"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 30 luglio 2013

Ho già dato, adesso lasciatemi lavorare!

di
Luciano Martinoli


Sono sempre più frequenti gli annunci di pubblicazione dei bilanci di sostenibilità da parte delle grandi aziende.
Recentemente quello di A2A, qualche mese fa Terna.
Tutto bene, bravi, ma...
E' sorprendente che tali piani siano sempre rilasciati in momenti, e temo anche interlocutori, diversi da quelli economici. E viceversa.
Chi assiste a tali presentazioni sui bilanci di sostenibilità è invitato, e assiste (o si interessa), ai risultati economici dell'azienda? Si preoccupa di conoscere con quali soldi tale sostenibilità sarà "sostenuta" (o se tale sostenibilità produrrà risultati economici)? 
Qualcuno di questi signori è interessato, nel caso di A2A, che gli investimenti di 1,2 miliardi di euro, pur comunicati anche nel piano economico finanziario, produrranno ritorni economici?

E gli investitori istituzionali, o anche i semplici stakeholder, obbligazionisti e tutti coloro interessati alle attività economiche dell'azienda, presenziano tali eventi sul bilancio della sostenibilità? Sono interessati a come i loro soldi vengono impiegati? In che modo "sostenibile" producono, o non producono per colpa della "sostenibilità", quelle prestazioni economiche che si aspettano?

lunedì 6 febbraio 2012

Non sfruttiamo il dramma del lavoro …

di

Francesco Zanotti

Una soluzione al problema del lavoro esiste. E’ immediatamente applicabile. Ed è la soluzione che farà aumentare stabilmente anche la produzione di cassa delle imprese. E, quindi la possibilità di aumentare stipendi e salari. Non solo, ma anche di generare qualità, sicurezza, efficienza, rispetto dell’ambiente. Ne ho parlato nel post precedente.
Ma sembra una soluzione che non interessi a nessuno. Perché? Perché liberisti ed antiliberisti stanno, senza accorgersene, sfruttando il dramma del lavoro per continuare la loro eterna battaglia nella speranza di infliggere il colpo mortale all’avversario.
Un piccolo indizio che ha il peso di una prova: l’uso ossessivo della parola “profitto”.
E’ una parola a cui non corrisponde alcuna realtà. Vorrei che chi la usa provasse a specificare cosa vuol dire. Si troverebbe davanti ad una grandissima sorpresa: le si scioglierebbe in mano. Il suo vero ruolo è quello di  creare un sicuro riferimento per battaglie ideologiche.