"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 9 settembre 2016

Perché la noia non faccia paura: mettiamoci a studiare!

di
Francesco Zanotti

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Davvero lo diciamo da anni, ma è difficile da accettare: non si sa cosa fare. Occorrerebbe parlare di cose di cui non si sa o non si vuole parlare …
L’altro ieri (7 settembre, a firma Marco Valsania) il Sole 24 Ore parlava di noia: Apple non stupisce più, ma annoia. Oggi, però, commentando un grido di dolore della grande distribuzione “Consumi che non vedono la ripresa”, non riesce a leggere il problema in termini di noia. Si appiattisce sulle cause “viste” dalla grande distribuzione e non si accorge che si tratta solo di cause secondarie. Il vero problema (e basta leggere il Sole di ieri per averne una conferma) è davvero la noia: i prodotti tipici della società industriale interessano sempre meno. Hanno una funzione banalmente strumentale. E se ne comprano meno. Sono sempre meno le persone che hanno decine di paia di scarpe costosissime. Si compra quello che serve perché o non interessa più apparire o, per apparire, si scelgono altre vie che non siano l’acquistare e lo sfoggiare prodotti. E, così, di prodotti ne servono sempre meno.
Come abbiamo detto, però, si tratta di una conclusione che spaventa, disorienta. Rende insignificanti parole come “competitività”, “produttività”, aiuti alle imprese, stimoli fiscali.
Si scopre che queste sono strategia che servono solo a puntellare l’economia attuale, ma oggi occorre riprogettarne una nuova. E per riuscirci occorre usare un insieme di risorse cognitive che oggi non sono nella disponibilità delle classi dirigenti. Mi riferisco alle conoscenze ed alle metodologie di strategia d’impresa.

Precondizione per lo sviluppo: amici, mettiamoci a studiare. Per non trascinare tutti nel baratro di una crisi ben più grave di quella attuale.

martedì 16 dicembre 2014

Consumi o investimenti? Oppure risorse cognitive?

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore Daniel Gross sostiene che sia necessario rilanciare i consumi prima degli investimenti. E cita i casi di Gran Bretagna e USA.
Forse ha ragione, ma …
Come si fa a rilanciare i consumi? Prima di tutto occorre cambiargli nome! L’ho già scritto altre volte, ma qui una ripetizione non sta male. La parola consumo è adatta a beni come la mortadella. Ma non va già per nulla bene per oggetti come, che so, una lavatrice. Proviamo a parlare di acquisti, più in generale.
Cambiando nome, si aprono mille spiragli. Se parlo di consumi, sono portato a pensare che sia evidente cosa la gente desidera consumare. E si pensa ai prodotti che soddisfano esigenze igieniche: quelle cose che garantiscono al sopravvivenza. E si sa quali sono.
Se comincio a parlare di acquisti, è più facile porsi la domanda: ma quali acquisti? E ponendosi questa domanda si arriva al cuore del problema. Consiste banalmente nel fatto che la gente compra meno perché considera sempre meno interessanti i prodotti e i servizi offerti. Insomma: stiamo vivendo soprattutto una crisi di noia! Lo dimostra il fatto che i prodotti altamente desiderati (vedi gli smartphone) non hanno una “crisi di acquisto”.
Allora la soluzione della crisi sta solo nella progettazione di nuovi prodotti e servizi. Ed appare una seconda ragione per la quale ho voluto proporre un cambiamento di nomi: acquisti invece di consumi. E’ cambiando linguaggio (più in generale: le risorse cognitive di riferimento) che si possono vedere e progettare nuovi mondi, nuovi prodotti e nuovi servizi.

Allora, prima di pensare a consumi (pardon: acquisti) e investimenti forniamo ai nostri imprenditori e fornitori di risorse finanziarie (che ne hanno più bisogno degli imprenditori) nuove risorse cognitive che permetteranno loro di vedere e progettare la rivoluzione strategica delle loro imprese. 
Mi riferisco, come i nostri lettori sanno, alle conoscenze ed alle metodologie di strategia d’impresa. 

giovedì 20 novembre 2014

Aumentare i flussi di cassa, non il PIL

di
Francesco Zanotti




Tutti (soprattutto politici ed economisti) affermano che è necessario crescere. Ma che cosa è che deve crescere? La risposta che si dà normalmente è molto semplice: il PIL.
E’ vero che vi è chi si concentra su variabili a più alta intensità sociale, come l’occupazione, ma, anche costoro, poi, finiscono col riconoscere che l’aumento dell’occupazione passa inevitabilmente da un aumento del PIL.

Purtroppo, però, se si guarda al PIL si rischia una retorica della crescita velleitaria e anche un po’ qualunquista. Il PIL è una variabile troppo generale, forse anche generica, certo rinunciataria.
Infatti, il PIL contiene tutto e il contrario di tutto: i consumi, la spesa pubblica, gli investimenti, il saldo commerciale con l’estero.
Allora, un aumento del PIL, può essere generato, ad esempio, dall'aumento dei consumi e del saldo commerciale, ma anche dall'aumento della spesa pubblica. Credo, proprio che queste due modalità di crescita non abbiano lo stesso impatto sulle possibilità di sviluppo dell’economia, delle imprese, dell’occupazione, della qualità della vita delle persone.
Ancora: un aumento del PIL è un risultato “medio”. Ma come tutti sanno, i macro risultati medi sono sempre del tipo “pollo di Trilussa”: sono la somma di successi e tragedie. E a noi tutti interessano successi diffusi e condivisi.
Da ultimo, il ragionare in termini di PIL, porta sempre a speranze di crescita molto lente e di piccola entità. E noi tutti abbiamo bisogno di uno sviluppo (anche la parola crescita, come sosterrò più avanti, è una parola a dir poco fuorviante) alto, forte, diffuso e solidale.

Che altra variabile usare. Invece del PIL?
Propongo di usare come variabile di riferimento i flussi di cassa delle imprese. Propongo di spostare l’obiettivo dal livello macroeconomico, al livello della singola impresa.
Usando questa variabile, l’obiettivo dello sviluppo si traduce in qualcosa di molto concreto ed operativo: un aumento rilevante ed in tempi breve dei flussi di cassa a livello di ogni singola impresa.

Se si raggiunge questo obiettivo si ottiene uno sviluppo economico e sociale complessivo che è direttamente proporzionale alla crescita della produzione di cassa.
Si riesce ad aumentare non solo la quantità, ma anche la qualità dell’occupazione.
Si riesce a migliorare la qualità degli attivi delle banche. Detto diversamente: aumentare il merito e la qualità del credito. Detto ancora diversamente: si garantiscono e si remunerano meglio i risparmi.
Si riesce a remunerare il capitale investito e, quindi, a diventare attrattivi per investitori.
Si riesce ad aumentare in valore assoluto e diminuire in termini percentuali, il gettito fiscale. Un aumento del gettito fiscale (rilevante, in tempi brevi e senza effetti depressivi) permette di avere risorse per Stato Sociale, Scuola, Ricerca etc.

In sintesi, è l’aumento dei flussi di cassa delle imprese che porta al formarsi di un circolo economico e sociale virtuoso.

giovedì 2 ottobre 2014

Ma che fiducia …

di
Francesco Zanotti


Post sintetico, quasi come un sillogismo …
Tutti stanno a parlare di fiducia: se aumenta la fiducia ripartono i consumi e l’economia, altrimenti no.
Mi sembra una convinzione sciocca.
Il problema di fondo è che sempre più prodotti di sempre più imprese sono sempre meno interessanti. Viceversa, quando un prodotto è giudicato esistenzialmente interessante, si fanno le code per comprarlo.
Allora il problema non è aumentare la fiducia, ma riprogettare radicalmente prodotti e servizi. La fiducia sarà il sottoprodotto di una nuova, più intensa, profetica progettualità strategica.
Ricordate: solo il pesce morto si "adatta" al flusso dell'acqua ...


lunedì 21 aprile 2014

Fiducia o disinteresse?

di
Francesco Zanotti


Si sta costruendo una strana ideologia della ripresa. Si dice che essa dipenda da quante risorse finanziarie saranno nella disponibilità dei cittadini e se questi avranno una fiducia sul futuro sufficiente a fargliele spendere.
Ideologia conservatrice. Perché non considera la ragione fondamentale che sta alla base della diminuzione degli acquisti (acquisti non consumi): gli attuali prodotti e servizi interessano sempre meno.
Certo che se diminuiscono gli acquisti si scatena la crisi e, poi, quella deflazione che oggi fa così paura.

Ma il dare maggiori risorse finanziarie per stimolare gli acquisti è solo una condizione necessaria (forse), ma non sufficiente. Occorre dare nuove risorse cognitive ad imprenditori e top manager per progettare nuovi prodotti e servizi.

sabato 2 novembre 2013

Abenomics e se …

di
Francesco Zanotti


Ma è giusta o no l’Abenomics? Sembra funzionare, ma non aumentano consumi ed investimenti. Ed allora?
Allora forse ne manca un pezzo: quello più importante. Il fatto che nonostante tutti gli incentivi non aumentino i consumi può anche significare che si sta perdendo interesse alle cose che vengono prodotte. Il fatto che nonostante gli incentivi non si investa può significare che le aziende non trovano progetti interessanti.
A me sembra davvero che l’economia riprenderà quando appariranno nuovi progetti per nuove imprese che producono cose completamente diverse in modo altrettanto diverso. Per riuscirci occorre diffondere conoscenze e metodologie di progettualità strategica. La conoscenza prima dei soldi, altrimenti non si sa a cosa possano servire.


martedì 29 novembre 2011

Ma perché ridurre le spese ???

di
Francesco Zanotti

Mi permetto un ragionamento che mi sembra tanto controcorrente, quanto banalmente inattaccabile.
Ragionamento su cui riflettere per non seguire una corrente che si rivela ogni giorno sempre più insensata.
Ecco il ragionamento. Che è poi una domanda
Qualsiasi riduzione di costi si traduce in una minore disponibilità di risorse per i consumi. Il caso tipico è la riduzione del personale. Se la riduzione dei costi attraverso la riduzione del personale diventa un fenomeno sistemico, addio occupazione e, quindi, addio consumi.
Ma sembra impossibile non seguire la via della riduzione dei costi, la competizione lo impone. Come se ne esce?
Nei prossimi giorni proporrò una prima risposta …