"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 26 maggio 2015

Il nuovo testo unico per le crisi d’impresa

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per crisi d'impresa

Il Sole 24 Ore parla del nascente nuovo testo unico per le crisi d’impresa. E racconta dei suggerimenti dei giudici. Questi i suggerimenti per individuare con tempestività una crisi nascente: riguardano i conti del passato: mancati pagamenti dipendenti, IVA e contributi.

Forse sono importanti, ma secondo me non sono sufficienti. Occorre trovare “indicatori” che riguardino il futuro. L’indicatore principe è il Business Plan e la sua qualità. E quello che dice questo indicatore è semplice: nessuna impresa può sopravvivere in tempi di cambiamenti radicali senza disporre di Progetti di Sviluppo (Business Plan) alti e forti. E’ un indicatore che dovrebbero usare le banche acquisendo una capacità di valutazione dei Business Plan che oggi non hanno. La predisposizione di un Business Plan che rispetti standard di qualità internazionali dovrebbe essere un obbligo che la Consob impone alle imprese quotate.

giovedì 9 aprile 2015

Per una volta elogiamo le banche italiane

di
Francesco Zanotti


Post telegrafico.
Le banche tedesche, per essere salvate, non per realizzare loro progetti di sviluppo, sono costate allo Stato tedesco 247 Miliardi. All'Italia solo 4 di cui metà restituiti.
La somma di tutti i soldi che le nazioni Europee hanno sborsato per salvare le banche ammonta quasi ai Soldi (che non ci sono) del Piano Junker.

Le banche italiane sono di gran lunga le più virtuose d’Europa. Che poi non abbiano piani di futuro è altrettanto vero, ma almeno non si fanno mantenere. Bene. Ci impegneremo a dare loro una mano per dotarsi di Progetti di sviluppo alti e forti.

lunedì 16 marzo 2015

Ma quale ripresa!

di
Francesco Zanotti


Rischia che mi venga l’invidia verso i complottisti. Almeno loro una progettualità sistemica la ritrovano, sia pure in disegni oscuri, ma complessivi di una qualche oscura intelligenza.
Purtroppo non sono complottista. E vedo nelle classi dirigenti solo banalità, con qualche desiderio di autorappresentazione.
Oggi tutti dichiarano che finalmente la ripresa è arrivata. Ma con che coraggio parliamo di ripresa? Innanzitutto, stiamo parlando di qualche incerto “zerovirgola”, che, certamente, non ha senso statistico perché sta dentro l’errore sistematico del processo di misura dei dati. Poi, e più importante, è una ripresina fantasma che dipende da una contingenza di fattori del tutto esogeni e certamente non duraturi.
Quando questa contingenza sparirà (proprio perché è contingente) ricadremo nella più cupa disperazione?
Io penso, invece, che la ripresa sarà solo la somma delle progettualità di imprese che si doteranno di progetti di sviluppo (Business Plan) alti e forti. Una somma che porterà a costruire una nuova società. Niente di meno potrà generare non una ripresa ma, appunto, una nuova società.
Se le cose stanno così, allora dove stia la banalità diventa evidente: si spera di far tornare il passato riformando (anche se non si è d’accordo sul come) lo Stato e lasciando così come sono le imprese.
Mi si permetta un paragone. E’ come avere atleti spompati e pensare che diventino campioni solo cambiando la scarpette che usano. Occorre una nuova generazione di atleti a cui ovviamente dovremo dare le scarpette migliori. Ma, prima, nuovi atleti: nuove imprese, le imprese attuali rivoluzionate, imprese capaci di costruire una nuova società.


lunedì 23 febbraio 2015

Le banche e il caso Etruria

di
Francesco Zanotti


Curiosamente nella stessa pagina di Affari&Finanza compaiono due articoli che indicano quanto è lontana la soluzione al problema delle banche in crisi.
Il primo articolo sostiene che il problema del salvataggio delle banche è quello di capitalizzarle e cambiare il CDA e il DG.
Il secondo (una intervista a Cofferati) propone una democratizzazione che, però, poi finisce nell'allargare la platea di coloro che devono decidere gli stipendi dei manager.
Io penso che la soluzione stia altrove. Le banche (tutte, non solo quelle in crisi) devono dotarsi di Progetti di Sviluppo (Business Plan) alti e forti. Per farlo devono dotarsi di metodologie e conoscenze di strategia d’impresa di cui oggi non dispongono. Sono le stesse conoscenze e metodologie che avrebbero potuto evitare il crescere abnorme delle sofferenze e, forse, evitato l’emergere della crisi. Infatti attraverso queste conoscenze e metodologie avrebbero potuto non solo scegliere meglio le imprese da finanziare. Ma supportare quelle non finanziabili a costruirsi progetti di Sviluppo per tornare finanziabili.
La democratizzazione va bene, ma è necessario che arrivi a far partecipare stakeholder esterni ed interni alla definizione del Business Plan (progetto di Sviluppo della Banca).
Cosa c’entra la Banca dell’Etruria? C’entra perché un caso che dimostra quanto la soluzione (un Business Plan alto e forte) sia del tutto trascurata. Noi abbiamo sviluppato una Metodologia di Rating dei Business Plan che permette di capire quanto questi siano alti e forti. E la applichiamo alla Società degli indici FTSE MIB e Star di Borsa Italiana. Lo abbiamo applicato anche al Business Plan di Banca dell’Etruria: era ovvio che non era alto e forte. Noi non abbiamo analizzato la situazione dei bilanci, ma abbiamo concluso che, se fosse stata problematica, non sarebbe stata in nessun modo sanata attraverso la realizzazione di quel Business Plan. Abbiamo chiesto di presentare il nostro Rating al Vertice della Banca, ma siamo riusciti a incontrare solo due competenti e motivati Dirigenti che, però, potevano solo riferire.
Lo avranno certamente fatto. Certo il Vertice non ci ha dato alcun riscontro. E, altrettanto certamente, la situazione problematica non è stata riparata.




giovedì 19 febbraio 2015

Michele Ferrero e … cercansi banchiere imprenditore

di
Francesco Zanotti


Giovanni Ferrero nel suo articolo sul Sole di oggi riporta un brano di una lettera che suo padre Michele scrisse di dipendenti nel lontano 1957: “Mi impegno a dedicare ogni attività e tutti i miei intenti a questa azienda, assicurandovi che mi riterrò soddisfatto solo quando sarò riuscito, con fatti concreti a garantire a voi ed ai vostri figli un sicuro e sereno avvenire”.
Un banchiere potrebbe tranquillamente dire a tutte le imprese dei territori che presidia (visto anche la cura che hanno le banche a dimostrare il loro impegno sociale): “Mi impegno a dedicare ogni attività e tutto i miei intenti a questa banca, assicurandovi che mi riterrò soddisfatto solo quando sarò riuscito, con fatti concreti a garantire che tutte le imprese nostre clienti potranno avere un sicuro e sereno avvenire”.
Potrebbe tranquillamente dirlo perché vi sono nuove conoscenze e le metodologie per far sì che una banca non si limiti solo a giudicare (male. E’ scientificamente dimostrabile che lo fa male!) chi merita credito o no. Ma anche possa mobilitare (fornendo queste conoscenze e metodologie) la sua clientela perché sappia disegnare Progetti di Sviluppo (formalizzati in Business Plan) alti e forti. E possa seguirla nella realizzazione di questi Progetti.
Purtroppo nessun banchiere accetta di aver qualcosa da imparare. Ed allora si assiste ad un lento, ma inesorabile declino della nostra economia perché le imprese, da sole, non possono procurarsi le conoscenze e le metodologie che permettono loro di disegnare Business Plan alti e forti.
E le banche non solo non immaginano possibile aiutare le imprese con conoscenze e metodologie, ma non sanno neanche accorgersi quando una impresa ha intrapreso un cammino di declino strategico.
Oggi i banchieri fanno dichiarazioni di altro tipo: noi ci stiamo impegnando a trasformare ogni filiale, invece che in un luogo di conoscenza e consulenza, in un mercatino rionale che vende ogni tipo di “roba”. E quando qualcuno ci offre un salto di carriera e di stipendio, piantiamo baracca e burattini.
Banchiere imprenditore cercansi.


lunedì 1 dicembre 2014

Una piattaforma professionale con “tecnologie” specifiche

di
Francesco Zanotti


Ho già scritto sulla necessità di costruire una piattaforma professionale per permettere a coloro che hanno raccolto risorse finanziarie di trovare imprese presso le quali collocarle.
Oggi voglio riprendere il discorso per affermare che una piattaforma di origination avrà nel mondo della finanza lo stesso ruolo che ha avuto la grande distribuzione nel mondo della produzione. Inizierà con una funzione strumentale perché favorirà il dialogo tra fonti ed impieghi di risorse finanziarie. Ma poi, acquisirà una funzione di indirizzo e sviluppo. Anche in questo caso il potere passerà dalla “produzione” alla distribuzione.

Questo significa che una rete professionale di origination potrebbe svolgere un ruolo decisivo nello sviluppo del nostro sistema economico. Ma questo accadrà solo se questa rete professionale disporrà e renderà disponibili sia ai fornitori di risorse finanziarie che agli utilizzatori nuove risorse cognitive.

Dopotutto è ovvio: ogni nuovo attore, come una rete professionale, deve disporre di proprie inedite “tecnologie”. Inedite perché intende svolgere un nuovo ruolo. E non si può svolgere un ruolo nuovo con “tecnologie” vecchie. In questo caso le nuove “tecnologie” non sono né hard né soft, ma sono “risorse cognitive”.

Esse sono costituite, come ho già scritto e riporto, innanzitutto, da una nuova visione della crisi.
Essa è generata, sostanzialmente, dalla perdita di significato del sistema dei prodotti tipici della società industriale. Detto più semplicemente: calano gli acquisti per il perdere di interesse dei prodotti tipici dell’attuale sistema industriale. In Italia il fenomeno è accentuato dal fatto che troppe aziende sono terziste mono cliente. La crisi di questo unico cliente genera immensi problemi perché non sono abituati ad azioni di mercato.
Se questo è vero, allora la soluzione della crisi non sta in un amento di competitività o di aumento della qualità del Sistema Paese. Anche, ma prima è necessario avviare una nuova stagione di progettualità strategica presso tutte le imprese.

Perché questa via sia percorribile sono necessarie le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Disponendo di queste risorse cognitive le imprese sapranno costruire Progetti di Sviluppo (Business Plan) alti e forti. E le istituzioni finanziarie potranno valutarne la qualità, cioè la finanziabilità.
Noi attraverso un processo di ricerca a livello internazionale abbiamo ricercato ed esplorato le migliori conoscenze e metodologie di strategia d’impresa a livello internazionale. Ne abbiamo fatto una sintesi e abbiamo compiuto passi ulteriori. Così oggi possiamo mettere a disposizione della piattaforma professionale una piattaforma cognitiva che, per il modo in cui è nata, non ha uguali al mondo.


domenica 7 settembre 2014

Un piano italiano per l’Ecofin?

di
Francesco Zanotti


Oggi Carmine Fotina sul Sole 24 Ore parla di un piano italiano per l’Ecofin di Milano che deve servire a finanziare le strafamose PMI.
Fatto di mille componenti, con la star minibond.
Mi permetto di ricordare che i mezzi dovrebbero essere ispirati al fine. Troviamo pure mille canali di finanziamenti, ma chiediamoci anche cosa andiamo a finanziare. Andiamo a finanziare sopravvivenza di imprese che non sanno produrre cassa o andiamo a finanziare progetti di sviluppo alti e forti?
Nei prossimi giorni pubblicheremo una nostra ricerca dove esaminiamo a che fini sono state usate le risorse che le imprese hanno raccolto attraverso l’emissione di minibond. Il risultato è preoccupante.
La nostra opinione è che si parla di risorse finanziarie, ma si dovrebbe aggiungere anche l’attenzione alle risorse cognitive. Servono conoscenze e metodologie di strategia d’impresa attraverso le quali le imprese si dotano di progetti di sviluppo alti e forti e gli investitori (a qualunque titolo investano) possano valutare la qualità dei progetti di sviluppo che le imprese chiedono di finanziare.
Attraverso le risorse cognitive si scelgono i fini, le risorse finanziarie sono strumentali al raggiungerli.
Nello stesso piano si parla della necessità di un network di servizi per supportare le PMI nell'accesso alle nuove forma di finanziamento (i minibond sempre nel cuore). Ma si pensa solo alla riduzione dei costi e non si dice, positivamente, in cosa consiste.
Noi stiamo creando questo network, che non ha solo l’obiettivo di ridurre i costi, ma di attivare e valutare progettualità strategica, rischiando in proprio.
Come deve essere questo network di servizi?
Deve disporre di una capacità di investimento diretto. E deve disporre di metodologie di progettualità e di valutazione strategica, oggi non presenti sul mercato. Deve cioè disporre, come dicevamo, di risorse finanziarie e risorse cognitive: non si possono disgiungere le due tipologie di risorse.
Deve, poi, disporre di servizi di due diligence patrimoniale, economica, finanziaria e legale.
Da ultimo, deve occuparsi del collocamento e dell’eventuale quotazione dei titoli emessi dalle PMI.


martedì 17 dicembre 2013

Soldi per fare che?

di
Francesco Zanotti


Tutti si stanno sforzando di aumentare i flussi di denaro che vanno alle PMI. Ma quale è l’obiettivo? Sembra che l’obiettivo sia la loro sopravvivenza fino a che la crisi non passa. Bene dobbiamo metterci in testa che, per le imprese che aspettano la fine della crisi, questa fine non arriverà mai! La crisi finirà solo per quelle imprese che useranno i soldi non per sopravvivere, ma per fare finire la crisi. Cioè per le imprese che si dotano di Progetti di Sviluppo (descritti in Business Plan dettagliati) alti e forti. Essi devono avere come output finale una produzione di cassa alta e forte come alto e forte è il progetto che si propone di generarla.
Allora diamo i soldi solo a quelle imprese che hanno un progetto di sviluppo alto e forte. Aiutiamo quelle che non ce l’hanno a dotarsene. Facciamo in modo che chi dà questi soldi sappia valutare se i Business Plan descrivono progetti alti e forti. Solo così usciremo dalla crisi.

Come facciamo a far sì che tutte queste cose accadano? Diffondendo conoscenze avanzate di strategia d’impresa presso imprenditori, advisor, istituzioni finanziarie, commercialisti, avvocati e consulenti di direzione. Purtroppo questi professionisti oggi non ne dispongono. Ovviamente non per colpa loro, ma perché nessuno ha mai fatto lo sforzo di raccogliere il meglio della cultura strategica, sintetizzarlo in strumenti di progettualità e valutazione strategica. Noi lo abbiamo fatto e vogliamo rendere disponibili i risultati che abbiamo ottenuti. Solo diffondendo queste conoscenze e metodologie usciremo dalla crisi.