"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 25 luglio 2016

La necessità di un “termostato” per il rapporto economia-finanza.

di
Luciano Martinoli

L’economia è un sistema sociale. Il suo ambiente è costituito da tutti gli altri sistemi sociali quali la politica, i mass media, il sistema giuridico. Tra questi spicca, per importanza, quello finanziario il quale, storicamente, può essere considerato come nato da una sua costola.
Dal punto di vista ecologico, ovvero del rapporto di un sistema con il suo ambiente, l’economia sembra soffrire da un po’ di tempo di un accoppiamento strutturale “debole” con la finanza, che dovrebbe invece fornire le risorse aggiuntive per il suo sviluppo. Prova ne sia lo sforzo eccezionale, senza risultato, perpetuato da tempo dalle banche centrali di tutto il mondo (che sono istituzioni finanziarie)  allo scopo di rianimare lo sviluppo asfittico dell’economia con immissioni di liquidità sul mercato. 
Tale massa monetaria, i cui destinatari primari sono stati banche e operatori del settore, arriva solo in minima parte alla economia reale e fluisce invece, sempre di più, alla finanza stessa che crea luoghi virtuali di investimento, come quello dei mutui subprime americani di alcuni anni fa, col rischio di pericolose ulteriori bolle. 

Le motivazioni per tali comportamenti, da parte della finanza, risiedono nella scarsa dinamicità dell’economia laddove questa lamenta la mancanza di finanza per riprendere lo sviluppo. Un circolo vizioso che non si capisce dove spezzare, un paradosso che dimostra l'inefficacia di interventi direttivi in circostanze la cui complessità richiede interventi ben più sofisticati.