di
Francesco
Zanotti
Leggo sul Sole un articolo di Marcella Accorinti
che descrive come le banche abbiano bisogno di nuove professionalità.
Considerando l’area di business del Corporate banking, nuove professionalità
capaci ad esempio di misurare il rischio d’imprese, di comprendere specifici
settori industriali, di suggerire strategia di internazionalizzazione o
comprendere i processi di ristrutturazione strategica necessari per dare senso
alle operazioni di ristrutturazione del debito.
Io credo che, invece di nuovi professionisti,
servano nuove conoscenze. Ma che
differenza c’è tra le due alternative? Scegliendo professionisti si scelgono
conoscenze in atto. Anzi: non è meglio scegliere professionisti dotati di
conoscenze pratiche che di conoscenze teoriche?
Ecco io penso di no. E le ragioni sono le seguenti.
I professionisti oggi disponibili sono o manager di lungo corso o finanzieri.