"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 8 dicembre 2016

L’innovation Hub del Corriere: la “summa” del pensiero mainstream

di
Francesco Zanotti

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Oggi il Corriere della Sera propone due paginate di sintesi dei risultati dell’Evento conclusivo (Innovation Hub) di Corriere innovazione. Per descriverne la caratteristica fondamentale è necessario usare un ossimoro: innovazione mainstream. Il lettore consideri questo post una naturale continuazione di quello pubblicato ieri da Luciano Martinoli.

Per essere più espliciti: sono state presentate le innovazioni che tutti conoscono. Non vi è nulla che non sia già stato detto o scritto.
Ma c’è qualche innovazione importante che ancora non è apparsa? Sì!
Proviamo brevemente a indicarne qualcuna. Certo questo post non sarà esaustivo. Molto si può trovare nell’insieme dei nostri post che sono un Hub di innovazione profonda e transdisciplinare. Molto di più si può trovare in mille altre fonti.
  
Innanzitutto il Corriere propone “Sei ambiti di studio in cui l’Italia può fare la sua parte”: le banche, Mobilità, Economia circolare, Industria 4.0, Energia e Biotecnologie.
Allora proviamo, innanzitutto, ad aggiungere altre aree. Caro lettore, davvero questo “aggiungere” non esaurisce certo tutte le aree possibili. Anzi invito i lettori a completarle.
Ecco le aree che mi stanno a cuore.

domenica 23 ottobre 2016

WhatsApp, Telegram, Banche e Infrastrutture: lo stesso problema

di
Francesco Zanotti

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Il problema è che tutti i top manager sono vittime di una autoreferenzialità non negligente, ma sistemica. Ora, anche se non è voluta (appunto: non è negligente), questa autoreferenzialità è dannosa per gli azionisti, i dipendenti e il sociale …

Il Corriere della Sera di oggi riporta la notizia che una società milanese (Inthecyber) ha scoperto buchi clamorosi nella sicurezza sia di WahtsApp che di Telegram. Del tipo: solo conoscendo il numero di telefono di una persona e con poche conoscenze tecniche è possibile spiare le sue conversazioni.
Paolo Lezzi, il capo di Inthecyber, ha informato sia WhatsApp che Telegram, convinto che i loro manager avrebbero fatto un salto sulla sedia. Ma WhatsApp si è detta non interessata perché, a suo dire, il problema è degli operatori di TLC. Telegram manco ha risposto.
Perché una reazione così poco comprensibile?
Perché i gruppi di top manager si isolano in sistemi di relazione troppo poveri che li assorbono completamente e ne definiscono le priorità … Ripeto questo concetto più esplicitamente, perché sia chiaro: è il sistema di relazione di una persona che ne seleziona priorità, convinzioni etc. Non la realtà. E quando un messaggio arriva da uno sconosciuto (nel senso che non fa parte del sistema di relazioni che si ritiene prioritario), cioè dalla realtà, non sono in grado di ascoltarlo. Anche se si tratta di una informazione vitale.

Il caso non isolato.  Anche le banche sono incomprensibili.
Hanno bisogno di nuove risorse perché il loro modello di Business non funziona più, ma non si curano di cambiarlo.  Non cercano, ad esempio, nuove metodologie di valutazione e di dialogo con le imprese visto che quelle che utilizzano oggi non servono. Non cercano nuove conoscenze da cui ricavare queste metodologie. Non ascoltano quando si dice loro che, usando queste nuove conoscenze e metodologie potrebbero diventare protagonisti di un nuovo rilancio del nostro sistema industriale aumentando anche la qualità e la quantità dell’occupazione.
Cercano, invece, nuovo capitale. Detto diversamente, invece di tappare i buchi del modello di business, cosicché il nuovo capitale sia usato fecondamente, cercano di averne così tanto da saturare la capacità di disperderlo nei buchi. Tanta acqua da “affogare” i buchi.
E non ascoltano non perché sono incompetenti, ma perché nel loro mondo non si parla di metodologie e di modelli di Business (se non retoricamente). Si parla invece di aumento di capitale, di obbligazioni da trasformare in azioni etc.  E i top manager di quello devono parlare, anche perché solo a parlare di quello sono stati formati. E solo perché sanno parlare di quello sono stati selezionati.

Anche le infrastrutture sono incomprensibili. Pensate all’autostrada del Sole: era un progetto di tutto il Paese. Emozionava, mobilitava e creava le condizioni per lo sviluppo del Paese.  Era l’infrastruttura di supporto allo sviluppo di un progetto Paese.

Pensate ora alla Brebemi che è costretta a farsi pubblicità perché è stata progettata senza disporre di un progetto di sviluppo del territorio a cui finalizzarsi. E, quindi, sembra che serva a poco. Pensate a tutte le altre infrastrutture (per l’energia elettrica e per il gas, i porti, gli inceneritori etc.) che stanno confrontandosi con una crescente opposizione sociale. Forse sarebbe il caso di rivedere il processo di progettualità strategica del nostro sistema di infrastrutture facendo del sociale il protagonista di questa progettualità strategica. E spingendo il sociale a costruire progetti di sviluppo dei territori ai quali finalizzare i progetti di sviluppo infrastrutturale. Invece il sociale è relegato sulla carta dei bilanci di sostenibilità. Senza pensare che il concetto di “sostenibilità” è un ossimoro per le società di infrastrutture che, per definizione, non sono sostenibili perché occupano i beni comuni. Al massimo si può sostenere che le modalità con le quali realizzano le infrastrutture sono “sostenibili”. Detto tutto questo, a noi sembra che, invece di “misurare” la sostenibilità delle Società di infrastrutture, occorrerebbe misurare quanto i loro Business Plan sono essere finalizzati al progetto di sviluppo del nostro sistema paese e dei suoi territori. Detto diversamente, sempre per maggiore chiarezza, invece di sostenibilità si dovrebbe parlare di una finalizzazione ad uno sviluppo che non dovrebbe essere sostenibile, ma etico ed estetico.

Anche in questo caso i top manager sembrano “in altre faccende affaccendati” non perché sono incompetenti, ma perché nel loro mondo non si parla di sviluppo e di sociale. Si parla invece di “valore per gli azionisti” (che pure è una cosa importante).  E, anche in questo caso, i top manager di quello devono parlare, anche perché solo a parlare di quello sono stati formati. E solo perché sanno parlare di quello sono stati selezionati.

Ma sarebbe il momento di cambiare …



domenica 20 ottobre 2013

Giovani alla ricerca di un papà bello grosso…

di
Francesco Zanotti

Troppo duro? Andate a leggere la sintesi che fa il Sole 24 Ore. I giovani chiedono credito più facile , infrastrutture, una PA più efficiente.
Cioè: se mi date tutto, poi io faccio l’“imprenditore”. Il papà che crea al figlio un ambiente protetto.
Non abbiamo bisogno di questi “imprenditori”. Proviamo a ragionare diversamente.

Proviamo immaginare che il loro discorrere sia diverso. Del tipo “Noi giovani imprenditori abbiamo chiaro che dobbiamo costruire un nuovo sistema economico, un nuovo sistema finanziario, una nuova società. Il concetto stesso di fare impresa va rivoluzionato. Dobbiamo costruire una nuova cultura ed una nuova prassi del fare impresa. Sappiamo che il nostro sistema paese deve essere “sistemato”. Ma lo sarà con le risorse che avremo generato noi. Sappiamo che la nostra capacità di immaginazione e di progetto non è ancora in grado di immaginare l’innovazione necessaria, ma sappiamo che può essere incrementata usando nuove risorse cognitive che cercheremo. Se lo Stato ci vuole aiutare ci supporti nel trovare le nuove risorse cognitive che ci servono. Così la nostra generazione lascerà la nostra impronta nella storia.

martedì 13 agosto 2013

Infrastrutture cognitive, non fisiche

di
Francesco Zanotti

Sul Sole 24 Ore di oggi un articolo di fondo del Prof Quadrio Curzio. La sua tesi è che una vera ripresa verrà solo da un “significativo intervento europeo per rilanciare grandi infrastrutture”.
Mi permetto di dissentire per almeno due ragioni.
La prima è che non sappiamo quali infrastrutture serviranno nel futuro. Infatti, la possibilità di produrre beni materiali e energia “localmente” e il cambiamento dell’antropologia della società industriale (conseguenti e generanti nuove modalità di trasporto e produzione) cambieranno completamente le esigenze di trasporto fisico: sia di materie prime che di merci e di persone.
Ci serviranno infrastrutture comunicative, ma anche queste non potranno essere solo un potenziamento di quelle attuali.
La seconda ragione è che il cambiamento fondamentale che dobbiamo fare è nella struttura cognitiva della nostra società. Stiamo ancora usando la infrastruttura cognitiva della società industriale. E da essa non riusciamo a liberarci. Se non ce ne libereremo e ci arricchiremo di una nuova struttura cognitiva, non riusciremo a riprogettare una nuova società.
Ma cosa è una nuova struttura cognitiva? Solo degli esempi. E’ costituita da nuove conoscenze di strategia d’impresa che possano moltiplicare la progettualità imprenditoriale. Così da immaginare, per esempio, i nuovi sistemi di produzione e di trasporto coerenti con la nuova antropologia della società post industriale. Ma anche per immaginare nuovi sistemi di servizi, un nuovo welfare etc. E’ costituita da una nuova visione del mondo che permetta agli economisti di uscire dal circolo vizioso della battaglia per le risorse finite. E’ costituita da una nuova cultura organizzativa che sappia attivare e gestire processi di auto sviluppo delle organizzazioni. E’ costituita da un superamento della visione galileiana della scienza che porta ad assurde “teorie del tutto” in campo fisico, genetico, nelle neuroscienze etc. Quel superamento che, credo, farebbe lo stesso Galileo se, vivendo ai nostri giorni, conoscesse tutto quello che oggi conosciamo.


mercoledì 1 maggio 2013

Un Primo maggio purtroppo solo ridistributivo


di
Francesco Zanotti

Oggi Primo maggio: il lavoro.
Ascoltiamo la voce di Confindustria: pagamenti della pubblica Amministrazione, riduzione del costo del lavoro, investimenti in infrastrutture.
Ascoltiamo Susanna Camusso: redistribuiamo!
Ascoltiamo gli artigiani: facilitiamo il credito.
Bene supponete che tutti queste richieste vengano esaudite. Ipotesi quasi impossibile anche perché Confindustria vuole grandi infrastrutture e Camusso vuole ristrutturare città e territorio. Ma supponete anche che la BCE garantisca a tutti liquidità per tutto.
Ecco io credo che non avremo ancora risolto nulla.
Il problema è che una parte crescente del nostro sistema industriale costruisce prodotti che non hanno più storia e li produce consumando risorse naturali in modo insostenibile. Una crescente parte del nostro sistema industriale non produce più valore economico, sociale, culturale, ambientale. Conseguentemente, rischia di perdere senso tutto il sistema di servizi che lo supporta e lo Stato che si nutre del valore prodotto dalle imprese industriali e di servizi.
Allora, mentre si cerca di fare tutte le cose che tutti desiderano, occorre avviare un grande sforzo progettuale ed ogni livello. E perché non sia uno sforzo vano, occorre fornire a tutti i “progettatori” (cioè proprio a tutti i cittadini) nuove risorse di conoscenza. Perché la progettualità attuale è solo capace di rivendicazioni. Che, anche se giustissime, non bastano.
Lo dico più esplicitamente: è la classe dirigente politica, imprenditoriale e sindacale che si deve dotare di nuove risorse cognitive.