"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 30 gennaio 2017

Crediti deteriorati: colpa del destino?

di
Francesco Zanotti

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La situazione alla fine potrebbe essere ridicola se non fosse tragica …

Ma da dove vengono i crediti deteriorati? La risposta delle banche è chiara, anche se nessuno ha il coraggio di dirla ad alta voce.  La loro riposta/convinzione è: noi abbiamo prestato ad imprese sane. Poi è venuta la crisi che ha colpito le imprese sane …

Sciocchezze. Il vero problema è che le banche sanno riconoscere solo le imprese che sono state sane nel passato. Ed a quelle prestano. Il problema è che in un mondo in cambiamento occorre prestare a quelle che vogliono essere sane nel futuro. Cioè a quelle che hanno progetti di futuro alti e forti perché il futuro non accade, ma lo si costruisce. Purtroppo le banche non sanno valutare i progetti di futuro. Non sanno neanche come devono essere fatti. E, quello che è peggio, non  vogliono imparare a valutarli. Auguri a tutti noi per i prossimi aumenti di capitale, visto che saranno fatti coi nostri (di cittadini o risparmiatori) soldi.

martedì 29 dicembre 2015

E se invece di cedere i crediti in sofferenza si rilanciassero le imprese?

di
Francesco Zanotti

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Oggi il Sole 24 Ore riporta la notizia che MPS ha sottoscritto un contratto di vendita pro soluto di crediti deteriorati per un valore di circa un miliardo.
Il giornalista (non abbiamo ovviamente modo di verificarlo) sostiene che sono debiti di impresa “vecchi” che saranno venduti per molto meno dell’otto percento del loro valore nominale. Con tutte le conseguenze che il cedere a questo prezzo comporta.
Si sarebbe potuto fare diversamente. Si sarebbero potute fornire, da parte della banca e per tempo, alle imprese conoscenze e metodologie di strategia perché le imprese stesse aumentassero la qualità della loro progettualità strategica. Si sarebbe potuto valutare la qualità della progettualità strategica usando metodologie di rating dei Business Plan che oggi sono disponibili.
La sfida è non generare NPL. Anche oggi sarebbe possibile riavviare processi di progettazione strategica nelle imprese in crisi per farle uscire dalla crisi.
Si preferisce vendere a questo prezzo. Che significa buttare a mare tutto quello che le imprese debitrici ancora possono mettere in gioco. Con pesanti conseguenze non solo nel patrimonio della banca, ma nel futuro dell’economia.


martedì 7 gennaio 2014

Una tesi sulle banche: una sfida di sviluppo "locale"

di
Francesco Zanotti


Morya Longo, in un articolo sul Sole 24 Ore di oggi, propone un’analisi chiara ed incisiva sullo stato di salute del sistema bancario.
Partendo da questa analisi, svilupperò la mia tesi.

Cito i temi/frasi più rilevanti.
A causa dei massicci acquisti di titoli di stato (180 miliardi dal novembre 2011), i bilanci delle banche dipendono dalle fluttuazioni del mercato finanziario. Cosicché: “ … utili, perdite e performances borsistiche sono oramai qualcosa di indipendente dall'attività delle banche o dalla capacità dei loro manager”.

Vi sono però altri problemi per le banche: “I crediti deteriorati hanno raggiunto i 300 miliardi di Euro”. “Alcune banche non hanno ancora svalutato completamente i crediti deteriorati”.

Aggiungo una ulteriore osservazione, prima delle tesi.

Non si manifesterà un toccasana come la ripresa che permetterà a tutto il sistema imprenditoriale di crescere. Lo sviluppo delle imprese sarà affare individuale. Se sapranno sviluppare progetti di cambiamento strategico alti e forti si svilupperanno. Soprattutto, produrranno più cassa. Altrimenti no!
Poiché una grande parte delle imprese italiane non è in grado, da sola, di sviluppare progetti di cambiamento strategico e il loro posizionamento strategico (Il posizionamento strategico è quello che determina la capacità di produrre cassa) è molto debole e sta peggiorando, la previsione non può che essere un ulteriore aumento di crediti deteriorati. Ben al di là dei crediti deteriorati dichiarati e di quelli conosciuti, ma non ancora non dichiarati.

Quale proposta in questa condizione? Le banche devono accettare la sfida dello sviluppo “locale”.
Ogni dipendenza deve diventare il luogo dove le imprese trovano, prima di tutto, risorse cognitive (conoscenze e metodologie di strategia d’impresa) che permettano loro di sviluppare progetti di cambiamento strategico alto e forte. Il luogo dove trovano la capacità di valutare Progetti Strategici.
Oggi le banche non dispongono delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa necessarie. Allora è necessario e propedeutico allo sviluppo delle imprese che le banche si dotino di queste conoscenze e metodologie.

Alla fine, insomma, la sfida dello sviluppo è, sostanzialmente, una sfida cognitiva. Questa sfida la devono vincere, prima di tutto, le banche. Poi, potranno vincerla le imprese. E così, riuscire a costruire sviluppo. I manager delle banche dimostreranno la loro “competenza” guidando le banche a vincere la loro sfida cognitiva.