"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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sabato 29 aprile 2017

Le dichiarazioni dei vertici aziendali: indicazioni strategiche o "vaporware"?

di
Luciano Martinoli


Le dichiarazioni rilasciate dai vertici aziendali di alcune principali imprese italiane, in occasione delle recenti assemblee per i bilanci o pubblicazioni di risultati trimestrali, denunciano incongruenze e contraddizioni laddove riguardino la strategia dell'azienda. Una ulteriore dimostrazione della necessità di linguaggi evoluti in questo ambito. Ma è solo questione di comunicazione o, come sempre accade in caso di tali deficit, anche di capacità di progettazione?

Frequentemente in occasione di eventi istituzionali, i vertici aziendali si lasciano andare a dichiarazioni estemporanee, o indotte da insistenti domande dell'uditorio, sulla Strategia dell'azienda che rappresentano. A volte (molto spesso) tali dichiarazioni non trovano corrispondenza nella "madre di tutti i documenti" che dovrebbe contenerle: i Business Plan "Professionali" (laddove redatti e resi pubblici). Non solo, tali dichiarazioni sono slegate dai contesti, soggette a libere interpretazioni dei presenti, e della stampa che ne costruisce la notizia del caso, e, non essendo supportate dal documento principe (Il Business Plan Professionale appunto), vagano liberamente e pericolosamente nel mercato e nell'organizzazione aziendale interna.

domenica 9 agosto 2015

Bene o male l’economia globale ad oggi, 9 agosto?

di
Francesco Zanotti


Se leggete la pag. 4 del Sole 24O re di oggi, la risposta è: le cose vanno male. Soprattutto vanno male i Paesi emergenti che, però, sono un po’ la speranza di tutti. Dove andranno le esportazioni se questi Paesi non importeranno più? La metafora di sintesi dell’andar male potrebbe essere quella proposta da Roberto Da Rin: l’inquinatissima baia di Guanabara dove si terranno le gare acquatiche delle Olimpiadi 2016. La incerta (per non dire nulla speranza) che le cose possa volgere al bello è la conclusione dell’articolo di Paolo Sorrentino “… non sembra che le attuali ricette (politico-economiche) disponibili siano in grado di curare il malessere".
Se leggiamo la pagina precedente, dove si analizza il monte utili delle Società degli indici FTSE Mib sembra che le cose vadano a gonfie vele.
Contraddizione? No!
Innanzitutto non tutte questa società vanno bene. Il caso peggiore è Saipem che perde nel 2014 920 milioni. (E’ un caso che ci abbiano detto con orgoglio che loro non espongono un Business Plan?). Poi se guardiamo le ragioni che spingono quelle che vanno bene, si trova una nicchia di Società industriali che producono beni di consumo che vanno bene perché sono nicchie di eccellenza. Ma non è con queste imprese che si sviluppano occupazione e redditi.
Un significativo segnale per capire come vanno le cose è quello delle banche che hanno migliorato tutte insieme. Questo significa che i loro ricavi non dipendono da strategia “proattive” (altrimenti i risultati non sarebbero omogenei), ma da contingenze favorevoli. Ad esempio: poche svalutazioni dei crediti. Se fossero necessarie altre svalutazioni i conti tornerebbero a soffrire. Ma saranno necessarie altre svalutazioni? Dipende da come andrà il sistema delle imprese a cui hanno affidato i soldi. Questo sistema non potrà certo andare bene in una economia mondiale come quella descritta nella pagina dopo dello stesso giornale.
Quello delle banche è un segnale significativo perché è generalizzabile, se guardate ai Business Plan delle società dell’Indice FTSE Mib, vedrete che sono conservativo-difensivi. Cioè affermano esplicitamente che i risultati dipendono da fattori esterni alle imprese. Dipendono dalle contingenze dell’economia che nella pagina successiva è vista molto male.
La mia conclusione? Generalizzo quella di Sorrentino: abbiamo una economia ed una società che stanno perdendo di senso. Possiamo ricostruire sviluppo solo con una progettualità alta e forte che immagini una nuova economia ed una nuova società.


domenica 18 gennaio 2015

Si perde valore, ma si conserva proprietà e caste …

di
Francesco Zanotti


Il valore è sempre quello delle società dell’Indice FTSE MIB di Borsa Italiana.
Il messaggio dell’ultimo post era sulla necessità di aumentare le risorse cognitive nelle disponibilità dei manager perché possano generare Progetti di Sviluppo alti e forti come strumento per ricostruire il valore delle imprese.
Insisto e specifico, anche con un po’ di colore.
Guardate ai Business Plan delle imprese del FTSE MIB ed il Rating (giudizio) che ne abbiamo dato l’anno scorso. Non troverete Progetti di Sviluppo alti e forti. Troverete solo competenti e sensati budget fatti da strutture altamente professionali che cercano di far funzionare meglio il presente.
Il problema è che non si fa nulla per arrivare a generare Progetti di Sviluppo alti e forti (esplicitati in Business Plan).
Anzi, si ragiona sempre nell’ottica della conservazione di proprietà e caste manageriali.

Conservazione di proprietà.
Lo testimonia l’appello di oggi sul Sole24Ore sul “voto doppio e il quorum qualificato” proposto in prima pagina. Un dibattito sulla proprietà delle imprese che dimentica un piccolo dettaglio: stiamo andando verso la proprietà del nulla, come testimonia la perdita di valore di MPS. Poi … che importanza volete che abbia il cercare di rendere contendibile, di proteggere i diritti delle minoranze, di “decidere chi può decidere” rispetto a qualcosa che  non vale più nulla?

Arriviamo al “colore”, ma che, poi, è racconto di una cultura profonda.
Sul Corriere si riferisce di un telefonata (intercettata) di Scaroni a Ghizzoni. L’oggetto è Bernini (ex CFO di ENI) che ha dato le dimissioni per via delle tangenti SAIPEM. Tangenti che Scaroni ammette in un’altra telefonata a Passera, tra l’altro.
Quale è l’oggetto della telefonata di Scaroni a Ghizzoni? Trovare un posto degno a Bernini. Ora, al di là delle ragioni (ovviamente interessate per non farsi nemico Bernini, ma che non tocca a noi esplorare, ma alla Magistratura) per le quali Scaroni è così sollecito nei confronti di Bernini, la telefonata (vi suggerisco di leggere quanto riporta il Corriere di oggi a pag. 25) nasconde quel sottile piacere dell’onnipotenza, dell’appartenenza ad una casta che si chiama per nome, che tutto può e che passa il tempo a confermarsi casta.
Esercitare onnipotenza e appartenenza ad una casta rendono quasi impossibile pensare  queste persone trovino il  tempo di studiare (sì, di studiare) per acquisire quelle risorse cognitive che non hanno e che sono indispensabili per generare progetti di Sviluppo alti e forti che sono l’unica azione capace di ricostruire il valore delle imprese.

Ci pensino gli azionisti. E se vogliono una ulteriore conferma della distanza degli attuali Business Plan dall'essere progetti di sviluppo alti e forti, leggano il nostro Quarto Rapporto sui Rating del Business Plan degli indici FTSE MIB e Star di Borsa Italiana.

mercoledì 26 giugno 2013

Saipem: ci voleva poco a prevederlo

di
Luciano Martinoli


Il 24 Aprile 2013 Saipem rilascia il suo piano strategico. Pochi giorni fa, ovvero dopo soli due mesi, all'annuncio del secondo profit warning, gli investitori fuggono dal titolo facendolo crollare del 29%.
Tra i due eventi il nostro Rating del business plan dell'azienda che evidenziava fin dall'inizio insufficiente descrizione del Posizionamento Strategico, dell'Algoritmo di previsione e conseguente poca fondatezza delle Previsioni Economico Finanziarie, giusto per citare le aree più carenti del piano. Nessuna critica di merito dunque, nè vanto di capacità divinatorie, semplicemente una evidenza di omissione di informazioni e/o loro livello qualitativo povero. Il Wall street Journal titola "la fiducia degli investitori non tornerà finchè non ci sarà la prova che il peggio è passato". Ma la prova che un "peggio" poteva accadere era nelle varie omissioni su temi chiavi di business. Sarebbe bastato osservare il nostro rating, disponibile su http://www.osservatoriobusinessplan.it/ per sentire puzza di bruciato e chiedere conto da subito del perchè di quelle omissioni, stimolare un dibattito sulle logiche poco rigorose, provocare una reazione costruttiva dell' l'azienda.

Noi continueremo a fornire stimoli e indicazioni in tal senso col il nostro Rating, giudicando in modo ancora più severo la scarsa completezza dei piani. Perchè riteniamo che il fornire questo stimolo sia un aiuto critico essenziale per lo sviluppo della singola azienda, quotata o meno, grande o piccola che sia, ma, ancor di più, l'unica strada per un nuovo sviluppo del nostro sistema industriale.  

lunedì 4 febbraio 2013

I casi Saipem e MPS: il Progetto Strategico come strumento di trasparenza e di sviluppo


di
Francesco Zanotti

Mi riferisco ai casi MPS e Saipem. Voglio proporre una via per evitarli nel futuro.

Oggi le classi dirigenti manageriali considerano le imprese istituzioni, destinate a mantenere stabile la loro identità nel tempo. Il compito dei manager è quello di farle funzionare meglio.
Il Progetto Strategico è poco più che un programma operativo per il futuro.
E’ partendo da questa ipotesi che si spiegano i casi suddetti che non c’entrano in nessun modo con l’etica.
Infatti, se le imprese sono istituzioni, allora l’obiettivo dei top manager è quello di occupare le posizioni migliori. E’ quello di diventare top manager delle imprese-istituzioni più prestigiose. Le loro competenze sono competenze relazionali, le loro risorse sono le loro reti di relazioni che sono strutturalmente collusive.
Il funzionamento dell’Istituzione viene delegato ai manager operativi. La redazione di un Progetto Strategico che è solo programma operativo non li riguarda.
Quando occorre affrontare problemi di instabilità ambientali (Saipem in Africa) o di sviluppo strategico (una acquisizione per MPS) i top manager utilizzano le competenze e le risorse di cui dispongono: cercano di costruire nuove reti collusive. Questo modo di affrontare problemi non istituzionali, da un lato, non funziona e poi è foriero di “tentazioni” non ortodosse.

Come evitare questa deriva strategica? Non certo con richiami all’etica ...

venerdì 14 dicembre 2012

Il caso Saipem: presunta corruzione e nessun Business Plan


di
Luciano Martinoli


Ieri sul quotidiano "La Repubblica" è stato pubblicato un articolo sul caso Saipem e le presunte pratiche di corruzioni, sulle quali si sta indagando, messe in atto per ottenere alcune commesse. E' una notizia che dovrebbe inquietare tutti noi, non solo come shareholder ma come cittadini italiani. Infatti Saipem, e la sua controllante ENI, sono, per la loro dimensione, un attore di vera e propria politica estera e, dovrebbero essere, un promotore di sviluppo. La mia ipotesi è che quando accadono fatti come questi non vi sia solo un problema, eventuale, di “onestà”, ma di conoscenza e strumenti.