"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
Visualizzazione post con etichetta Jacopo Morelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jacopo Morelli. Mostra tutti i post

sabato 8 giugno 2013

Giovani imprenditori che dicono le stesse cose dei vecchi …

di
Francesco Zanotti



Ho letto dell’intervento di Jacopo Morelli a Santa Margherita. Giovane brillante, ma che dice le stesse cose dei vecchi: tocca al Governo. Slogan altrettanto brillante “scateniamoci”, ma le cose su cui ci si deve scatenare sono sostanzialmente cercare di svegliare la politica.
Se leggete la sintesi che fa il Sole nel box “I Punti programmatici” trovate: Governo, fisco, legge elettorale.
Le stesse cose che ripete una classe dirigente oramai bolsa.
Oggi su Milano Finanza è uscito un articolo (pag. 24) Ma la strategia dov'è? a firma Stefania Peveraro su un nostro Rapporto dove sono presentati i Rating che abbiamo assegnato ai Business Plan delle Società degli indici FTSE e STAR della borsa italiana. Questi Rating sono la vera misura dello scatenarsi. E il risultato è uno scatenarsi … povero. Soprattutto sembra povero lo scatenarsi delle STAR. Poco più del 10% di esse rende disponibile un Business Plan.
Si tratta di cattiva volontà, di scarsa imprenditorialità? No! Io credo che la voglia di scatenarsi sia in tutti. Ma se non si cambiano gli occhiali ed i linguaggi con i quali si guarda e si parla del mondo, lo scatenarsi sarà solo un velleitario chiedere aiuto sempre più forte allo Stato. Minacciando anche il possibile accadere di una rivoluzione sociale.
Invece di paventare una rivoluziona sociale, attuiamo una rivoluzione della conoscenza.
Io sono certo che, se alle Società che hanno presentano Business Plan poveri o non ne hanno presentato alcuno, si fornissero conoscenze e metodologie avanzate di strategia d’impresa vi sarebbe uno scatenarsi progettuale. E non uno scatenarsi che finisce in un piagnisteo.


lunedì 29 ottobre 2012

Ladri, incapaci ed ignoranti


di
Francesco Zanotti

Il Presidente dei giovani industriali a Capri si è scagliato contro “Ladri, incapaci ed ignoranti”.
Io credo che ai ladri ci dovrebbe pensare la magistratura. Parimenti, credo che, per parlare di incapacità, occorrerebbe capire cosa si intenda perché, in generale, l’incapacità non può essere un giudizio assoluto, ma contestuale: chi si rivela incapace in un contesto, poi può non esserlo in altri.
Sull’ignoranza, forse, si può dire qualcosa in più. Basta riferirsi ad una conoscenza specifica. E, poi, l’ignoranza è facilmente “curabile” con l’insegnamento e lo studio.
Preferisco, allora, dare un mio contributo parlando dell’ignoranza.
Propongo una “misura” che ognuno può usare per se stesso per misurare la sua “non conoscenza” (termine molto meno inutilmente accusatorio di “ignoranza”). E scopra quanta è l’urgenza di porre rimedio a questa “non conoscenza”.

Comincio con un’osservazione banale: se un medico non conosce l’anatomia, beh ... è ovvio che la deve studiare. Anzi: c’è chi verifica che la sappia bene prima di laurearlo.

Veniamo allora all’impresa. Se un imprenditore usa qualche tecnologia tende ad essere aggiornata su quell’ambito tecnologico. Anzi, a volte, è egli stesso produttore di nuova conoscenza tecnologica.
Ora, in un periodo in cui le imprese devono progettare un futuro, che tendenzialmente dovrà essere molto diverso dal passato, l’area di conoscenza chiave diventa la strategia d’impresa. Sia per le stesse imprese che per le banche. Ora la misura di “conoscenza” (o “non conoscenza”) che propongo è questa: lo stato dell’arte a livello internazionale delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa.

lunedì 11 giugno 2012

Santa Margherita 2012 … Si può dire di più …



di
Francesco Zanotti

I giornali riportano due auspici nati dentro, intorno, all’Assemblea dei Giovani di Confindustria: la necessità di un Progetto di Futuro per il nostro Sistema Paese e la necessità di una rivoluzione culturale.

Auspici alti e nobili. Ma vorrei provare ad aggiungere una qualche sostanza di più.

Un Progetto di Futuro (che faccia, immagino, da habitat per lo sviluppo di un nuovo sistema industriale) non può essere solo fatto di Riforme Istituzionali.
Dovrebbe contenere, innanzitutto, la visione specifica, italiana (dal punto di vista delle specificità del nostro Popolo e della sua Storia), della situazione del nostro Pianeta e della società umana che lo abita, nelle sue dimensioni tecnologica, economica, sociale, politica, istituzionale e culturale.
Dovrebbe, poi, contenere la specifica mission che l’Italia si vuol dare per costruire il futuro del Pianeta e della comunità umana. Questa mission dovrebbe essere specificata nelle dimensioni economica (quale industria, quali sistemi distributivi e di trasporto distribuzione, quale finanza, quali servizi etc.), sociale (quale sistema di welfare, ad esempio), politico (quale ruolo vuole avare l’Italia nel processo di “emergenza” di un nuovo necessario ordine mondiale), istituzionale (come deve essere un sistema di istituzioni per concretizzare questo nuovo ordine mondiale), culturale (a quale visione del mondo ci ispiriamo, quale contributo vogliamo dare alla costruzione di una nuova visione del mondo). E, poi, dovrebbe contenere tutte le cose da fare per realizzare la mission individuata all’interno della visione della società umana e della Natura.

Un rivoluzione culturale non può essere solo la comprensione dei trend di sviluppo delle attuali tecnologie all’interno dell’attuale visione della scienza. Ma può essere solo (come declinazione del Progetto di Futuro sopra citato) la costruzione di una nuova visione della conoscenza, della scienza, della tecnologia e della ricerca. Oggi conoscenza, scienza, tecnologia e ricerca sono parole alla ricerca di significati nuovi. Una rivoluzione culturale può essere solo una proposta per questi nuovi significati.
A valle, nel piccolo, una rivoluzione culturale deve essere anche la costruzione di una nuova cultura d’impresa che sappia leggere la complessità dell’impresa stessa, ne “veda” i processi evolutivi e ne individui le modalità di Governo. Ancora più nello specifico, deve essere la proposta di una nuova cultura strategica che guidi l’impresa a immaginare progetti imprenditoriali e non competitivi.