"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 9 settembre 2013

Telecom e il cannibalismo industriale

di
Luciano Martinoli


Il 13 ottobre 1972  un aereo che trasportava una squadra di rugby uruguyana, insieme ad amici e parenti, si schiantò sulla cordigliera delle Ande ad oltre 3600 metri di altitudine, su una spianata di neve. I 16 sopravvissuti, terminate le poche scorte alimentari e dopo accese discussioni tra di loro, presero una decisione inevitabile per la loro sopravvivenza: cibarsi dei cadaveri dei loro compagni morti, seppelliti nella neve. Fu una forma di cannibalismo, forzata dagli eventi, che permise loro di sopravvivere fino al Natale di quello stesso anno, data in cui i soccorritori riuscirono a trovarli e salvarli. Per quanto dolorosa fosse la decisione, alternative non ve ne erano: fuori la carcassa della fusoliera, che servì loro da rifugio, non vi era altro che neve e rocce, nulla dunque che potesse sostentarli.

Recentemente le grandi aziende nel settore delle telecomunicazioni (Vodafone-Verizon, Microsoft-Nokia, ecc.), con la nostra Telecomitalia nel ruolo di preda, ritengono di essere nelle stesse condizioni e stanno adottando un comportamento identico. Il cannibalismo industriale ha però due differenze fondamentali rispetto a quello praticato dai superstiti delle Ande, anche se li accomuna la necessità (presunta, nel caso industriale) di sopravvivenza.

martedì 3 luglio 2012

Come creare ricchezza... dal basso

Il numero del 6 luglio della rivista "Il Mondo" ci ha dedicato la storia di copertina.
Di che si tratta? 
Della ricerca, "Rating dei Business Plan", eseguita sulle aziende dell'indice FTSE MIB: le principali società quotate in Borsa a Milano.
Non lasciatevi ingannare dal titolo "scandalistico" del giornale, nè dal nome della ricerca che ha un retrogusto un po' burocratico. La faccenda è molto seria e ha riscontri molto più pratici di quanto si possa immaginare: le aziende in questione sono i più grandi assorbitori di risparmio pubblico.
Come lo useranno? 
Quali sono i loro "piani di futuro" (le sorti dei nostri denari)?
E, prima ancora, sono in grado di progettare un futuro o si limitano a seguire quello creato da altri?