"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 10 luglio 2017

L'impossibile cambiamento senza fare i conti... con l'oste

di
Luciano Martinoli


Il dibattito pubblico sull’economia e sulle imprese è inficiato da miopia e contraddizioni che ne falsano il contenuto e ne rendono inefficaci le conclusioni. Ad esempio si prescinde sempre dalla capacità e volontà dei singoli soggetti: le imprese.

Mi avventuro in una breve e semplice analisi di alcune affermazioni contenute in un recente articolo apparso sul sole24ore a proposito di “elite” e di trasformazioni di “sistema”. Il tema che desidero analizzare parte dalla constatazione riguardante la polarizzazione 20-80, con il 20% delle imprese che produce l’80% della ricchezza e dell’export e non riesce ad “assumere la leadership della nostra economia”. Che significa? Che questo 20% di aziende dovrebbero acquisire le altre? Che dovrebbero salire in cattedra e “insegnare” alle altre come fare bene? 

mercoledì 23 dicembre 2015

Le banche e i crediti agli amici

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per l'albero degli amici

I prestiti compiacenti agli amici, agli amici degli amici e a tutti i furbetti di tutti i quartrierini, sono facilmente evitabili. E gli “strumenti” che una banca può utilizzare (se veramente non vuole concedere prestiti “relazionali”) per ottenere questo risultato sono semplici.

Innanzitutto, chieda a chi vuole un prestito un Business Plan e impari a valutarlo usando le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.
Se l’entità del prestito è statisticamente rilevante rispetto ai prestiti “normali”, chieda un Business Plan con Rating del Business Plan assegnato da un soggetto dotato di metodologie apposite.
Se l’entità del prestito è di tale entità da minacciare la solidità della banca nel caso in cui non venisse restituito, chieda che venga personalmente a presentare il suo Business Plan il richiedente in contraddittorio con chi assegna il Rating al Business Plan.

Il Business Plan “costringe” tutti i richiedenti a rendere ragione (per primi a loro stessi) di cosa se ne faranno dei soldi: grazie a quale cambiamento strategico dell’impresa riusciranno a restituirli? Detto più precisamente: grazie a quale cambiamento strategico riusciranno a generare tanta cassa da restituire il debito e ad accumulare risorse per sostenere un cambiamento strategico continuo?

Il Rating del Business Plan serve, innanzitutto, a fornire alle parti (Banca e al richiedente il prestito) una valutazione sulla qualità del Business Plan e sulla sua probabilità di realizzazione. E una valutazione di questo tipo interessa a tutt’e due le parti.
Infatti, un Rating di un Business Plan è anche una proposta. Indica suggerimenti su come migliorare il Business Plan. Sia la banca che il richiedente un prestito hanno interesse a che il  Business Plan, cioè le cose che si intendono fare per restituire i soldi, siano realmente efficaci.

La presentazione personale da parte del richiedente il prestito con il contraddittorio portato avanti da chi ha assegnato il Rating al Business Plan, ha innanzitutto il ruolo di garantirsi che quel Business Pan non sia stato fatto “ad usum Delphini”.
E, poi, è una verifica “intensa” della qualità imprenditoriale del richiedente il prestito.
Tutti gli amici, gli amici degli amici e i furbetti di tutti i quartrierini difficilmente hanno un Business Plan. Se ce l’avessero sarebbe immediatamente visibile la sua inconsistenza. Se accattassero di presentarlo, farebbero una figura penosa come la loro richiesta di prestito.


martedì 7 gennaio 2014

Una tesi sulle banche: una sfida di sviluppo "locale"

di
Francesco Zanotti


Morya Longo, in un articolo sul Sole 24 Ore di oggi, propone un’analisi chiara ed incisiva sullo stato di salute del sistema bancario.
Partendo da questa analisi, svilupperò la mia tesi.

Cito i temi/frasi più rilevanti.
A causa dei massicci acquisti di titoli di stato (180 miliardi dal novembre 2011), i bilanci delle banche dipendono dalle fluttuazioni del mercato finanziario. Cosicché: “ … utili, perdite e performances borsistiche sono oramai qualcosa di indipendente dall'attività delle banche o dalla capacità dei loro manager”.

Vi sono però altri problemi per le banche: “I crediti deteriorati hanno raggiunto i 300 miliardi di Euro”. “Alcune banche non hanno ancora svalutato completamente i crediti deteriorati”.

Aggiungo una ulteriore osservazione, prima delle tesi.

Non si manifesterà un toccasana come la ripresa che permetterà a tutto il sistema imprenditoriale di crescere. Lo sviluppo delle imprese sarà affare individuale. Se sapranno sviluppare progetti di cambiamento strategico alti e forti si svilupperanno. Soprattutto, produrranno più cassa. Altrimenti no!
Poiché una grande parte delle imprese italiane non è in grado, da sola, di sviluppare progetti di cambiamento strategico e il loro posizionamento strategico (Il posizionamento strategico è quello che determina la capacità di produrre cassa) è molto debole e sta peggiorando, la previsione non può che essere un ulteriore aumento di crediti deteriorati. Ben al di là dei crediti deteriorati dichiarati e di quelli conosciuti, ma non ancora non dichiarati.

Quale proposta in questa condizione? Le banche devono accettare la sfida dello sviluppo “locale”.
Ogni dipendenza deve diventare il luogo dove le imprese trovano, prima di tutto, risorse cognitive (conoscenze e metodologie di strategia d’impresa) che permettano loro di sviluppare progetti di cambiamento strategico alto e forte. Il luogo dove trovano la capacità di valutare Progetti Strategici.
Oggi le banche non dispongono delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa necessarie. Allora è necessario e propedeutico allo sviluppo delle imprese che le banche si dotino di queste conoscenze e metodologie.

Alla fine, insomma, la sfida dello sviluppo è, sostanzialmente, una sfida cognitiva. Questa sfida la devono vincere, prima di tutto, le banche. Poi, potranno vincerla le imprese. E così, riuscire a costruire sviluppo. I manager delle banche dimostreranno la loro “competenza” guidando le banche a vincere la loro sfida cognitiva.