"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 9 settembre 2013

Telecom e il cannibalismo industriale

di
Luciano Martinoli


Il 13 ottobre 1972  un aereo che trasportava una squadra di rugby uruguyana, insieme ad amici e parenti, si schiantò sulla cordigliera delle Ande ad oltre 3600 metri di altitudine, su una spianata di neve. I 16 sopravvissuti, terminate le poche scorte alimentari e dopo accese discussioni tra di loro, presero una decisione inevitabile per la loro sopravvivenza: cibarsi dei cadaveri dei loro compagni morti, seppelliti nella neve. Fu una forma di cannibalismo, forzata dagli eventi, che permise loro di sopravvivere fino al Natale di quello stesso anno, data in cui i soccorritori riuscirono a trovarli e salvarli. Per quanto dolorosa fosse la decisione, alternative non ve ne erano: fuori la carcassa della fusoliera, che servì loro da rifugio, non vi era altro che neve e rocce, nulla dunque che potesse sostentarli.

Recentemente le grandi aziende nel settore delle telecomunicazioni (Vodafone-Verizon, Microsoft-Nokia, ecc.), con la nostra Telecomitalia nel ruolo di preda, ritengono di essere nelle stesse condizioni e stanno adottando un comportamento identico. Il cannibalismo industriale ha però due differenze fondamentali rispetto a quello praticato dai superstiti delle Ande, anche se li accomuna la necessità (presunta, nel caso industriale) di sopravvivenza.

giovedì 24 maggio 2012

Pandora al contrario


di
Francesco Zanotti

La società industriale ha aperto un Vaso di Pandora al contrario. Un vaso che sta spargendo intorno a noi immense risorse di futuro: domande, conoscenze, opportunità.
Sono così tante, splendide e promettenti che lasciano attoniti.
Proviamo a discernere qualche stilla tra queste praticamente infinite risorse.

venerdì 27 aprile 2012

Professionisti o conoscenze?


di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole un articolo di Marcella Accorinti che descrive come le banche abbiano bisogno di nuove professionalità. Considerando l’area di business del Corporate banking, nuove professionalità capaci ad esempio di misurare il rischio d’imprese, di comprendere specifici settori industriali, di suggerire strategia di internazionalizzazione o comprendere i processi di ristrutturazione strategica necessari per dare senso alle operazioni di ristrutturazione del debito.
Io credo che, invece di nuovi professionisti, servano nuove conoscenze.  Ma che differenza c’è tra le due alternative? Scegliendo professionisti si scelgono conoscenze in atto. Anzi: non è meglio scegliere professionisti dotati di conoscenze pratiche che di conoscenze teoriche?
Ecco io penso di no. E le ragioni sono le seguenti.
I professionisti oggi disponibili sono o manager di lungo corso o finanzieri.