"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
Visualizzazione post con etichetta CDP. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CDP. Mostra tutti i post

lunedì 25 luglio 2016

La necessità di un “termostato” per il rapporto economia-finanza.

di
Luciano Martinoli

L’economia è un sistema sociale. Il suo ambiente è costituito da tutti gli altri sistemi sociali quali la politica, i mass media, il sistema giuridico. Tra questi spicca, per importanza, quello finanziario il quale, storicamente, può essere considerato come nato da una sua costola.
Dal punto di vista ecologico, ovvero del rapporto di un sistema con il suo ambiente, l’economia sembra soffrire da un po’ di tempo di un accoppiamento strutturale “debole” con la finanza, che dovrebbe invece fornire le risorse aggiuntive per il suo sviluppo. Prova ne sia lo sforzo eccezionale, senza risultato, perpetuato da tempo dalle banche centrali di tutto il mondo (che sono istituzioni finanziarie)  allo scopo di rianimare lo sviluppo asfittico dell’economia con immissioni di liquidità sul mercato. 
Tale massa monetaria, i cui destinatari primari sono stati banche e operatori del settore, arriva solo in minima parte alla economia reale e fluisce invece, sempre di più, alla finanza stessa che crea luoghi virtuali di investimento, come quello dei mutui subprime americani di alcuni anni fa, col rischio di pericolose ulteriori bolle. 

Le motivazioni per tali comportamenti, da parte della finanza, risiedono nella scarsa dinamicità dell’economia laddove questa lamenta la mancanza di finanza per riprendere lo sviluppo. Un circolo vizioso che non si capisce dove spezzare, un paradosso che dimostra l'inefficacia di interventi direttivi in circostanze la cui complessità richiede interventi ben più sofisticati.

martedì 12 gennaio 2016

Trasparenza per le Banche ma... non per quella di "sviluppo" nazionale (CDP)


Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com





"Quando il governo ha cambiato i vertici della Cassa Depositi e Prestiti molti se ne sono chiesti la vera ragione. Un chiarimento poteva arrivare dalla presentazione del piano industriale. Il piano però... è un semplice comuncato stampa: così i dubbi rimangono."

Così esordiva un editoriale di Alessandro Penati su "la Repubblica" di qualche giorno fa. Aggiungiamo che oltre ai dubbi sul cambio vertici si aggiungono quelli sulla loro reale volontà e capacità di realizzare un progetto di sviluppo (oltre alla mancanza di risorse che è stata evidenziata dall'articolo).

Eppure il contesto attuale sarebbe stato estremamente propizio per la pubblicazione integrale del Business Plan per almeno tre motivi.

giovedì 24 dicembre 2015

La "mala educacion" della finanza

Lettera aperta al Dott. Liccardo segretario generale EFPA Italia
di
Luciano Martinoli

Egr. Dott. Liccardo
Ho letto con molto interesse le sue dichiarazioni a proposito dell' "analfabetismo finanziario" dei risparmiatori, tema sollevato dai recenti scandali legati al fallimento delle 4 banche. Sono solo parzialmente d'accordo con la sua tesi e mi lasci spiegare le motivazioni rivolgendomi a lei come unico rappresentante "visibile" ai risparmiatori di quel complesso sistema che è la finanza e che soffre, a livello globale, di un analogo analfabetismo che mi lasci etichettare strategico.

domenica 21 dicembre 2014

ILVA: lo sapevamo … E senza Progetto Strategico

di
Francesco Zanotti


“Nuova ILVA con i fondi di Cdp”, titola oggi il Corriere nelle pagine dell’economia.
E’ da anni che tutti si fanno una domanda: chi compra? E’ da anni che tutti, in silenzio, sanno qual è la risposta inevitabile: pagheremo noi cittadini. Pagheremo i debiti dell’ILVA perché qualcuno poi possa comprare gli asset significativi.
Il problema è che questa operazione, pudicamente definita “ponte” verso la cessione ai privati, viene fatta senza uno straccio di Progetto Strategico. L’ipotesi è che una azienda che produce acciaio sia un istituzione destinata a non cambiare nei secoli. Quindi un Progetto Strategico è inutile. Servono solo progetti operativi per mettere in condizioni questa istituzione di funzionare bene.
Si tratta di una ipotesi sostanzialmente stupida che genera solo costi crescenti per la collettività. Infatti, si cerca di evitare fino all'ultimo di far intervenire lo Stato, lasciando deteriorare la situazione industriale, occupazione, sociale e ambientale. Così quando si deciderà, per forza di grane, sarà un decisione al ribasso (come risultato) e al rialzo come costi.
Un Progetto Strategico sarebbe stata la prima cosa che avrebbe dovuto fare Gnudi, ma se ne è ben guardato. Sposando la perdente ideologia che, prima si sistemano i guai, poi si pensa al futuro. Mentre cercare di occuparsi dei guai senza un Progetto di Futuro, è proprio quella strategia che peggiora i guai. Come correre a tappare i buchi che si aprono in una diga, non riuscendoci, ovviamente, e rimanendo poi travolti (economicamente, noi cittadini) dal crollo complessivo della diga.

Doverosamente, ho scritto tutte queste cose a Gnudi con cui ho avuto modo di lavorare, sia pur brevemente, nel passato. Ma, come tutti immagineranno, non ho ricevuto risposta.