"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 23 luglio 2012

Il "senso" dei Business Plan...


...il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.


…la cultura dell’impresa, ossia quella dell’ imprenditore- sia esso individuale famigliare o manageriale- che si comporta come classe dirigente,che lavora come se il destino del mondo dipendesse dal suo agire e così facendo sceglie di lavorare nell’ impresa perché vive l’ impresa come libertà dei moderni.


Come comunicato da queste pagine virtuali, una nostra ricerca sul “Rating dei Business Plan” delle aziende dell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano, è stato pubblicato sulla rivista “Il Mondo” qualche settimana fa.
L’attività, condotta sui documenti ufficiali e pubblicamente disponibili sui siti web aziendali, ci ha consentito di classificare, censire, valutare ogni singola affermazione contenuta nei piani. Conseguentemente ci siamo formati un giudizio complessivo, sui valori che esprime e sulla mentalità e cultura che li hanno ispirati.
Giudizio non esaltante...

venerdì 13 luglio 2012

Un nuovo ruolo sociale per le banche


di
Cesare Sacerdoti

All’Assemblea dell’ABI dell'11 Luglio, il Governatore della Banca d’Italia Visco ha sottolineato che “le banche sono chiamate a decisioni difficili: non far mancare finanza alle imprese solide, evitare di prolungare il sostegno a quelle senza prospettive” e il Presidente dell’ABI, ha ricordato che  “Lo scorso 28 febbraio è stata firmata dall’ABI e dalle altre rappresentanze di impresa  una nuova intesa al fine di “assicurare la disponibilità di adeguate risorse finanziarie per le imprese che pur registrando tensioni presentano comunque prospettive economiche positive”.

Ora, al di là delle implicazioni politiche, sociali ed economiche che tali affermazioni comportano, ci chiediamo con quali criteri e con quali metodologie le banche riconoscano le “imprese solide”  e quelle “con prospettive economiche positive”.

Sono “solide” solamente le aziende già sufficientemente sviluppate e con track record positivo? Siamo certi che quelle che hanno fatto bene nel passato saranno in grado di fare bene (banalmente, di generare cassa) nel futuro?

E le nuove iniziative, le nuove idee imprenditoriali, come potranno mai svilupparsi e diventare “solide”?

E, ci chiediamo, “quelle senza prospettive” vanno abbandonate a se stesse e, quindi, fatte morire o, peggio, le si incentiva a ricorrere a forme di finanziamento illecite?

Le banche allora si assumono un ruolo politico e sociale molto delicato: quali strumenti hanno per adempiere a tale ruolo?

Ci si risponderà che le banche analizzano i business plan delle aziende, hanno sistemi di rating conformi a Basilea 2 e hanno accesso a vaste banche dati settoriali con cui confrontare lo stato di salute di ogni singola azienda, ecc. Ma sono tutti strumenti che analizzano il passato delle imprese e che suppongono una continuità nel futuro, una continuità che a sua volta presuppone una stabilità dei contesti mondiali. Una stabilità che viene assicurata dalla capacità di porre rimedi a eventuali malfunzionamenti anche sistemici (il ricorso alle riforme). Ma l’attuale crisi ci ricorda che il mondo, i sistemi umani sono sistemi complessi per i quali non valgono le regole meccanistiche lineari.

Un recente articolo de Il Mondo (6 Luglio 2012) poneva in evidenza come la maggior parte dei piani strategici delle principali aziende italiane quotate in borsa siano scarsamente progettuali e che non prevedono una governance condivisa del business plan.  Ne deriva che i piani strategici attuali non possono fornire serie indicazioni sul futuro delle società.

Se le banche si dotassero di strumenti più adeguati (noi proponiamo un sistema di rating dei business plan), non solo potrebbero riconoscere con maggior affidabilità le aziende che hanno “prospettive economiche positive” (siano esse aziende già consolidate o di nuova costituzione), ma potrebbero aiutare le altre aziende a meglio progettare il loro futuro: assumerebbero cioè un ruolo sociale positivo e propositivo.
Si nota da più parti come l’export italiano sia in crescita anche in questo difficile contesto economico; e questo perché molte aziende italiane sanno progettare futuri positivi, sanno creare sistemi di prodotto-mercato innovativi: allora il problema di base non è “fare le riforme”, ma aumentare il numero di società capaci di creare mondi nuovi, capaci di affrontare i mercati con idee innovative. Ecco il nuovo ruolo sociale per le banche: fornire conoscenze per creare un movimento di nuova imprenditorialità. Un’imprenditorialità più sofisticata di quella del boom economico degli anni 60: “un’imprenditorialità aumentata”.

martedì 3 luglio 2012

Come creare ricchezza... dal basso

Il numero del 6 luglio della rivista "Il Mondo" ci ha dedicato la storia di copertina.
Di che si tratta? 
Della ricerca, "Rating dei Business Plan", eseguita sulle aziende dell'indice FTSE MIB: le principali società quotate in Borsa a Milano.
Non lasciatevi ingannare dal titolo "scandalistico" del giornale, nè dal nome della ricerca che ha un retrogusto un po' burocratico. La faccenda è molto seria e ha riscontri molto più pratici di quanto si possa immaginare: le aziende in questione sono i più grandi assorbitori di risparmio pubblico.
Come lo useranno? 
Quali sono i loro "piani di futuro" (le sorti dei nostri denari)?
E, prima ancora, sono in grado di progettare un futuro o si limitano a seguire quello creato da altri?