"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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mercoledì 17 maggio 2017

La Ferrari sta andando malissimo perché le tasse sono troppo alte

di
Francesco Zanotti

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Occorre diminuire il cuneo fiscale altrimenti non riuscirà a vincere né il Campionato Piloti né quello Costruttori. E non riuscirà più a fare le auto più veloci del mondo!

Ovviamente si tratta stupidaggini. Innanzitutto la Ferrari non va male. Poi continua a fare auto che sono miti ricercati e strapagati. E il vincere in Formula 1 è frutto di un mix di tecnologia, conoscenze, uomini ed organizzazione del tutto unico. Il cuneo fiscale non c’entra nulla!
Mi si dirà: c’entra per le altre imprese che non sono come la Ferrari. Certo, ma c’entra proprio perché non sono come la Ferrari. C’entra tanto più quanto più le imprese non hanno alcun mix unico di tecnologie, conoscenze, uomini ed organizzazione.
Che fare, quindi? Innanzitutto rivelare alle imprese che il chiedere aiuti ambientali (come la riduzione del cuneo fiscale) è solo una cura sintomatica. Ed è una cura della quale occorrerà continuamente aumentare le dosi.

Voglio dire: per carità riduciamo pure il cuneo fiscale, ma diciamo chiaro e forte alle imprese che la via maestra è quella percorsa dalla Ferrari: partire da un sogno (fare le auto più veloci del mondo) e realizzare il sogno creando insieme mix unico di tecnologie, conoscenze, uomini ed organizzazione. 

domenica 24 novembre 2013

La conservazione impossibile e la conoscenza necessaria

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore il Direttore chiede al Presidente del Consiglio di cambiare radicalmente la legge di stabilità. Ma in che direzione? Cercare di ridurre le tasse (il cuneo fiscale) per rilanciare l’economia.
Purtroppo si tratta di un tremendo errore di prospettiva.
Lo è anche tecnicamente perché non si riuscirebbe a ridurre il cuneo fiscale in misura sufficiente per rendere rilevantemente competitivi i prezzi dei nostri prodotti. Perché ovviamente, il riferimento è alla competizione di prezzo. Una sola osservazione: a troppe PMI, abituate ad essere terziste di un unico cliente, nessuna riduzione del carico fiscale  permetterebbe di sopravvivere.
E’ un errore “sistemicamente” perché non vi è alcuna possibilità che riprenda questa economia nella misura che ci serve per riprendere lo sviluppo della qualità della vita. Nessuna riduzione di nessun cuneo fiscale genererà ripresa, occupazione. E da ultimo, ma non per importanza, servirà ad invertire la drammatica trasformazione dei crediti delle banche in sofferenze.
Non si riprenderà l’economia attuale perché il tipo di prodotti di questa economia interessa sempre meno, perché l’utilizzo di energia e materie prime che comporta il produrli è insostenibile. Perché le organizzazioni di queste imprese tendono ad essere sempre più inumane. E per mille altre ragioni che non vengono mai neanche citate.
Mi si può obiettare: ma riducendo il cuneo fiscale si liberano le risorse che servono per costruire innovazione. No! Le ragioni che ho citato prima portano a pensare che la riduzione del cuneo fiscale non libererà alcuna risorsa. Coltiverà solo l’illusione di un paradosso: che la conservazione dell’attuale economia (cercare di vincere battaglie di prezzo è conservare) possa generare una nuova economia.

Esiste la via della conoscenza. Ma l’abbiamo ridotta a oggetto da esposizione … 

mercoledì 23 ottobre 2013

Conservatori profondi

di
Francesco Zanotti

Se leggete il Sole di Oggi leggerete che Apple con i nuovi prodotti ha fatturato nel mondo 1 Mld di dollari in 24 ore.
Squinzi sostiene che la ripresa dell’Italia sarà conseguenza della manovra. De Benedetti che occorre una patrimoniale che serva ridurre il cuneo fiscale.
Ora il Mld di dollari non c’entra né con la riduzione del cuneo fiscale, né con una manovra economica.
Chi chiede riduzioni e manovre ritiene che le nostre imprese non possano riuscire a fare Mld di dollari con nuovi prodotti. Sono, appunto, conservatori profondi. Dell’attuale sistema economico che sembra stare in piedi, nel suo complesso, solo se qualcuno lo mantiene.

A meno di pensare che i figli del Rinascimento abbiano perso la loro capacità antropologica ci generare bellezza. E io mi rifiuto di pensarlo.

giovedì 12 settembre 2013

Ingenuità strategiche

di
Francesco Zanotti


… o sciocchezze pericolose? Decida il lettore. Il tema riguarda la competitività. In particolare, quel pezzo di competitività che è il costo del lavoro per unità di prodotto.
Viene considerata una priorità il ridurlo. Solo, si dice, diminuendo il costo del lavoro per unità di prodotto si riesce a diventare più competitivi.
Allora prendiamo il vero ed inevitabile obiettivo di fondo: aumentare la capacità delle imprese di produrre cassa. La riduzione del costo del lavoro deve portare ad aumentare la capacità di produrre cassa. Altrimenti non serve a nulla.
Bene, nessuna riduzione ragionevole del costo del lavoro porta ad un aumento dei flussi di cassa.
Ridurre il costo del lavoro non porta neanche a vendere di più perché mentre noi si riduce, gli altri non stanno a guardare: cercano di diminuire anche loro. E si innesca una battaglia di costi e prezzi che non aumenta, ma diminuisce la capacità di produrre cassa. Di più: si attiva anche una stretta cognitiva. Tutti pensano solo a come far funzionare meglio le imprese di oggi e nessuno pensa a progettare le imprese di domani.
Se poi qualcuno chiede dove si prendono i soldi per ridurre, ad esempio, il cuneo fiscale, ci si sente rispondere che si può attivare una dura Spending Review. Ma, domanda ingenua: visto che la spesa pubblica fa parte del PIL, non è che, se lo Stato spende meno, si riduce il PIL?

Auguri Italia.