"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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mercoledì 18 giugno 2014

Il deficit di imprenditorialità...

(...di cui non si parla mai nei convegni)
di
Luciano Martinoli


Al ritorno dall'ennesimo convegno sulla crisi, questa volta declinato intorno al ritorno delle attività manifatturiera nei paesi di origine, devo registrare ancora una volta l'incapacità di toccare il tema centrale: il deficit di imprenditorialità che ha colpito il nostro paese (e non solo). Si tratta di un fenomeno, la vera causa dello stato in cui versiamo, che ha la sua precisissima misura nella percentuale dei disoccupati e nell'ammontare delle sofferenze bancarie causate dai prestiti alle aziende. 
Fare impresa significa progettare continuamente il proprio futuro e la risultanza di quanto tale progettazione sia efficace è nella produzione di abbondanti flussi di cassa. Laddove questi diminuiscono si è in presenza di un inequivocabile segnale di questo "deficit" e dell'urgenza di stimolare tale imprenditorialità al fine di tornare ad una migliore progettazione di futuro (con conseguente ritorno ai notevoli flussi di cassa).
Chiaro, no? 
E invece no!. Infatti di che si parla nei convegni e, più in generale, nel dibattito mediatico?

domenica 30 giugno 2013

La nostra manifattura è in affanno esistenziale

di
Francesco Zanotti

La tesi che voglio illustrare è che l’attuale sistema delle imprese è in affanno esistenziale. Sta perdendo inesorabilmente la sua funzione, sia esistenziale che funzionale. Le alternative sono: mantenerlo vivo artificialmente o attivare un processo di trasformazione profonda. Purtroppo oggi tutte le politiche che si stanno immaginando (ma non attuando) mirano a mantenerlo vivo artificialmente.
Ecco la tesi … prossimamente proverò a indicare cosa si può fare subito ed efficacemente sul breve.

Innanzitutto, nelle società avanzate, sta emergendo una nuova antropologia (il desiderio di una modalità di vita e di socialità diverse) che sta, sempre di più,  facendo perdere di significato, sia esistenziale che funzionale, ai prodotti attuali delle imprese manifatturiere. Il prototipo di questa perdita di significato e funzionalità è costituito proprio dall'autoNell'immaginario soprattutto delle nuove generazioni, non è certo lo strumento di auto-realizzazione (significato esistenziale) che aveva la 500 per la mia generazione. Di più: il tipo di auto che si produce ha ancora struttura e prestazioni (significato funzionale) che non sono adatte alle densità attuale di veicoli, alla struttura delle città, alle condizioni complessive del traffico. L’auto rimane mito, forse, nelle generazioni adulte, ma questo non basta a frenarne la perdita complessiva di significato e funzionalità.
La perdita di significato esistenziale e funzionale dell’auto si riproduce nella stessa perdita di significato di molti altri oggetti costruiti dalle attuali imprese manifatturiere.

venerdì 24 maggio 2013

Giorgio Squinzi: un piagnisteo

di
Francesco Zanotti



Una platea che applaude, sindacalisti compresi. Un sistema dei media che fa da cassa di risonanza. Di cosa? Del piagnisteo collettivo di una classe dirigente che non riesce a liberarsi di schemi cognitivi poveri. E cerca la sua sopravvivenza urlando sempre più forte quello che gli schemi cognitivi in uso permettono loro di vedere e di dire. Ma del tutto incapaci di usare nuovi schemi cognitivi che permetterebbero di trasformare velocissimamente la crisi in sviluppo. Anzi, ogni proposta di nuovi schemi cognitivi è considerata la minaccia più subdola e da contrastare. Lesa maestà, cioè: lesa classe dirigente.

Mi spiego. Le proposte che Giorgio Squinzi ha fatto ieri all'Assemblea di Confindustria sono quasi tutte richieste al Governo, direttamente o indirettamente di soldi. Le richieste alle imprese sono quelle di fare ricerca ed aumentare la produttività. Ma sono richieste retoriche perché non si indica cosa e come fare, oltre che tornare sempre al Governo: dagli sgravi fiscali al resto. Ecco perché parlo di piagnisteo.
Si dimentica, insomma, che è l’impresa che deve produrre ricchezza da distribuire secondo norme definite dalla collettività. E non lo Stato che deve puntellare un’impresa che non produce più ricchezza.

Ma veniamo a qualche dettaglio. E i dettagli li propongo in positivo: cosa mi sarebbe piaciuto sentir dire.

Mi sarebbe piaciuto sentire dire non “Difendiamo questa industria”. Ma mi sarebbe piaciuto sentire una visione di quale tipo di industria (e conseguentemente di servizi) egli vuole costruire nel futuro. Perché è oramai acclarato che questo tipo di industria ha fatto il suo tempo. Tanto è vero che troppe (e torno al discorso di prima) riescono a stare in piedi solo con stampelle sempre più robuste fornite dallo Stato.

Ma è possibile un’altra industria?
Leggete ad esempio l’intervista a Chris Bangle su Affari & Finanza del 20 maggio. Cito solo una frase “… l’auto che si guida da sola non esiste, anche se io ci ho lavorato. Oggi abbiamo un’auto normale modificata per andare da sola. Un bel business sarebbe una macchina concepita solo per questo. Ma non è quello che stanno facendo”. E’ un primo spiraglio su di una nuova industria. Pensate, poi, alle stampanti 3D ed alla loro evoluzione possibile. Pensate alle possibilità di generazione locale di energia. Intravvedete subito una nuova modalità di produrre oggetti che manderà in soffitta la gran parte delle grandi fabbriche, delle grandi unità di generazione di energia, le tipologie di materie prime utilizzate, tutto un sistema logistico.

Passiamo alla ricerca scientifica. Non sa Squinzi che è oggi essenziale dire quale scienza si vuole perseguire dopo che la visione della Big Science è caduta in una assurda autoreferenzialità che la porta a costruire visioni del Tutto, scoprendo poi che il tutto di cui parlano questa visioni è solo il 4% della materia energia dell’Universo? Di quale scienza parla e quale ricerca propone?

Mi sarebbe piaciuto sentire non un accenno retorico alla “produttività”. Ma una proposta su come aumentarla effettivamente. Mi sarebbe piaciuto sentirlo dire che è impossibile innovare veramente il modo di lavorare quando l’attuale classe manageriale si rifiuta (letteralmente) anche solo di ascoltare quanto le nuove scienze organizzative hanno scoperto e continua a dirigere ancora come Taylor auspicava. Mi sarebbe piaciuto sentire il Presidente Squinzi auspicare un grande progetto di alfabetizzazione organizzativa e di ricerca sulle organizzazioni.

Ma le imprese non ci pensano? Se lo fanno in antri segreti e poi non mettono in pratica quanto hanno scoperto la risposta è: no! Guardate ai Progetti Strategici resi disponibili dalle società quotate. Lì dovreste trovare le visioni del futuro delle imprese. Bene, invece, spesso non trovate proprio nulla. E quando trovate qualcosa … il foglio Excel come linguaggio prevalente. Numeri per estrapolare il futuro dal passato. Mi sarebbe piaciuto sentire dire al Presidente Squinzi che serviva una nuova progettualità strategica ed era importante diffondere le conoscenze per realizzarla …

In sintesi, mi sarebbe piaciuto sentire il Presidente Squinzi parlar dei Segni del Tempo Futuro, invece di chiedere allo Stato di far sopravvivere i tempi passati.

Non ho sentito nulla di tutto questo. Purtroppo.