"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 10 giugno 2016

La "dannosa" ostinazione della finanza nel non voler guardare oltre (il suo naso)

di
Luciano Martinoli


Da ieri la BCE può acquistare anche Corporate Bond, cioè obbligazioni aziendali. Essi devono essere emessi in euro, da aziende con investment grade (sopra la tripla B emessa da un'agenzia di rating, cioè la BCE fa quello che giudicano gli altri... ma questo discorso merita di essere affrontato in altro momento) e con sede in zona euro. La manovra rientra nell'ampliamento delle attività di quantitative easing pensate per far affluire liquidità al mercato nella speranza che, nonostante tutto quello che si è già fatto in questa direzione, vi sia la "ripresa". 
Servirà?

mercoledì 1 giugno 2016

Ma come, Sig. Governatore …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Governatore Visco,

… davvero pensa che il futuro del sistema bancario possa essere generato dalla riduzione dell’occupazione? Così titolano Corriere della Sera e Sole 24 Ore riferendo della sua Relazione finale.
Forse lo pensano anche i leader sindacali, visto che le loro dichiarazione, riprese dal Sole 24 Ore sono di plauso al Governatore?
Sig. Governatore, nessun settore economico ha mai aumentato la sua capacità di servizio riducendo l’occupazione.
Dobbiamo farlo, ce lo impongono le contingenze macroeconomiche! Ma non è vero! Noi abbiamo disegnato uno scenario di sviluppo del sistema bancario che permetterà non solo di aumentare in modo rilevante l’occupazione, ma di avere un ruolo diretto nello sviluppo delle imprese. Non solo fornendo finanza, ma fornendo conoscenze e metodologie di progettualità imprenditoriale.
Nel nostro scenario cerchiamo di capire nel profondo la strumentalità un po’ fuorviante del digitale e la scarsa scientificità dello sperare di fare efficienza aggregando.
Il nostro scenario evita accuratamente di fondare qualche speranza nell’aiuto pubblico che, forse, quasi tutti ritengono indispensabile.

Sarà possibile parlarne?

martedì 9 febbraio 2016

Lettera aperta a Ignazio Visco Giovedì 11 a Modena: e se fosse possibile un futuro radicalmente diverso per il sistema bancario?

di
Francesco Zanotti


Signor Governatore, 
accetterebbe di discutere intorno ad una visione radicalmente nuova del sistema bancario e del suo futuro?
Giovedì 11 febbraio all’Università di Modena presenteremo un libro (Per Comprendere Luhmann, edito da IPOC) che è fatto di due “pezzi”. Il primo è costituito dalla traduzione (fatta da Luciano e Lorenzo Martinoli) di un libro “divulgativo” del pensiero del grande sociologo tedesco Niklas Luhmann. Si tratta di “Radical Luhmann” del prof. Hans-George Moeller. La seconda parte è una mia appendice che racconta come il pensiero di Luhmann permetta di vedere in modo molto diverso la situazione attuale. E, poi, cosa è possibile aggiungere per trovare una nuova via di sviluppo.
Cosa c’entra il futuro del sistema bancario?
C’entra perché il pensiero di Luhmann e le nostre riflessioni ci portano ad individuare problemi e soluzioni radicalmente diversi da quelli che oggi vengono individuati e da quelle che vengono oggi proposte.
Il problema: le strategie delle banche sono sostanzialmente manageriali e non imprenditoriali. Sono orientate a far funzionare meglio il presente e non a progettare il futuro. Lo dimostra il modo in cui viene affrontato il problema delle sofferenze. Si sostiene che siano nate per colpa della crisi. Che il loro peso potrà essere eliminato potremo solo con aiuti esterni. Non si formeranno nel futuro solo se la crisi sarà risolta.
Noi proponiamo una tesi alternativa, proprio usando il pensiero di Luhmann e le nostre ulteriori riflessioni. Le sofferenze nascono dalla perdita di significato dei prodotti e servizi delle imprese. Interessano sempre meno. Si uscirà dalla crisi solo se le imprese attiveranno una nuova stagione di progettualità imprenditoriale. Per riuscirci devono usare conoscenze e metodologie di strategia d’impresa. Le banche devono, prima di tutto acquisire loro per prime queste conoscenze e metodologie e poi fornirle alle imprese. Le potranno usare anche per valorizzare il sottostante dei crediti deteriorati: le risorse materiali e immateriali delle imprese in crisi.
Che ne direbbe di discutere di questa tesi?



domenica 2 giugno 2013

Tra sessantatre anni …

di
Francesco Zanotti

La CGIL ha presentato uno studio che dovrebbe far pensare tutti in mille direzioni.
E’ uno studio del tipo “wath if”. E’ una simulazione, non una previsione.
Lascio perdere i dettagli che possono anche essere criticati. Lascio perdere la dimensione “apologetica” un po’ povera perché serve a “vendere” il Piano lavoro della CGIL.
Ma mi tengo quello che secondo me è il messaggio fondamentale: se vengono attuate le cose che oggi si ritengono importanti, se si ottengono i risultati che si pensa si possano ottenere … La conclusione è che ci metteremo 63 anni ad uscire dalla crisi.
Due dettagli.
 “Se si intercettasse quella ripresa prevista per il 2014 ci vorrebbero 13 anni per tornare al PIL del 2007 e ben 63 anni per recuperare l’occupazione persa in questi anni …”.
Bene, allora non si può non concludere una cosa: il problema non è di riuscire a fare le cose che oggi non si riescono a fare. Il problema è che le cose che si vogliono fare non servono a niente.
Occorre guardare da un’altra parte … Propongo al lettore di andare a dare una occhiata ai miei commenti alle “Considerazioni finali” del Governatore Visco. http://balbettantipoietici.blogspot.it/

Sostengo che le parole del Governatore siano una sintesi (anche abbastanza superficiale) delle cose che si ritengono importanti oggi.  Provo ad indicare una via diversa (anche da quella proposta dalla CGIL): Mente e Natura.

venerdì 13 luglio 2012

Un nuovo ruolo sociale per le banche


di
Cesare Sacerdoti

All’Assemblea dell’ABI dell'11 Luglio, il Governatore della Banca d’Italia Visco ha sottolineato che “le banche sono chiamate a decisioni difficili: non far mancare finanza alle imprese solide, evitare di prolungare il sostegno a quelle senza prospettive” e il Presidente dell’ABI, ha ricordato che  “Lo scorso 28 febbraio è stata firmata dall’ABI e dalle altre rappresentanze di impresa  una nuova intesa al fine di “assicurare la disponibilità di adeguate risorse finanziarie per le imprese che pur registrando tensioni presentano comunque prospettive economiche positive”.

Ora, al di là delle implicazioni politiche, sociali ed economiche che tali affermazioni comportano, ci chiediamo con quali criteri e con quali metodologie le banche riconoscano le “imprese solide”  e quelle “con prospettive economiche positive”.

Sono “solide” solamente le aziende già sufficientemente sviluppate e con track record positivo? Siamo certi che quelle che hanno fatto bene nel passato saranno in grado di fare bene (banalmente, di generare cassa) nel futuro?

E le nuove iniziative, le nuove idee imprenditoriali, come potranno mai svilupparsi e diventare “solide”?

E, ci chiediamo, “quelle senza prospettive” vanno abbandonate a se stesse e, quindi, fatte morire o, peggio, le si incentiva a ricorrere a forme di finanziamento illecite?

Le banche allora si assumono un ruolo politico e sociale molto delicato: quali strumenti hanno per adempiere a tale ruolo?

Ci si risponderà che le banche analizzano i business plan delle aziende, hanno sistemi di rating conformi a Basilea 2 e hanno accesso a vaste banche dati settoriali con cui confrontare lo stato di salute di ogni singola azienda, ecc. Ma sono tutti strumenti che analizzano il passato delle imprese e che suppongono una continuità nel futuro, una continuità che a sua volta presuppone una stabilità dei contesti mondiali. Una stabilità che viene assicurata dalla capacità di porre rimedi a eventuali malfunzionamenti anche sistemici (il ricorso alle riforme). Ma l’attuale crisi ci ricorda che il mondo, i sistemi umani sono sistemi complessi per i quali non valgono le regole meccanistiche lineari.

Un recente articolo de Il Mondo (6 Luglio 2012) poneva in evidenza come la maggior parte dei piani strategici delle principali aziende italiane quotate in borsa siano scarsamente progettuali e che non prevedono una governance condivisa del business plan.  Ne deriva che i piani strategici attuali non possono fornire serie indicazioni sul futuro delle società.

Se le banche si dotassero di strumenti più adeguati (noi proponiamo un sistema di rating dei business plan), non solo potrebbero riconoscere con maggior affidabilità le aziende che hanno “prospettive economiche positive” (siano esse aziende già consolidate o di nuova costituzione), ma potrebbero aiutare le altre aziende a meglio progettare il loro futuro: assumerebbero cioè un ruolo sociale positivo e propositivo.
Si nota da più parti come l’export italiano sia in crescita anche in questo difficile contesto economico; e questo perché molte aziende italiane sanno progettare futuri positivi, sanno creare sistemi di prodotto-mercato innovativi: allora il problema di base non è “fare le riforme”, ma aumentare il numero di società capaci di creare mondi nuovi, capaci di affrontare i mercati con idee innovative. Ecco il nuovo ruolo sociale per le banche: fornire conoscenze per creare un movimento di nuova imprenditorialità. Un’imprenditorialità più sofisticata di quella del boom economico degli anni 60: “un’imprenditorialità aumentata”.

lunedì 23 aprile 2012

Inconsapevolezza ... ?


di
Francesco Zanotti

Leggo stamattina sul Corriere affermazioni del Ministro Grilli e del Governatore Visco che non possono che lasciare perplessi … forse qualcosa in più.
Ripeto il titolo di un post di qualche giorno fa: ci fanno o ci sono? Credo proprio che ci siano. Che questi nostri governanti siano affetti da … inconsapevolezza grave.
Il Ministro Grilli sostiene che la fase acuta della crisi è finita e che nel terzo trimestre ci sarà la ripresa. Ma la ripresa di cosa? Se guardiamo al settore industriale, certamente vi saranno tante aziende che avranno successo, ma vi saranno moltissime che non arriveranno a questo fantomatico e salvifico terzo trimestre.  Complessivamente non ci potrà essere uno sviluppo del sistema industriale. Ha Grilli in mente lo sviluppo di altre attività economiche? Quali?