"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 22 ottobre 2015

Ferrari: finalmente si comincia a capire

di
Francesco Zanotti

Oggi Alessandro Plateroti in prima pagina sul Sole 24 Ore titola: ”La sfida Italiana? Avere tante Ferrari”. Ma ci sono voluti gli americani che dopo il successo della quotazione della Ferrari, hanno chiesto “What’s next”? Cioè: che altre meraviglie avete per noi?
Mi piace sottolineare che in questo blog l’avevamo detto tre anni fa. Dicevamo che servivano tante Apple perché Apple è più grossa della Ferrari, ma intendevano la stessa cosa: noi supereremo la crisi solo generando meraviglie: imprese opere d’arte.
Siamo contenti che si cominci a capire, ma ci dispiace che non si vada fino in fondo. La sfida infatti è: ma come si fa a far nascere mille imprese opere d’arte?
Le riposte che dà Plateroti sono troppo “esortative”. Operativamente non dice come fare a cominciare da stamattina.
Noi abbiamo una proposta. L’Italia è piena di imprenditori eccellenti. Ma sono come macchine potentissime alle quali manca la “benzina”. E questa benzina non è costituita dalle risorse finanziarie, ma dalle risorse di conoscenza. In particolare le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Esse servono a cogliere le potenzialità di sviluppo attuali che non sono più “puntali” come un tempo, ma sempre più sistemiche. E a progettare risposte a queste potenzialità con progetti complessi e articolati. Senza le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa gli imprenditori girano a vuoto. Sono come un poeta a cui manca la vista e la lingua. La sua potenzialità poetica si esaurisce nella frustrazione di non saper leggere il mondo e nel non poter costruire progetti strategici (Business Plan) alti e forti.
Anche ai finanzieri mancano le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Dovrebbero, invece, disporne per poter valutare sei i Business Plan sono alti e forti. Dovrebbero distribuirle agli imprenditori e stimolarli ad usarle. Questo vale soprattutto per tutte le nostre banche commerciali che vantano legami forti con i territori. Se vogliono salvaguardare il loro impegno e significato sociale devono distribuire risorse cognitive insieme a risorse finanziarie.
Il mancato utilizzo di conoscenze e metodologie avanzate di strategia d’impresa è quello che sta “inaridendo” l’idea anche buona dei minibond come racconteremo nei prossimi giorni.


lunedì 27 luglio 2015

Business Plan e governance strategica

di
Francesco Zanotti

Aumentano i rischi …
Dobbiamo ammettere che stanno aumentando i rischi che una impresa deve affrontare.
In termini generali, si percepisce un aumento della turbolenza ambientale dalla quale possono emergere improvvisi, pervasivi e gravi rischi al buon funzionamento dell’impresa. Fino a comprometterne l’esistenza stessa.
In termini specifici, possiamo citare i tradizionali rischi di mercato e di comportamenti fraudolenti.
Ma dobbiamo citare anche rischi che derivano dall’ostilità degli stakeholder esterni, da una Magistratura sempre più (non intendo esprimere giudizi di valore, ma solo rilevare un fatto) interventista, fino ai comportamenti degli stakeholder interni che possono “fraintendere” le direttive strategiche.

... quindi aumentano le esigenze di controllo …
Ad un aumento dei rischi si cerca di contrappore uno sforzo di individuazione, misurazione, gestione e monitoraggio, come recita (pag. 31) il Codice di Autodisciplina delle Società dell’indice FTSE Mib di Borsa Italiana. Lo sforzo sta diventando tanto più intenso quanto più i rischi sono improvvisi, pervasivi e gravi.

… ma si sta arrivando ad un punto di rottura!
Purtroppo si sta arrivando ad un punto di rottura perché i rischi sono sempre più esiziali (minacciano la sopravvivenza dell’impresa) e le risorse dedicate al controllo di questi rischi aumentano sempre di più, purtroppo perdendo di efficacia.

Sembra che le imprese stiano vivendo una situazione di crescente impotenza alla quale non si riesce a porre rimedio.

Da rischi a potenzialità
Come sempre quando ci si trova in una situazione di impasse (lo diceva anche Einstein) è perché si guardano le cose da un punto di vista errato. Per uscire dall’impasse occorre guardare le cose da un altro punto di vista.
Proviamo a descriverlo, seppure a grandi linee.
I rischi non sono una maledizione che emerge dall’esterno dell’impresa. Sono, invece, generati dalle strategie delle imprese.
Infatti, oggi l’ambiente è caratterizzato da un emergere di quasi infinite potenzialità che richiedono alle imprese cambiamenti radicale nei “mestieri” (Business Unit) che esercitano. Se le imprese non cambiano i mestieri che attualmente le impegnano, queste potenzialità si trasformano in minacce.
Un solo esempio: le banche. Esse non possono più fermarsi ad una valutazione patrimoniale economica e finanziaria, ma devono passare ad una valutazione strategica. Di più devono fornire servizi di progettualità strategica perché le imprese riescano, (anche loro e da sole non ci riescono) a cambiate i mestieri che attualmente le impegnano.
Detto diversamente, non basta che forniscano risorse finanziarie, devono fornire anche risorse cognitive. Si tratta di una opportunità per una nuova ed inedita area di servizi. Se le banche non la sfruttano, si trasforma immediatamente in una minaccia: scompaiono le imprese clienti.

Da controllo a progettualità
Se così è, allora l’attività fondamentale di Governance non è il controllo, ma la progettualità.
Più precisamente, occorre cercare e generare potenzialità di futuro. E, poi, riprogettare le attività Fondamentali (le Business Unit) delle imprese.
Ma, così facendo, ci si garantisce anche dai rischi generati da stakeholder esterni ed interni ed esterni? La riposta è: sì se le imprese attuano una progettualità sociale alla quale partecipano sia gli stakeholder esterni che interni.

Governance è redigere aggiornare nel continuo Business Plan
Per attuare una progettualità sociale occorre attivare una redazione partecipata del Business Plan dell’impresa.
In questo modo esso costruisce un Patto per lo sviluppo con tutti coloro che hanno partecipato alla sua redazione.
Il Business Plan è il contratto che formalizza questo patto. Ovviamente si sentiranno obbligati a rispettarlo solo coloro che avranno partecipato a scriverlo. Gli altri (dagli Attori Sociali alla Magistratura) si considereranno liberi di sindacare l’attività dell’impresa quando, come e dove vogliono.
Il Business Plan dovrà essere considerato un’opera d’arte da tutti coloro che avranno partecipato a realizzarlo. La sua forma sarà anche sostanza: dovrà essere mostrato con fierezza ed essere letto con passione.




mercoledì 29 aprile 2015

Parole, parole soltanto parole ... inutili … o parole nuove?

di
Francesco Zanotti

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… usiamo sempre le stesse parole, ma sono significative?

Desideriamo la crescita, ma che cosa vogliamo che cresca?
Il PIL? Ma con il PIL non si mangia. Si mangia se aumenta la capacità di generare cassa delle imprese. Ma aumentando il PIL non aumenta anche questa capacità? Nell'economia attuale, no!

Cerchiamo stabilità. Ma che cosa vogliamo che si stabilizzi in un mondo che è strutturalmente in squilibrio? Vogliamo che si stabilizzi uno squilibrio? E’ un ossimoro.

Invitiamo alla competitività. Ma cercando competitività non si aumenta la capacità di generare cassa. Anzi la si deprime sempre di più. L’ho definito “effetto stadio”.

Ci sforziamo di fare riforme istituzionali. Ma quale è il legame tra le riforme istituzionali e la capacità di generare cassa delle imprese? E se c’è questo legame, in quanto tempo si esprime?

Invochiamo sostenibilità, ma l’attuale economia non è sostenibile. Anche perché la Nutura non è un sistema stabile, ma evolve.  E l’uomo con le sue attività genera questa evoluzione e sempre più lo farà nel futuro.

Vogliamo fare affluire risorse finanziarie alle imprese, ma chi le fornisce non ha criteri per decidere se verranno restituite o valorizzate. E chi chiede queste risorse pensa solo alla sopravvivenza nel brevissimo.

Se le parole che usiamo non sono significative, allora dobbiamo iniziare ad usarne di nuove per costruire nuove storie capaci di fare generare cassa alle imprese, garantire una occupazione di qualità, remunerare gli investitori, garantire le risorse per lo sviluppo del Sistema Paese, all'interno di un nuovo patto con la Natura.


Se seguite questo link troverete un documento che usa parole nuove per descrivere una nuova proposta di sviluppo.

giovedì 16 aprile 2015

Auguri a Mediobanca

(e agli altri "attori di sistema" per il III millennio)
di
Luciano Martinoli


Mediobanca ha festeggiato i 70 anni della sua fondazione con un video. Una tappa importante della sua vita aziendale celebrata ricordando il significato della sua attività per il nostro paese. E di "significato" nella più ampia accezione del termine ha senso parlare, perchè quando nacque, in quegli anni, successivi al dopoguerra, la sua funzione economica aveva un significato proprio in quel contesto sociale.
Riprendo le parole iniziali del video:

C'è stato un momento in cui in Italia c'era tutto da ricostruire
il paese aveva un grande voglia di ripartire e guardare avanti
da questa volontà è nata Mediobanca

Dunque la "grande voglia di ripartire e guardare avanti" salta fuori solo quando c'è "tutto da ricostruire" perché distrutto?
Se non c'è una distruzione non c'è voglia di guardare avanti?

giovedì 26 marzo 2015

Lettera aperta ad un Investitore

di
Francesco Zanotti


L’ecologia degli investitori è variegata e frammentata e questa frammentazione rischia di innescare bolle di valore (falsamente speculative).
Ma credo che il punto di vista che possa ricompattare gli interessi di tutti sia il seguente: le risorse di cui gli investitori dispongono o devono gestire hanno un impiego “sano” e non finiscono in bolla se vanno a finire a imprese che riescono a moltiplicarle in modo da remunerare coloro che alle imprese le risorse hanno fornito.

Bene, ma a quali imprese? Il ragionamento standard è il seguente: devono andare ad imprese sane oggi che, proprio perché sono “sane” (ben gestite etc.) oggi lo saranno in futuro e potranno restituire moltiplicate le risorse che sono state loro affidate.

Purtroppo è un ragionamento che non funziona più. Oggi occorre creare le imprese sane.

Innanzitutto, se consideriamo sane imprese che producono cassa, invece di assorbirla, allora queste imprese sono poche e, ovviamente, si autofinanziano. Non sono interessate a ricevere altra cassa. Questo significa che la rilevante massa di risorse finanziarie oggi disponibile non potrà essere impiegato in imprese “sane”.

Oggi in realtà il concetto di azienda sana sta diventando meno pretenzioso. Si guarda ai margini (EBITDA) e non alla cassa. E, allora, sono certamente di più le imprese che possono essere considerate “sane”. Ma, come dicevamo, è un “sano” un po’ meno forte. Ad esempio, il rischio di una crisi di liquidità è più elevato per queste imprese rispetto alle imprese considerate “sane” perché producono cassa. In più, accettando un concetto di “impresa sana” meno forte si costruisce il rischio “cognitivo” di considerare l’eccezione il generare cassa.
Queste imprese sono certamente di più di quelle della categoria precedente, ma anche aggiungendole all'elenco delle imprese finanziabili, non si raggiunge una massa tale da assorbire significativamente le risorse finanziarie in cerca di impieghi.

Ma, poi, esiste il problema del futuro.
Questo “problema” ci informa che non è detto, in nessun modo, che una impresa sana oggi (qualunque sia il concetto di “sano” che si usa) continui ad esserlo nel futuro. Non vale il ragionamento “Se è sana è perché è gestita bene. Se sarà sempre gestita bene, affronterà tutte le eventuali peripezie”. Non funziona perché i contesti di business stanno cambiando ed è quasi certo che uno stile gestionale che funziona oggi non funzionerà in futuro.

Ma poi, il problema del futuro tira in ballo un nuovo “riferimento”: le imprese saranno “sane” nel futuro se rivoluzioneranno la loro identità strategica. A modo loro e con i tempi loro, ma dovranno rivoluzionarla inevitabilmente. Le imprese oggi sane che rimarranno uguali a se stesse (anche quelle che oggi producono rilevante cassa) continueranno ad essere sane solo per poco.

Allora il focus, sempre più attento, di un investitore dovrà concentrarsi sul progetto di futuro di una impresa, sul suo Business Plan. Un investitore dovrà imparare a valutarne la qualità. Per fare questo, però, gli investitori dovranno acquisire risorse cognitive di cui oggi non dispongono: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.
Ma non basta. Le imprese difficilmente potranno sviluppare Business Plan alti e forti da sole. Avranno bisogno anche loro di nuove risorse cognitive. Ma quali? Ovviamente sono le stesse risorse cognitive che devono utilizzare gli investitori per valutarli.

Il messaggio fondamentale agli investitori è, allora. il seguente.
Innanzitutto le imprese sane non ci sono: vanno costruite. Con un linguaggio più tecnico: non ha più senso andare a cercare asset class promettenti. Le asset class promettenti vanno costruite.

Se questa è la sfida, allora non basta fornire risorse finanziarie alle imprese: occorre, prima fornire loro conoscenze e metodologie di strategia d’impresa per definire Business Plan alti e forti. E, poi, occorre che queste conoscenze vengano anche utilizzate in proprio dagli investitori.



domenica 11 gennaio 2015

Imprenditore non attendere

di
Francesco Zanotti



Sembra che il mestiere dell’imprenditore sia quello di attendere.
Attende di sapere cosa accade nelle elezioni greche, attende che la BCE si decida a comprare i titoli pubblici, attende le riforme Istituzionali. Attende … un nuova venuta, a suo uso e consumo del Messia?
Caro imprenditore la devi piantare di attendere. Ed è triste che occorra invitare un imprenditore a non attendere.
Non devi attendere perché, in genere, non accadono mai le cose che si attendono, ma solo quelle che si costruiscono. Non devi attendere perché tutte le cose che stai attendendo, anche se poi accadono davvero, alla tua impresa non porteranno alcun beneficio.
Le cose che produci i servizi che offri interessano sempre meno. Questa è la ragione della tua crisi. E anche se la BCE acquistasse tutti i titoli del debito pubblico di tutta Europa, anche se alle elezioni greche vincesse il più allineato ai desideri delle tecnocrazie (stupide) imperanti, sempre i tuoi prodotti e servizi continuerebbero ad interessare sempre meno.
Non attendere, ma deciditi a buttarti alle spalle il passato. E necessario che, invece di attendere, tu cominci a progettare una rivoluzione radicale nelle cose che produci e nei servizi che offri. Comincia subito! Quando avrai un progetto di futuro alto e forte, troverai anche le risorse finanziarie per realizzarlo. Capirai che è difficile che qualcuno finanzi un imprenditore che nel suo progetto di futuro ci scrive. “Io attendo”.


giovedì 8 gennaio 2015

Risorse e vite sprecate

di
Francesco Zanotti


Giovanni, l’operaio, si alza ogni mattina, si reca al lavoro consumando energia, trasforma con fatica e conflitto pezzi di Natura (materie prime sottratte alla Natura) in oggetti che nessuno vuole più comprare. Torna a casa la sera con una crescente angoscia dovuta alla, forse inconscia, ma pur tuttavia reale, percezione che la sua energia vitale è finita in un magazzino che diventa sempre più colmo di prodotti che da li non usciranno più. Natura snaturata in una artificialità fredda e infeconda con sudore e fatica.

Giovanni, l’imprenditore, si alza anche lui ogni mattina e cerca disperatamente risorse finanziarie per pagare il Giovanni operaio per il suo lavoro di trasformazione della Natura in freddi manufatti senza più utilizzatori.

Giovanni, il finanziere, si illude che gli altri due Giovanni producano valore e cerca modi sempre più sofisticati di rappresentare e scambiare questo valore, scoprendo sempre più spesso che questo valore è fittizio perché gli esplode in mano come una bolla di sapone.

Giovanni, il consumatore (che è anche operaio, imprenditore o finanziere), si aggira per negozi che gli sembrano sempre più ricchi solo di cianfrusaglie che lo emozionano sempre meno. Certo meno di una Natura non oppressa dall'artificialità banale della società industriale.

Non si può più continuare così.

Facciamo sedere i tre Giovanni intorno al tavolo, insieme, facciamogli progettare prodotti che siano opere d’arte, radicalmente nuovi che permettano loro, quando diverranno il Giovanni consumatore, (forse Giovani non sarà più un consumatore e i prodotti non saranno più gli oggetti freddi e duri che oggi è invitato a comprare) di tornare a vivere il momento dell’acquisto come una nuova esperienza vitale, immerso in Natura che non sarà più luogo di rapina e deposito di rifiuti.

Il Giovanni operaio andrà al lavoro convinto di costruire opere d’arte, occasioni di esperienze vitali. Il Giovanni imprenditore sarà colui che guiderà questo processo di riprogettazione del fare impresa. Il Giovanni finanziere non sarà più un illuso destinato, da quel fatidico giorno dei tulipani, a vedersi esplodere in faccia continuamente ed improvvisamente, quello che riteneva futuro.

E i figli di tutti i Giovanni vedranno i padri (ovviamente avrei potuto parlare equivalentemente di Giovanne e di madri) usciere di casa  sapendo che andranno a costruire il loro futuro. Orgogliosi dei loro padri.


giovedì 1 gennaio 2015

Una piattaforma cognitiva, professionale e finanziaria per lo sviluppo del Paese

di
Francesco Zanotti


Come i nostri lettori sanno, noi stiamo progettando e realizzando (le due azioni sono e devono essere contemporanee) una piattaforma cognitiva, professionale e finanziaria per lo sviluppo del nostro sistema Paese. Che dovrà avere immediatamente una dimensione internazionale.

Piattaforma cognitiva.
E’ strano che ci si dimentichi che le imprese, i mercati, le economie e le società siano costituite e costruite da uomini. Dico che ci si dimentica perché non si prende mai in considerazione il fatto che l’uomo è caratterizzato dalle risorse cognitive di cui dispone. Egli può vedere, capire e progettare quello che le sue risorse cognitive gli permettono. Se si considerasse questa specificità dell’uomo, si scoprire, immediatamente, che per progettare nuove “cose” è necessario aumentare la “potenza” delle risorse cognitive disponibili per tutti i progettatori del domani. Altrimenti continueremo ad assistere al deprimente tentativo di cercare di “vendere” (proporre, giustificare, migliorare) le “cose” del passato.
Ecco il senso della piattaforma cognitiva: fornire nuove risorse di conoscenza agli imprenditori per progettare e costruire un domani radicalmente diverso dall’oggi. In particolare: fornire ad imprenditori, manager e fornitori di risorse finanziarie quelle conoscenze e metodologie di strategia d’impresa di cui non dispongono.


Piattaforma professionale.
Queste risorse cognitive devono concretizzarsi in modelli e metodologie che devono essere utilizzate da una rete di professionisti sparsi sul territorio. Ecco la necessità di costruire una rete professionale che trovi il suo collante e stimolo nelle conoscenze, modelli e metodologie e non in convenienze o ottimizzazioni spicciole. Una rete professionale che sappia far generare alle imprese Progetti Strategici (Business Plan) alti e forti che siano ologrammi di un futuro progetto di Sviluppo del nostro Sistema Paese.

Piattaforma finanziaria.
Oggi gli investitori istituzionali si presentano “disarmati” ed in ordine sparso al mondo delle imprese. “Disarmati” perché sono alla ricerca di imprese che vanno bene oggi ipotizzando che andranno bene anche nel futuro. Lo dimostra l’attenzione al conto economico: si guarda a quello e si pensa che, se è buono oggi, lo sarà anche in futuro. Cioè si ipotizza che le imprese non dovranno fare grandi cambiamenti strategici. Perché, altrimenti, non avrebbe senso guardare al conto economico di oggi: i cambiamenti strategici sono proprio quelli che cambiano la struttura del conto economico. Ma le imprese che non faranno grandi cambiamenti strategici non sopravvivranno. Detto diversamente: i conti economici di oggi non potranno più essere realizzati nel futuro. Potranno e dovranno essere migliori, ma questo accadrà solo se saranno strutturalmente diversi.
Occorre, allora e innanzitutto, aiutare i finanzieri di tutti i tipi a leggere i Progetti Strategici delle imprese per capire quali saranno i loro conti economici futuri. Ed occorre coordinare i loro interventi perché oggi si presentano davvero in ordine sparso e un progetto Strategico alto e forte non potrà certo essere finanziato attraverso singoli “strumenti”.
Per aiutarli bisogna rendere loro disponibile una piattaforma cognitivo- professionale.

Evitando l’alibi delle PMI
E’ certamente vero che le PMI sono la struttura portante del nostro sistema economico. Ma esse hanno bisogno di una ecologia complessa intorno a loro. In questa ecologia complessa ci devono essere grandi imprese che fungono da Hub di sviluppo.
Allora la piattaforma cognitiva, professionale e finanziaria deve rivolgersi a tutte le tipologie di imprese, nei modi a ciascuna più adatti.

Lasciamo, quindi, nel passato la ideologie delle PMI come mercato per professionisti di seconda fascia. Occorre che la nostre PMI dispongano delle migliori conoscenze, dei migliori servizi e dei più qualificati partner finanziari. Quegli stessi di cui hanno bisogno le grandi imprese e che oggi neanche a loro sono disponibili.

Nell’anno iniziante la nostra azione avrà come obiettivo primario la costruzione e l’operatività della piattaforma cognitiva, professionale e finanziaria che abbiamo iniziato nell’anno appena trascorso.

martedì 16 dicembre 2014

Consumi o investimenti? Oppure risorse cognitive?

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore Daniel Gross sostiene che sia necessario rilanciare i consumi prima degli investimenti. E cita i casi di Gran Bretagna e USA.
Forse ha ragione, ma …
Come si fa a rilanciare i consumi? Prima di tutto occorre cambiargli nome! L’ho già scritto altre volte, ma qui una ripetizione non sta male. La parola consumo è adatta a beni come la mortadella. Ma non va già per nulla bene per oggetti come, che so, una lavatrice. Proviamo a parlare di acquisti, più in generale.
Cambiando nome, si aprono mille spiragli. Se parlo di consumi, sono portato a pensare che sia evidente cosa la gente desidera consumare. E si pensa ai prodotti che soddisfano esigenze igieniche: quelle cose che garantiscono al sopravvivenza. E si sa quali sono.
Se comincio a parlare di acquisti, è più facile porsi la domanda: ma quali acquisti? E ponendosi questa domanda si arriva al cuore del problema. Consiste banalmente nel fatto che la gente compra meno perché considera sempre meno interessanti i prodotti e i servizi offerti. Insomma: stiamo vivendo soprattutto una crisi di noia! Lo dimostra il fatto che i prodotti altamente desiderati (vedi gli smartphone) non hanno una “crisi di acquisto”.
Allora la soluzione della crisi sta solo nella progettazione di nuovi prodotti e servizi. Ed appare una seconda ragione per la quale ho voluto proporre un cambiamento di nomi: acquisti invece di consumi. E’ cambiando linguaggio (più in generale: le risorse cognitive di riferimento) che si possono vedere e progettare nuovi mondi, nuovi prodotti e nuovi servizi.

Allora, prima di pensare a consumi (pardon: acquisti) e investimenti forniamo ai nostri imprenditori e fornitori di risorse finanziarie (che ne hanno più bisogno degli imprenditori) nuove risorse cognitive che permetteranno loro di vedere e progettare la rivoluzione strategica delle loro imprese. 
Mi riferisco, come i nostri lettori sanno, alle conoscenze ed alle metodologie di strategia d’impresa. 

lunedì 1 dicembre 2014

Una piattaforma professionale con “tecnologie” specifiche

di
Francesco Zanotti


Ho già scritto sulla necessità di costruire una piattaforma professionale per permettere a coloro che hanno raccolto risorse finanziarie di trovare imprese presso le quali collocarle.
Oggi voglio riprendere il discorso per affermare che una piattaforma di origination avrà nel mondo della finanza lo stesso ruolo che ha avuto la grande distribuzione nel mondo della produzione. Inizierà con una funzione strumentale perché favorirà il dialogo tra fonti ed impieghi di risorse finanziarie. Ma poi, acquisirà una funzione di indirizzo e sviluppo. Anche in questo caso il potere passerà dalla “produzione” alla distribuzione.

Questo significa che una rete professionale di origination potrebbe svolgere un ruolo decisivo nello sviluppo del nostro sistema economico. Ma questo accadrà solo se questa rete professionale disporrà e renderà disponibili sia ai fornitori di risorse finanziarie che agli utilizzatori nuove risorse cognitive.

Dopotutto è ovvio: ogni nuovo attore, come una rete professionale, deve disporre di proprie inedite “tecnologie”. Inedite perché intende svolgere un nuovo ruolo. E non si può svolgere un ruolo nuovo con “tecnologie” vecchie. In questo caso le nuove “tecnologie” non sono né hard né soft, ma sono “risorse cognitive”.

Esse sono costituite, come ho già scritto e riporto, innanzitutto, da una nuova visione della crisi.
Essa è generata, sostanzialmente, dalla perdita di significato del sistema dei prodotti tipici della società industriale. Detto più semplicemente: calano gli acquisti per il perdere di interesse dei prodotti tipici dell’attuale sistema industriale. In Italia il fenomeno è accentuato dal fatto che troppe aziende sono terziste mono cliente. La crisi di questo unico cliente genera immensi problemi perché non sono abituati ad azioni di mercato.
Se questo è vero, allora la soluzione della crisi non sta in un amento di competitività o di aumento della qualità del Sistema Paese. Anche, ma prima è necessario avviare una nuova stagione di progettualità strategica presso tutte le imprese.

Perché questa via sia percorribile sono necessarie le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Disponendo di queste risorse cognitive le imprese sapranno costruire Progetti di Sviluppo (Business Plan) alti e forti. E le istituzioni finanziarie potranno valutarne la qualità, cioè la finanziabilità.
Noi attraverso un processo di ricerca a livello internazionale abbiamo ricercato ed esplorato le migliori conoscenze e metodologie di strategia d’impresa a livello internazionale. Ne abbiamo fatto una sintesi e abbiamo compiuto passi ulteriori. Così oggi possiamo mettere a disposizione della piattaforma professionale una piattaforma cognitiva che, per il modo in cui è nata, non ha uguali al mondo.