"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 13 agosto 2015

Quanto valgono in termini di capacità di generare cassa le riforme istituzionali?

di
Francesco Zanotti

O ci prendono in giro o ci prendiamo in giro da soli.
Provate a pensare …
Il problema delle imprese è quello di aumentare il più in fretta possibile la loro capacità di generare cassa. Se non la aumentano o trovano qualcuno disposto a mantenerle o falliscono.
Bene, partendo da questo punto di vista (quale altro se no?), mi spiegate perché dovrebbe avere un qualche interesse per le imprese non solo il tipo di riforma del Senato, ma anche lo stesso fatto che la riforma si faccia o meno?
Non ha nessun interesse né sul breve nè sul medio periodo. Nel lungo periodo vale quello che diceva Keynes: il lungo periodo è quello in cui saremo tutti morti.
Ma se è così, perché a un telegiornale sì e a un altro pure, in un giornale sì ed in un altro pure, si sentono politici accapigliarsi per riforme che non ha alcun impatto sulla sopravvivenza (in grave dubbio) del nostro sistema industriale?
O ci prendono in giro. O ci prendiamo in giro da soli ad ascoltarli.

mercoledì 29 aprile 2015

Parole, parole soltanto parole ... inutili … o parole nuove?

di
Francesco Zanotti

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… usiamo sempre le stesse parole, ma sono significative?

Desideriamo la crescita, ma che cosa vogliamo che cresca?
Il PIL? Ma con il PIL non si mangia. Si mangia se aumenta la capacità di generare cassa delle imprese. Ma aumentando il PIL non aumenta anche questa capacità? Nell'economia attuale, no!

Cerchiamo stabilità. Ma che cosa vogliamo che si stabilizzi in un mondo che è strutturalmente in squilibrio? Vogliamo che si stabilizzi uno squilibrio? E’ un ossimoro.

Invitiamo alla competitività. Ma cercando competitività non si aumenta la capacità di generare cassa. Anzi la si deprime sempre di più. L’ho definito “effetto stadio”.

Ci sforziamo di fare riforme istituzionali. Ma quale è il legame tra le riforme istituzionali e la capacità di generare cassa delle imprese? E se c’è questo legame, in quanto tempo si esprime?

Invochiamo sostenibilità, ma l’attuale economia non è sostenibile. Anche perché la Nutura non è un sistema stabile, ma evolve.  E l’uomo con le sue attività genera questa evoluzione e sempre più lo farà nel futuro.

Vogliamo fare affluire risorse finanziarie alle imprese, ma chi le fornisce non ha criteri per decidere se verranno restituite o valorizzate. E chi chiede queste risorse pensa solo alla sopravvivenza nel brevissimo.

Se le parole che usiamo non sono significative, allora dobbiamo iniziare ad usarne di nuove per costruire nuove storie capaci di fare generare cassa alle imprese, garantire una occupazione di qualità, remunerare gli investitori, garantire le risorse per lo sviluppo del Sistema Paese, all'interno di un nuovo patto con la Natura.


Se seguite questo link troverete un documento che usa parole nuove per descrivere una nuova proposta di sviluppo.

martedì 24 dicembre 2013

Non una parola sulle risorse cognitive

di
Francesco Zanotti


Ancora un commento ad un articolo del Direttore del Sole 24 Ore che, anche questa volta non otterrà risposta. Sono pensieri “trasgressivi”. Che importa che contengono una proposta che potrebbe essere decisiva. Anche il solo contestarla vorrebbe dire ammettere che esiste …
Scrive il Direttore “Le luci in fondo al tunnel si intravvedono, ma si potranno ingrandire sulla base di due fattori.: il traino del resto del mondo, e qui l’America ci aiuta e l’Europa molto meno e la nostra capacità di farci trainare”.
Io credo che in questo modo di pensare stia la ragione profonda della crisi che stiamo vivendo: la classe dirigente che sta guidando i figli del Rinascimento afferma che noi possiamo solo farci trainare. Il massimo che ci è consentito è non opporre resistenza al traino.
Mi ribello: noi dobbiamo cambiare e cambieremo il mondo.
L’articolo stesso si contraddice: inizia elencando mille eccellenze dove trainiamo e non siamo al traino. Mille eccellenze dove facciamo scuola. Che sono il riverbero di un Rinascimento che non abbiamo dimenticato.
Purtroppo il giornale che sta promuovendo la cultura non si accorge che la vera risorsa che manca, perché esplodano ben altre e numerose eccellenze, è costituita proprio da una nuova cultura. Dalle nuove visioni del mondo che stanno emergono in tutte le scienze naturali ed umane; dal patrimonio di nuovi modelli e nuove metafore che da essa promanano; dalle nuove interpretazioni, progettualità, conversazioni e realizzazioni che il rendere disponibile nuove risorse cognitive (parlare di cultura mi sembra troppo generico) scatena. Scatenerebbe sia nei giovani che negli adulti che negli anziani.
Ecco la proposta trasgressiva: invece di “fornire” riforme istituzionali forniamo risorse cognitive. Così facendo emergerà una nuova economia ed una nuova società, nuove istituzioni comprese.

Perché non ascoltare la mia proposta? Dopo tutto sto solo riproponendo il “metodo” del Rinascimento che è nato perché si sono buttate nella società medioevale nuove risorse cognitive: la cultura classica, con l’aiuto della interpretazione ed integrazione dalla cultura araba.

lunedì 11 giugno 2012

Santa Margherita 2012 … Si può dire di più …



di
Francesco Zanotti

I giornali riportano due auspici nati dentro, intorno, all’Assemblea dei Giovani di Confindustria: la necessità di un Progetto di Futuro per il nostro Sistema Paese e la necessità di una rivoluzione culturale.

Auspici alti e nobili. Ma vorrei provare ad aggiungere una qualche sostanza di più.

Un Progetto di Futuro (che faccia, immagino, da habitat per lo sviluppo di un nuovo sistema industriale) non può essere solo fatto di Riforme Istituzionali.
Dovrebbe contenere, innanzitutto, la visione specifica, italiana (dal punto di vista delle specificità del nostro Popolo e della sua Storia), della situazione del nostro Pianeta e della società umana che lo abita, nelle sue dimensioni tecnologica, economica, sociale, politica, istituzionale e culturale.
Dovrebbe, poi, contenere la specifica mission che l’Italia si vuol dare per costruire il futuro del Pianeta e della comunità umana. Questa mission dovrebbe essere specificata nelle dimensioni economica (quale industria, quali sistemi distributivi e di trasporto distribuzione, quale finanza, quali servizi etc.), sociale (quale sistema di welfare, ad esempio), politico (quale ruolo vuole avare l’Italia nel processo di “emergenza” di un nuovo necessario ordine mondiale), istituzionale (come deve essere un sistema di istituzioni per concretizzare questo nuovo ordine mondiale), culturale (a quale visione del mondo ci ispiriamo, quale contributo vogliamo dare alla costruzione di una nuova visione del mondo). E, poi, dovrebbe contenere tutte le cose da fare per realizzare la mission individuata all’interno della visione della società umana e della Natura.

Un rivoluzione culturale non può essere solo la comprensione dei trend di sviluppo delle attuali tecnologie all’interno dell’attuale visione della scienza. Ma può essere solo (come declinazione del Progetto di Futuro sopra citato) la costruzione di una nuova visione della conoscenza, della scienza, della tecnologia e della ricerca. Oggi conoscenza, scienza, tecnologia e ricerca sono parole alla ricerca di significati nuovi. Una rivoluzione culturale può essere solo una proposta per questi nuovi significati.
A valle, nel piccolo, una rivoluzione culturale deve essere anche la costruzione di una nuova cultura d’impresa che sappia leggere la complessità dell’impresa stessa, ne “veda” i processi evolutivi e ne individui le modalità di Governo. Ancora più nello specifico, deve essere la proposta di una nuova cultura strategica che guidi l’impresa a immaginare progetti imprenditoriali e non competitivi.