"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 15 aprile 2016

Il coniglio, la lepre, l'elefante e... le Banche in Borsa

di
Luciano Martinoli


Luigi Einaudi diceva che gli investitori hanno un cuore di coniglio, gambe di lepre e memoria di elefante. La metafora è molto potente per esprimere alcune loro caratteristiche, anche se in modo un po' esagerato. Che c'entrano però conigli ed elefanti con le banche?

Si è appena concluso il 7° forum banca-impresa, magistralmente condotto da Alessandro Plateroti e Moyra Longo del sole24ore, con una abbondanza di validissimi spunti e riflessioni su questo antico (e irresolubile?) tema.
Ritengo che il cuore del problema sia stato toccato da un'affermazione, durante una delle interviste mattutine, del Dott. Nicastro, presidente della nuova Banca Marche, Etruria, Carife e CariChieti :

 "Nell'ambito bancario se raccogli risparmio e lo investi in asset management sui mercati mondiali vieni premiato, se invece lo dai alle famiglie e alle imprese italiane vieni penalizzato."

Considerazione giustissima che si riferisce, però, ad un comportamento degli investitori abbastanza recente. 
Cosa è cambiato rispetto a prima?

giovedì 22 ottobre 2015

Ferrari: finalmente si comincia a capire

di
Francesco Zanotti

Oggi Alessandro Plateroti in prima pagina sul Sole 24 Ore titola: ”La sfida Italiana? Avere tante Ferrari”. Ma ci sono voluti gli americani che dopo il successo della quotazione della Ferrari, hanno chiesto “What’s next”? Cioè: che altre meraviglie avete per noi?
Mi piace sottolineare che in questo blog l’avevamo detto tre anni fa. Dicevamo che servivano tante Apple perché Apple è più grossa della Ferrari, ma intendevano la stessa cosa: noi supereremo la crisi solo generando meraviglie: imprese opere d’arte.
Siamo contenti che si cominci a capire, ma ci dispiace che non si vada fino in fondo. La sfida infatti è: ma come si fa a far nascere mille imprese opere d’arte?
Le riposte che dà Plateroti sono troppo “esortative”. Operativamente non dice come fare a cominciare da stamattina.
Noi abbiamo una proposta. L’Italia è piena di imprenditori eccellenti. Ma sono come macchine potentissime alle quali manca la “benzina”. E questa benzina non è costituita dalle risorse finanziarie, ma dalle risorse di conoscenza. In particolare le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Esse servono a cogliere le potenzialità di sviluppo attuali che non sono più “puntali” come un tempo, ma sempre più sistemiche. E a progettare risposte a queste potenzialità con progetti complessi e articolati. Senza le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa gli imprenditori girano a vuoto. Sono come un poeta a cui manca la vista e la lingua. La sua potenzialità poetica si esaurisce nella frustrazione di non saper leggere il mondo e nel non poter costruire progetti strategici (Business Plan) alti e forti.
Anche ai finanzieri mancano le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Dovrebbero, invece, disporne per poter valutare sei i Business Plan sono alti e forti. Dovrebbero distribuirle agli imprenditori e stimolarli ad usarle. Questo vale soprattutto per tutte le nostre banche commerciali che vantano legami forti con i territori. Se vogliono salvaguardare il loro impegno e significato sociale devono distribuire risorse cognitive insieme a risorse finanziarie.
Il mancato utilizzo di conoscenze e metodologie avanzate di strategia d’impresa è quello che sta “inaridendo” l’idea anche buona dei minibond come racconteremo nei prossimi giorni.


venerdì 3 maggio 2013

La sconoscenza


di
Francesco Zanotti



Oggi sul Sole 24 Ore appare un articolo di Alessandro Plateroti dal titolo: “All'impresa non bastano i tassi”.
Articolo pregevole dal punto di vista finanziario. Fatto da chi di finanza se ne intende.
Ma sbaglia sulla pietra angolare.
Egli sostiene che è necessario che qualcuno sappia valutare chi merita di essere sostenuto con la finanza e chi no. Ebbene, oggi chi si occupa di finanza non ha gli strumenti necessari per fare queste valutazioni.
E, quindi, si rischia di trovare il modo di far giungere risorse finanziarie alle imprese, ma senza saper discriminare tra chi le butterà via e chi le userà per costruire sviluppo.

Dott. Plateroti, è un tema banale? Vale la pena di parlarne?

Prima di rispondermi, faccia una verifica.

Prenda un testo moderno di strategia d’impresa (es: Images of Strategy), prenda la rivista di riferimento di chi si occupa di strategia d’impresa (lo Strategic Management Journal) e confronti le conoscenze che “raccontano” con le conoscenze che vengono usate per valutare gli affidamenti, per disegnare progetti di ristrutturazione del debito, per valutare imprese. Scoprirà che nessuna di esse viene usata.

Aggiunga un’altra osservazione: usando queste fonti è possibile anche aiutare le imprese a disegnare nuovi progetti strategici per inventarsi nuove identità. Perché non è possibile attendere che vi sia una ripresa di questo sistema industriale: occorre rivoluzionarlo.

Dopo verifica e riflessione non potrà non aggiungersi a noi nel dichiarare che davvero il problema fondamentale che abbiamo di fronte è la “sconoscenza”.

Non mi dilungo ulteriormente perché tutti questi temi sono stati affrontati abbondantemente nei nostri blog.