"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 20 maggio 2014

Aspettando il 28 maggio … La voglia nascosta ma diffusa di conservazione

di
Francesco Zanotti


Leggo sul Sole24Ore l’articolo di fondo di Donato Masciandaro dal titolo: “Alle bancheeuropee servono i crash-test”. Per carità, articolo egregio, ma …
Una delle convinzioni chiave del Professore è: “... la vulnerabilità di ogni singolo intermediario è legata alla specificità del suo bilancio.“.
Ecco: no!
La vulnerabilità riguarda il futuro. Se l’ambiente in cui vivono le banche è tranquillo, allora la solidità del passato (di questo sanno parlare i bilanci) significa solidità futura.
Se l’ambiente è, invece, tutt'altro che tranquillo, allora quello che rivela la solidità della banca è il suo progetto di futuro. Fino a che il progetto di futuro è di sostanziale conservazione e difesa, qualunque sia la solidità attuale, non resisterà all'arrivo di un futuro completamente diverso del presente.
Noi stiamo sottoponendo i Progetti di Futuro (i Business Plan) delle principali banche ad uno “stress test” sulla voglia di futuro. L’abbiamo chiamato Rating Progettuale dei Business Plan. Il 28 maggio presenteremo i risultati di questo stress test.


lunedì 28 ottobre 2013

Minibond alla rovescia

di
Francesco Zanotti


Nel presentare i Minibond, Isidoro Trovato su Corriere Economia di oggi indica l’esigenza che essi dovrebbero soddisfare. E la sua indicazione è paradossale: “La crisi … (omissis) … oltre che costringere molte aziende a rafforzare i propri bilanci per rimanere sul mercato.”.
Perché è paradossale? Perché inverte tutto il senso del fare impresa. L'impresa è un attore economico che produce ricchezza. Quindi il rafforzare il bilancio (io, poi, non capisco bene come si può rafforzare un bilancio aumentando i debiti) è il risultato dello stare sul mercato. Pensare che si possa rimanere sul mercato grazie ad un “rafforzamento” del bilancio significa che si pensa di far rimanere sul mercato anche imprese che non producono ricchezza. Imprese mantenute da una nuova fonte di debito che sembra più facile da ottenere come i Minibond. Mi viene in mente uno slogan “Minibond: farti mantenere (da chi li sottoscrive) aumenta la vita”. Paradossale, appunto.
Io credo che i Minibond abbiano senso solo se finanziano progetti di sviluppo alti e forti. Il problema è quello di riuscire a fare generare alle imprese questi progetti. La soluzione è quella di fornire loro risorse cognitive che stimolino progettualità: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa, che oggi sono pressoché sconosciute. Queste stesse risorse cognitive rendono disponibile un Rating (una capacità valutativa) dei progetti d’Impresa (Business Plan) a disposizione di investitori ed intermediari.




giovedì 20 giugno 2013

"One Plan", altro che "One Report"!

di
Luciano Martinoli

E' disponibile in rete un articolo dal titolo "One Report. Obiettivo "Unico Bilancio" che narri e combini le informazioni finanziarie con quelle non finanziarie". E' una recensione del libro di Eccles e Krzus sulla necessità di dare una vista unica dell'azienda, allargata rispetto alle consuete informazioni economiche e finanziarie e non spezzettate in vari documenti, tipicamente bilancio e rapporto sulla sostenibilità. 
La strada per creare questo mitico One Report, a mio giudizio, non è quella di combinare ciò che è economico con quello che non lo è, come suggerisce l'autore. La via maestra è quella di includere tutte le dimensioni non economiche nella strategia dell'impresa utilizzando un linguaggio progettuale che ne consenta l'adeguata rappresentazione e trattamento, come abbiamo fatto nel modello che usiamo, tra l'altro, per effettuare il Rating del Business Plan.
Si tratta insomma di superare un artificiale spezzettamento nato in USA per meglio rappresentare la grande impresa industriale dell'epoca, anni '60, in un periodo dove era prevalente l'attenzione sulle dimensioni economico-finanziarie.
Come fare?

domenica 5 maggio 2013

La PA non paga i debiti per un problema cognitivo


di
Francesco Zanotti


La nostra tesi è che noi stiamo vivendo una crisi che è generata dall'usare sistemi cognitivi inadeguati. Sembra una tesi astrusa, ma è, invece, molto pratica.
Perché la PA non paga i debiti? Perché lo Stato non ha i soldi? E no! Non lo fa perché il bilancio dello Stato viene espresso per cassa. Usando questo "schema cognitivo", si ottiene che i debiti emergono solo quando lo Stato li paga. E’ una paradosso: se si ragiona per cassa, austerità non significa non fare i debiti. Significa non pagarli. Tu Stato puoi fare tutti i debiti che vuoi nei confronti dei tuoi sudditi (non mi viene la parola cittadini), sarai lo stesso “austero”: basta che non li paghi. E puoi farlo perché hai costruito un sistema di leggi dove certamente lo Stato non è uguale ai sudditi. Si, sudditi, se lo Stato può fare quello che vuole, ma i sudditi no, sono (siamo) davvero solo sudditi!

mercoledì 28 novembre 2012

Atlantia: che ci fai con i miei risparmi?


di 
Riccardo Profumo


Lo spunto per questo post ci arriva da una lettera che abbiamo ricevuto il 15 novembre 2012 da un amico, piccolo risparmiatore, il quale ci dice:
“..sono disponibile a finanziare le aziende, il mio scopo è investire una parte di risparmi al fine di realizzare un guadagno lecito, minimizzando il rischio di perdere il capitale...”.
Forse condizionati anche dalla crisi, coloro che possono investire e fare finanza manifestano atteggiamenti di scrupolo e attenzione crescenti.
“…in questi giorni ho appreso dell’emissione di bond di Atlantia. Non possono sfuggire i numerosi messaggi pubblicitari apparsi un po’ ovunque (TV, radio, giornali)… Incuriosito sono andato sul sito Atlantia per saperne di più…”
Qualsiasi investitore, dopo essersi assicurato dell'identità del soggetto e della sua solidità attuale, pretenderà di capire cosa ci deve fare con quei soldi.
Continua il nostro amico: … “Campeggia lo spot gia visto e l'annuncio del piano con il link al prospetto informativo e ad altri documenti dell’operazione. Le informazioni sono molte: rating degli analisti, avvisi agli obbligazionisti e altre informazioni tecnico giuridiche. Poi il profilo dell'azienda, i bilanci e altri documenti correlati. Ma il piano dove è? Mi tuffo nella pagina Presentazioni e scopro che contiene tutte le presentazioni tenute ufficialmente dal gruppo su argomenti sia di natura economico-finanziaria sia tecnica... Purtroppo la mia attesa e ricerca rimane delusa: il Piano non c’è.”

Leggere un piano convincente che illustri in che modo quel prestito realizzerà lo sviluppo dell'azienda, è una condizione necessaria per convincersi che il capitale prestato sarà restituito e remunerato e fare dell’investitore un partner di sviluppo imprenditoriale.

Purtroppo questo banale e semplice percorso sembra non essere stato scelto da Atlantia nel suo piano di sottoscrizione di obbligazioni per i piccoli risparmiatori.

Il 23 novembre si è conclusa l’offerta pubblica delle obbligazioni Atlantia per i risparmiatori retail. Il Gruppo Atlantia annuncia con un comunicato stampa il successo dell’operazione: “l’ammontare complessivo delle obbligazioni collocate sarà pari a un miliardo di Euro, sottoscritto indicativamente da 42.466 investitori”. 

mercoledì 22 agosto 2012

Continuiamo a considerare le banche come istituzioni …



di
Francesco Zanotti

Poi non lamentiamoci se così si comportano.
Leggo un articolo su il Sole 24 Ore di oggi (pag. 22) dove un esperto di McKinsey indica le strategie che le banche devono seguire per controbilanciare l’effetto delle nuove regolamentazioni sul bilancio. Il discorso sembra scorrere liscio e promettente:  “l’aspetto più importante è il ridisegno del modello di business”.
Poi si va a vedere che significa. E si trova la solita ricetta: ridurre i costi ed aumentare i ricavi, ma, rigorosamente, continuando a fare lo stesso mestiere di prima.
Se, poi, questo significa che i mutui devono costare di più, non fa niente. Tanto la gente li sottoscrive lo stesso ... vero? Se questo poi significa buttare fuori della gente, non fa niente. Tanto le persone sono esecutori di procedure manuali e non detentori di conoscenze e relazioni …
E’ la stessa ricetta, così semplicistica (ed anche un po’ ipocrita) che vale anche per il pizzicagnolo sotto casa.
Io credo che ridisegnare il modello di business voglia dire fare delle cose diverse dal passato. Diverse diverse. Per esempio, una banca può diventare catalizzatrice dello sviluppo di un nuovo sistema economico. Per far questo, però, deve fornire non solo risorse finanziarie, ma anche risorse cognitive ai nostri territori. Deve diventare produttrice di nuove risorse cognitive perché le risorse cognitive esistenti non bastano… Ovviamente deve anche ridisegnare l’organizzazione, ma non in termini di eliminazione, ma di valorizzazione di strutture e risorse. Il punto di partenza di un nuovo ragionare strategico dovrebbe essere costituito dal riconoscere la sua primaria responsabilità verso l’innovazione economica e sociale.
In questo modo certamente riuscirebbe ad aumentare i ricavi. E si accorgerebbe che ridurre i costi è una stupidaggine. La strategia del ridurre i costi ed aumentare i ricavi vale solo per istituzioni immutabili. Ma non per imprese costruttrici di sviluppo. E’ sbagliata, impraticabile anche per il pizzicagnolo sotto casa. In una strategia di rivoluzionario sviluppo ci si deve porre l’obiettivo che i costi aumentino di molto, anche se in misura inferiore ai ricavi. Perché è necessario arrivare ad una diffusa partecipazione al maggior valore prodotto.

mercoledì 28 marzo 2012

Ah ... se si disponesse delle conoscenze di strategia d’impresa


di
Francesco Zanotti

Leggo un articolo di Guido Gentili sul Sole 24 Ore di oggi, una serie di riflessioni interessanti sul vendere l’Italia o investire in Italia.
Vorrei dare un contributo a questi temi usando le conoscenze standard di “strategia d’impresa”. Si sciolgono molti dubbi, si individuano strade di sviluppo. La domanda eterna è la solita: perché non usarle?
Quando si vuole capire un bilancio, occorre imparare un po’ di cosette di contabilità, finanza etc. perché quando si parla di strategie di impresa, si fa tranquillamente a meno delle conoscenze di strategia d’impresa?