di
Luciano Martinoli
Il 13 ottobre 1972 un aereo che trasportava una squadra di rugby uruguyana, insieme ad amici e parenti, si schiantò sulla cordigliera delle Ande ad oltre 3600 metri di altitudine, su una spianata di neve. I 16 sopravvissuti, terminate le poche scorte alimentari e dopo accese discussioni tra di loro, presero una decisione inevitabile per la loro sopravvivenza: cibarsi dei cadaveri dei loro compagni morti, seppelliti nella neve. Fu una forma di cannibalismo, forzata dagli eventi, che permise loro di sopravvivere fino al Natale di quello stesso anno, data in cui i soccorritori riuscirono a trovarli e salvarli. Per quanto dolorosa fosse la decisione, alternative non ve ne erano: fuori la carcassa della fusoliera, che servì loro da rifugio, non vi era altro che neve e rocce, nulla dunque che potesse sostentarli.
Recentemente le grandi aziende nel settore delle telecomunicazioni (Vodafone-Verizon, Microsoft-Nokia, ecc.), con la nostra Telecomitalia nel ruolo di preda, ritengono di essere nelle stesse condizioni e stanno adottando un comportamento identico. Il cannibalismo industriale ha però due differenze fondamentali rispetto a quello praticato dai superstiti delle Ande, anche se li accomuna la necessità (presunta, nel caso industriale) di sopravvivenza.