"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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mercoledì 8 febbraio 2017

Alitalia: da un documento interno …

di
Francesco Zanotti

Si tratta di un capitolo del Codice dei Valori 2004 … che rendiamo disponibile qui. Ogni commento è superfluo …


La creazione del valore

Generare soddisfazione nel cliente è presupposto imprescindibile della creazione del valore: gestendo con reale e costante responsabilità le risorse finanziarie, creando e manutenendo processi fluidi ed efficienti, incrementando la redditività e il valore stesso nel tempo, diversificando e ampliando i mercati, gestendo coscientemente i rischi, alimentando il circolo virtuoso generato dalle competenze, dall’orgoglio professionale, dal senso di appartenenza e dalla motivazione delle nostre persone.

giovedì 8 gennaio 2015

Risorse e vite sprecate

di
Francesco Zanotti


Giovanni, l’operaio, si alza ogni mattina, si reca al lavoro consumando energia, trasforma con fatica e conflitto pezzi di Natura (materie prime sottratte alla Natura) in oggetti che nessuno vuole più comprare. Torna a casa la sera con una crescente angoscia dovuta alla, forse inconscia, ma pur tuttavia reale, percezione che la sua energia vitale è finita in un magazzino che diventa sempre più colmo di prodotti che da li non usciranno più. Natura snaturata in una artificialità fredda e infeconda con sudore e fatica.

Giovanni, l’imprenditore, si alza anche lui ogni mattina e cerca disperatamente risorse finanziarie per pagare il Giovanni operaio per il suo lavoro di trasformazione della Natura in freddi manufatti senza più utilizzatori.

Giovanni, il finanziere, si illude che gli altri due Giovanni producano valore e cerca modi sempre più sofisticati di rappresentare e scambiare questo valore, scoprendo sempre più spesso che questo valore è fittizio perché gli esplode in mano come una bolla di sapone.

Giovanni, il consumatore (che è anche operaio, imprenditore o finanziere), si aggira per negozi che gli sembrano sempre più ricchi solo di cianfrusaglie che lo emozionano sempre meno. Certo meno di una Natura non oppressa dall'artificialità banale della società industriale.

Non si può più continuare così.

Facciamo sedere i tre Giovanni intorno al tavolo, insieme, facciamogli progettare prodotti che siano opere d’arte, radicalmente nuovi che permettano loro, quando diverranno il Giovanni consumatore, (forse Giovani non sarà più un consumatore e i prodotti non saranno più gli oggetti freddi e duri che oggi è invitato a comprare) di tornare a vivere il momento dell’acquisto come una nuova esperienza vitale, immerso in Natura che non sarà più luogo di rapina e deposito di rifiuti.

Il Giovanni operaio andrà al lavoro convinto di costruire opere d’arte, occasioni di esperienze vitali. Il Giovanni imprenditore sarà colui che guiderà questo processo di riprogettazione del fare impresa. Il Giovanni finanziere non sarà più un illuso destinato, da quel fatidico giorno dei tulipani, a vedersi esplodere in faccia continuamente ed improvvisamente, quello che riteneva futuro.

E i figli di tutti i Giovanni vedranno i padri (ovviamente avrei potuto parlare equivalentemente di Giovanne e di madri) usciere di casa  sapendo che andranno a costruire il loro futuro. Orgogliosi dei loro padri.


venerdì 6 settembre 2013

Stanno battendo moneta, ma poca!

di
Francesco Zanotti


Come tutti stanno verificando le grandi banche centrali stano battendo moneta. Per carità, non lo dicono così esplicitamente e garantiscono che sarà per poco. Ma oramai lo considerano indispensabile per non aggravare la crisi e, forse, per uscirne.
Ecco io credo che lo facciano in misura largamente insufficiente. Se pensiamo che non si debba tornare al baratto, allora occorre che la massa monetaria sia equivalente al valore delle cose che secondo noi hanno un valore. A mano a mano che aumentiamo le cose che hanno valore, è necessario aumentare della stessa misura la massa monetaria, altrimenti si formano e scoppiano le bolle finanziarie. Infatti, se si creano nuove attività, come le attività finanziarie, esse hanno senso solo se esiste moneta che corrisponde al valore che ad esse assegniamo. Se non esiste moneta sufficiente, per un po’ nessuno dice nulla, ma poi arriva il “pierino” che si fa la domanda: "ma queste attività che hanno un certo valore possono essere scambiate per moneta?" E scopre che la risposta è negativa. Allora si decide che quelle attività non hanno più il valore che era stato dichiarato e scoppia la bolla.
Provo anche a spiegarmi in un altro modo. O decidiamo che alcuni prodotti delle attività umane non hanno valore oppure fabbrichiamo moneta sufficiente per rappresentare questo valore. Tertium sono le bolle e il blocco degli scambi.
In sintesi, stiamo decidendo che una risorsa che fabbrichiamo noi, la moneta, deve essere scarsa. E questo distrugge il valore di quello che facciamo.
L’unica cosa più assurda è quella di non usare del tutto, anzi assegnare ad essa valore zero, all'altra risorsa che fabbrichiamo noi e che è ancora più preziosa: la conoscenza.


venerdì 4 maggio 2012

Ragionamenti sbagliati


di
Francesco Zanotti

Sbagliati … Forse è meglio dire: ragionamenti che costruiscono la crisi. Sì la crisi è costruita dal nostro pensare …
Leggo sul Sole 24 Ore (ma non cito l’Autore per non innescare polemiche) un ragionamento di questo tipo. Le imprese tedesche stanno comprando tante imprese italiane, ma le comprano a prezzi di saldo perché oggi hanno prodotti competitivi, ma non hanno la liquidità per fare investimenti ed attuare le ristrutturazioni necessarie per ricominciare a produrre “valore”.
Cosa c’è di profondamente “sbagliato” in questo ragionamento?
C’è che ci si riferisce ad una competitività debole. Una competitività che permette solo la sopravvivenza. Se queste imprese avessero prodotti unici o con un rilevante livello di differenziazione di qualità e di capacità di servizio e non qualche piccolo vantaggio di prezzo, non avrebbero problemi di liquidità, ma produrrebbero cassa abbondante.
C’è che non avrebbero bisogno di ristrutturazioni, ma avrebbero i soldi necessari ad incrementare la capacità produttiva.
C’è che le imprese di cui si discute sono imprese che producono componenti, quindi, hanno una debolezza intrinseca di mercato.
Conclusione: è inutile che cerchiamo di difendere la struttura industriale esistente. Usciremo dalla crisi solo ridisegnandola profondamente. Per fare questo non servono soldi, ma una nuova capacità di progettualità strategica.