"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 23 maggio 2017

Rapporto banche impresa: valutare gli elementi qualitativi. Ma …

di
Francesco Zanotti

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… ma quali sono questi elementi qualitativi da valutare e come fare a valutarli?

Oramai tutti stanno chiedendo alle banche di valutare il merito di credito delle imprese al di là dei numeri. Tutti stanno chiedendo alle banche di valutare gli “elementi qualitativi” delle imprese. Purtroppo nessuno dice quali siano e come vadano valutati.
Proviamo ad indicarne alcuni. Sono certamente rilevanti gli elementi soft dell’impresa: dai valori alle competenze, alla cultura e al clima. Ma anche la sua sostenibilità, la sua Governance, la qualità del management e la propensione all’innovazione. Ora questo è un elenco parziale: occorre allora trovare tutti gli elementi qualitativi necessari. E poi spiegare come si misurano tutti questi elementi e come si mettono insieme le misure per capire quale sarà la capacità futura di generare cassa delle imprese.
Chi ha una proposta sul come fare? Noi ce l’abbiamo, ma c’è qualcuno interessato ad ascoltarla?

martedì 7 febbraio 2017

L’impresa più sostenibile è quella che non lavora

di
Francesco Zanotti

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… forse neanche questa è interamente sostenibile perché un capannone inattivo poi degrada e fa degradare l’area in cui è collocato ... Occorre piantarla con la sostenibilità ed usare una prospettiva più costruttiva …

Il punto di partenza è che la Natura non è un è un oggetto inerte. E’ un soggetto che è dotato di proprie dinamiche evolutive. Non ha senso quindi parlare di “conservazione della Natura”. Il primo attore che non conserva la Natura è proprio la Natura stessa. Proprio perché evolve.
Le attività umane costruiscono una natura artificiale che certamente interferisce con la Natura naturale. Ma non con il suo funzionamento, ma con la sua evoluzione.
La società industriale ha costruito una natura artificiale del tutto incompatibile con la Natura naturale. La società industriale si è costruito un proprio cammino evolutivo che l’ha portata allo scontro con la Natura e ad una profonda perdita di senso. Allora la soluzione è nel progettare la coevoluzione di società umane e Natura. Si può iniziare a livello della singola impresa immaginando prodotti che abbiano le stesse caratteristiche dei “componenti” della Natura. Immaginando processi produttivi che si integrano nei processi di evoluzione della Natura. Immaginando un sistema di infrastrutture radicalmente diverso …  sfida complessa, mai vissuta dall’uomo. Che non si può certo esorcizzare con qualche indice di sostenibilità.

lunedì 19 ottobre 2015

Volkswagen (e altre): morire di passato

di
Francesco Zanotti


Una classifica dei migliori CEO al mondo pubblicata sulla Harvard Business Review
ha messo al 20° posto Martin Winterkorn. Sì avete letto bene, il CEO di Volkswagen. Sergio Marchionne è “solo” 27°.
Un secondo elemento di riflessione (senza fare nomi perché non è la polemica che interessa): nelle classifiche delle aziende attente alla sostenibilità vi sono tante aziende che ogni giorno devono affrontae conflitti sociali.
Morale.
La prima è che non hanno importanza i risultati del passato. Anche perché non si sa bene a quali risultati si debba guardare. Certo se si guardano i conti, Winterkorne era un campione. Se si guarda ad indici astratti di sostenibilità non si scoprono le cause dei conflitti sociali. E si distribuiscono medagliette di merito a chi nei conflitti sociale è immerso fino al collo.
La seconda è occorre guardare ai Progetti di futuro: i Business Plan.

Da bilanci di performance e bilanci di sostenibilità a Progetti Strategici che hanno come sintesi il ruolo che le aziende che lo redigono vogliono avere nel costruire la società prossima ventura. Per non morire di passato.

mercoledì 29 aprile 2015

Parole, parole soltanto parole ... inutili … o parole nuove?

di
Francesco Zanotti

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… usiamo sempre le stesse parole, ma sono significative?

Desideriamo la crescita, ma che cosa vogliamo che cresca?
Il PIL? Ma con il PIL non si mangia. Si mangia se aumenta la capacità di generare cassa delle imprese. Ma aumentando il PIL non aumenta anche questa capacità? Nell'economia attuale, no!

Cerchiamo stabilità. Ma che cosa vogliamo che si stabilizzi in un mondo che è strutturalmente in squilibrio? Vogliamo che si stabilizzi uno squilibrio? E’ un ossimoro.

Invitiamo alla competitività. Ma cercando competitività non si aumenta la capacità di generare cassa. Anzi la si deprime sempre di più. L’ho definito “effetto stadio”.

Ci sforziamo di fare riforme istituzionali. Ma quale è il legame tra le riforme istituzionali e la capacità di generare cassa delle imprese? E se c’è questo legame, in quanto tempo si esprime?

Invochiamo sostenibilità, ma l’attuale economia non è sostenibile. Anche perché la Nutura non è un sistema stabile, ma evolve.  E l’uomo con le sue attività genera questa evoluzione e sempre più lo farà nel futuro.

Vogliamo fare affluire risorse finanziarie alle imprese, ma chi le fornisce non ha criteri per decidere se verranno restituite o valorizzate. E chi chiede queste risorse pensa solo alla sopravvivenza nel brevissimo.

Se le parole che usiamo non sono significative, allora dobbiamo iniziare ad usarne di nuove per costruire nuove storie capaci di fare generare cassa alle imprese, garantire una occupazione di qualità, remunerare gli investitori, garantire le risorse per lo sviluppo del Sistema Paese, all'interno di un nuovo patto con la Natura.


Se seguite questo link troverete un documento che usa parole nuove per descrivere una nuova proposta di sviluppo.

martedì 30 luglio 2013

Ho già dato, adesso lasciatemi lavorare!

di
Luciano Martinoli


Sono sempre più frequenti gli annunci di pubblicazione dei bilanci di sostenibilità da parte delle grandi aziende.
Recentemente quello di A2A, qualche mese fa Terna.
Tutto bene, bravi, ma...
E' sorprendente che tali piani siano sempre rilasciati in momenti, e temo anche interlocutori, diversi da quelli economici. E viceversa.
Chi assiste a tali presentazioni sui bilanci di sostenibilità è invitato, e assiste (o si interessa), ai risultati economici dell'azienda? Si preoccupa di conoscere con quali soldi tale sostenibilità sarà "sostenuta" (o se tale sostenibilità produrrà risultati economici)? 
Qualcuno di questi signori è interessato, nel caso di A2A, che gli investimenti di 1,2 miliardi di euro, pur comunicati anche nel piano economico finanziario, produrranno ritorni economici?

E gli investitori istituzionali, o anche i semplici stakeholder, obbligazionisti e tutti coloro interessati alle attività economiche dell'azienda, presenziano tali eventi sul bilancio della sostenibilità? Sono interessati a come i loro soldi vengono impiegati? In che modo "sostenibile" producono, o non producono per colpa della "sostenibilità", quelle prestazioni economiche che si aspettano?

mercoledì 1 maggio 2013

Un Primo maggio purtroppo solo ridistributivo


di
Francesco Zanotti

Oggi Primo maggio: il lavoro.
Ascoltiamo la voce di Confindustria: pagamenti della pubblica Amministrazione, riduzione del costo del lavoro, investimenti in infrastrutture.
Ascoltiamo Susanna Camusso: redistribuiamo!
Ascoltiamo gli artigiani: facilitiamo il credito.
Bene supponete che tutti queste richieste vengano esaudite. Ipotesi quasi impossibile anche perché Confindustria vuole grandi infrastrutture e Camusso vuole ristrutturare città e territorio. Ma supponete anche che la BCE garantisca a tutti liquidità per tutto.
Ecco io credo che non avremo ancora risolto nulla.
Il problema è che una parte crescente del nostro sistema industriale costruisce prodotti che non hanno più storia e li produce consumando risorse naturali in modo insostenibile. Una crescente parte del nostro sistema industriale non produce più valore economico, sociale, culturale, ambientale. Conseguentemente, rischia di perdere senso tutto il sistema di servizi che lo supporta e lo Stato che si nutre del valore prodotto dalle imprese industriali e di servizi.
Allora, mentre si cerca di fare tutte le cose che tutti desiderano, occorre avviare un grande sforzo progettuale ed ogni livello. E perché non sia uno sforzo vano, occorre fornire a tutti i “progettatori” (cioè proprio a tutti i cittadini) nuove risorse di conoscenza. Perché la progettualità attuale è solo capace di rivendicazioni. Che, anche se giustissime, non bastano.
Lo dico più esplicitamente: è la classe dirigente politica, imprenditoriale e sindacale che si deve dotare di nuove risorse cognitive. 

mercoledì 23 gennaio 2013

Cambiamo prospettiva …


di
Francesco Zanotti


Oggi tutti sembrano aspettare soluzioni dall'alto  le riforme. Sostanzialmente dello Stato. Se cambia la burocrazia, ad esempio, ci sarà la ripresa del sistema industriale con tutto quello che ne consegue.
Mi viene da dire: campa cavallo …
E peggio: supponiamo che il cavallo campi fino a che non si faranno tutte le riforme che servono. Ma a quel tempo (ma lontano quanto?) che tipo di ripresa ci sarà? Di che entità? Sarà sufficiente? E sufficiente per cosa? Nessuno di coloro che propongono le riforme come panacea fornisce la benché minima risposta a queste domande. Allora il cavallo deve sfiancarsi a campare e non sa né fino a quando né per cosa?

Proviamo ad invertire il corso dei pensieri.
Cominciamo a dire di che tipo di ripresa abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno che, a livello di impresa, i flussi di cassa aumentino, in tempi ragionevoli, in modo tale da:

permettere non solo una sostenibilità, ma anche una diminuzione progressiva dell’indebitamento,
permettere una remunerazione crescente del capitale,
implicare un rilevante aumento in quantità e permettere un altrettanto aumento in qualità della occupazione.