"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 11 aprile 2016

Il mito dell’export

di
Francesco Zanotti

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Tutti sono convinti che la via della crescita sia l’export. Ma ragioniamoci sopra … Perché noi si esporti qualcuno deve importare. E deve avere i soldi per poterci pagare. Dove li va a prendere?  O facendo debiti o a sua volta dall’export. Nel fare debiti non si può esagerare e questo significa che non vi possono essere paesi solo importatori. Vi deve essere un equilibrio tra import ed export. Anche noi dobbiamo essere importatori perché altrimenti i paesi verso cui esportiamo non avranno i soldi per pagarci. Ma nei settori in cui siamo importatori… non possiamo esportare … Allora l’export non può essere una strategia per tutte le imprese. Allora è una bufala spingere tutte le imprese indistintamente verso l’export. E’ un mito, una illusione insostenibile.

domenica 20 dicembre 2015

Dipingere le case di giallo per la competitività … e altre assurdità

di
Francesco Zanotti

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Il Consiglio Europeo prossimo venturo ha all’ordine del giorno “Crescita, occupazione e competitività” riferisce il Prof. Alberto Quadrio Curzio sul Sole24Ore di oggi.
Bene cominciamo dalla competitività. Io sostengo che per aumentare la competitività occorre dipingere tutte le case della nostra penisola di giallo canarino!
Assurdo dirà il lettore. Beh forse paradossale, ma scientificamente significativo come ogni altra possibile strategia.
Infatti, innanzitutto, non si sa cosa sia competitività. Provi il lettore a scriverne una definizione. Farà fatica a farlo. Poi la faccia leggere al primo amico che incontra: scoprirà che non gli va bene.
Se non si sa cosa sia competitività non si può sapere cosa fare per acquisirla. Magari davvero basta dipingere le case degli italiani di giallo canarino.
Da ultimo, non si sa bene neanche che vantaggi produca questa competitività. Anzi se si guardano ai settori economici dove si vuole raggiungere competitività, si scopre che il perseguirla non porta a un aumento dell’occupazione, ma a una sua diminuzione. Si vedano i Piani strategici delle banche. Di tutte le banche.
Riassumendo: si propone di raggiungere una “cosa” (la competitività) che non si sa bene cosa sia. Ma si è certi che se la si raggiunge produce solo effetti negativi sull’occupazione. A meno che per raggiungere la competitività si debbano fare cose stupidelle come dipingere le case degli italiani di giallo canarino. Cosa che, tra l’altro, costerebbe poco e genererebbe tanta occupazione. Almeno di imbianchini.
Arriviamo alla crescita. Non si dice la crescita di cosa. Forse si pensa alla crescita di questa economia: Ma questo è fisicamente impossibile.
Che pensare alla fine? Che continuiamo a leggere di luoghi comuni, ammantati da una scientificità del tutto risibile, che perdono vieppiù di senso. Ma fino a  quando i giornali pubblicheranno solo in base alla fama di chi scrive, non possiamo attenderci altro che di leggere luoghi comuni che servono solo a una autorappresentazione continua di quei “names” che vengono da un passato oramai insopportabile.
Sarà mai possibile chiedere a tutti i soloni che annoiano il nostro presente di accettare una seria discussione scientifica?


giovedì 3 settembre 2015

Stiamo uscendo dalla crisi grazie a uno 0,3%? A conferma dei dubbi…

di
Francesco Zanotti
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Oggi in una intervista al Corriere, Giuseppe Pisauro, Presidente dell’Ufficio Parlamentare del Bilancio, rivela che “A determinare la variazione del PIL, alla fine è la ricostituzione delle scorte. Cresciute moltissimo, da parte delle imprese".
L amia domanda di ieri (ma l’aumento del PIL significa un aumento della cassa prodotta) la riposta è chiara: no!
Non si sa neanche se vi sarà un aumento del fatturato.
Di certo, però, vi sarà un aumento dell’indebitamento delle imprese. Ed un aumento del rischio delle banche.

Non si può chiamare crescita un aumento dei debiti …

mercoledì 29 aprile 2015

Parole, parole soltanto parole ... inutili … o parole nuove?

di
Francesco Zanotti

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… usiamo sempre le stesse parole, ma sono significative?

Desideriamo la crescita, ma che cosa vogliamo che cresca?
Il PIL? Ma con il PIL non si mangia. Si mangia se aumenta la capacità di generare cassa delle imprese. Ma aumentando il PIL non aumenta anche questa capacità? Nell'economia attuale, no!

Cerchiamo stabilità. Ma che cosa vogliamo che si stabilizzi in un mondo che è strutturalmente in squilibrio? Vogliamo che si stabilizzi uno squilibrio? E’ un ossimoro.

Invitiamo alla competitività. Ma cercando competitività non si aumenta la capacità di generare cassa. Anzi la si deprime sempre di più. L’ho definito “effetto stadio”.

Ci sforziamo di fare riforme istituzionali. Ma quale è il legame tra le riforme istituzionali e la capacità di generare cassa delle imprese? E se c’è questo legame, in quanto tempo si esprime?

Invochiamo sostenibilità, ma l’attuale economia non è sostenibile. Anche perché la Nutura non è un sistema stabile, ma evolve.  E l’uomo con le sue attività genera questa evoluzione e sempre più lo farà nel futuro.

Vogliamo fare affluire risorse finanziarie alle imprese, ma chi le fornisce non ha criteri per decidere se verranno restituite o valorizzate. E chi chiede queste risorse pensa solo alla sopravvivenza nel brevissimo.

Se le parole che usiamo non sono significative, allora dobbiamo iniziare ad usarne di nuove per costruire nuove storie capaci di fare generare cassa alle imprese, garantire una occupazione di qualità, remunerare gli investitori, garantire le risorse per lo sviluppo del Sistema Paese, all'interno di un nuovo patto con la Natura.


Se seguite questo link troverete un documento che usa parole nuove per descrivere una nuova proposta di sviluppo.

mercoledì 24 dicembre 2014

USA: sviluppo o “bolla delle cose”?

di
Francesco Zanotti

Da un lato l’”osanna” dei commentatori nostrani su tutti i giornali all'aumento del Pil statunitense. Dall'altro, su di una rivista apparentemente oscura, ma di notevole interesse (L'internazionale), ripropone un articolo di Chico Harlan su The Washington Post dal titolo Il paese delle rate. Ringrazio l’amico Luciano che i lettori di questo blog conoscono bene per avermelo segnalato.
Per inciso: ma quando la piantiamo di dibattere intorno a giornali digitali e cartacei e non riprendiamo a discutere della qualità dei contenuti? Quando riavremo contenuti eccellenti avrà senso discutere di che tecnologia usare!
Ma torno all'articolo. Si sostiene che vi è stato un boom di acquisti (consumi diciamo impropriamente) molto particolari: a rate incoscienti e costosissime. Acquisti a rate (la formula è quella del leasing, finanziato dalle imprese stesse e non dalle banche) concessi a tutti (anche chi non ha contanti, né carta di credito, né conto in banca) dove alla fine i prodotti arrivano a costare anche molto più del doppio. Il segreto dovrebbe stare nel fatto che se non paghi le rate non ti accade nulla: basta che restituisci il bene. Esempio: la famiglia Abbot dell’Alabama ha acquistato un salotto a rate che costava 1500 dollari senza tirar fuori un soldo, ma con la promessa di pagarlo in due anni 4.500 dollari.
Questo tipo di acquisti si sta diffondendo rapidamente ed intensamente, permettendo acquisti a chi non se lo poteva permettere e certamente fa salire il Pil. Ma è una crescita sana? La famiglia Abbot e molte altre dovranno restituire quello che hanno comprato. Le imprese riempiranno i magazzini degli oggetti restituiti. Dovranno affrontare crisi di liquidità perché alla fine, proprio a causa della restituzione, incasseranno molto meno di quanto hanno speso per costruirli. Dovranno dotarsi di nuove strutture di stoccaggio…

Avremo, insomma una nuova drammatica bolla della cose, multidimensionale perché toccherà spazi, materie prime, energia e soldi, che si sta formando fuori dai mercati finanziari. A dimostrazione che il fenomeno bolla non è tipico solo di questo tipo di mercati finanziari, ma di tutti quei mercati (e, più in generale, sistemi) che cercano di costruire un valore “artificiale”.

giovedì 20 novembre 2014

Aumentare i flussi di cassa, non il PIL

di
Francesco Zanotti




Tutti (soprattutto politici ed economisti) affermano che è necessario crescere. Ma che cosa è che deve crescere? La risposta che si dà normalmente è molto semplice: il PIL.
E’ vero che vi è chi si concentra su variabili a più alta intensità sociale, come l’occupazione, ma, anche costoro, poi, finiscono col riconoscere che l’aumento dell’occupazione passa inevitabilmente da un aumento del PIL.

Purtroppo, però, se si guarda al PIL si rischia una retorica della crescita velleitaria e anche un po’ qualunquista. Il PIL è una variabile troppo generale, forse anche generica, certo rinunciataria.
Infatti, il PIL contiene tutto e il contrario di tutto: i consumi, la spesa pubblica, gli investimenti, il saldo commerciale con l’estero.
Allora, un aumento del PIL, può essere generato, ad esempio, dall'aumento dei consumi e del saldo commerciale, ma anche dall'aumento della spesa pubblica. Credo, proprio che queste due modalità di crescita non abbiano lo stesso impatto sulle possibilità di sviluppo dell’economia, delle imprese, dell’occupazione, della qualità della vita delle persone.
Ancora: un aumento del PIL è un risultato “medio”. Ma come tutti sanno, i macro risultati medi sono sempre del tipo “pollo di Trilussa”: sono la somma di successi e tragedie. E a noi tutti interessano successi diffusi e condivisi.
Da ultimo, il ragionare in termini di PIL, porta sempre a speranze di crescita molto lente e di piccola entità. E noi tutti abbiamo bisogno di uno sviluppo (anche la parola crescita, come sosterrò più avanti, è una parola a dir poco fuorviante) alto, forte, diffuso e solidale.

Che altra variabile usare. Invece del PIL?
Propongo di usare come variabile di riferimento i flussi di cassa delle imprese. Propongo di spostare l’obiettivo dal livello macroeconomico, al livello della singola impresa.
Usando questa variabile, l’obiettivo dello sviluppo si traduce in qualcosa di molto concreto ed operativo: un aumento rilevante ed in tempi breve dei flussi di cassa a livello di ogni singola impresa.

Se si raggiunge questo obiettivo si ottiene uno sviluppo economico e sociale complessivo che è direttamente proporzionale alla crescita della produzione di cassa.
Si riesce ad aumentare non solo la quantità, ma anche la qualità dell’occupazione.
Si riesce a migliorare la qualità degli attivi delle banche. Detto diversamente: aumentare il merito e la qualità del credito. Detto ancora diversamente: si garantiscono e si remunerano meglio i risparmi.
Si riesce a remunerare il capitale investito e, quindi, a diventare attrattivi per investitori.
Si riesce ad aumentare in valore assoluto e diminuire in termini percentuali, il gettito fiscale. Un aumento del gettito fiscale (rilevante, in tempi brevi e senza effetti depressivi) permette di avere risorse per Stato Sociale, Scuola, Ricerca etc.

In sintesi, è l’aumento dei flussi di cassa delle imprese che porta al formarsi di un circolo economico e sociale virtuoso.

venerdì 19 settembre 2014

Servirebbe una “quality review” sulle conoscenze e le metodologie di strategia d'impresa

di
Francesco Zanotti


Le banche europee, nel loro insieme, hanno chiesto alla BCE meno soldi di quanto ci si aspettasse. E’ questa una occasione per riproporre il tema della crescita e dello sviluppo.
Noi insistiamo nel proporre la nostra tesi. La crescita non dipende dalla liquidità disponibile, non dipende dalle riforme, non dipende neanche dalla fiducia. Anche il chiedere maggiori investimenti è ingenuo. Da ultimo: è cadere in un circolo vizioso chiedere che prima ci sia la ripresa, quindi, la fiducia e, quindi, gli investimenti. Chi caspita dovrebbe genera la ripresa se non le imprese?

La mancata crescita è, invece, dovuta ad una carenza di risorse cognitive. La soluzione è nel fornire a banche ed imprese le risorse cognitive mancanti.

Mi spiego: prendete una impresa il cui prodotto è irrimediabilmente fuori mercato.
Parentesi: ma come si fa a capire che il problema di una impresa è strutturale e non contingente?
Ma lasciamo la domanda sullo sfondo.
Bene, questa impresa userà la liquidità che gli si concede per sopravvivere. Che caspita di investimenti volete che faccia? Quelli che possono riportarla nel mercato? Troppo spesso, sempre più spesso, può rinnovare tutti i macchinari che vuole, usare tutte le tecnologie che sono disponibili, ma se il, suo prodotto sta perdendo sempre più velocemente di senso esistenziale e di funzionalità non c’è niente da fare. Da ultimo: come fate a chiedergli di avere fiducia e a colpevolizzarla se non ce ha?
Riprendiamo la domanda lasciata sullo sfondo. Si può capire se una impresa sta vivendo una crisi strategico-strutturale irreversibile non certo leggendo i bilanci, men che meno grazie a considerazione macroeconomiche. Servono, ecco che concretizziamo il tema delle risorse cognitive, le conoscenze e metodologie di strategia d’impresa che sono pressoché completamente sconosciute a banche e imprese.

Prendiamo, ora, un imprenditore (toh siamo arrivati alle persone e non ad impersonali imprese) che abbia un grande sogno nel cassetto. E’ inutile che gli diciate di avere più fiducia. Non solo ha fiducia, ma ha voglia di costruire un nuovo mondo. Cercherà in tutti i modi le risorse finanziarie per realizzarlo. Non chiedetegli coraggio, andate ad imparare da lui cosa significa coraggio costruttivo.
Se volete costruire veramente sviluppo, care banche, non lasciatelo solo. Fornitegli tutte le risorse cognitive (le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa) che servono a concretizzare il suo sogno in un progetto strategico dettagliato e comunicabile, sia all'interno della sua organizzazione che all'esterno: banche, clienti etc..
Se cominciate a distribuire conoscenze e metodologie di strategia d’impresa, stimolerete anche imprenditori meno audaci e meno visionari a costruire nuovi piani di sviluppo.

E, prima, care banche investite voi nel dotarvi di queste risorse cognitive. Per poterle distribuire agli imprenditori. Per poi poterle usare voi stesse per capire se davvero i progetti di sviluppo siano “alti e forti”.
Care banche, non limitatevi a dire che volete finanziare investimenti. Arrivate a dire che finanziate progetti che rendano ragione degli investimenti. In questo modo arriverete a convincervi che la crisi sarà risolta solo da una nuova progettualità strategica e dal finanziare progettualità strategica. E per stimolare e valutare progettualità strategica sarà necessario usare risorse cognitive di cui oggi non disponete.
Concludendo, cara EBA, attiva subito una Quality Review delle risorse cognitive di cui dispongono le banche …


lunedì 17 giugno 2013

Un commento sui "presidenti" di Assolombarda

Riceviamo dal Dott. Stefano Pollini, e con piacere pubblichiamo, un commento al post Il nuovo presidente Assolombarda... dell' universo parallelo.

Dire che il mio voto andrebbe all'universo parallelo è scontato.
Anche scontato è dire che il voto sarebbe finalmente pienamente convinto.

Quello che mi chiedo è perché nessuno, nessuno dei politici, industriali, sindacalisti o altri... in nessuna trasmissione faccia mai una riflessione del genere che è quasi ovvia (senza nulla togliere alla vostra profondità di pensiero).
Ovvio in particolare il tema della crescita e della società industriale che non può crescere in modo infinito (in mondo di risorse finite).
La crescita è una metafora presa a prestito dal mondo naturale e non c'è nulla che cresca di continuo. Le piante e gli animali crescono velocemente all'inizio e poi si stabilizzano cercando un nuovo ordine. Guai se crescessero di continuo.
Questo fatto banale però non viene mai affrontato. Come mai? Quali sono le buone ragioni del presidente di Assolombarda reale?
Qui faccio fatica a rispondere. Forse è troppo duro questo salto? Forse è questione di paura?  
Di abbandonare tutto quello che si è fatto fino adesso?
A me sembra che la questione profonda - o una delle questioni - sia legata al senso del lavoro. Io partirei da qui.
La riflessione sull'Ilva mi ha lasciato sconcertato per esempio. Finalmente dopo anni di inattività si fa qualcosa e si critica quello che si è fatto? Ma i temi ambientali, il futuro, sono problemi solo a parole? Si dice che bisogna  riscoprire l'etica e la passione del lavoro: e anche questa è etica.
Si dice che bisogna valorizzare il rispetto delle regole e poi si dice che le regole barocche sono le vere nemiche della legalità. Le regole non si possono rispettare sono quando fanno piacere. Uno può lavorare per cambiarle ma fino a che ci sono le rispetto (Socrate docet).
Anche in questo breve brano ci sono quindi una serie di contraddizioni stridenti (in quello Assolombarda reale).
Imbarazzante anche il fatto che prima si dice che si parte da noi e poi si indicano le cose che devono fare gli altri.

Per fortuna poi ci sono tante aziende reali che invece lavorano davvero bene, innovano, riflettono, si aggiornano, investono in conoscenza e nonostante la crisi e il governo funzionano bene e assumono. Questo mi fa per fortuna avere un minimo di speranza nel futuro.

Oltre al fatto che ci sono anche tante persone come voi che riflettono su questi temi e magari qualcosa si riesca a cambiare.


Un abbraccio e buon lavoro

venerdì 29 marzo 2013

Dal PIL ai flussi di cassa


di
Francesco Zanotti


Tutti affermano che è necessario crescere. Ma che cosa è che deve crescere? La risposta “mainsteram” è molto semplice: il PIL.
E’ vero che c'è chi si concentra su variabili a più alta intensità sociale, come l’occupazione, ma, anche costoro, poi, finiscono col riconoscere che l’aumento dell’occupazione passa inevitabilmente da un aumento del PIL.

Purtroppo, se si guarda al PIL si rischia la retorica. E ’una variabile troppo generale, forse anche generica, certo rinunciataria.

Mi spiego.
Innanzitutto il PIL, tralasciando le considerazioni filosofiche (che, per altro, è possibile fare e che sono niente affatto banali, come  tutti sanno)  contiene tutto e il contrario di tutto: i consumi, la spesa pubblica, gli investimenti, il saldo commerciale.
Allora, un aumento del PIL, può essere generato, ad esempio, dall’aumento dei consumi e del saldo commerciale, ma anche dall’aumento della spesa pubblica. Credo, proprio che queste due modalità di crescita non abbiano proprio lo stesso impatto sulle possibilità di sviluppo dell’economia, delle imprese, dell’occupazione, della qualità della vita delle persone.
Ancora: un aumento del PIL è un risultato “medio”. Ma come tutti sanno, i macro risultati medi sono sempre del tipo “pollo di Trilussa”: sono la somma di successi e tragedie. E a noi tutti interessano successi diffusi e condivisi.
Da ultimo, il ragionare in termini di PIL, porta sempre a speranze di crescita molto lente e di piccola entità. E tutti noi sappiamo che abbiamo bisogno di una crescita alta e forte.

Che altra variabile usare. Invece del PIL?
Propongo di usare come variabile di riferimento i flussi di cassa delle imprese. Propongo di spostare l’obiettivo dal livello macroeconomico, al livello della singola impresa.
Usando questa variabile, l’obiettivo della crescita si traduce in obiettivo molto concreto ed operativo: un aumento rilevante ed in tempi breve dei flussi di cassa a livello di ogni singola impresa.