"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 22 settembre 2015

Minibond. Per non buttare i soldi: cassa e posizionamento strategico

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per minibond

Come già scritto, in questi giorni stiamo studiando come “stanno andando” i primi minibond emessi.
La logica di valutazione è quella che dovrebbero avere tutti gli investitori che usano soldi altrui. Cioè, quasi tutti. La seguente.
La capacità di generare cassa nel fare il suo mestiere è la prestazione chiave di una impresa.
Allora, essi dovrebbero, innanzitutto, misurare questa capacità.

La capacità di generare cassa di una impresa avviene a livello di Unità di Business.
Quindi servirebbe una descrizione precisa delle Unità di Business, disponendo di un metodo avanzato di descrizione che non si riduca ad esempio, alle combinazioni prodotto/mercato la cui significatività è già stata contestata da Abel nei primi anni ’80.
E, poi, servirebbe un conto economico a livello di Unità di Business.

Purtroppo, nella documentazione pubblica disponibile, non c’è mai né l’una (una definizione avanzata delle Unità di Business), né l’altro (un conto economico strutturato per Unità di Business).

Poi sarebbe necessario capire se le azioni che l’impresa chiede di finanziare serviranno ad aumentare e di quanto la sua capacità di generare cassa.

lunedì 16 febbraio 2015

Cercare competitività significa cercare di diventare istituzione

di
Francesco Zanotti


Le risorse cognitive di cui disponiamo sono il nostro patrimonio e il nostro limite.
Oggi la risorsa cognitiva che viene utilizzata universalmente è lo schema dell’analisi competitiva di M. Porter. Anche chi non lo conosce lo usa. Infatti, chi non pone la competitività come obiettivo? Ecco, il porsi la competitività come obiettivo significa usare lo schema di analisi di M. Porter. Non significa usare le leggi del mercato, ma le leggi ipotizzate da uno specifico modello teorico, quello di Porter appunto.
Ora vorrei fare vedere cosa significa usare come riferimento questo modello: si genera la crisi che stiamo vivendo.
Infatti, qual è il posizionamento competitivo che si è spinti a cercare dallo schema di M. Porter?
Quello in cui la forza dei concorrenti è la minore possibile. Quello in cui i concorrenti potenziali sono inesistenti, così come le tecnologie alternative a quelle che l’impresa sa usare. Quello in cui il potere negoziale dei clienti e dei fornitori è il più basso possibile.
Ma un posizionamento di questo tipo è molto simile a quello di una istituzione. Cercare un posizionamento competitivo ottimo significa, allora, ambire a diventare una istituzione.
Ma il cercare di diventare un’istituzione significa rinunciare completamente alla imprenditorialità. Cioè a quel fare impresa che è costruire nuovi mondi: nuove antropologie prima di nuove funzionalità dei prodotti.
Cercare di diventare una istituzione significa cercare di conservare il mondo attuale, proprio oggi quando il mondo attuale (i sistemi economici, in particolare) sta perdendo di senso e di funzionalità. E conservare un mondo che sta perdendo di senso è la causa profonda della crisi che stiamo vivendo.
Certo la crisi non è solo colpa esclusiva dello schema di Porter, ma una bella parte di colpa ce l’ha!
Altre risorse cognitive stanno impedendo la strada alla costruzione di una nuova stagione di imprenditorialità. Ne parleremo.



lunedì 5 gennaio 2015

Per parlare del futuro: non guardate il conto economico!

di
Francesco Zanotti

Per parlare del futuro dell’impresa, per prevederlo, per finanziarlo, si guarda certamente allo stato patrimoniale, ma da esso ci si aspetta di capire solo la solidità del presente, il punto di partenza verso il futuro. Per comprendere come sarà questo futuro, si guarda il conto economico.
Bene, si tratta di un errore di prospettiva esiziale.
Le ragioni sono due.

La prima ragione è che dallo stato patrimoniale si può leggere anche il posizionamento strategico attuale dell’impresa.
Una parentesi sul concetto di posizionamento strategico. E’ la “variabile” che permette di capire quale sarà nel futuro la capacità di generare economics dell’impresa. Essa è la “somma”, il “combinato composto”, dell’attrattività del mercato e del posizionamento competitivo. Per generare economics occorre operare in un business ad altra attrattività ed avere in quel business una posizione competitiva forte. Meglio se non ci sono competitors.
Come lo stato patrimoniale permette di conoscere il posizionamento competitivo? Un primo esempio: se i crediti verso i clienti sono maggiori dei debiti verso i fornitori (cioè dovete finanziare il circolante), allora state operando in un settore industriale povero e non siete certo i più forti. E il futuro non sarà roseo Un secondo esempio: se il vostro patrimonio netto non è cassa, ma è “immobilizzato”, significa … la stessa cosa. E il futuro sarà burrascoso.

La seconda ragione è che dal conto economico si legge solo quello che non sarà più. Ed allora, che senso ha studiare quello che non sarà più quando si è interessati (chi fornisce risorse finanziarie, soprattutto) a capire cosa accadrà nel futuro?
Dettagliando, la crisi di oggi è una crisi di significato. I prodotti e i servizi di oggi che hanno perso significato e funzionalità. Più brutalmente: interessano sempre meno. E questo significa che se ne comprano sempre di meno e si vuole pagarli sempre di meno. La conclusione è che i conti economici attuali, per buoni che siano, sono, innanzitutto, destinati a peggiorare e a peggiorare la struttura dello stato patrimoniale.
Per risolvere questa situazione è necessario riprogettare i business dell’impresa. Business rivoluzionati genereranno conti economici strutturalmente diversi da quelli passati. Genereranno conti economici che non avranno alcuna parentela con i conti economici attuali: i ricavi arriveranno da altre parti, la struttura dei costi sarà diversa. Questo significa che l’analisi dei conti economici già accaduti è una attività di archeologia economica fine a se stessa.

Ma chi finanzia, più generalmente, si relaziona con una impresa e ha bisogno imprescindibilmente di capire come saranno i conti economici futuri.
Come fare? Chiedete di vedere non un Business Plan “burocratico”, ma un Business Plan che descriva come cambia la definizione del business e come cambia, conseguentemente, il posizionamento strategico. Solo così potrete avere una idea di come varierà il conto economico e potete progettare come interfacciarvi all'impresa.
Uno slogan conclusivo: non studiate il conto economico, ma lo stato patrimoniale e il posizionamento strategico.




mercoledì 4 giugno 2014

La maledizione del capannone

di
Francesco Zanotti


Questo post ha l’ambizione di essere un micro elzeviro …
Non si contano le imprese che sono fallite o sono in profonda crisi a causa di capannoni che hanno costruito e che non hanno saputo o non sanno pagare.
Colpa della crisi? No: causa della crisi.
Troppi capannoni sono stati costruiti senza alcuna progettazione strategica. Cioè senza rispondere alla domanda: il mio posizionamento strategico mi permette, mi richiede un nuovo capannone?
Si sono costruiti capannoni su speranze ingenue, su sogni di gloria banali, per autorappresentazioni infantili.
Ah …, ma cosa è il posizionamento strategico e che differenza c’è con il posizionamento competitivo? Chiedetelo a tutti gli imprenditori che investono o che hanno investito in capannoni. Se non lo sanno, avrete scoperto la causa della crisi. Sta in un sistema imprenditoriale che cerca disperatamente di conservare il passato. Anche se qualche volta cerca di mascherare la voglia di conservazione dietro foglie di fico come l’innovazione tecnologica e l’internazionalizzazione.
Il problema non è di cercare miglioramenti marginali o ipotetici nuovi mercati ai prodotti attuali. La crisi la si supera immaginando nuovi mondi. E la misura se stiamo immaginando nuovi mondi è data dal proprio posizionamento strategico.


giovedì 20 marzo 2014

Elettrolux: quale piano?

di
Francesco Zanotti



La richiesta della politica è quella di “fare un piano industriale più adatto ai benefici” chiesti da Elettrolux. Poi come aggiunta, Zaia dice che c’entra in qualche modo anche la ricerca e sviluppo.
Così poste le cose, il futuro è chiarissimo: una negoziazione durissima riuscirà a far sì che l’impresa riesca a campare un po’. La ricerca e sviluppo di cui si parla è generica. Per avere senso si dovrebbe dire quale ricerca e sviluppo e come questa ricerca e sviluppo influirà sulla definizione del business e, quindi, sul posizionamento strategico (che non è il posizionamento competitivo).
Ecco, ma il discorso si fa tecnico …
E come diavolo altrimenti dovrebbe essere?
Esiste un patrimonio di risorse cognitive che è costituito dalle conoscenze e dalle metodologie di strategia d’impresa. Sonio le risorse cognitive che dovrebbero suggerire quali sono i contenuti che dovrebbe avere un piano industriale e come è necessario un Progetto Strategico che definisca il senso del Piano industriale.
Il problema è che nessuno degli attori coinvolti sembra avere la più pallida idea delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa.
Come prendere i primi cinque che passano per la strada e chiedere loro di progettare un sistema tecnologico avanzato senza disporre delle conoscenze scientifiche e tecnologiche necessarie. Auguri ai dipendenti dell’Elettrolux.


sabato 1 marzo 2014

Ma cosa deve contenere un Business Plan?

di
Francesco Zanotti



Cosa deve contenere un Business Plan per permettere ad un osservatore esterno di valutare se le risorse affidate all'impresa ne genereranno lo sviluppo e, quindi, conseguentemente e non accidentalmente, permetteranno alla stessa impresa di restituire prestito e remunerarne l‘utilizzo?
Innanzitutto vogliamo dire cosa non può essere. Non può essere la somma di una brochure aziendale e un insieme di fogli Excel che presentano numeri senza spiegare da dove provengono.
Il Business Plan deve concludersi con una previsione degli andamenti patrimoniali, economici e finanziari dell’impresa e devono essere giustificati dalla descrizione strategica che li precede.

Abbiamo, allora, costruito un modello di Business Plan di riferimento attraverso un progetto di ricerca che, innanzitutto, è andato a esplorare le conoscenze e le metodologie più avanzate, a livello internazionale, di quella area di conoscenza (oggi trascurata) che è la strategia d’impresa. E, poi, le ha integrate con gli strumenti di pensiero e di riflessione che nascono dalle scienze naturali ed umane e da quella area di conoscenza “trasversale” alle varie discipline che è la sistemica.

In brevissima sintesi, i risultati della nostra ricerca, cioè i contenuti fondamentali di un Business Plan ideale che possa permettere di arrivare a prevedere la capacità di produrre cassa a seguito dell’evento “Emissione di un Minibond”, sono i seguenti.
Innanzitutto, serve che la Società descriva il “mestiere” che fa. Più tecnicamente, descriva su quali e quante unità di business opera.
Una precisa descrizione delle unità di business permette di descrivere non burocraticamente (ad esempio attraverso la classificazione dei codici ATECO) l’industry specifica di ognuna delle unità di business.

Per ogni unità di business occorre definire l’attrattività dell’industry (quante sono le risorse potenzialmente generabili in quell’industry) e il posizionamento competitivo dell’impresa nella stessa industry che “misura” quante di quelle risorse andranno alla impresa autrice del Business Plan o, invece, ai concorrenti.

L’intreccio di attrattività e di posizionamento competitivo costituisce il posizionamento strategico attuale. E’ il posizionamento strategico che rivela l’attuale (per qualche mese nel futuro) capacità di generare fatturato, margini e cassa, a livello di singola unità di business.

Il futuro di riferimento non deve essere quello di pochi mesi, ma deve essere quello della durata del Minibond. Allora occorre che la Società descriva come evolverà, in quel lasso di tempo, il posizionamento strategico delle unità di business dove è impegnata. E’ l’evoluzione del posizionamento strategico che rivela come evolverà la capacità di generare fatturato, margini e cassa delle diverse unità di business.

Poiché l'evoluzione del posizionamento strategico non va subita, ma va costruita, è necessario esplicitare il Piano d’Azione attraverso il quale costruire il posizionamento strategico desiderato.

Disponendo delle previsioni di andamento di fatturato, margini e cassa a livello di singola unità di business, è possibile costruire una previsione a livello di Società, come portafoglio di business.

La Società emittente non vive nel vuoto. E’ immersa in un macro ambiente che deve dimostrare di conoscere, almeno nelle dimensioni che hanno a che fare con i “mestieri” (le unità di business) in cui è impegnata. Il racconto di come l’emittente vede il macro ambiente che la circonda è la vision. 
Se la sua vision è limitata, lo è altrettanto la sua capacità di vedere sia le potenzialità di futuro che i rischi nascenti (che sono spesso potenzialità di futuro non governate). E, conseguentemente, è a rischio la possibilità che il Business Plan si realizzi.

A completamente della vision, occorre esplicitare la mission. Che è la sintesi del significato delle diverse unità di business nell'ambiente descritto dalla vision. Possiamo dire che la vision è una “misura” dell’intensità dell’impegno verso un nuovo sviluppo dell’impresa.


lunedì 30 settembre 2013

Imprese come istituzioni … … finanziate, quindi, dallo Stato

di
Francesco Zanotti


Il 15 settembre ho postato una previsione. Ora ne posto un’altra. Che si avvererà se non facciamo nulla. Ecco la previsione: i debiti delle utilities non saranno più sostenibili nel giro di un anno o due. Sarà necessario ricapitalizzarle con soldi, ovviamente pubblici.
Se non facciamo nulla … Ma cosa fare … se si vuole che non si realizzi questa previsione?
Occorre che si riescano a scorgere i Segni del Tempo Futuro e immaginare progetti imprenditoriali altri e forti che dovranno prevedere nuove unità di business e la rivoluzione nelle unità di business esistenti. In modo da costruire nuove industry maggiormente attrattive in cui avere un posizionamento strategico tale da garantire la produzione di cassa necessaria.

Per riuscirci è necessario di disporre di nuove risorse cognitive. Ad esempio saper distinguere tra posizionamento strategico e posizionamento competitivo … Perché è solo da posizionamento strategico che è possibile dedurre la capacità di produrre cassa. 
Manager … auguri per un nuovo coraggio e una nuova conoscenza.

lunedì 4 febbraio 2013

I casi Saipem e MPS: il Progetto Strategico come strumento di trasparenza e di sviluppo


di
Francesco Zanotti

Mi riferisco ai casi MPS e Saipem. Voglio proporre una via per evitarli nel futuro.

Oggi le classi dirigenti manageriali considerano le imprese istituzioni, destinate a mantenere stabile la loro identità nel tempo. Il compito dei manager è quello di farle funzionare meglio.
Il Progetto Strategico è poco più che un programma operativo per il futuro.
E’ partendo da questa ipotesi che si spiegano i casi suddetti che non c’entrano in nessun modo con l’etica.
Infatti, se le imprese sono istituzioni, allora l’obiettivo dei top manager è quello di occupare le posizioni migliori. E’ quello di diventare top manager delle imprese-istituzioni più prestigiose. Le loro competenze sono competenze relazionali, le loro risorse sono le loro reti di relazioni che sono strutturalmente collusive.
Il funzionamento dell’Istituzione viene delegato ai manager operativi. La redazione di un Progetto Strategico che è solo programma operativo non li riguarda.
Quando occorre affrontare problemi di instabilità ambientali (Saipem in Africa) o di sviluppo strategico (una acquisizione per MPS) i top manager utilizzano le competenze e le risorse di cui dispongono: cercano di costruire nuove reti collusive. Questo modo di affrontare problemi non istituzionali, da un lato, non funziona e poi è foriero di “tentazioni” non ortodosse.

Come evitare questa deriva strategica? Non certo con richiami all’etica ...