"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 16 dicembre 2016

La politica non può sviluppare l'economia

di
Luciano Martinoli


Si moltiplicano sulla stampa, e non da oggi, le speculazioni e gli auspici che un politico, stavolta è il turno del neo presidente USA Trump, possa con nuove norme indirizzare il corso dell'economia. Ma è una pia illusione, sia dal punto di vista teorico che dalle passate evidenze storiche. Purtroppo lo ignorano in molti, primi fra tutti la finanzia e i media.



Oggi sul sole24ore un'analisi di Walter Riolfi, dal titolo auto-esplicativo "Il mercato guarda a Trump", afferma che i mercati, accecati in questa fase dalle suggestioni offerte dalla presunta rivoluzione economica promessa da Donald Trump, guardano molto più alla politica economica che a quella monetaria.
Ieri Morya Longo, dallo stesso giornale  registrava che i tanti investitori che stanno spostando i capitali dall’esausta Europa all’altra sponda dell’Atlantico,... sembrano infatti crederci davvero: gli Stati Uniti, grazie alla turbopolitica fiscale di Donald Trump, possono tornare a trainare la crescita economica globale.
Potrei andare avanti con altre citazioni giornalistiche, e non, dallo stesso tono. Purtroppo si tratta di un abbaglio che continuano a prendere sia i mercati che i media, che si autoalimentano a vicenda in questo malinteso, che è sconfessato teoricamente e dalla storia.
Vediamo perchè.

venerdì 30 settembre 2016

Stiracchiando di qua si scopre di là … il più grande contropiede della storia

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per contropiede

Morya Longo sul Sole 24 ORE di oggi: ma sapete cosa potrebbe capitare se davvero aumentasse l’inflazione? Come scrive il dott. Longo: il più grande contropiede della storia. Da 100.000 miliardi di dollari.

La sua analisi è semplice: se le banche centrali raggiungessero il loro obiettivo di far arrivare al 2% (annuo, ovviamente) l’inflazione … Un momento, ma perché si pensa che sia importante farla arrivare al 2%? Io non ho una risposta. E mi sembra che non ce ne siano. Se, però, qualcuno pensa di averla, mi piacerebbe conoscerla, magari formalizzata in un qualche modello e non in chiacchiere ... Ma torniamo al tema.
Se l’inflazione arrivasse al 2%, magari a causa dell’aumento del prezzo del greggio che tutti auspicano (… meno quelli che consumano energia, cioè quasi tutti …), il dott. Longo sostiene che si avrebbe una pesante ricaduta sul mercato di titoli di stato e bond che verrebbero venduti per far “scender i prezzi e salire i rendimenti a livelli più coerenti con un’inflazione più alta”. E questo genererebbe (vi risparmio i dettagli tecnici) ingenti perdite per banche, fondi pensione e risparmiatori. “Il più grande contropiede che la storia ricordi” scrive il dott. Longo riferendosi al fatto che il mercato di titoli di stato e bond veleggia intorno ai 100.000 Miliardi i dollari.

Al di là della gravità del problema, si tratta di una ulteriore dimostrazione che con questa mania del voler ricostruire un fantomatico equilibrio ci si accorge che il problema è che stiamo cercando di stiracchiare una coperta troppo corta. Coprendo di qua scopriamo di là … alla fin generando squarci che hanno il peso di 100.000 miliardi …
Uomini di buona volta, con il coraggio della responsabilità: dobbiamo avere il coraggio di riprogettare una nuova coperta economica, sociale, culturale. Solo dopo istituzionale.
E prima di tutto dobbiamo avere il coraggio di dirlo a noi stessi che dobbiamo avere il coraggio della progettualità.



venerdì 10 giugno 2016

La "dannosa" ostinazione della finanza nel non voler guardare oltre (il suo naso)

di
Luciano Martinoli


Da ieri la BCE può acquistare anche Corporate Bond, cioè obbligazioni aziendali. Essi devono essere emessi in euro, da aziende con investment grade (sopra la tripla B emessa da un'agenzia di rating, cioè la BCE fa quello che giudicano gli altri... ma questo discorso merita di essere affrontato in altro momento) e con sede in zona euro. La manovra rientra nell'ampliamento delle attività di quantitative easing pensate per far affluire liquidità al mercato nella speranza che, nonostante tutto quello che si è già fatto in questa direzione, vi sia la "ripresa". 
Servirà?

venerdì 15 aprile 2016

Il coniglio, la lepre, l'elefante e... le Banche in Borsa

di
Luciano Martinoli


Luigi Einaudi diceva che gli investitori hanno un cuore di coniglio, gambe di lepre e memoria di elefante. La metafora è molto potente per esprimere alcune loro caratteristiche, anche se in modo un po' esagerato. Che c'entrano però conigli ed elefanti con le banche?

Si è appena concluso il 7° forum banca-impresa, magistralmente condotto da Alessandro Plateroti e Moyra Longo del sole24ore, con una abbondanza di validissimi spunti e riflessioni su questo antico (e irresolubile?) tema.
Ritengo che il cuore del problema sia stato toccato da un'affermazione, durante una delle interviste mattutine, del Dott. Nicastro, presidente della nuova Banca Marche, Etruria, Carife e CariChieti :

 "Nell'ambito bancario se raccogli risparmio e lo investi in asset management sui mercati mondiali vieni premiato, se invece lo dai alle famiglie e alle imprese italiane vieni penalizzato."

Considerazione giustissima che si riferisce, però, ad un comportamento degli investitori abbastanza recente. 
Cosa è cambiato rispetto a prima?

sabato 2 aprile 2016

L'era delle pietre non è finita per mancanza di pietre

di
Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com



Ahmed Zaki Yamani, ministro del petrolio saudita dal 1962 al 1986, fece questa affermazione durante un’ intervista nel 2000 all’agenzia di stampa Reuters. Si riferiva al fatto che l’età del petrolio non necessariamente finirà per mancanza di petrolio ma, come è accaduto per altre "risorse", per altri motivi. L'età della pietra non certo per mancanza di essa, l'era dei cavalli non è finita per mancanza di cavalli, quella della telefonia "per strada" non è terminata per mancanza di cabine pubbliche, ecc.

Sul sole24ore di oggi Morya Longo pone un interrogativo estremamente intrigante: perchè i listini europei vanno di pari passo con le quotazioni del greggio? Condivido a pieno tutte le motivazioni addotte ma mi sento di aggiungerne un'altra, più sistemica, basandomi su esse: la paura della fine dell'età della pietra (petrolio).

martedì 12 maggio 2015

Il Presidente Consob e la quarta bolgia dantesca

di
Luciano Martinoli

...ché da le reni era tornato ’l volto, 
e in dietro venir li convenia, 
perché ’l veder dinanzi era lor tolto...

Nel XX canto della Divina Commedia, Dante incontra maghi ed indovini costretti a muoversi, in un pianto ininterrotto, lentamente in cerchio con il corpo deformato: la testa girata all'indietro perchè era loro vietato guardare avanti.
Leggendo l'articolo di oggi su ilsole24ore sull'intervento del Dott. Vegas a proposito della finanza delle PMI si ha una identica impressione: tutti costretti, per chissà quale colpa, a guardare all'indietro in quanto impossibilitati a guardare avanti. E lagnarsi in cerchio.

giovedì 26 marzo 2015

Risparmio, Economia reale, Borsa

di
Luciano Martinoli


Mi sono messo nei panni di un rappresentante di un investitore, fondo pensione, assicurazione, family officer o, più semplicemente, di un ricco signore, che vuole investire in borsa.
Ieri si è chiusa la STAR Conference in Borsa a Milano, la manifestazione nella quale le aziende delll'indice STAR, appunto, si presentano alla comunità finanziaria. Nella veste di investitore mi sono iscritto e presentato agli incontri di due aziende. Non hanno importanza i loro nomi ma quello che hanno detto sì. 
Si potrebbe obiettare  che il campione è troppo piccolo, che non è significativo per sostenere che ciò che sto per dire sia vero per tutte le altre. Per rispondere all'obiezione rimando alla nostra prossima ricerca sul IV Rating Business Plan aziende FTSE MIB e STAR, che verrà presentata a Milano il prossimo 10 giugno, e, per chi fosse impaziente, invito alla lettura del rapporto dell'anno scorso scaricabile qui.
Ma cosa è stato detto di così importante?

domenica 3 agosto 2014

Allarme sui bond …

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore vi è una paginata intera, con l’articolo principale di Morya Longo, che paventa il fatto che il mercato secondario dei bond diventi illiquido.
Secondo me il rischio maggiore è, mi si lasci dire così, nel mercato primario. Intendo dire che la maggior preoccupazione dovrebbe essere il fatto che le imprese che emettono bond non sappiano rimborsarli alla scadenza. Il fatto di concentrare l’attenzione sul mercato secondario impedisce di ragionare sulla capacità di restituzione del debito degli emettitori. Senza dirlo, forse anche senza pensarlo, si è tranquilli che la restituzione di una emissione possa essere finanziata con un’altra.
Ora se la capacità di generare cassa delle imprese cala, questa dimenticata attenzione ai fondamentali (il fatto che le imprese con i soldi prestati finanzieranno azioni che permetteranno loro di aumentare la loro capacità di generare cassa) porterà ad una bolla sostanziale. Le imprese dovranno aumentare sempre di più un indebitamento che potrà essere scambiato quanto si vuole, ma, prima o poi, accadrà che qualcuna di questa imprese rivelerà palesemente la sua incapacità di onorare il debito. Ed allora il castello del secondario crollerà come il classico castello di carte.

Ora, la capacità futura di generare cassa delle imprese la si legge nei loro Business Plan. E’ possibile farsene una idea molto precisa valutando la qualità del loro Business Plan …
Se guardate ai Business Plan delle più importanti Società emettitrici di bond, vi verrà la tremarella. Ma non perché i loro bond non vengono scambiati. Ma perché le loro stesse previsioni sulla loro capacità di aumentare la generazione di cassa sono preoccupanti.

Dobbiamo assolutamente superare l’autoreferenzialità dei mercati finanziari. Dobbiamo ridurre il ruolo delle analisi tecniche e tornare ad occuparci di analisi fondamentale. Ovviamente con strumenti molto diversi dal passato, come ad esempio, il Ratingdei Business Plan.


venerdì 4 luglio 2014

Liquidità si o no? Lettera aperta a Morya Longo … e al Sistema bancario

di
Francesco Zanotti


Caro Dottore,
ho letto con attenzione il suo articolo di oggi sul Sole 24 Ore nel quale propone una analisi stringente (e anche brillante, se mi consente) del dilemma a cui si trovano di fronte le Banche Centrali: “sadomonetarismo” (le strette creditizie) o “metadonismo” (generare liquidità a iosa).
Ed è, aggiungo io, un dilemma che somiglia molto a quello, più antico, dell’asino di Buridano: tutt'e due le alternative hanno le loro buone ragioni. E si rimane lì incerti su quale adottare. Rischiando (le imprese) di drogarsi o morire di fame.
Io credo che quando ci si trova di fronte a due poli opposti, ma entrambi attrattivi, è inutile cercare di scegliere. Occorre guardare da un’altra parte, come suggeriva Einstein.
In questo caso occorre guardare al “sottostante” della finanza: l’economia reale.
L’espansione della base monetaria ha senso solo se serve a finanziare lo sviluppo dell’economia.
Ma come si genera lo sviluppo dell’economia?
La nostra opinione, certo eterodossa, è che tocca alle banche. Non certo fornendo soldi (anche), ma conoscenza. Mi spiego.
Le imprese possono superare la crisi solo attraverso progetti di futuro alti e forti che permettano loro di costruire nuovi prodotti ed erogare nuovi servizi che siano ologrammi di una nuova società. Niente di meno.
E come si fa a far sì che le imprese possano dotarsi di questi progetti di futuro alti e forti? Occorre che si forniscano loro nuove risorse cognitive (in particolare le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa) per guardare diversamente il mondo e per saper, poi, progettare un nuovo mondo.
Se le banche non vogliono disperdere in sofferenze le risorse che hanno investito o investiranno, dovranno fornire loro queste risorse cognitive alle imprese. Nessun altro può farlo.
Per altro, anche le banche hanno bisogno di ridisegnare il loro “mestiere”. Rimanendo ancorate solo e soltanto ai servizi finanziari, non riusciranno a sviluppare un nuovo sistema bancario. Aggiungendo ai servizi finanziari, servizi di conoscenza ci riusciranno.
Le banche parlano tanto di “responsabilità sociale”. Ma, poi, finiscono per fare “charity” o mecenatismo. Io credo che la loro vera responsabilità sociale sia quella di trovare il modo di aiutare le imprese a costruire sviluppo.
Nel passato bastava fornire soldi. Oggi è necessario che forniscano anche conoscenza.
Mi piacerebbe molto poter pubblicare sul nostro Blog una sua risposta. Manderemo, poi, questo post ai protagonisti del sistema bancario per raccogliere anche le loro reazioni.
Così ne nascerà un piccolo librettino da mandare ai Responsabili delle Banche Centrali per aiutarle ad uscire dalla scomoda situazione del tipo “asino di Buridano” in cui come lei ha così ben descritto, si trovano.
Grazie ed un cordiale saluto

Francesco Zanotti 

martedì 7 gennaio 2014

Una tesi sulle banche: una sfida di sviluppo "locale"

di
Francesco Zanotti


Morya Longo, in un articolo sul Sole 24 Ore di oggi, propone un’analisi chiara ed incisiva sullo stato di salute del sistema bancario.
Partendo da questa analisi, svilupperò la mia tesi.

Cito i temi/frasi più rilevanti.
A causa dei massicci acquisti di titoli di stato (180 miliardi dal novembre 2011), i bilanci delle banche dipendono dalle fluttuazioni del mercato finanziario. Cosicché: “ … utili, perdite e performances borsistiche sono oramai qualcosa di indipendente dall'attività delle banche o dalla capacità dei loro manager”.

Vi sono però altri problemi per le banche: “I crediti deteriorati hanno raggiunto i 300 miliardi di Euro”. “Alcune banche non hanno ancora svalutato completamente i crediti deteriorati”.

Aggiungo una ulteriore osservazione, prima delle tesi.

Non si manifesterà un toccasana come la ripresa che permetterà a tutto il sistema imprenditoriale di crescere. Lo sviluppo delle imprese sarà affare individuale. Se sapranno sviluppare progetti di cambiamento strategico alti e forti si svilupperanno. Soprattutto, produrranno più cassa. Altrimenti no!
Poiché una grande parte delle imprese italiane non è in grado, da sola, di sviluppare progetti di cambiamento strategico e il loro posizionamento strategico (Il posizionamento strategico è quello che determina la capacità di produrre cassa) è molto debole e sta peggiorando, la previsione non può che essere un ulteriore aumento di crediti deteriorati. Ben al di là dei crediti deteriorati dichiarati e di quelli conosciuti, ma non ancora non dichiarati.

Quale proposta in questa condizione? Le banche devono accettare la sfida dello sviluppo “locale”.
Ogni dipendenza deve diventare il luogo dove le imprese trovano, prima di tutto, risorse cognitive (conoscenze e metodologie di strategia d’impresa) che permettano loro di sviluppare progetti di cambiamento strategico alto e forte. Il luogo dove trovano la capacità di valutare Progetti Strategici.
Oggi le banche non dispongono delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa necessarie. Allora è necessario e propedeutico allo sviluppo delle imprese che le banche si dotino di queste conoscenze e metodologie.

Alla fine, insomma, la sfida dello sviluppo è, sostanzialmente, una sfida cognitiva. Questa sfida la devono vincere, prima di tutto, le banche. Poi, potranno vincerla le imprese. E così, riuscire a costruire sviluppo. I manager delle banche dimostreranno la loro “competenza” guidando le banche a vincere la loro sfida cognitiva.

domenica 17 novembre 2013

Minibond: una sfida progettuale, valutativa e, quindi, cognitiva.

di
Francesco Zanotti


Stamattina sul Sole24Ore, a firma Morya Longo, ho trovato un pregevole articolo sulla futura sfida dei minibond. Ma devo dire che in quel ragionamento manca un “pezzo”. Decisivo.
Il problema oggi è, forse, anche il credit crunch, ma alla origine ve ne è un altro ancora più profondo. E se non si risolve quello, potremo fornire tutto il credito che vogliamo, in tutte le forme che vogliamo, ma lo bruceremo sull'altare della conservazione.
Il problema è quello che abbiamo descritto nel post di qualche giorno fa nella lettera Aperta al Direttore generale della Banca d’Italia
In quel post si propone un nuovo scenario di rapporto tra le imprese e coloro che, a qualunque titolo forniscono loro risorse finanziarie: una sfida progettuale. La sfida è sulla qualità del progetto di sviluppo strategico che le imprese chiedono di finanziare. Un progetto che occorre aiutare le imprese a sviluppare e che i fornitori di risorse finanziarie devono imparare a valutare. Per far questo occorre buttare sul tavolo un insieme di nuove “risorse cognitive” che sono costituite dalle conoscenze e metodologie di valutazione strategica.

La nuova normativa sui minibond diverrà strumento di sviluppo reale solo se le imprese e le banche, insieme, riusciranno a vincere questa sfida progettuale, valutativa e cognitiva.