"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 17 gennaio 2014

Ricerca importante con un titolo ingenuo

di
Francesco Zanotti


Mi riferisco ad un articolo apparso sul Sole 24 Ore di oggi a firma Ilaria Vesentini. Tratta di una ricerca (illuminante) condotta dal Prof Stefano Marasca dell’Università Politecnica delle Marche.
Prima l’ingenuità del titolo: Le PMI innovatrici migliorano anche i conti.
Ma, gentile dott.ssa Vesentini, ha senso una innovazione che non migliori i conti? Quel “anche” è la misura di quanto il sistema cognitivo prevalente non riesce a cogliere le origini profonde dei buoni conti. Quasi come se i buoni conti fossero solo un by-product, scoperto per caso, dell’innovazione.
Arriviamo alla ricerca. Il prof. Marasca fa vedere con chiarezza (per i dettagli rimando all'articolo) che non esiste una crisi globale che colpisce tutti inesorabilmente. E’ in crisi chi cerca di vendere sempre le stesse cose. Non è in crisi chi sviluppa nuovi sistemi d’offerta. Insomma, la crisi è auto generata dal cercare di conservare il passato.
Se questo è vero, allora, chi fornisce risorse ad una impresa per finanziare innovazione deve poter giudicare se una innovazione genererà un miglioramento dei conti o no. Occorre un metodo per farlo. Noi l’abbiamo sviluppato: si chiama “Rating Progettuale dei Business Plan”.

In sintesi, occorre che le imprese abbiamo un Business Plan che descriva in dettaglio come, perché quando e quanto una innovazione migliorerà i conti. Chi fornisce risorse finanziarie deve valutare questo Business Plan. Il rating progettuale è lo strumento per farlo.

mercoledì 26 giugno 2013

Saipem: ci voleva poco a prevederlo

di
Luciano Martinoli


Il 24 Aprile 2013 Saipem rilascia il suo piano strategico. Pochi giorni fa, ovvero dopo soli due mesi, all'annuncio del secondo profit warning, gli investitori fuggono dal titolo facendolo crollare del 29%.
Tra i due eventi il nostro Rating del business plan dell'azienda che evidenziava fin dall'inizio insufficiente descrizione del Posizionamento Strategico, dell'Algoritmo di previsione e conseguente poca fondatezza delle Previsioni Economico Finanziarie, giusto per citare le aree più carenti del piano. Nessuna critica di merito dunque, nè vanto di capacità divinatorie, semplicemente una evidenza di omissione di informazioni e/o loro livello qualitativo povero. Il Wall street Journal titola "la fiducia degli investitori non tornerà finchè non ci sarà la prova che il peggio è passato". Ma la prova che un "peggio" poteva accadere era nelle varie omissioni su temi chiavi di business. Sarebbe bastato osservare il nostro rating, disponibile su http://www.osservatoriobusinessplan.it/ per sentire puzza di bruciato e chiedere conto da subito del perchè di quelle omissioni, stimolare un dibattito sulle logiche poco rigorose, provocare una reazione costruttiva dell' l'azienda.

Noi continueremo a fornire stimoli e indicazioni in tal senso col il nostro Rating, giudicando in modo ancora più severo la scarsa completezza dei piani. Perchè riteniamo che il fornire questo stimolo sia un aiuto critico essenziale per lo sviluppo della singola azienda, quotata o meno, grande o piccola che sia, ma, ancor di più, l'unica strada per un nuovo sviluppo del nostro sistema industriale.  

giovedì 20 giugno 2013

"One Plan", altro che "One Report"!

di
Luciano Martinoli

E' disponibile in rete un articolo dal titolo "One Report. Obiettivo "Unico Bilancio" che narri e combini le informazioni finanziarie con quelle non finanziarie". E' una recensione del libro di Eccles e Krzus sulla necessità di dare una vista unica dell'azienda, allargata rispetto alle consuete informazioni economiche e finanziarie e non spezzettate in vari documenti, tipicamente bilancio e rapporto sulla sostenibilità. 
La strada per creare questo mitico One Report, a mio giudizio, non è quella di combinare ciò che è economico con quello che non lo è, come suggerisce l'autore. La via maestra è quella di includere tutte le dimensioni non economiche nella strategia dell'impresa utilizzando un linguaggio progettuale che ne consenta l'adeguata rappresentazione e trattamento, come abbiamo fatto nel modello che usiamo, tra l'altro, per effettuare il Rating del Business Plan.
Si tratta insomma di superare un artificiale spezzettamento nato in USA per meglio rappresentare la grande impresa industriale dell'epoca, anni '60, in un periodo dove era prevalente l'attenzione sulle dimensioni economico-finanziarie.
Come fare?

martedì 11 giugno 2013

Macchinari, Rating Business Plan e conoscenza

di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole di oggi a firma di Carmine Fotina un articolo che descrive le proposte del Ministro Zanonato. E il titolo completo è: Macchinari, infrastrutture e credito.
Ora non dico che sono cose che non servono. Ma …
Seguite il ragionamento… Siamo di fronte a una crisi epocale dalla quale si esce sono riprogettando imprese e società. Non usciremo dalla crisi facendo funzionare meglio queste imprese e questa società.
Se questo è vero, allora le misure proposte dal Ministro Zanonato sono forse utili, ma per conservare imprese e società esistenti.
Servirebbe un grande salto progettuale, autonomo delle imprese.
Bene, ma come siamo a progettualità? Abbiamo provato ad esaminare la qualità della progettualità strategica delle società quotate in borsa (indici FTSE MIB e STAR) e costruito  un Rating dei Business Plan.
I risultati sono stati i seguenti. Delle 40 Società dell’indice FTSE MIB solo 26 hanno reso disponibile un business Plan. In una scala da 1 a 100, il Rating medio è stato di 56. Delle 69 società dell’indice STAR solo 9 hanno presentato un Business Plan. E, sulla stessa scala da 1 a 100, il voto medio è stato 47.
A progettualità strategica andiamo … ecco decida il lettore.
Presenteremo il nostro Rapporto 2013 sul Rating dei Business Plan delle società degli indici FTSE MIB e STAR il 19 Giugno al Palazzo dei Giureconsulti a Milano (vedere anche il nostro osservatorio permanente  http://www.osservatoriobusinessplan.it/ e le anticipazioni su "Milano Finanza").
Ma che c’entra la conoscenza? C’entra perché è il motore della progettualità. Le Società (le imprese) hanno scarsa progettualità perché usano conoscenze di progettazione strategica limitate. Fornite loro conoscenze strategiche avanzate e la loro progettualità strategica farà immediatamente un rilevante salto di qualità.
Poi parleremo di macchinari, infrastrutture e credito.
Ma saranno probabilmente molto diversi da quelli a cui pensiamo oggi.

venerdì 14 dicembre 2012

Il caso Saipem: presunta corruzione e nessun Business Plan


di
Luciano Martinoli


Ieri sul quotidiano "La Repubblica" è stato pubblicato un articolo sul caso Saipem e le presunte pratiche di corruzioni, sulle quali si sta indagando, messe in atto per ottenere alcune commesse. E' una notizia che dovrebbe inquietare tutti noi, non solo come shareholder ma come cittadini italiani. Infatti Saipem, e la sua controllante ENI, sono, per la loro dimensione, un attore di vera e propria politica estera e, dovrebbero essere, un promotore di sviluppo. La mia ipotesi è che quando accadono fatti come questi non vi sia solo un problema, eventuale, di “onestà”, ma di conoscenza e strumenti.

lunedì 23 luglio 2012

Il "senso" dei Business Plan...


...il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.


…la cultura dell’impresa, ossia quella dell’ imprenditore- sia esso individuale famigliare o manageriale- che si comporta come classe dirigente,che lavora come se il destino del mondo dipendesse dal suo agire e così facendo sceglie di lavorare nell’ impresa perché vive l’ impresa come libertà dei moderni.


Come comunicato da queste pagine virtuali, una nostra ricerca sul “Rating dei Business Plan” delle aziende dell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano, è stato pubblicato sulla rivista “Il Mondo” qualche settimana fa.
L’attività, condotta sui documenti ufficiali e pubblicamente disponibili sui siti web aziendali, ci ha consentito di classificare, censire, valutare ogni singola affermazione contenuta nei piani. Conseguentemente ci siamo formati un giudizio complessivo, sui valori che esprime e sulla mentalità e cultura che li hanno ispirati.
Giudizio non esaltante...

sabato 21 luglio 2012

Sofferenze bancarie prossime venture


di
Francesco Zanotti

Tutti sanno che una parte significativa (20-30 % .. oltre?) dell’attuale sistema industriale non riesce a, come si dice, a “stare sul mercato”.
Questo significa, innanzitutto, che le sofferenze sono destinate a breve ad aumentare ben al di là di quanto permetterebbe il patrimonio delle banche.
I concetti tradizionali di valutazione del rischio sono inutili. Il problema non è come evitare rischi. Il problema è come fronteggiare la crisi di coloro ai quali i crediti sono già stati concessi.
La soluzione esiste ed è possibile. Le banche devono dotarsi di strumenti di valutazione dei Progetti d’impresa. Questi stessi strumenti devono, contemporaneamente, essere capaci di stimolare una nuova progettualità d’impresa.
Noi abbiamo costruito un Rating Progettuale dei Business Plan che permette di raggiungere ambedue questi obiettivi.
Non è un Rating qualunque. Nasce da un progetto di ricerca che è andato ad esplorare tutte la cultura strategica mondiale costruendone una nuova sintesi.

martedì 3 luglio 2012

Come creare ricchezza... dal basso

Il numero del 6 luglio della rivista "Il Mondo" ci ha dedicato la storia di copertina.
Di che si tratta? 
Della ricerca, "Rating dei Business Plan", eseguita sulle aziende dell'indice FTSE MIB: le principali società quotate in Borsa a Milano.
Non lasciatevi ingannare dal titolo "scandalistico" del giornale, nè dal nome della ricerca che ha un retrogusto un po' burocratico. La faccenda è molto seria e ha riscontri molto più pratici di quanto si possa immaginare: le aziende in questione sono i più grandi assorbitori di risparmio pubblico.
Come lo useranno? 
Quali sono i loro "piani di futuro" (le sorti dei nostri denari)?
E, prima ancora, sono in grado di progettare un futuro o si limitano a seguire quello creato da altri?

lunedì 2 luglio 2012

Il caso Alitalia


di
Francesco Zanotti


Leggo su Affari & Finanza la descrizione di una crisi grave di Alitalia-CAI alla quale non si vede via d’uscita a firma di Paola Jadeluca.
Ricordo i tempi in cui CAI ha comprato Alitalia. Avevo intravisto il documento che spiegava/giustificava l’operazione Alitalia: era definito “Information memorandum” … Sì, lo so che è l’espressione che si usa nel mondo della finanza … Ma “nomina sunt consequentia rerum” … Definire in questo modo un progetto di acquisizione dichiara, implicitamente, che si considera principalmente l’aspetto finanziario dell’operazione. E si ha la netta sensazione che la dimensione strategico organizzativa dell’operazione passi in secondo piano.
Ad ogni modo, noi abbiamo sviluppato un Rating Progettuale dei Business Plan con il quale abbiamo esaminato i Business Plan, i Piani Industriali delle imprese del FTSE MIB della Borsa di Milano. I risultati sono stati pubblicati sul Mondo in edicola da venerdì scorso. Sarebbe interessante usare questa metodologia di Rating sull’Information Memorandum che ha guidato l’operazione di acquisizione di CAI di Alitalia, prima e, poi, di Airone. Forse si capirebbero le radici di un insuccesso annunciato …