"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 27 settembre 2016

Se fossi un sindacalista bancario …


di
Francesco Zanotti

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Sfiderei il management bancario sulla progettualità …

Se fossi un sindacalista bancario accetterei di non partecipare alla progettazione strategica e di occuparmi solo dei “costi” difendendo l’occupazione.
Partendo da questo punto di vista, andrei dai top manager delle banche dicendo qualcosa del genere.
“Visto che la responsabilità imprenditoriale (non ragionieristica) di progettare il futuro è vostra prerogativa, allora noi vi chiediamo di fare un Piano industriale che preveda l’aumento non solo della quantità, ma anche della qualità dell’occupazione. I top manager obietterebbero che non è assolutamente possibile. Ed allora replicherei: visto che voi top manager vi dichiarate incapaci di fare un Piano che abbia come obiettivo l’aumento della quantità e qualità dell’occupazione, ci proviamo noi a farlo.”


mercoledì 1 giugno 2016

Ma come, Sig. Governatore …

di
Francesco Zanotti

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… davvero pensa che il futuro del sistema bancario possa essere generato dalla riduzione dell’occupazione? Così titolano Corriere della Sera e Sole 24 Ore riferendo della sua Relazione finale.
Forse lo pensano anche i leader sindacali, visto che le loro dichiarazione, riprese dal Sole 24 Ore sono di plauso al Governatore?
Sig. Governatore, nessun settore economico ha mai aumentato la sua capacità di servizio riducendo l’occupazione.
Dobbiamo farlo, ce lo impongono le contingenze macroeconomiche! Ma non è vero! Noi abbiamo disegnato uno scenario di sviluppo del sistema bancario che permetterà non solo di aumentare in modo rilevante l’occupazione, ma di avere un ruolo diretto nello sviluppo delle imprese. Non solo fornendo finanza, ma fornendo conoscenze e metodologie di progettualità imprenditoriale.
Nel nostro scenario cerchiamo di capire nel profondo la strumentalità un po’ fuorviante del digitale e la scarsa scientificità dello sperare di fare efficienza aggregando.
Il nostro scenario evita accuratamente di fondare qualche speranza nell’aiuto pubblico che, forse, quasi tutti ritengono indispensabile.

Sarà possibile parlarne?

domenica 20 dicembre 2015

Dipingere le case di giallo per la competitività … e altre assurdità

di
Francesco Zanotti

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Il Consiglio Europeo prossimo venturo ha all’ordine del giorno “Crescita, occupazione e competitività” riferisce il Prof. Alberto Quadrio Curzio sul Sole24Ore di oggi.
Bene cominciamo dalla competitività. Io sostengo che per aumentare la competitività occorre dipingere tutte le case della nostra penisola di giallo canarino!
Assurdo dirà il lettore. Beh forse paradossale, ma scientificamente significativo come ogni altra possibile strategia.
Infatti, innanzitutto, non si sa cosa sia competitività. Provi il lettore a scriverne una definizione. Farà fatica a farlo. Poi la faccia leggere al primo amico che incontra: scoprirà che non gli va bene.
Se non si sa cosa sia competitività non si può sapere cosa fare per acquisirla. Magari davvero basta dipingere le case degli italiani di giallo canarino.
Da ultimo, non si sa bene neanche che vantaggi produca questa competitività. Anzi se si guardano ai settori economici dove si vuole raggiungere competitività, si scopre che il perseguirla non porta a un aumento dell’occupazione, ma a una sua diminuzione. Si vedano i Piani strategici delle banche. Di tutte le banche.
Riassumendo: si propone di raggiungere una “cosa” (la competitività) che non si sa bene cosa sia. Ma si è certi che se la si raggiunge produce solo effetti negativi sull’occupazione. A meno che per raggiungere la competitività si debbano fare cose stupidelle come dipingere le case degli italiani di giallo canarino. Cosa che, tra l’altro, costerebbe poco e genererebbe tanta occupazione. Almeno di imbianchini.
Arriviamo alla crescita. Non si dice la crescita di cosa. Forse si pensa alla crescita di questa economia: Ma questo è fisicamente impossibile.
Che pensare alla fine? Che continuiamo a leggere di luoghi comuni, ammantati da una scientificità del tutto risibile, che perdono vieppiù di senso. Ma fino a  quando i giornali pubblicheranno solo in base alla fama di chi scrive, non possiamo attenderci altro che di leggere luoghi comuni che servono solo a una autorappresentazione continua di quei “names” che vengono da un passato oramai insopportabile.
Sarà mai possibile chiedere a tutti i soloni che annoiano il nostro presente di accettare una seria discussione scientifica?


mercoledì 2 dicembre 2015

La ripresa non ci sarà … come purtroppo avevamo detto

di
Francesco Zanotti

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Avere ragione quando si predicono evenienze negative non è divertente. Ma serve a ricordare che le soluzioni erano e sono a portata di mano. Basta non voler conservare … significa conservare.
Esattamente 7 anni fa (il 2 dicembre 2008) scrivevo su Balbettanti Poietici il seguente post che ripropongo ora qui. I commenti non servono …

Leggo sul Sole 24 Ore di oggi (2 dicembre 2008), a firma Carlo Bastasin, un pregevole articolo dal titolo “La fiducia e il costo delle riforme”.
Mi ha colpito molto una affermazione, quasi un certezza, che a me sembra proprio sbagliata. E se è sbagliata rende problematiche tutte le osservazioni (non mi sembra vi siano proposte) e le esortazioni al Governo presenti nell’articolo. Come quando togliete una pietra angolare …

L’affermazione è  “Anche gli scenari peggiori contano in una ripresa globale nell’arco di 6-16 mesi.”. (Nota: ricordo che si tratta di una previsione fatta nel 2008).
Beh una prima cosa da dire è che previsioni di questo tipo lasciano perplessi. Hanno una variabilità così rilevante (16 mesi sono quasi tre volte 6 mesi)  che è come se, quando andate a comprare le scarpe, dite al commesso che avete un numero tra il 32 e circa il 90. Francamente: di una previsione di questo tipo non ce ne facciamo quasi nulla.

Ma la domanda più importante è un’altra.
Si prevede, sia pure con una incertezza quasi esiziale, la ripresa dell’economia, ma: di quale economia?
Se la risposta è: di questa economia, allora è una risposta completamente errata.
La ripresa di questa economia non vi sarà. Le ragioni sono sostanzialmente due … Più tante altre …

giovedì 20 novembre 2014

Aumentare i flussi di cassa, non il PIL

di
Francesco Zanotti




Tutti (soprattutto politici ed economisti) affermano che è necessario crescere. Ma che cosa è che deve crescere? La risposta che si dà normalmente è molto semplice: il PIL.
E’ vero che vi è chi si concentra su variabili a più alta intensità sociale, come l’occupazione, ma, anche costoro, poi, finiscono col riconoscere che l’aumento dell’occupazione passa inevitabilmente da un aumento del PIL.

Purtroppo, però, se si guarda al PIL si rischia una retorica della crescita velleitaria e anche un po’ qualunquista. Il PIL è una variabile troppo generale, forse anche generica, certo rinunciataria.
Infatti, il PIL contiene tutto e il contrario di tutto: i consumi, la spesa pubblica, gli investimenti, il saldo commerciale con l’estero.
Allora, un aumento del PIL, può essere generato, ad esempio, dall'aumento dei consumi e del saldo commerciale, ma anche dall'aumento della spesa pubblica. Credo, proprio che queste due modalità di crescita non abbiano lo stesso impatto sulle possibilità di sviluppo dell’economia, delle imprese, dell’occupazione, della qualità della vita delle persone.
Ancora: un aumento del PIL è un risultato “medio”. Ma come tutti sanno, i macro risultati medi sono sempre del tipo “pollo di Trilussa”: sono la somma di successi e tragedie. E a noi tutti interessano successi diffusi e condivisi.
Da ultimo, il ragionare in termini di PIL, porta sempre a speranze di crescita molto lente e di piccola entità. E noi tutti abbiamo bisogno di uno sviluppo (anche la parola crescita, come sosterrò più avanti, è una parola a dir poco fuorviante) alto, forte, diffuso e solidale.

Che altra variabile usare. Invece del PIL?
Propongo di usare come variabile di riferimento i flussi di cassa delle imprese. Propongo di spostare l’obiettivo dal livello macroeconomico, al livello della singola impresa.
Usando questa variabile, l’obiettivo dello sviluppo si traduce in qualcosa di molto concreto ed operativo: un aumento rilevante ed in tempi breve dei flussi di cassa a livello di ogni singola impresa.

Se si raggiunge questo obiettivo si ottiene uno sviluppo economico e sociale complessivo che è direttamente proporzionale alla crescita della produzione di cassa.
Si riesce ad aumentare non solo la quantità, ma anche la qualità dell’occupazione.
Si riesce a migliorare la qualità degli attivi delle banche. Detto diversamente: aumentare il merito e la qualità del credito. Detto ancora diversamente: si garantiscono e si remunerano meglio i risparmi.
Si riesce a remunerare il capitale investito e, quindi, a diventare attrattivi per investitori.
Si riesce ad aumentare in valore assoluto e diminuire in termini percentuali, il gettito fiscale. Un aumento del gettito fiscale (rilevante, in tempi brevi e senza effetti depressivi) permette di avere risorse per Stato Sociale, Scuola, Ricerca etc.

In sintesi, è l’aumento dei flussi di cassa delle imprese che porta al formarsi di un circolo economico e sociale virtuoso.

venerdì 14 novembre 2014

Più tecnologia = meno occupazione? Il problema è da un'altra parte

di
Luciano Martinoli


Un articolo apparso su un inserto del sole24ore di qualche giorno fa ripropone un tema che appare frequentemente nel dibattito sociale ed economico: l'aumento della tecnologia riduce l'occupazione e i prezzi dei beni.
E' un'affermazione senz'altro vera i cui effetti sono già stati visti in passato ma, sostenendo questa tesi, si denuncia una visione miope sul fenomeno: la tecnologia crea anche nuove opportunità, di prodotti e di lavoro.

mercoledì 1 gennaio 2014

Care banche … tocca a voi fornire nuove risorse cognitive

di
Francesco Zanotti


Dopo tutto l’eroe del futuro, Steve Jobs, è riuscito a immaginare solo un pezzettino piccolissimo di futuro. Un strumento. Che è diventato l’icona della innovazione perché non c’era di meglio.
Però anche solo una innovazione strumentale ha saputo raggiungere l’obiettivo che tutte le imprese e tutti coloro che hanno interesse allo sviluppo delle imprese sperano di raggiungere: aumentare la loro capacità di produrre cassa.

Noi oggi. Rischiamo (salvo lodevoli eccezioni) di inseguire solo innovazioni ancora più banali di quelle di Steve Jobs. E, quello che è peggio, di percorrere la strada della conservazione. Innovazioni ancora più banali perché non sono neppure l’invenzione di prodotti nuovi, ma riguardano qualche piccolo miglioramento prestazionale delle cose che già produciamo. La strada della conservazione (la più seguita) perché cercare una competitività di costo è voler ostinatamente continuare a fare lo stesso mestiere che si sta facendo, in qualche caso, da generazioni.
Innovazioni banali riusciranno, forse, a garantirci una sopravvivenza stentata per qualche tempo. Nessuna competitività di prezzo ci porterà a sopravvivere: sarà immediatamente annullata dai concorrenti.
Certo, né innovazioni ancor più banali né anche le più dura ricerca di competitività di prezzo porterà le imprese ad aumentare la loro capacità di produrre cassa. E questo non permetterà di aumentare quantità e qualità dell’occupazione, non rilancerà, quindi gli acquisti, non permetterà di aumentare il gettito fiscale pur riducendo le aliquote.
Soprattutto aumenterà le problematicità dei bilanci del sistema bancario.

Se questo è vero, allora dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la crisi che oggi stiamo vivendo ce la stiamo costruendo da soli. Infatti, in un mondo che sta chiedendo innovazioni profonde (nuove esigenze esistenziali, un nuovo rapporto tra l’Uomo e la Natura) noi continuiamo a proporre gli stessi prodotti, costruiti nello stesso modo, mettendone in discussione noi per primi il valore perché siamo convinti che li venderemo solo continuando ad abbassare il prezzo. Come possiamo pensare che questo modo di fare impresa possa generare cassa? Non può! E se è il nostro modo di fare impresa che ci impedisce di generare cassa, allora la crisi l’abbiamo costruita e continuiamo a peggiorarla noi.

Per superare la crisi tornando a produrre cassa, dobbiamo attivare una nuova stagione di progettualità imprenditoriale. Che vada ben al di là di quella di Steve Jobs. Dobbiamo immaginare prodotti e servizi radicalmente nuovi, modalità di produzione e servizio altrettanto nuove. Dobbiamo diventare nel mondo i profeti della nuova società prossima ventura. E questo l’unico modo per tornare a produrre cassa.

Ma ce la possiamo fare?
Sì perché la qualità della progettualità imprenditoriale non dipende da qualità innate. Dipende dalle risorse cognitive di cui si dispone. Per aumentare la qualità della progettualità imprenditoriale basta buttare nuove risorse cognitive nel sistema imprenditoriale. Queste nuove risorse cognitive sono costituite dalle conoscenze e dalle metodologie di strategia d’impresa. Attraverso di esse è possibile generare Business Plan che raccontano progetti di innovazione profonda. E’ possibile “misurare” quanta innovazione profonda sia presente nei business plan esistenti.

Chi può fornire queste nuove risorse cognitive agli imprenditori? Le banche. Dovranno distribuirle ed invitare gli imprenditori ad usarle. Dovranno usarle per prime per valutare la profondità della innovazione dei business plan che vengono loro proposti.


domenica 24 novembre 2013

La conservazione impossibile e la conoscenza necessaria

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore il Direttore chiede al Presidente del Consiglio di cambiare radicalmente la legge di stabilità. Ma in che direzione? Cercare di ridurre le tasse (il cuneo fiscale) per rilanciare l’economia.
Purtroppo si tratta di un tremendo errore di prospettiva.
Lo è anche tecnicamente perché non si riuscirebbe a ridurre il cuneo fiscale in misura sufficiente per rendere rilevantemente competitivi i prezzi dei nostri prodotti. Perché ovviamente, il riferimento è alla competizione di prezzo. Una sola osservazione: a troppe PMI, abituate ad essere terziste di un unico cliente, nessuna riduzione del carico fiscale  permetterebbe di sopravvivere.
E’ un errore “sistemicamente” perché non vi è alcuna possibilità che riprenda questa economia nella misura che ci serve per riprendere lo sviluppo della qualità della vita. Nessuna riduzione di nessun cuneo fiscale genererà ripresa, occupazione. E da ultimo, ma non per importanza, servirà ad invertire la drammatica trasformazione dei crediti delle banche in sofferenze.
Non si riprenderà l’economia attuale perché il tipo di prodotti di questa economia interessa sempre meno, perché l’utilizzo di energia e materie prime che comporta il produrli è insostenibile. Perché le organizzazioni di queste imprese tendono ad essere sempre più inumane. E per mille altre ragioni che non vengono mai neanche citate.
Mi si può obiettare: ma riducendo il cuneo fiscale si liberano le risorse che servono per costruire innovazione. No! Le ragioni che ho citato prima portano a pensare che la riduzione del cuneo fiscale non libererà alcuna risorsa. Coltiverà solo l’illusione di un paradosso: che la conservazione dell’attuale economia (cercare di vincere battaglie di prezzo è conservare) possa generare una nuova economia.

Esiste la via della conoscenza. Ma l’abbiamo ridotta a oggetto da esposizione … 

domenica 30 giugno 2013

La nostra manifattura è in affanno esistenziale

di
Francesco Zanotti

La tesi che voglio illustrare è che l’attuale sistema delle imprese è in affanno esistenziale. Sta perdendo inesorabilmente la sua funzione, sia esistenziale che funzionale. Le alternative sono: mantenerlo vivo artificialmente o attivare un processo di trasformazione profonda. Purtroppo oggi tutte le politiche che si stanno immaginando (ma non attuando) mirano a mantenerlo vivo artificialmente.
Ecco la tesi … prossimamente proverò a indicare cosa si può fare subito ed efficacemente sul breve.

Innanzitutto, nelle società avanzate, sta emergendo una nuova antropologia (il desiderio di una modalità di vita e di socialità diverse) che sta, sempre di più,  facendo perdere di significato, sia esistenziale che funzionale, ai prodotti attuali delle imprese manifatturiere. Il prototipo di questa perdita di significato e funzionalità è costituito proprio dall'autoNell'immaginario soprattutto delle nuove generazioni, non è certo lo strumento di auto-realizzazione (significato esistenziale) che aveva la 500 per la mia generazione. Di più: il tipo di auto che si produce ha ancora struttura e prestazioni (significato funzionale) che non sono adatte alle densità attuale di veicoli, alla struttura delle città, alle condizioni complessive del traffico. L’auto rimane mito, forse, nelle generazioni adulte, ma questo non basta a frenarne la perdita complessiva di significato e funzionalità.
La perdita di significato esistenziale e funzionale dell’auto si riproduce nella stessa perdita di significato di molti altri oggetti costruiti dalle attuali imprese manifatturiere.

domenica 2 giugno 2013

Tra sessantatre anni …

di
Francesco Zanotti

La CGIL ha presentato uno studio che dovrebbe far pensare tutti in mille direzioni.
E’ uno studio del tipo “wath if”. E’ una simulazione, non una previsione.
Lascio perdere i dettagli che possono anche essere criticati. Lascio perdere la dimensione “apologetica” un po’ povera perché serve a “vendere” il Piano lavoro della CGIL.
Ma mi tengo quello che secondo me è il messaggio fondamentale: se vengono attuate le cose che oggi si ritengono importanti, se si ottengono i risultati che si pensa si possano ottenere … La conclusione è che ci metteremo 63 anni ad uscire dalla crisi.
Due dettagli.
 “Se si intercettasse quella ripresa prevista per il 2014 ci vorrebbero 13 anni per tornare al PIL del 2007 e ben 63 anni per recuperare l’occupazione persa in questi anni …”.
Bene, allora non si può non concludere una cosa: il problema non è di riuscire a fare le cose che oggi non si riescono a fare. Il problema è che le cose che si vogliono fare non servono a niente.
Occorre guardare da un’altra parte … Propongo al lettore di andare a dare una occhiata ai miei commenti alle “Considerazioni finali” del Governatore Visco. http://balbettantipoietici.blogspot.it/

Sostengo che le parole del Governatore siano una sintesi (anche abbastanza superficiale) delle cose che si ritengono importanti oggi.  Provo ad indicare una via diversa (anche da quella proposta dalla CGIL): Mente e Natura.

venerdì 29 marzo 2013

Dal PIL ai flussi di cassa


di
Francesco Zanotti


Tutti affermano che è necessario crescere. Ma che cosa è che deve crescere? La risposta “mainsteram” è molto semplice: il PIL.
E’ vero che c'è chi si concentra su variabili a più alta intensità sociale, come l’occupazione, ma, anche costoro, poi, finiscono col riconoscere che l’aumento dell’occupazione passa inevitabilmente da un aumento del PIL.

Purtroppo, se si guarda al PIL si rischia la retorica. E ’una variabile troppo generale, forse anche generica, certo rinunciataria.

Mi spiego.
Innanzitutto il PIL, tralasciando le considerazioni filosofiche (che, per altro, è possibile fare e che sono niente affatto banali, come  tutti sanno)  contiene tutto e il contrario di tutto: i consumi, la spesa pubblica, gli investimenti, il saldo commerciale.
Allora, un aumento del PIL, può essere generato, ad esempio, dall’aumento dei consumi e del saldo commerciale, ma anche dall’aumento della spesa pubblica. Credo, proprio che queste due modalità di crescita non abbiano proprio lo stesso impatto sulle possibilità di sviluppo dell’economia, delle imprese, dell’occupazione, della qualità della vita delle persone.
Ancora: un aumento del PIL è un risultato “medio”. Ma come tutti sanno, i macro risultati medi sono sempre del tipo “pollo di Trilussa”: sono la somma di successi e tragedie. E a noi tutti interessano successi diffusi e condivisi.
Da ultimo, il ragionare in termini di PIL, porta sempre a speranze di crescita molto lente e di piccola entità. E tutti noi sappiamo che abbiamo bisogno di una crescita alta e forte.

Che altra variabile usare. Invece del PIL?
Propongo di usare come variabile di riferimento i flussi di cassa delle imprese. Propongo di spostare l’obiettivo dal livello macroeconomico, al livello della singola impresa.
Usando questa variabile, l’obiettivo della crescita si traduce in obiettivo molto concreto ed operativo: un aumento rilevante ed in tempi breve dei flussi di cassa a livello di ogni singola impresa.

mercoledì 13 febbraio 2013

Quanto è strategico il “Piano Strategico per lo sviluppo del Turismo in Italia”?


di 
Cesare Sacerdoti
c.sacerdoti@cse-crescendo.com

Questa è la settimana del BIT (Borsa Internazionale del Turismo), tradizionale vetrina del prodotto Italia e delle destinazioni turistiche internazionali, ma anche momento di confronto dei player del settore. Leggendo il palinsesto degli eventi, la sensazione è che si voglia pensare al futuro e che ci sia un forte orientamento a riportare il turismo al centro del dibattito politico, come fattore di sviluppo e di crescita del Paese. Non a caso verrà presentato agli operatori del settore il Piano Strategico per lo sviluppo del turismo, Italia 2020, presentato il 18 gennaio scorso da Piero Gnudi, Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport.
Sono positivamente sorpreso dall'esistenza di un tale Piano Strategico: lo stesso Ministro, nelle premesse, sostiene che “Condizione indispensabile per un rilancio del settore è un radicale cambiamento nell’approccio ai problemi del turismo, che nessun Governo ha mai messo al centro della propria agenda” e che “Il turismo non è mai stato considerato come un investimento su cui puntare per lo sviluppo del Paese”. Inoltre, il Piano Strategico, redatto da una delle grandi società di consulenza internazionali - The Boston Consulting - promette di proporre “un’innovazione di metodo attraverso l’individuazione di una direzione chiara nella quale muoversi mediante un approccio coordinato tra tutti gli attori coinvolti”.
L’ottimismo con cui leggo il Piano Strategico, però lascia ben presto spazio a una serie di osservazioni: ne sintetizzo solo tre.

mercoledì 23 gennaio 2013

Cambiamo prospettiva …


di
Francesco Zanotti


Oggi tutti sembrano aspettare soluzioni dall'alto  le riforme. Sostanzialmente dello Stato. Se cambia la burocrazia, ad esempio, ci sarà la ripresa del sistema industriale con tutto quello che ne consegue.
Mi viene da dire: campa cavallo …
E peggio: supponiamo che il cavallo campi fino a che non si faranno tutte le riforme che servono. Ma a quel tempo (ma lontano quanto?) che tipo di ripresa ci sarà? Di che entità? Sarà sufficiente? E sufficiente per cosa? Nessuno di coloro che propongono le riforme come panacea fornisce la benché minima risposta a queste domande. Allora il cavallo deve sfiancarsi a campare e non sa né fino a quando né per cosa?

Proviamo ad invertire il corso dei pensieri.
Cominciamo a dire di che tipo di ripresa abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno che, a livello di impresa, i flussi di cassa aumentino, in tempi ragionevoli, in modo tale da:

permettere non solo una sostenibilità, ma anche una diminuzione progressiva dell’indebitamento,
permettere una remunerazione crescente del capitale,
implicare un rilevante aumento in quantità e permettere un altrettanto aumento in qualità della occupazione.

sabato 25 agosto 2012

Cosa può accadere …


di
Francesco Zanotti


… se continuiamo a cercare soluzioni di conservazione alla crisi ..

Vi sarà un gruppo di imprese di “fascia alta” (prodotti industriali, food, fashion etc.) che continuerà ad esportare e ad avere successi interessanti, seppur, mediamente, calanti.

La grande massa di piccoli terzisti di medio-bassa qualità rivelerà una definitiva incapacità di stare sul mercato.

Non vi sarà la nascita di nuove grandi imprese, anzi le imprese di prodotti durevoli tradizionali, come le auto, vedrà ridursi il mercato ed aumentare la competizione, mettendone in crisi la sopravvivenza.

Vi sarà una sempre più decisa istituzionalizzazione delle imprese delle telecomunicazioni, energia, utilities, istituzioni finanziarie che istituzionalizzerà anche i debiti.

Le start-up saranno sempre marginali e la grande maggioranza sopravvivrà fino a che non finiscono capitale o incentivi.

Il primo trend positivo non compenserà in modo significativo gli altri quattro negativi.

Questo deperire del sistema economico non favorirà certo l’occupazione, ma, da un lato, farà da moltiplicatore dello spegnersi del sistema economico perché ridurrà la capacità di acquisto di famiglie ed imprese. E, dall’altro, renderà evidente (già ora noto, ma sottaciuto) un ammontare di sofferenze che andrà ben al di là della “capienza patrimoniale” delle banche.

Le misure per la crescita che si stanno immaginando non hanno alcuna possibilità di essere di aiuto. Infatti la crisi dell’attuale sistema economico dipende dal fatto che i manufatti che fabbrica sono sempre meno interessanti ed ecologicamente insostenibili. Come lo sono i sistemi di produzione e le modalità di approvvigionamento energetico.
E’ quindi necessario “fare emergere” un nuovo sistema produttivo, economico e finanziario. Purtroppo le misure per la crescita non favoriscono sforzi di riprogettazione radicale, ma cercano di far funzionare l’esistente. Come premettevo, sono misure per conservare dell’esistente

Come uscirne? Cominciando a leggere i segni del tempo futuro che sono molti ed abbondanti. Ed avviare, per concretizzarli, un grande sforzo di progettualità comunitaria a livello di ogni singola impresa che sia stimolato e sostenuto dal sistema bancario …

martedì 29 novembre 2011

Ma perché ridurre le spese ???

di
Francesco Zanotti

Mi permetto un ragionamento che mi sembra tanto controcorrente, quanto banalmente inattaccabile.
Ragionamento su cui riflettere per non seguire una corrente che si rivela ogni giorno sempre più insensata.
Ecco il ragionamento. Che è poi una domanda
Qualsiasi riduzione di costi si traduce in una minore disponibilità di risorse per i consumi. Il caso tipico è la riduzione del personale. Se la riduzione dei costi attraverso la riduzione del personale diventa un fenomeno sistemico, addio occupazione e, quindi, addio consumi.
Ma sembra impossibile non seguire la via della riduzione dei costi, la competizione lo impone. Come se ne esce?
Nei prossimi giorni proporrò una prima risposta …