"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 5 agosto 2016

"Delistiamo" tutte delle banche...

...perchè non sono aziende ma istituzioni
di
Luciano Martinoli


Il "Delisting" è la rimozione di un titolo dal mercato azionario: esso non verrà più trattato in borsa. Perchè questa proposta così radicale? Le motivazioni le fornisce, con un asciutta e precisa sintesi dei fatti degli ultimi mesi, l'articolo di Moyra Longo sul sole24ore di oggi .
La rassegna degli eventi che hanno motivato i comportamenti degli investitori, è sconcertante.

venerdì 22 agosto 2014

Sfide non percepite, per non parlare di auto

di
Francesco Zanotti



Leggo sul Sole24Ore di oggi un articolo di Carlo Bastasin che, almeno, ci prova.
Parla dei problemi delle banche centrali, ma poi ammette: sullo sfondo ci sono problemi che sovrastano la politica monetaria. E, secondo Bastasin sono: l’invecchiamento della popolazione, i dubbi sulla portata delle future innovazioni tecnologiche, la minore capacità di inclusione delle economie aperte.
Ci prova, ma spara basso. Spara conservatore.
L’invecchiamento della popolazione potrebbe essere non un problema, ma una grande ricchezza se solo si capisse che le persone più anziane non hanno solo esperienza (che potrebbe essere un limite), ma anche una capacità cognitiva che ai giovani fisiologicamente manca: la capacità di elaborare immagini e progetti complessivi. E, in un mondo sempre più complesso, si tratta di una capacità decisiva.
Le future innovazioni tecnologiche. Dipende da quali sono le innovazioni tecnologiche a cui si riferisce. Se sono le solite e noiose “tecnologie digitali”, allora il dubbio è legittimissimo. Ma il vero progresso sarà costituito dalle tecnologie che deriveranno da quella nuova scienza che sta emergendo e che è profondamente non digitale. E’ topologica, quantistica.
La capacità di inclusione. Io credo che occorra attivare capacità di inclusione reciproca (di esistenzialità, di culture, di etiche), in modo da creare non solo una nuova economia, ma anche una nuova società.
E’ ovvio che se si rimane nella visione di Bastasin, la soluzione è nella crescita economica (la crescita di questa economia) e le “politiche sociali” per aumentare una capacità di inclusione che sa molto di voglia di clonazione del nostro modello economico e sociale.

Ma il nostro modello economico e sociale ha perso di significato esistenziale e di funzionalità. Non lo possiamo rivitalizzare.
Un solo esempio: i prodotti proposti dalle nostre industrie interessano sempre meno. Un esempio nell’esempio: l’auto. Si dice che il mercato dell’auto cresce negli USA. Certo: si concedono mutui per comprare auto, quasi a tutti. E poi si cartolarizza. L’auto non è un bene appetibile, ma una occasione per fare finanza drogata.


venerdì 4 luglio 2014

Liquidità si o no? Lettera aperta a Morya Longo … e al Sistema bancario

di
Francesco Zanotti


Caro Dottore,
ho letto con attenzione il suo articolo di oggi sul Sole 24 Ore nel quale propone una analisi stringente (e anche brillante, se mi consente) del dilemma a cui si trovano di fronte le Banche Centrali: “sadomonetarismo” (le strette creditizie) o “metadonismo” (generare liquidità a iosa).
Ed è, aggiungo io, un dilemma che somiglia molto a quello, più antico, dell’asino di Buridano: tutt'e due le alternative hanno le loro buone ragioni. E si rimane lì incerti su quale adottare. Rischiando (le imprese) di drogarsi o morire di fame.
Io credo che quando ci si trova di fronte a due poli opposti, ma entrambi attrattivi, è inutile cercare di scegliere. Occorre guardare da un’altra parte, come suggeriva Einstein.
In questo caso occorre guardare al “sottostante” della finanza: l’economia reale.
L’espansione della base monetaria ha senso solo se serve a finanziare lo sviluppo dell’economia.
Ma come si genera lo sviluppo dell’economia?
La nostra opinione, certo eterodossa, è che tocca alle banche. Non certo fornendo soldi (anche), ma conoscenza. Mi spiego.
Le imprese possono superare la crisi solo attraverso progetti di futuro alti e forti che permettano loro di costruire nuovi prodotti ed erogare nuovi servizi che siano ologrammi di una nuova società. Niente di meno.
E come si fa a far sì che le imprese possano dotarsi di questi progetti di futuro alti e forti? Occorre che si forniscano loro nuove risorse cognitive (in particolare le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa) per guardare diversamente il mondo e per saper, poi, progettare un nuovo mondo.
Se le banche non vogliono disperdere in sofferenze le risorse che hanno investito o investiranno, dovranno fornire loro queste risorse cognitive alle imprese. Nessun altro può farlo.
Per altro, anche le banche hanno bisogno di ridisegnare il loro “mestiere”. Rimanendo ancorate solo e soltanto ai servizi finanziari, non riusciranno a sviluppare un nuovo sistema bancario. Aggiungendo ai servizi finanziari, servizi di conoscenza ci riusciranno.
Le banche parlano tanto di “responsabilità sociale”. Ma, poi, finiscono per fare “charity” o mecenatismo. Io credo che la loro vera responsabilità sociale sia quella di trovare il modo di aiutare le imprese a costruire sviluppo.
Nel passato bastava fornire soldi. Oggi è necessario che forniscano anche conoscenza.
Mi piacerebbe molto poter pubblicare sul nostro Blog una sua risposta. Manderemo, poi, questo post ai protagonisti del sistema bancario per raccogliere anche le loro reazioni.
Così ne nascerà un piccolo librettino da mandare ai Responsabili delle Banche Centrali per aiutarle ad uscire dalla scomoda situazione del tipo “asino di Buridano” in cui come lei ha così ben descritto, si trovano.
Grazie ed un cordiale saluto

Francesco Zanotti