta nulla

di
Francesco Zanotti

E’ uscito in Francia nel 2010. E’ stato firmato da più di settecento economisti.
Sostengono che:
non è vero che i mercati finanziari sono efficienti
 non è vero che i mercati finanziari favoriscono la crescita economica
non è vero che valutano correttamente la solvibilità degli Stati
non è vero che l’aumento del debito pubblico è frutto di una spesa eccessiva
non è vero che è necessario tagliare la spesa pubblica per ridurre il debito
non è vero che il debito pubblico scarica il peso dei nostri eccessi sui nostri nipoti
non è vero che bisogna rassicurare i mercati finanziari per finanziare il debito pubblico
non è vero che l’Unione Europea difende il modello sociale europeo  
non è vero che l’euro è uno scudo contro la crisi
non è vero che la crisi greca ha portato a un più forte governo dell’economia europea

Naturalmente, oltre alle critiche, il manifesto contiene anche proposte.
Ora non è detto che occorra prendere per oro colato quello che dicono. Ma certamente è scandaloso che di queste tesi neanche se ne parli. Da Draghi a Letta, a Saccomanni, a tutti coloro che appoggiano l’attuale Governo fondano, tranquillamente, anzi con enfasi ed afflati etici, la loro azione sul considerare vere le cose che questi settecento “sgomenti” sostengono essere false.

Come si fa a non chiedersi: cui prodest?