di
Francesco Zanotti
Oggi le classi dirigenti
manageriali considerano le imprese istituzioni, destinate a mantenere stabile
la loro identità nel tempo. Il compito dei manager è quello di farle funzionare
meglio.
Il Progetto Strategico è
poco più che un programma operativo per il futuro.
E’ partendo da questa ipotesi
che si spiegano i casi suddetti che non c’entrano in nessun modo con l’etica.
Infatti, se le imprese sono
istituzioni, allora l’obiettivo dei top manager è quello di occupare le
posizioni migliori. E’ quello di diventare top manager delle imprese-istituzioni
più prestigiose. Le loro competenze sono competenze relazionali, le loro risorse
sono le loro reti di relazioni che sono strutturalmente collusive.
Il funzionamento dell’Istituzione
viene delegato ai manager operativi. La redazione di un Progetto Strategico che
è solo programma operativo non li riguarda.
Quando occorre affrontare problemi
di instabilità ambientali (Saipem in Africa) o di sviluppo strategico (una acquisizione
per MPS) i top manager utilizzano le competenze e le risorse di cui dispongono:
cercano di costruire nuove reti collusive. Questo modo di affrontare problemi
non istituzionali, da un lato, non funziona e poi è foriero di “tentazioni” non
ortodosse.
Come evitare questa deriva
strategica? Non certo con richiami all’etica ...
