"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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domenica 1 gennaio 2017

La responsabilità della conoscenza …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per fette di salame sugli occhi

Le fette di salame sono quella cosa che stimola il palato, ma, come si dice, obnubila la vista quando le si mettono davanti agli occhi … Più seriamente, il linguaggio è quella cosa senza la quale né si scrive, né si parla né si fa poesia. Si riesce, al più, a grugnire … 

A tutti coloro che sentono la responsabilità di costruire un nuovo futuro … un invito a riconoscere che senza eliminare le fette di salame davanti agli occhi, senza usare linguaggi molto più potenti, nessuna buona volontà sarà feconda.
L’unica strategia abilitante il futuro è la strategia della conoscenza. Dobbiamo acquisire ed apprendere ad usare nuove risorse cognitive per leggere compiutamente il presente e costruire progetti di futuro alti e forti.

Con le risorse cognitive in uso oggi riusciremo solo a pensare che tutta la colpa debba ricadere su  qualche fato maligno che ci impedisce di vivere beati il presente. Che sia colpa di marziani perversi?

mercoledì 24 febbraio 2016

Il caso Deutsche Bank

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Deutsche Bank

Alessandro Graziano sul Sole 24 Ore di oggi, parla del “mistero sui livelli di capitale chiesti dalla Bce” a Deutsche Bank. In soldoni, la Bce tiene segreti che aumento di capitale richiederà alla banca.
Ovviamente il problema è grave e dà adito ai sospetti più gravi sulla solidità della Banca e disorienta gli investitori. Da da pensare anche al ruolo e all’influenza del Governo tedesco sulla Bce.
Ma a me sembra che si passi sotto silenzio un elemento ancora più grave. Oltre al problema di quanto capitale serve oggi a quella banca, il problema è sapere di quanto capitale avrà bisogno nel futuro. Detto un po’ brutalmente, continuerà a fabbricare perdite o comincerà a guadagnare?
Indicazioni al riguardo possono venire solo dal progetto Strategico esplicitato in un Business Plan. Esso dovrà raccontare come si vuole trasformare Deutsche Bank. Perché è ovvio che se continuerà a fare quello che fatto nel passato continuerà ad ottenere quello che ha ottenuto nel passato. Cioè perdite.
Ma Deutsche Bank non ha presentato nessun Business Plan. Così, ogni legittimo desiderio di capire se sta pensando a come smettere di fare perdite e come fare utili rimane irrealizzato.

Morale: ancora una volta non pensiamo al futuro. Continuiamo a camminare verso il futuro rivolti verso il passato. Anche gli investitori purtroppo che cercano sicurezze (inevitabilmente effimere) e non sanno cercare di capire cosa accadrà nel futuro.

domenica 22 novembre 2015

Fallimenti, procedure di allerta e Business Plan

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per crisi d’impresa

E’ ovvio che è inutile chiudere le stalle quando i buoi sono fuggiti. Occorre cercare di capire la turbolenza dei buoi, la debolezza delle porte della stalla …
Leggo oggi sul Sole24Ore che lo schema di legge delega sulla riforma del diritto fallimentare sta per trovare la sua veste definitiva.
Uno dei temi chiave è costituto dalle procedure di allerta.
Esse sono certamente importanti per comprendere su nascere la crisi d’impresa. Ma cosa deve allertare?
A me sembra che, innanzitutto debba allertare la mancanza di un Business Plan: se l’impresa non ha un progetto di futuro come potrà sopravvivere in un mondo in drammatico cambiamento?
Secondariamente, occorre saper valutare la qualità di un Business Plan. Servono “Revisori strategici” che abbiano una metodologia di “Rating dei Business Plan”.
Post brevissimo, lapidario. Ma vuole stare scritto su di una pietra che segna la strada del futuro. Non su quella che racconta di un passato, pure glorioso, ma finito.


giovedì 26 marzo 2015

Lettera aperta ad un Investitore

di
Francesco Zanotti


L’ecologia degli investitori è variegata e frammentata e questa frammentazione rischia di innescare bolle di valore (falsamente speculative).
Ma credo che il punto di vista che possa ricompattare gli interessi di tutti sia il seguente: le risorse di cui gli investitori dispongono o devono gestire hanno un impiego “sano” e non finiscono in bolla se vanno a finire a imprese che riescono a moltiplicarle in modo da remunerare coloro che alle imprese le risorse hanno fornito.

Bene, ma a quali imprese? Il ragionamento standard è il seguente: devono andare ad imprese sane oggi che, proprio perché sono “sane” (ben gestite etc.) oggi lo saranno in futuro e potranno restituire moltiplicate le risorse che sono state loro affidate.

Purtroppo è un ragionamento che non funziona più. Oggi occorre creare le imprese sane.

Innanzitutto, se consideriamo sane imprese che producono cassa, invece di assorbirla, allora queste imprese sono poche e, ovviamente, si autofinanziano. Non sono interessate a ricevere altra cassa. Questo significa che la rilevante massa di risorse finanziarie oggi disponibile non potrà essere impiegato in imprese “sane”.

Oggi in realtà il concetto di azienda sana sta diventando meno pretenzioso. Si guarda ai margini (EBITDA) e non alla cassa. E, allora, sono certamente di più le imprese che possono essere considerate “sane”. Ma, come dicevamo, è un “sano” un po’ meno forte. Ad esempio, il rischio di una crisi di liquidità è più elevato per queste imprese rispetto alle imprese considerate “sane” perché producono cassa. In più, accettando un concetto di “impresa sana” meno forte si costruisce il rischio “cognitivo” di considerare l’eccezione il generare cassa.
Queste imprese sono certamente di più di quelle della categoria precedente, ma anche aggiungendole all'elenco delle imprese finanziabili, non si raggiunge una massa tale da assorbire significativamente le risorse finanziarie in cerca di impieghi.

Ma, poi, esiste il problema del futuro.
Questo “problema” ci informa che non è detto, in nessun modo, che una impresa sana oggi (qualunque sia il concetto di “sano” che si usa) continui ad esserlo nel futuro. Non vale il ragionamento “Se è sana è perché è gestita bene. Se sarà sempre gestita bene, affronterà tutte le eventuali peripezie”. Non funziona perché i contesti di business stanno cambiando ed è quasi certo che uno stile gestionale che funziona oggi non funzionerà in futuro.

Ma poi, il problema del futuro tira in ballo un nuovo “riferimento”: le imprese saranno “sane” nel futuro se rivoluzioneranno la loro identità strategica. A modo loro e con i tempi loro, ma dovranno rivoluzionarla inevitabilmente. Le imprese oggi sane che rimarranno uguali a se stesse (anche quelle che oggi producono rilevante cassa) continueranno ad essere sane solo per poco.

Allora il focus, sempre più attento, di un investitore dovrà concentrarsi sul progetto di futuro di una impresa, sul suo Business Plan. Un investitore dovrà imparare a valutarne la qualità. Per fare questo, però, gli investitori dovranno acquisire risorse cognitive di cui oggi non dispongono: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.
Ma non basta. Le imprese difficilmente potranno sviluppare Business Plan alti e forti da sole. Avranno bisogno anche loro di nuove risorse cognitive. Ma quali? Ovviamente sono le stesse risorse cognitive che devono utilizzare gli investitori per valutarli.

Il messaggio fondamentale agli investitori è, allora. il seguente.
Innanzitutto le imprese sane non ci sono: vanno costruite. Con un linguaggio più tecnico: non ha più senso andare a cercare asset class promettenti. Le asset class promettenti vanno costruite.

Se questa è la sfida, allora non basta fornire risorse finanziarie alle imprese: occorre, prima fornire loro conoscenze e metodologie di strategia d’impresa per definire Business Plan alti e forti. E, poi, occorre che queste conoscenze vengano anche utilizzate in proprio dagli investitori.



venerdì 20 marzo 2015

Senza senso, retorica pura

di
Francesco Zanotti


Riporto una frase letta sul Sole 24 Ore ed attribuita a Emma Marcegaglia:
“Persone (sta riferendosi agli innovatori) capaci di vivere in una nuova dimensione, quella del futuro, combinando in modo creativo tutti i diversi momenti del proprio percorso formativo per proiettarli in una dimensione tecnologica e globale capace di creare valore in ogni contesto.”.
Il titolo dell’articolo è: Il futuro è degli innovatori
A me sembra proprio che sia una frase senza senso che combina solo parole di moda.
Qualche esempio.
“Combinare i diversi momenti del proprio percorso formativo” cosa significa? Che devo mettere insieme le mie esperienze dall'asilo all'Università? In che modo?
Poi questa cosa che esce dal mettere insieme la devo proiettare in una dimensione “tecnologica”. Ma cosa significa “proiettare”. E che cosa è questa dimensione tecnologica che viene citata?
Realmente non capisco. Certo non eleggo una strategia di innovazione.

Lo stile dell’articolo mi ricorda un’antica pubblicità di un dentifricio “Con quella bocca può dire quello che vuole”. Ma è, appunto, una pubblicità antica.
Oggi dobbiamo piantarla di considerare sensato ed autorevole tutto quello che viene pronunciato dalle “persone che contano”. Perché sempre più spesso è retorica senza senso.


lunedì 5 gennaio 2015

Per parlare del futuro: non guardate il conto economico!

di
Francesco Zanotti

Per parlare del futuro dell’impresa, per prevederlo, per finanziarlo, si guarda certamente allo stato patrimoniale, ma da esso ci si aspetta di capire solo la solidità del presente, il punto di partenza verso il futuro. Per comprendere come sarà questo futuro, si guarda il conto economico.
Bene, si tratta di un errore di prospettiva esiziale.
Le ragioni sono due.

La prima ragione è che dallo stato patrimoniale si può leggere anche il posizionamento strategico attuale dell’impresa.
Una parentesi sul concetto di posizionamento strategico. E’ la “variabile” che permette di capire quale sarà nel futuro la capacità di generare economics dell’impresa. Essa è la “somma”, il “combinato composto”, dell’attrattività del mercato e del posizionamento competitivo. Per generare economics occorre operare in un business ad altra attrattività ed avere in quel business una posizione competitiva forte. Meglio se non ci sono competitors.
Come lo stato patrimoniale permette di conoscere il posizionamento competitivo? Un primo esempio: se i crediti verso i clienti sono maggiori dei debiti verso i fornitori (cioè dovete finanziare il circolante), allora state operando in un settore industriale povero e non siete certo i più forti. E il futuro non sarà roseo Un secondo esempio: se il vostro patrimonio netto non è cassa, ma è “immobilizzato”, significa … la stessa cosa. E il futuro sarà burrascoso.

La seconda ragione è che dal conto economico si legge solo quello che non sarà più. Ed allora, che senso ha studiare quello che non sarà più quando si è interessati (chi fornisce risorse finanziarie, soprattutto) a capire cosa accadrà nel futuro?
Dettagliando, la crisi di oggi è una crisi di significato. I prodotti e i servizi di oggi che hanno perso significato e funzionalità. Più brutalmente: interessano sempre meno. E questo significa che se ne comprano sempre di meno e si vuole pagarli sempre di meno. La conclusione è che i conti economici attuali, per buoni che siano, sono, innanzitutto, destinati a peggiorare e a peggiorare la struttura dello stato patrimoniale.
Per risolvere questa situazione è necessario riprogettare i business dell’impresa. Business rivoluzionati genereranno conti economici strutturalmente diversi da quelli passati. Genereranno conti economici che non avranno alcuna parentela con i conti economici attuali: i ricavi arriveranno da altre parti, la struttura dei costi sarà diversa. Questo significa che l’analisi dei conti economici già accaduti è una attività di archeologia economica fine a se stessa.

Ma chi finanzia, più generalmente, si relaziona con una impresa e ha bisogno imprescindibilmente di capire come saranno i conti economici futuri.
Come fare? Chiedete di vedere non un Business Plan “burocratico”, ma un Business Plan che descriva come cambia la definizione del business e come cambia, conseguentemente, il posizionamento strategico. Solo così potrete avere una idea di come varierà il conto economico e potete progettare come interfacciarvi all'impresa.
Uno slogan conclusivo: non studiate il conto economico, ma lo stato patrimoniale e il posizionamento strategico.




domenica 21 dicembre 2014

ILVA: lo sapevamo … E senza Progetto Strategico

di
Francesco Zanotti


“Nuova ILVA con i fondi di Cdp”, titola oggi il Corriere nelle pagine dell’economia.
E’ da anni che tutti si fanno una domanda: chi compra? E’ da anni che tutti, in silenzio, sanno qual è la risposta inevitabile: pagheremo noi cittadini. Pagheremo i debiti dell’ILVA perché qualcuno poi possa comprare gli asset significativi.
Il problema è che questa operazione, pudicamente definita “ponte” verso la cessione ai privati, viene fatta senza uno straccio di Progetto Strategico. L’ipotesi è che una azienda che produce acciaio sia un istituzione destinata a non cambiare nei secoli. Quindi un Progetto Strategico è inutile. Servono solo progetti operativi per mettere in condizioni questa istituzione di funzionare bene.
Si tratta di una ipotesi sostanzialmente stupida che genera solo costi crescenti per la collettività. Infatti, si cerca di evitare fino all'ultimo di far intervenire lo Stato, lasciando deteriorare la situazione industriale, occupazione, sociale e ambientale. Così quando si deciderà, per forza di grane, sarà un decisione al ribasso (come risultato) e al rialzo come costi.
Un Progetto Strategico sarebbe stata la prima cosa che avrebbe dovuto fare Gnudi, ma se ne è ben guardato. Sposando la perdente ideologia che, prima si sistemano i guai, poi si pensa al futuro. Mentre cercare di occuparsi dei guai senza un Progetto di Futuro, è proprio quella strategia che peggiora i guai. Come correre a tappare i buchi che si aprono in una diga, non riuscendoci, ovviamente, e rimanendo poi travolti (economicamente, noi cittadini) dal crollo complessivo della diga.

Doverosamente, ho scritto tutte queste cose a Gnudi con cui ho avuto modo di lavorare, sia pur brevemente, nel passato. Ma, come tutti immagineranno, non ho ricevuto risposta. 

sabato 10 maggio 2014

Aspettando il 28 maggio. Quale futuro possono leggere i giovani?

di
Francesco Zanotti


Prendete tutti i progetti di Futuro (banalmente definiti “Business Plan”) delle imprese più importanti di questo Paese: le Società degli Indici FTSE MIB e STAR della Borsa Italiana. Metteteli insieme in un Libro. Datelo ai giovani e dite loro: questo è il futuro che ci proponiamo di lasciarvi in eredità. Vi troverete un cammino verso un nuovo Rinascimento …

Ecco forse è meglio di no … quel Libro non sarebbe pieno di futuro …

domenica 9 marzo 2014

Minibond: sempre e solo sopravvivenza

di
Francesco Zanotti


La nostra ricerca sui “Minibond” ha evidenziato la voglia di pura e semplice sopravvivenza delle imprese. Non abbiamo trovato progetti di Sviluppo “alti e forti”. Piuttosto richieste non esplicite, ma sostanziali, di aiuti.
A dare “man forte” alla rinuncia al futuro arriva anche la grande accademia. Leggo oggi sul Sole un articolo a firma di Silvio Bencini e Guido Tabellini sui minibond che è oggettivamente, anche se inconsapevolmente, un supporto alla cultura e alla prassi della pura sopravvivenza. Che non hanno nulla di alto e forte.
I nostri due Autori descrivono i minibond solo dal punto di vista “tecnico”: come strumento per fare arrivare soldi alle imprese.
Non vi è alcuna osservazione sul problema di fondo: ma che se ne fanno le imprese dei soldi? Vogliono finanziare un progetto di sviluppo o vogliono sopravvivere?
Perché questa ricercata, costruita, praticata cecità verso il futuro?
Per mancanza di conoscenza! La capacità di progettare il futuro dipende dal patrimonio di conoscenze di cui si dispone. In particolare delle conoscenze e metodologie di strategia d’impresa.
Se non buttiamo queste conoscenze nelle mani di imprenditori e finanzieri (e accademici, a quanto pare), non si accorgeranno neanche che stanno cercando disperatamente di far sopravvivere il passato.
Vi è una frase rivelatrice nell'articolo di Bencini e Tabellini “L’accesso al credito non bancario è un problema soprattutto per le piccole e medie imprese, di cui è difficile valutare il merito di credito.”
Signori, è difficile se non si dispongono delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa. Se si usassero queste conoscenze e metodologie, si saprebbe fare molto di più che valutare: banche e imprese potrebbero costruire insieme e, sempre insieme, continuamente aggiornare, il progetto di sviluppo dell’impresa (il suo Business Plan). Certo se di queste conoscenze non si dispone, allora diventa tutto complicato: il futuro è solo un allungamento del passato, merita il credito chi è andato bene nel passato, il problema è solo come far sopravvivere le imprese fino a che non sarà passata la crisi.
Purtroppo la crisi è frutto del cercare di bloccare il futuro, di non volerlo vedere. Lo sviluppo può essere solo figlio di progetti alti e forti che possono nascere solo se chi li deve immaginare dispone delle conoscenze e delle metodologie per farlo.


mercoledì 12 febbraio 2014

Lite …

di
Francesco Zanotti



Un post brevissimo sulla lite tra Della Valle e Elkann …

Mi sembra uno scambio di colpi bassi e attacchi personali. Una classe imprenditoriale un po’così … per l’Italia del futuro.

lunedì 16 dicembre 2013

Il Business Plan? Faccia lei ragioniere …

di
Francesco Zanotti


... dice l’imprenditore. O “faccia lei CFO” se parliamo di un CEO …
Ma così facendo non si costruisce sviluppo. Il redigere un Business Plan diventa un atto di burocrazia. La redazione è finalizzata ai desideri ed alle preferenze dei destinatari: in genere gli investitori. La vera strategia dell’impresa rimane nella testa dell’imprenditore o del CEO.
Ma cosa c’è che non va? Perché così facendo non si costruisce sviluppo? Perché si costruisce conservazione. Il CEO o l’imprenditore utilizzano le risorse cognitive di cui dispongono e che sono andate sclerotizzandosi con l’esperienza. Il perpetuare il passato diventa l’unico futuro possibile.
Il rapporto con gli investitori che spesso sono risparmiatori è: dammi i soldi che poi ci penso io. E il penso io è: cerco di sopravvivere.

La soluzione? Ovviamente è necessario, ma non basta fermarsi all’invito: CEO e imprenditori redigete in prima persona il Business Plan. Occorre aggiungere: andate a cercare il miglior modello di Business Plan esistente. Il più ricco. Tanto più è ricco tanto più vi costringerà ad usare nuove risorse cognitive che, sole, vi permetteranno di uscire dalla trappola del passato.

mercoledì 20 novembre 2013

Gli esperti di settore: generatori di competizione

di
Francesco Zanotti


Sono una istituzione finanziaria che devo valutare il Progetto Strategico di una impresa alla quale fare un finanziamento (lasciate stare la forma del finanziamento). Come faccio a giudicare se questo progetto ha la probabilità di realizzarsi o meno? Chiamo un esperto di settore e gli chiedo un parere. E che parere volete che mi dia … Userà come metro di misura la sua esperienza. Cioè quello che è già accaduto, il passato del settore. Sosterrà che il Progetto va bene se sarà simile al progetto che avrebbe fatto lui. Guarderà se l’imprenditore intende intraprendere la strada che ha intrapreso lui nel passato …
Ma un progetto di futuro si verificherà solo se sarà rivoluzionario, se cambierà le regole del settore nel modo in cui l’imprenditore desidera … Che il progetto sia diverso dal passato non è certo sufficiente, ma necessario sì …

Altrimenti, se si costringe l’imprenditore a percorrere le strade del passato, lo si inchioderà in una competizione che diverrà sempre più aspra.

giovedì 4 luglio 2013

Quale è la voglia di futuro delle imprese italiane?

di
Luciano Martinoli



Più generalmente, quale è la voglia di futuro delle classi dirigenti della società italiana? Dal nostro secondo Rapporto sul "Rating dei Business Plan" delle aziende FTSE MIB e STAR, il risultante più appariscente è che appare poca voglia di futuro e molta voglia che qualcun altro generi una ripresa che possa conservare il passato. Salvo qualche importante eccezione.
Noi crediamo che questa poca voglia di futuro sia la causa profonda della crisi che stiamo vivendo.
Abbiamo sviluppato ed applicato una metodologia di Rating dei Business Plan che ci ha rivelato questa situazione e che fornisce gli strumenti per costruire, come è indispensabile fare, una nuova voglia di futuro. 

Un futuro da costruire, diversissimo dal passato.
Oggi tutti invocano la crescita. E si riferiscono a quella del sistema industriale attuale; ma questo è impossibile, soprattutto in Italia.
Dobbiamo riconoscere, infatti, che la vera e propria ecologia di crisi che ci sta soffocando nasce dal fatto che l’attuale sistema economico-finanziario, e la società che lo ospita e lo sostiene, la società industriale, stanno perdendo di significato e di funzionalità. La crisi finanziaria è solo una manifestazione di questa complessiva ecologia di crisi anche se, ovviamente, ha contribuito a complicarla.

domenica 12 maggio 2013

Il lavoro e la CONSOB


di
Francesco Zanotti


La CONSOB potrebbe fare molto per il lavoro, ma non lo sa e non lo fa! Potrebbe fare più del Governo, senza bisogno di investimenti e con grande efficacia e tempestività. Anche perché la sua azione potrebbe essere catalizzatrice di eventi  “rafforzanti” …
Per comprendere questa tesi, occorre riprendere in mano il filo dei fondamenti.
Il lavoro “sano” può essere generato solo dallo sviluppo delle imprese. E lo sviluppo delle imprese può venire solo da loro profondi cambiamenti di identità: devono offrire prodotti e servizi diversi dagli attuali.
Dimostra questa tesi il fatto che le imprese sono tanto più in crisi quanto più quello che offrono sul mercato è banale, già visto, prodotto da troppi. Prodotti e servizi scontati che costringono a scontare. Continuamente a scontare il prezzo, intendo.
Allora occorre che le imprese siano soprattutto orientate a progettare il futuro. E, per farlo, per far sì che il loro futuro sia diverso dal loro passato, devono abbandonare gli occhiali con i quali hanno fino ad oggi guardato il mondo e usare altri occhiali, altri punti di vista. Più tecnicamente; devono usare conoscenze che non hanno mai esplorato ed usato: le conoscenze di strategia d’impresa. Sono queste conoscenze che possono permettere di valutare quanto il passato abbia esaurito la sua carica vitale e scoprire quali altri futuri sono percorribili.
Ma cosa c’entra la CONSOB?