di
Francesco Zanotti
Rischia che mi venga l’invidia verso i
complottisti. Almeno loro una progettualità sistemica la ritrovano, sia pure in
disegni oscuri, ma complessivi di una qualche oscura intelligenza.
Purtroppo non sono complottista. E vedo nelle
classi dirigenti solo banalità, con qualche desiderio di autorappresentazione.
Oggi tutti dichiarano che finalmente la ripresa
è arrivata. Ma con che coraggio parliamo di ripresa? Innanzitutto, stiamo
parlando di qualche incerto “zerovirgola”, che, certamente, non ha senso
statistico perché sta dentro l’errore sistematico del processo di misura dei
dati. Poi, e più importante, è una ripresina fantasma che dipende da una
contingenza di fattori del tutto esogeni e certamente non duraturi.
Quando questa contingenza sparirà (proprio perché
è contingente) ricadremo nella più cupa disperazione?
Io penso, invece, che la ripresa sarà solo la
somma delle progettualità di imprese che si doteranno di progetti di sviluppo
(Business Plan) alti e forti. Una somma che porterà a costruire una nuova
società. Niente di meno potrà generare non una ripresa ma, appunto, una nuova
società.
Se le cose stanno così, allora dove stia la
banalità diventa evidente: si spera di far tornare il passato riformando (anche
se non si è d’accordo sul come) lo Stato e lasciando così come sono le imprese.
Mi si permetta un paragone. E’ come avere atleti
spompati e pensare che diventino campioni solo cambiando la scarpette che
usano. Occorre una nuova generazione di atleti a cui ovviamente dovremo dare le
scarpette migliori. Ma, prima, nuovi atleti: nuove imprese, le imprese attuali
rivoluzionate, imprese capaci di costruire una nuova società.


