"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 25 dicembre 2014

Diciamo solo banalità (imprenditoriali)

di
Francesco Zanotti


L’imprenditore parla attraverso le sue opere. Quello che produce, i servizi che offre.
Guardiamo agli imprenditori che hanno costruito il nostro sistema economico e il nostro Paese: i loro prodotti parlavano della società futura che proponevano. Ogni prodotto, ogni servizio aveva il sapore di un futuro splendente.
Caro imprenditore, caro banchiere, cari tutti che state al vertice delle nostre imprese, grandi o piccole, pubbliche o private, guardate a cosa offrite e provate a dire che tipo di società futura questo qualcosa prefigura. Se non ve ne viene in mente niente, allora potete fare due cose.
La prima è iniziare uno sforzo di riflessione e di progettualità per rivoluzionare quello che proponete in modo che contenga il sogno di una società futura.
Se non volete fare questo sforzo, allora passate in fretta la mano: state usando le imprese che vi hanno consegnate ad uso e consumo del vostro passato o di una vostra vanagloria presente.

Buon Natale a tutti.

lunedì 1 dicembre 2014

Una piattaforma professionale con “tecnologie” specifiche

di
Francesco Zanotti


Ho già scritto sulla necessità di costruire una piattaforma professionale per permettere a coloro che hanno raccolto risorse finanziarie di trovare imprese presso le quali collocarle.
Oggi voglio riprendere il discorso per affermare che una piattaforma di origination avrà nel mondo della finanza lo stesso ruolo che ha avuto la grande distribuzione nel mondo della produzione. Inizierà con una funzione strumentale perché favorirà il dialogo tra fonti ed impieghi di risorse finanziarie. Ma poi, acquisirà una funzione di indirizzo e sviluppo. Anche in questo caso il potere passerà dalla “produzione” alla distribuzione.

Questo significa che una rete professionale di origination potrebbe svolgere un ruolo decisivo nello sviluppo del nostro sistema economico. Ma questo accadrà solo se questa rete professionale disporrà e renderà disponibili sia ai fornitori di risorse finanziarie che agli utilizzatori nuove risorse cognitive.

Dopotutto è ovvio: ogni nuovo attore, come una rete professionale, deve disporre di proprie inedite “tecnologie”. Inedite perché intende svolgere un nuovo ruolo. E non si può svolgere un ruolo nuovo con “tecnologie” vecchie. In questo caso le nuove “tecnologie” non sono né hard né soft, ma sono “risorse cognitive”.

Esse sono costituite, come ho già scritto e riporto, innanzitutto, da una nuova visione della crisi.
Essa è generata, sostanzialmente, dalla perdita di significato del sistema dei prodotti tipici della società industriale. Detto più semplicemente: calano gli acquisti per il perdere di interesse dei prodotti tipici dell’attuale sistema industriale. In Italia il fenomeno è accentuato dal fatto che troppe aziende sono terziste mono cliente. La crisi di questo unico cliente genera immensi problemi perché non sono abituati ad azioni di mercato.
Se questo è vero, allora la soluzione della crisi non sta in un amento di competitività o di aumento della qualità del Sistema Paese. Anche, ma prima è necessario avviare una nuova stagione di progettualità strategica presso tutte le imprese.

Perché questa via sia percorribile sono necessarie le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Disponendo di queste risorse cognitive le imprese sapranno costruire Progetti di Sviluppo (Business Plan) alti e forti. E le istituzioni finanziarie potranno valutarne la qualità, cioè la finanziabilità.
Noi attraverso un processo di ricerca a livello internazionale abbiamo ricercato ed esplorato le migliori conoscenze e metodologie di strategia d’impresa a livello internazionale. Ne abbiamo fatto una sintesi e abbiamo compiuto passi ulteriori. Così oggi possiamo mettere a disposizione della piattaforma professionale una piattaforma cognitiva che, per il modo in cui è nata, non ha uguali al mondo.


martedì 18 novembre 2014

La grande Europa scopre la svalutazione competitiva

di
Francesco Zanotti


Un articolo di Moyra Longo sul Sole 24 Ore di oggi “Il toccasana dei mini euro” parla appunto dei vantaggi che sono derivati dallo svalutarsi dell’Euro rispetto al Dollaro.
Colgo l’occasione per una riflessione. Amara o, forse, profetica. Ma vi rendete conto che la prosopopea della grande Europa del XXI secolo ha finito, dopo pochi anni dall’inizio di questo nuovo secolo, con il copiare la strategia della svalutazione competitiva dell’Italietta della fine del secolo scorso? Tutto qui?
Noi abbiamo bisogno di riprogettare un intero sistema industriale, economico e finanziario e, invece di dotarci delle risorse cognitive per farlo, siamo in balia di una classe dirigente che cerca, ostinatamente, conservazione con le “strategie” che noi già 30 anni fa giudicavamo solo furbette?
“Ce lo chiede l’Europa”, è lo slogan  di tutti. A me sembra che l’Europa (la sua classe dirigete attuale) ci chieda solo banalità burocratiche e strategie fallimentari.
E la profezia? Semplice, l’Italia è la profezia del mondo. Guardate cosa accade qui e vedrete cosa accadrà nel breve altrove.

Ma ne riparleremo...

lunedì 26 maggio 2014

Ma quanto è grande il cambiamento da attuare?

di
Francesco Zanotti



Il problema è che le nostre imprese devono ricominciare a produrre cassa. Per farlo devono riprogettare il nostro sistema economico.
Ok, sono tutti d’accordo … Forse.
Io credo che ancora sfugga la profondità del cambiamento.
Essa è stata evidenziata da un articolo di Paolo di Stefano sul Corriere a pag. 33 che parla della generazione dei nativi digitali. Ne tenta l’identikit. La cosa che mi ha colpito di più: “A parte computer e telefonini, non ci sono oggetti di culto il cui possesso è ambito.”.
Il nostro sistema di imprese industriali cerca di vendere oggetti che si illude siano ambiti. Si convinca che lo saranno sempre meno.
Se continua con questa convinzione non si riprenderà mai. Non ricomincerà più a riprodurre cassa.
Guardando la situazione attuale da questa prospettiva, come diventa banale la ricerca della competitività. Divento il migliore nel fare cose che non interessano più …


mercoledì 23 ottobre 2013

Conservatori profondi

di
Francesco Zanotti

Se leggete il Sole di Oggi leggerete che Apple con i nuovi prodotti ha fatturato nel mondo 1 Mld di dollari in 24 ore.
Squinzi sostiene che la ripresa dell’Italia sarà conseguenza della manovra. De Benedetti che occorre una patrimoniale che serva ridurre il cuneo fiscale.
Ora il Mld di dollari non c’entra né con la riduzione del cuneo fiscale, né con una manovra economica.
Chi chiede riduzioni e manovre ritiene che le nostre imprese non possano riuscire a fare Mld di dollari con nuovi prodotti. Sono, appunto, conservatori profondi. Dell’attuale sistema economico che sembra stare in piedi, nel suo complesso, solo se qualcuno lo mantiene.

A meno di pensare che i figli del Rinascimento abbiano perso la loro capacità antropologica ci generare bellezza. E io mi rifiuto di pensarlo.

martedì 21 maggio 2013

Una BCE che batte moneta e fornisce conoscenza


di
Francesco Zanotti


Sappiamo cosa accadrà a questa proposta: quello che accade a tutte le innovazioni profonde.
Prima derise, poi combattute, poi realizzate.
Eccola la proposta: battere moneta e fornire conoscenza.
La crisi attuale è una crisi di perdita di senso della società industriale. In particolare del suo sistema economico. Non si tratta di diventare neo-liberali o neo-rivoluzionari. Si tratta di riconoscere, da un lato, che una società che ha svolto una grande funzione storica oramai ha fatto il suo tempo.
E’ dall'altro che in mille luoghi della società attuale stanno nascendo milioni di Segni che raccontano pezzi di storia di una diversa società futura.
Limitiamoci all'economico. Le imprese industriali dovranno fornire manufatti radicalmente diversi da quelli attuali costruiti con processi produttivi altrettanto diversi. Le imprese di servizi dovranno fare altrettanto.
Per costruire un nuovo sistema economico occorre fornire alle imprese nuovi schemi concettuali (nuove risorse di conoscenza) per uscire dagli schemi tipici della società industriale e progettare nuove imprese. E fornire loro nuove risorse finanziarie.
La proposta di fornire nuove risorse di conoscenza sembra “indolore”. Lo è meno se si pensa al fatto che tutta una classe dirigente dovrà imparare cose di cui oggi non conosce nemmeno l’esistenza. Ad esempio, le metodologie e le conoscenze di strategia d’impresa.
La proposta di fornire nuove risorse finanziarie ha bisogno di essere dettagliata per mostrare tutta la sua “rivoluzionarietà”. Intendo dire che per finanziare nuovi progetti non bisogna dirottare verso di essi risorse finanziarie esistenti. Occorre battere nuova moneta. Ripeto: ogni nuovo progetto va finanziato col battere nuova moneta.
Fornendo alle imprese nuova moneta e nuova conoscenza si avvia la costruzione di un nuovo sistema economico ed una nuova società.
La moneta la deve battere la BCE. E la nuova conoscenza? Immaginate una BCE che diventa non solo chi crea moneta, ma che crea continuamente nuova conoscenza … Se crediamo che la conoscenza è un valore, ecco che anche gli scrupoli contabili svaniscono …

sabato 25 agosto 2012

Cosa può accadere …


di
Francesco Zanotti


… se continuiamo a cercare soluzioni di conservazione alla crisi ..

Vi sarà un gruppo di imprese di “fascia alta” (prodotti industriali, food, fashion etc.) che continuerà ad esportare e ad avere successi interessanti, seppur, mediamente, calanti.

La grande massa di piccoli terzisti di medio-bassa qualità rivelerà una definitiva incapacità di stare sul mercato.

Non vi sarà la nascita di nuove grandi imprese, anzi le imprese di prodotti durevoli tradizionali, come le auto, vedrà ridursi il mercato ed aumentare la competizione, mettendone in crisi la sopravvivenza.

Vi sarà una sempre più decisa istituzionalizzazione delle imprese delle telecomunicazioni, energia, utilities, istituzioni finanziarie che istituzionalizzerà anche i debiti.

Le start-up saranno sempre marginali e la grande maggioranza sopravvivrà fino a che non finiscono capitale o incentivi.

Il primo trend positivo non compenserà in modo significativo gli altri quattro negativi.

Questo deperire del sistema economico non favorirà certo l’occupazione, ma, da un lato, farà da moltiplicatore dello spegnersi del sistema economico perché ridurrà la capacità di acquisto di famiglie ed imprese. E, dall’altro, renderà evidente (già ora noto, ma sottaciuto) un ammontare di sofferenze che andrà ben al di là della “capienza patrimoniale” delle banche.

Le misure per la crescita che si stanno immaginando non hanno alcuna possibilità di essere di aiuto. Infatti la crisi dell’attuale sistema economico dipende dal fatto che i manufatti che fabbrica sono sempre meno interessanti ed ecologicamente insostenibili. Come lo sono i sistemi di produzione e le modalità di approvvigionamento energetico.
E’ quindi necessario “fare emergere” un nuovo sistema produttivo, economico e finanziario. Purtroppo le misure per la crescita non favoriscono sforzi di riprogettazione radicale, ma cercano di far funzionare l’esistente. Come premettevo, sono misure per conservare dell’esistente

Come uscirne? Cominciando a leggere i segni del tempo futuro che sono molti ed abbondanti. Ed avviare, per concretizzarli, un grande sforzo di progettualità comunitaria a livello di ogni singola impresa che sia stimolato e sostenuto dal sistema bancario …

martedì 27 marzo 2012

Il rifiuto della conoscenza strategica


di
Francesco Zanotti

Post semplicissimo. Oggi tutti sono concordi che è necessario crescere. Ma per “crescere” occorre nuova conoscenza. Ma nessuno la cerca, tutti sembrano rifiutarla.
Più in dettaglio: la crescita sarà solo figlia di una rivoluzione profonda nel nostro sistema economico.  Tanto che il nome stesso “crescita” mi pare del tutto inadeguato. Parlerei di sviluppo etico ed estetico.
Ora questo sviluppo sarà possibile solo se le imprese aumentano la loro capacità progettuale e le banche acquistano la capacità di valutare i “frutti” di questa nuova e più intensa progettualità.
Ma per aumentare capacità progettuale e di valutazione sono necessarie nuove conoscenze e metodologie di un’area di una “disciplina” che si chiama strategia d’impresa …
Nessuno, però, è interessato a imparare le nuove conoscenze e metodologie che la cultura strategica internazionale mette a disposizione.
Detto diversamente: servono nuovi strumenti progettuali e nuovi occhiali valutativi, ma nessuno vuole usarli.
Allora continueremo quel gioco al massacro di ricercare sempre e solo una efficienza del tutto teorica che ha come obiettivo ridurre continuamente costi e persone … Quale è l’ideale? Una impresa fantasma che produce senza persone cose inutili, ma le fa pagare pochissimo?