"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 22 maggio 2015

La sfida della Banda Larga

di
Francesco Zanotti


La prima domanda da farsi è: qual è il ruolo della banda larga all'interno del Progetto di Sviluppo del nostro Paese?
E’ una domanda alla quale non vi è risposta perché il nostro Paese ha mille leggi di stabilità, ma non un Progetto di Sviluppo.
Allora costruire un progetto per la banda larga (o larghissima) è come fare un progetto di sviluppo di una certa tecnologia in una impresa senza sapere, poi, cosa se ne farà.
L’ipotesi da cui tutti partono è che è evidente a cosa serva la banda larga. E, poiché è evidente a cosa serve, occorre solo decidere chi la fa.
E qui si scatena la bagarre che abbiamo visto nei giorni scorsi.
Che fare di fronte alla bagarre?
La mia proposta è che tutti che vogliono in qualche modo impicciarsi di questo tema presentino un Business Plan della loro società con dentro il progetto Banda Larga.
Purtroppo su cosa sia un Business Plan e cosa debba contenere grande è la confusione sotto il sole. E la qualità dei Business Plan attualmente sviluppati dalle più importanti società italiane (salvo qualche eccezione) non è che sia così eclatante: non sono progetti di Sviluppo, ma Budget professionali di continuità.
Allora è necessario che questi Business Plan utilizzino il modello più avanzato possibile che nasce solo dall'utilizzo delle più avanzate conoscenze e metodologie di strategia d’impresa.


domenica 24 novembre 2013

La conservazione impossibile e la conoscenza necessaria

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore il Direttore chiede al Presidente del Consiglio di cambiare radicalmente la legge di stabilità. Ma in che direzione? Cercare di ridurre le tasse (il cuneo fiscale) per rilanciare l’economia.
Purtroppo si tratta di un tremendo errore di prospettiva.
Lo è anche tecnicamente perché non si riuscirebbe a ridurre il cuneo fiscale in misura sufficiente per rendere rilevantemente competitivi i prezzi dei nostri prodotti. Perché ovviamente, il riferimento è alla competizione di prezzo. Una sola osservazione: a troppe PMI, abituate ad essere terziste di un unico cliente, nessuna riduzione del carico fiscale  permetterebbe di sopravvivere.
E’ un errore “sistemicamente” perché non vi è alcuna possibilità che riprenda questa economia nella misura che ci serve per riprendere lo sviluppo della qualità della vita. Nessuna riduzione di nessun cuneo fiscale genererà ripresa, occupazione. E da ultimo, ma non per importanza, servirà ad invertire la drammatica trasformazione dei crediti delle banche in sofferenze.
Non si riprenderà l’economia attuale perché il tipo di prodotti di questa economia interessa sempre meno, perché l’utilizzo di energia e materie prime che comporta il produrli è insostenibile. Perché le organizzazioni di queste imprese tendono ad essere sempre più inumane. E per mille altre ragioni che non vengono mai neanche citate.
Mi si può obiettare: ma riducendo il cuneo fiscale si liberano le risorse che servono per costruire innovazione. No! Le ragioni che ho citato prima portano a pensare che la riduzione del cuneo fiscale non libererà alcuna risorsa. Coltiverà solo l’illusione di un paradosso: che la conservazione dell’attuale economia (cercare di vincere battaglie di prezzo è conservare) possa generare una nuova economia.

Esiste la via della conoscenza. Ma l’abbiamo ridotta a oggetto da esposizione …