"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 18 dicembre 2015

Bond: il reato di emettere bufale

di
Francesco Zanotti

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Tutti stanno a condannare chi ha venduto titoli “bufala”. Giusto: schiaffeggiamo quei poveri bancari che hanno preso in giro molto spesso loro amici. Schiaffeggiare, però, senza esagerare.
Quelli che hanno venduto titoli “bufala” lo hanno fatto perché qualcuno, prima, li ha emessi e qualcun altro non ha fatto obiezioni sul fatto che venissero emessi.
Voglio dire che prima del reato di vendere bufale c’è quello di emetterle.
Prima di non venderle, non dovevano proprio emetterle. Le obbligazioni erano rischiose perché era problematico il “sottostante”. Erano rischiose perché la banca era nei guai. La banca le ha emesse per non soccombere ai guai. Ma questa è una strategia della disperazione. Simile alla strategia di quei giocatori che si giocano l’ultimo centesimo nella speranza di recuperare le perdite.

Cosa avrebbe dovuto fare una banca nei guai? Innanzitutto, disegnare un Progetto di Sviluppo alto e forte per uscire dai suoi guai. Poi formalizzarlo in un Business Plan e renderlo pubblico. Solo dopo, avrebbe potuto emettere titoli spiegando che servivano a finanziare quel Progetto di Sviluppo. E aggiungendo che il rischio era esattamente che la banca non riuscisse a realizzarlo.

Le Autorità di Controllo avrebbero dovuto imporre che la Banca emittente esponesse un Business Plan dove descrive è il cammino di sviluppo che ha escogitato e come vuole percorrerlo. Ci sarebbe dovuto essere qualcuno he certificasse la qualità del Business Plan.

Oggi stiamo cercando di chiudere una stalla aperta. Ma i buoi sono davvero fuggiti.
Dobbiamo andare a cercare e perseguire chi ha aperto la stalla. La sua responsabilità (lo ripeto: da perseguire) è stata che non ha detto che era nei guai, che non ha detto che i soldi non erano finalizzati a nessun sviluppo e che, quindi, le probabilità di restituirli era assolutamente ridicola.
Dobbiamo chiedere a coloro che aveva il ruolo istituzionale di vigilare sulle stalle cosa pensavano mentre vedevano cha la stalla veniva aperta. Pensavano che i bui non sarebbero scappati?

Tornando ad essere seri, occorre che ogni emissione di titoli Corporate venga giustificata da un Business Plan e che a questo Business Plan venga assegnato un Rating.
Il fare un Business Plan è l’unica azione possibile di trasparenza su futuro che si intende realizzare.
Il fare un Rating al Business Plan è l’unica azione di controllo possibile sulle volontà di futuro. Quel tempo nel quale i soldi verranno o meno restituiti.

sabato 31 ottobre 2015

La risorsa più scarsa

Colonne d'Ercole

Oltre lo stretto di Gibilterra alla ricerca di "fondamentali"
dell'economia e della finanza migliori (o uguali?).

di
Luciano Martinoli


Anthony Doyle, investment director del team retail fixed interest di M&G Investments, all'avvicinarsi di Halloween si è divertito (ma non c'è proprio nulla di divertente) a realizzare i 5 grafici più spaventosi sull'economia globale.
Per lo scopo del titolo di questo post consideriamo solo il primo.

martedì 29 aprile 2014

Dove vanno le risorse dei fondi pensione?

di
Luciano Martinoli


I fondi pensione italiani sono alcune centinaia, tutti censiti nell'albo della COVIP, la commissione di vigilanza sui fondi pensione. Pur essendo disciplinata per legge, la loro possibilità di investimento li fa rientrare a pieno titolo nell'ambito degli investitori istituzionali, al pari delle assicurazioni e di altri soggetti che necessitano di allocare importanti masse di denaro. La raccolta dei fondi viene effettuata presso i lavoratori iscritti e lo scopo è di erogare servizi pensionistici quando questi ne avranno titolo. Dunque si tratta di una ricchezza nazionale che, prima dell'utilizzo, come viene impiegata?

mercoledì 28 novembre 2012

Atlantia: che ci fai con i miei risparmi?


di 
Riccardo Profumo


Lo spunto per questo post ci arriva da una lettera che abbiamo ricevuto il 15 novembre 2012 da un amico, piccolo risparmiatore, il quale ci dice:
“..sono disponibile a finanziare le aziende, il mio scopo è investire una parte di risparmi al fine di realizzare un guadagno lecito, minimizzando il rischio di perdere il capitale...”.
Forse condizionati anche dalla crisi, coloro che possono investire e fare finanza manifestano atteggiamenti di scrupolo e attenzione crescenti.
“…in questi giorni ho appreso dell’emissione di bond di Atlantia. Non possono sfuggire i numerosi messaggi pubblicitari apparsi un po’ ovunque (TV, radio, giornali)… Incuriosito sono andato sul sito Atlantia per saperne di più…”
Qualsiasi investitore, dopo essersi assicurato dell'identità del soggetto e della sua solidità attuale, pretenderà di capire cosa ci deve fare con quei soldi.
Continua il nostro amico: … “Campeggia lo spot gia visto e l'annuncio del piano con il link al prospetto informativo e ad altri documenti dell’operazione. Le informazioni sono molte: rating degli analisti, avvisi agli obbligazionisti e altre informazioni tecnico giuridiche. Poi il profilo dell'azienda, i bilanci e altri documenti correlati. Ma il piano dove è? Mi tuffo nella pagina Presentazioni e scopro che contiene tutte le presentazioni tenute ufficialmente dal gruppo su argomenti sia di natura economico-finanziaria sia tecnica... Purtroppo la mia attesa e ricerca rimane delusa: il Piano non c’è.”

Leggere un piano convincente che illustri in che modo quel prestito realizzerà lo sviluppo dell'azienda, è una condizione necessaria per convincersi che il capitale prestato sarà restituito e remunerato e fare dell’investitore un partner di sviluppo imprenditoriale.

Purtroppo questo banale e semplice percorso sembra non essere stato scelto da Atlantia nel suo piano di sottoscrizione di obbligazioni per i piccoli risparmiatori.

Il 23 novembre si è conclusa l’offerta pubblica delle obbligazioni Atlantia per i risparmiatori retail. Il Gruppo Atlantia annuncia con un comunicato stampa il successo dell’operazione: “l’ammontare complessivo delle obbligazioni collocate sarà pari a un miliardo di Euro, sottoscritto indicativamente da 42.466 investitori”. 

giovedì 8 marzo 2012

S&P: serve a qualcosa o serve qualcuno?


Avevo già scritto il 7 Febbraio della emissione obbligazionaria di Enel.
Debiti per rinnovare debiti (parole dell'A.D. Conti nel suo video di presentazione ai risparmiatori), nessun piano industriale, o meglio quello che c'è è reso obsoleto dall'annuncio del nuovo che, guarda caso, sarà reso disponibile dopo la chiusura dell'operazione (sempre informazioni di Conti rilasciate nel su citato video).
Adesso si aggiunge un altro elemento di riflessione sulla vicenda. Questa volta da parte di un "titolato" terzo: Standard  and Poor's.
Sul Sole24ore dell' 8 Marzo viene annunciata l'intenzione della prestigiosa agenzia di declassare il rating dell'azienda da A- alla classe sottostante. 
E' una informazione importante, lo scopo di queste agenzie è proprio quello di fornire agli investitori, che vogliono prendere decisioni d'investimento con maggiori informazioni, dati di "market intelligence" nella forma di rating di credito, indici, ricerche di investimento, valutazioni di rischio e soluzioni. (dal sito S&P ).
La domanda è: perchè questa informazione salta fuori proprio adesso che si è chiusa l'offerta obbligazionaria?

martedì 7 febbraio 2012

Il piccolo risparmiatore e la cecità della grande azienda

Gratuita arroganza del "grande" verso il "piccolo" o semplice "ignoranza"?
Emersione spontanea della natura da "istituzione" ( e non da azienda) o drammatica incapacità di progettazione? 
di
Luciano Martinoli
luciano.martinoli@gmail.com


Supponete di essere un piccolo risparmiatore disponibile a prestare denaro alle aziende. Il vostro scopo è quello di investirlo al fine di realizzare un guadagno lecito e minimizzando il rischio di perdere il capitale. Si presenta al vostro cospetto il rappresentante di un'azienda che vi chiede un prestito.

Cosa gli chiedereste per capire se l'operazione soddisfa gli obiettivi che vi siete prefissati (guadagno e tutela del capitale)?
Penso che chiunque, dopo essersi assicurato dell'identità del soggetto e della sua solidità ATTUALE, pretenderà di capire cosa ci deve fare con quei soldi, ovvero leggere un piano convincente che illustri in che modo quel prestito realizzerà lo sviluppo dell'azienda, condizione necessaria per restituire il capitale prestato e remunerarlo.

Purtroppo questo banale e semplice percorso sembra non essere stato scelto da Enel nel suo piano di sottoscrizione di obbligazioni per i piccoli risparmiatori.
Come mai?